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Un passato che ritorna

Un passato che ritorna
L'Europa e la sfida dell'Asia
Edizione: 2006
Collana: Storia e Società
ISBN: 9788842080152
Argomenti: Storia moderna, Storia contemporanea, Storia d'Europa

In breve

La storia ci insegna che nessun genere di primato è irreversibile. Lungo i suoi tornanti si osserva un continuo susseguirsi di rincorse e sorpassi, apogei e declini. E questo non è mai stato tanto vero come ai giorni nostri. All'orizzonte si profila una svolta epocale negli equilibri geopolitici e nel quadrante dell'economia mondiale che rappresenta per l'Europa un'autentica nemesi storica, la rivincita dell'Asia nei suoi confronti. Numerosi segni lo lasciano presagire: la Cina affianca il Giappone nel ruolo di potenza industriale, l'India è in ascesa, si va cementando l'integrazione economica tra questi giganti e le 'piccole Tigri' del Sud-Est asiatico. Già seicento anni fa l'Asia produceva assai più dell'Europa e il Vecchio Continente importava da quelle lontane contrade molti beni essenziali sia per la sua economia che per i propri abitanti, e avrebbe continuato a farlo fino ai primi dell'Ottocento. Lo racconta Valerio Castronovo in questa grande opera di sintesi che ricostruisce la curva fluttuante delle relazioni economiche e politiche fra Oriente e Occidente dal Quattrocento a oggi. Se negli ultimi due secoli l'Europa ha avuto la meglio, è stato grazie non solo alla Rivoluzione industriale e alla superiorità degli armamenti, ma soprattutto alla progressiva debilitazione dei principali potentati asiatici per cause endogene. Ma i rapporti di forza d'un tempo stanno oggi per ribaltarsi.

Indice

I. Una nemesi storica

Sarà un «secolo asiatico»? - La ruota della storia

II. Oro e argento per l’Oriente

Ai primordi dei rapporti fra i due continenti - Alla ricerca di una nuova via per le terre delle spezie - Una grossa posta in gioco

III. Le ragioni di scambio nell’età preindustriale

Un continuo salasso di denaro per l’Europa - Alle prese con signori e mercanti autoctoni - Le potenzialità della produzione asiatica - India e Cina al centro dell’economia-mondo - Gli effetti della Rivoluzione industriale

IV. All’insegna dell’imperialismo

La forza d’urto della Gran Bretagna - L’antemurale giapponese - L’avanzata degli europei nel cuore dell’Asia - I primi germi del nazionalismo cinese e indiano - Tra profitti reali e vantaggi apparenti - L’apogeo del Vecchio Continente

V. Una fase di transizione

L’antimperialismo di Lenin e quello di Wilson - I nuovi venti di emancipazione dal dominio europeo - L’Europa e il trauma della «Grande crisi» - «L’Asia agli asiatici»

VI. L’Asia alla ricerca di un modello di sviluppo

Tra indipendenza politica e dipendenza economica - Il fallimento in Cina del «Grande balzo in avanti» - La difficile partita dell’India - La resurrezione del Giappone dalle ceneri della guerra

VII. Nella morsa fra America e Giappone

Un periodo di crescita eccezionale - La rincorsa del Sol Levante - L’Europa alle prese con la stagflazione - Il pericolo di una deriva della Cee - Il «miracolo» del Paese del Crisantemo - Il tirocinio della Corea del Sud

VIII. La paralisi della Cina e i dilemmi dell’India

Nelle spire della «rivoluzione culturale» - L’enigma indiano

IX. Europa, America, Asia a confronto

Sulla scia dell’asse franco-tedesco - Il gap con gli Stati Uniti - Le «piccole Tigri» asiatiche - A scuola dal Giappone - I tentativi revisionisti dei «Kennedy d’Oriente»

X. Il decollo del Dragone e l’implosione del Sol Levante

Le «quattro modernizzazioni» di Deng - Il capitombolo finanziario del Giappone - La propagazione del mal nipponico

XI. Dal fervore dell’euro alla sindrome cinese

All’insegna del trattato di Maastricht - A rimorchio della Germania - La sfida al biglietto verde - I punti di forza degli Stati Uniti - La nuova Cina del capitalcomunismo

XII. Il passo di carica del Far East

Fra gli incentivi e le dispute del mercato globale - La «rivoluzione silenziosa» dell’India postgandhiana - La conversione del «Paese di mezzo» alla logica del business - Le traversie dell’economia occidentale - Dal declino alla riscossa del Sol Levante

XIII. A un punto di svolta

Una nuova grande Europa e le sue ipoteche - Il boom prorompente dell’ircocervo cinese - Sulla scia del «soft dream» di Bangalore

XIV. Dall’Asia centrale al subcontinente

Un «Grande Gioco» in un mare di petrolio - Il «filo di perle» di Pechino - Il ritorno in auge del Sol Levante - La via indiana, ovvero la crescita con la democrazia

Conclusioni. Quale futuro?

I nodi dell’Europa - Le chances dell’Asia - In fin dei conti

Note

Indice dei nomi

Indice dei luoghi

Leggi un brano

È un continente che sta conoscendo una crescita economica poderosa. E tutto lascia prevedere che in un prossimo futuro, se continuerà a marciare con lo stesso passo degli ultimi dieci anni, l'Asia giungerà a ridosso degli Stati Uniti, se non a sopravanzarli.Dapprima sono stati il Giappone e la Corea del Sud a tirare la volata. Dagli albori del Duemila è la Cina che continua a bruciare le tappe a ritmi impressionanti, tanto da costituire fin d'ora una potenza industriale di prim'ordine. E adesso è l'India, non più di rincalzo, a spiccare il volo, candidandosi al ruolo di nuovo grande global player; mentre il Sol Levante ha ripreso quota pur senza la stessa forza d'un tempo, allorché era giunto, tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, a minacciare l'egemonia economica americana.Insieme all'eccezionale performance del «gigante rosso», convertitosi a una sorta di socialismo di mercato, e al decollo dell'India, da quando ha intrapreso le privatizzazioni e si è aperta agli investimenti esteri, si sta assistendo a un'intensificazione delle relazioni commerciali e dei movimenti di capitale fra i tre «pesi massimi» d'Oriente, le cosiddette «piccole Tigri» asiatiche e vari paesi del Sud-est. È dunque in corso un mutamento dei rapporti di forza nel quadrante dell'economia mondiale. Ma fin d'ora l'Asia appare destinata a soppiantare l'area euro-atlantica, quale centro di gravitazione dello sviluppo e degli scambi.Anche gli equilibri geopolitici tra questa parte del mondo e il resto del globo non sono più quelli del passato. Cina e India, che insieme contano, con due miliardi e mezzo di anime, oltre il 40 per cento della popolazione mondiale, possiedono cospicui eserciti e arsenali nucleari, si trovano nel cuore di uno scacchiere di grande rilevanza strategica e, dopo aver posto fine alle dispute di confine che in altre epoche le avevano contrapposte, sono giunte a riappacificarsi. E ora, seppur divise da nette linee di demarcazione politica, sembrano procedere verso varie forme di cooperazione. A sua volta il Giappone, non più smilitarizzato come è stato per tanti anni, vuole contare di più nell'arena internazionale e mira a creare nell'Asia sud-orientale una serie di contrappesi che servano a bilanciare il crescente potere d'attrazione di Pechino. Quanto all'Indonesia e alle Filippine, alle prese con forti movimenti separatisti, la loro stabilità politico-territoriale ha assunto un'importanza cruciale per la sicurezza al crocevia nell'Oceano Pacifico fra tre continenti. E se il contributo del Pakistan (le cui province di frontiera sono dei santuari di Al Qaeda) è divenuto indispensabile nella lotta al terrorismo islamico, le repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale possiedono giacimenti di idrocarburi così ingenti da far gola tanto al Dragone cinese e all'Orso russo quanto all'America e all'Europa.Fatto sta che l'egemonia dell'Occidente non è più così salda e pervasiva come appariva all'indomani della caduta del Muro di Berlino e dell'eclisse dell'Unione Sovietica. La Russia postcomunista ha stretto nuovi rapporti di collaborazione con la Cina, al punto da includervi anche delle esercitazioni militari congiunte (come quelle avvenute nell'agosto 2005, le prime della storia). E ciò con l'intento non solo di dar vita a un sistema di reciproca sicurezza, ma anche di opporre uno sbarramento nel continente asiatico all'influenza e ai condizionamenti degli Stati Uniti, in nome di «un nuovo ordine del Ventunesimo secolo». D'altra parte, l'India non appare insensibile a una prospettiva del genere, anche se attenta a non compromettere le sue buone relazioni con Washington dopo l'accordo di cooperazione sulla tecnologia nucleare civile siglato nel marzo 2006.

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