Il libro che mi ha cambiato la vita | Simona Di Profio

Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari

Il libro che mi ha cambiata è Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Questo libro mi ha cambiata insegnandomi il valore del presente e del contatto umano: in Drogo ho rivisto un uomo che ho conosciuto al Caffè Letterario della mia città, in cui lavoravo. Non ne ricordo il nome, ma ne ricordo lo sguardo e le parole, avide di vita. Aveva il cancro; ridotto a uno scheletro, lamentava solo, non senza ironia, di non riuscire più a gustare il mio caffè come una volta.

Pochi giorni prima di morire mi scrisse un sms con i versi del Faust: «Se dirò all’attimo: sei così bello, fermati! […] allora sarò contento di morire!» Io non avevo il suo numero, lessi con perplessità quel messaggio e non ci diedi peso. Riuscii a ricollegare il testo alla persona solo dopo, quando era già troppo tardi. Mi sono sempre domandata quale profonda solitudine debba aver provato nel non ricevere alcuna risposta. Non ne sono sicura, ma penso di averne un’idea, dopo aver finito di leggere il libro. E ho capito che aprirsi all’altro, davvero e senza rimandare, è forse la sola risposta di Senso al tempo che passa.

Simona Di Profio, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma.

Il libro che mi ha cambiato la vita | Giovanni Solimine

Giorgio Amendola, Una scelta di vita

Il libro che mi ha fatto diventare quello che sono è Una scelta di vita di Giorgio Amendola (Rizzoli 1976). Per motivare questa scelta, aggiungo qualche dato di contesto: ero laureato da un paio d’anni e mi guardavo intorno, alla ricerca di una nuova dimensione personale e sociale; era ancora fortissima l’emozione per la guerra in Vietnam, da dove gli americani erano stati cacciati via il 30 aprile 1975; c’era appena stata la grande avanzata elettorale della sinistra, che aveva conquistato il governo delle principali città italiane.

Avevo una mia generica sensibilità politica e da studente avevo avuto qualche esperienza di militanza. Pur non riconoscendomi nelle posizioni ideologiche dell’autore, fui letteralmente folgorato dalla passione e dalla spinta morale che emergeva da ogni pagina di quel libro. Anche per me, come per Amendola a ventitré anni, era giunto il momento di uscire dalla giovinezza e fare le mie scelte, entrando nell’età adulta e avviandomi verso il mondo nuovo che mi sembrò di scorgere.

Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Bellonci-Premio Strega.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Vincenzo Gabriele Militello

Alessandro Barbero, Dante

Sono Vincenzo Gabriele Militello e ho 18 anni, frequento il quinto anno del liceo linguistico “Giordano Bruno” di Torino. Se dovessi pensare a un libro che mi ha cambiato concretamente la vita penserei a Dante di Alessandro Barbero.

Fu il primo libro del professore che lessi, quando avevo 14 anni, dopo una serie di video di suoi interventi o conferenze che guardavo scoprendo quanto fosse in realtà sensazionale una materia che fino a quel momento non avevo apprezzato e che ritenevo noiosa: la Storia. A scuola, infatti, avevo sempre affrontato Dante dal punto di vista prettamente letterario, ma il libro di Barbero mi ha fatto entrare nella dimensione storica del protagonista facendomi immergere nella sua epoca, portandomi a immaginare in maniera molto affascinante il contesto nel quale egli viveva e facendomi comprendere la potenza e il fascino della Storia.

Proprio al Salone del Libro del 2023, sotto una pioggia battente, lo avevo portato con me nella speranza che “il Magister” potesse autografarmelo, ma non fu possibile, e proprio in quella situazione di sconsolatezza conobbi Giuseppe Laterza che, oltre a inviarmi una copia autografata da Barbero mi invitò a suoi vari interventi dal vivo nel corso degli ultimi anni, facendomi appassionare così tanto da farmi addirittura recare all’università a seguire una lezione del professore tagliando scuola!

Dante mi ha cambiato la vita perché leggendolo ho capito di voler studiare Storia anche dopo il liceo, e in qualche modo mi ha fatto realizzare di volerla rendere protagonista della mia vita. Io e moltissimi altri giovani in Italia e nel mondo vediamo in Barbero un punto di riferimento che, grazie a spiegazioni magnifiche o libri strepitosi, ha saputo far nascere in tutti noi un grandissimo amore per una disciplina che forse fino a quel momento non aveva avuto l’importanza che meritava nelle nostre vite.

Vincenzo Gabriele Militello, studente al Liceo “Giordano Bruno” di Torino.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Amedeo Feniello

Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio

Il libro che mi ha cambiato la vita? Naturalmente, Le avventure di Pinocchio. Il primo libro che ho letto e che, come il primo centesimo di Paperone, fa da papà a tutti i miei libri, seri e meno seri. E lui sta lì, in bella mostra, nella libreria, ad osservare tutta la serie dei suoi tanti figli, a fare da chioccia e da protettore.

È una edizione poco elegante (AMZ editrice), ma solida, con un fantastico burattino snodato sulla copertina e, dentro, tanti disegni, con ogni capitolo che inizia poggiandosi sul lungo naso di Pinocchio, come a lasciare le parole ad adagiarsi su di esso. Un libro che dentro di sé ora ha tanti piccoli ricordi: una foto, una frase, le prime parole scritte di mia figlia…

E così, questo libro venuto da me nel 1968 è diventato parte della mia casa, di tutte le case dove ho abitato: sua vera anima e silenzioso genio tutelare, che tutto ascolta e che tutto sa di me… ora che non sono più buffo ma poco “contento di essere diventato un ragazzino per bene”.

Amedeo Feniello, docente di Storia medievale al Dipartimento di Scienze Umane dell’Università dell’Aquila. Il suo ultimo libro con Laterza è Omicidio a Lombard Street.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Marta Bulgherini

John Steinbeck, Furore

Narrando dell’esodo della famiglia Joad, estirpata dalla propria terra e costretta ad arrancare verso la California negli anni Trenta del secolo scorso, Steinbeck parla anche degli esodi e delle feroci ingiustizie dell’oggi, distillando un’iniquità sociale che invece di sfumare diventa ogni giorno più concreta.

Ha fatto esplodere in me una rabbia che non sapevo di avere, o meglio: una rabbia che non conoscevo, ripiegata e messa a tacere nelle più oscure profondità di me stessa. L’ha coltivata, protetta e le ha permesso di germogliarmi dentro con radici solide. Ora quella rabbia, quel “furore” mi accompagnano e mi sostengono nel partecipare – un microscopico tentativo – a rendere questo mondo un luogo migliore.

Marta Bulgherini, attrice e autrice teatrale

Un libro che mi ha cambiato la vita | Gherardo Colombo

Eugen Wiesnet, Pena e retribuzione. La riconciliazione tradita

Una breve premessa: non credo che un libro, da solo, possa cambiarti la vita. Devi incontrarlo al momento giusto, nulla succede senza che ci sia un prima che lo prepara. Magari si tratta di altri libri, di incontri, di film, di reel, persino qualcosa di così breve, che però fa scattare ciò che è già in te senza che tu lo sappia. Ci vogliono, a volte, percorsi di anni perché possa cambiare la vita, percorsi sotterranei che improvvisamente si mostrano, generando sorpresa in chi li ha vissuti: non sapevamo che già stavamo lavorando perché il cambiamento avvenisse.

Ciò detto, la domanda mi ha fatto subito pensare a Pena e retribuzione. La riconciliazione tradita di Eugen Wiesnet, un gesuita tedesco scomparso nel 1983. Ho letto il libro a cavallo del secolo, mentre facevo il magistrato, e contribuivo a mandare in prigione chi si riteneva avesse commesso un reato. Dopo una piccola manciata di anni mi sono dimesso. Perché convinto che il carcere faccia soltanto danni a chi lo subisce e a tutti noi.

Gherardo Colombo, ex magistrato e saggista. Il suo ultimo libro è La giustizia italiana in 10 risposte (Garzanti).

Un libro che mi ha cambiato la vita | Francesco Bultrini

Knud Rasmussen, A nord di Thule

Il libro a cui ho pensato non mi ha cambiato la vita (non credo molto in questa filosofia).Ma di certo ha cambiato il mio modo di vedere alcuni aspetti della vita. Si tratta di A nord di Thule di Knud Rasmussen, edito Iperborea, 2025.

È un diario di viaggio, scritto nei primi del Novecento da un giovane esploratore groenlandese. Attraverso le sue pagine ho conosciuto la pietà che la natura ha nei nostri confronti, il senso di fratellanza e condivisione a cui ci impone di stare in condizioni di vita estreme. Ho sofferto la fame e patito il freddo nella totale assenza di vita nel nord della Groenlandia. Ho subito il fascino di quest’ultima, del suo perenne bianco orizzonte, della sua fauna selvaggia, dei suoi timidi e rari abitanti, della loro lingua, così gutturale e spezzata dal gelo.

Quella di Rasmussen non è una storia indimenticabile, anzi. Ma è anche grazie al suo diario se ora so meglio riconoscere i miei limiti, fare le giuste pause, ponderare i rischi, rispettare il contesto, valutare le forze.

Francesco Bultrini, studente di Filologia moderna all’Università “La Sapienza” di Roma.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Federica Bergamelli

Leo Lionni, Federico

Il libro che mi ha cambiato la vita è Federico di Leo Lionni. È un libricino per bambini. Mi piaceva moltissimo da piccola, poi per tanto tempo me ne sono completamente dimenticata. Parla di un topolino con la vocazione poetica che mentre gli altri fanno provviste per l’inverno, “non lavora” ma contempla la natura. Nessuno lo capisce, lo scherniscono, lo riprendono. Fin quando d’inverno, nella tana le provviste finiscono e lui inizia a donare i frutti della sua di raccolta: parole che scaldano, confortano, sfamano.

Certe volte mi sono sentita e mi sento come Federico, poi però mi ricordo quella storia e quel topino incompreso che quando finalmente vede riconosciuto il suo valore, comunque ha l’umiltà di dire: “non voglio applausi né corone d’alloro perché in fondo ciascuno fa il proprio lavoro”. Per me, questo breve testo è stato come un vaccino, una puntura di cui mi ero dimenticata ma il cui antidoto si è attivato nel momento in cui ne avevo bisogno: quando il virus autodistruttivo dell’insicurezza stava per intaccarmi.

Federica Bergamelli, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Chiara Faggiolani

Luigi Pirandello, L’Umorismo

I libri che hanno segnato le traiettorie della mia vita sono tantissimi e nella maggior parte dei casi l’ho capito solo dopo, a distanza di anni. Non sempre sono stati i libri che ho amato di più. Per questo non parlo qui di un libro “preferito”, ma di una lettura che ricordo in modo nitido perché ha aperto una profondità di riflessione che, fino ad allora, avevo sperimentato solo nella vita e non ancora nella letteratura.

Si tratta del saggio L’Umorismo di Pirandello. Credo di aver letto centinaia di volte quel passaggio che inizia così: “In certi momenti di silenzio interiore, in cui l’anima nostra si spoglia di tutte le finzioni abituali…”. È stato forse il primo momento in cui, a 16-17 anni, ho intuito qualcosa che allora non sapevo ancora nominare: il valore dei momenti di silenzio interiore e la capacità dei libri di amplificarli, di renderci più lucidi di fronte ad essi.

Forse il desiderio che ho sempre avuto di dedicarmi a quello spazio di pensiero che solo i libri sanno aprire dentro di noi ha a che vedere proprio con questo.

Chiara Faggiolani, docente di Biblioteconomia al Dipartimento di Lettere e Culture moderne dell’Università “La Sapienza” di Roma. Con Laterza ha pubblicato Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità della conoscenza.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Luciano Canfora

Albert Mathiez, La Rivoluzione francese

Al termine della scuola media ero insidiato da febbricole che mi tenevano spesso, come si direbbe in Toscana, allettato, e con molto tempo libero. Tra le risorse aveva il suo spazio la lettura (Dickens soprattutto). E fu in quel periodo che – lettura non più narrativa suggeritami da mio padre – ebbi tra mano i tre volumetti einaudiani di Albert Mathiez, La Rivoluzione francese.

L’opera, di impianto programmaticamente divulgativo, era nata nel 1920/21; usciva ora da Einaudi nel 1950. La grande novità (ma altrove non più tale) era il recupero del giacobinismo e soprattutto del sempre demonizzato Robespierre. Fu per me – che capivo quel che potevo – un nuovo inizio. Quelle vicende non le ho più perse di vista, nel corso degli anni. Mathiez spingeva il lettore a schierarsi. Perciò la lettura di poco successiva fu il Saggio comparativo di Alessandro Manzoni, che invece negava la legittimità addirittura del 1789, del “giuramento della pallacorda” e dell’autoproclamazione della Costituente. Una ‘provocazione’ che mi insegnò presto che lo studio della storia è un campo di battaglia.

Luciano Canfora, professore emerito dell’Università di Bari. Il suo ultimo libro con Laterza è Il porcospino d’acciaio.