Leo Lionni, Federico
Il libro che mi ha cambiato la vita è Federico di Leo Lionni. È un libricino per bambini. Mi piaceva moltissimo da piccola, poi per tanto tempo me ne sono completamente dimenticata. Parla di un topolino con la vocazione poetica che mentre gli altri fanno provviste per l’inverno, “non lavora” ma contempla la natura. Nessuno lo capisce, lo scherniscono, lo riprendono. Fin quando d’inverno, nella tana le provviste finiscono e lui inizia a donare i frutti della sua di raccolta: parole che scaldano, confortano, sfamano.
Certe volte mi sono sentita e mi sento come Federico, poi però mi ricordo quella storia e quel topino incompreso che quando finalmente vede riconosciuto il suo valore, comunque ha l’umiltà di dire: “non voglio applausi né corone d’alloro perché in fondo ciascuno fa il proprio lavoro”. Per me, questo breve testo è stato come un vaccino, una puntura di cui mi ero dimenticata ma il cui antidoto si è attivato nel momento in cui ne avevo bisogno: quando il virus autodistruttivo dell’insicurezza stava per intaccarmi.
Federica Bergamelli, corso di laurea magistrale in Linguistica ‒ Università Sapienza.