[Proposte di lettura] 25 aprile

Bruno Manfellotto

Voglio uccidere Mussolini
Vita e trame degli attentatori del Duce

Bruno Manfellotto racconta la vita di ogni attentatore, i motivi che li spingono, le deboli alleanze che li sostengono, la solitudine in cui sono lasciati, le trame in cui cadono. E ricostruisce gli eventi che in pochi anni cancellano la democrazia e aprono la strada alla dittatura e alla tragedia finale.

 

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Antonio Carioti

L’uomo che sfidò Mussolini
Giovanni Amendola, antifascista liberale

Giovanni Amendola era per Mussolini «il più forte avversario che il paese potesse proporci». Per questo fu aggredito dai fascisti e cento anni fa morì per le conseguenze del pestaggio: un omicidio che, assieme a quello di Giacomo Matteotti, ha segnato la storia d’Italia. Liberale e antifascista, leader dell’Aventino e aperto alle istanze sociali, la sua figura ha ancora molto insegnarci.

 

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Marcello Flores – Mimmo Franzinelli

Il prezzo della libertà
40 vite spezzate dal fascismo (1919-1945)

La Resistenza al fascismo non comincia nel 1943 ma inizia sin da subito, nel 1919. È una Resistenza armata e civile, maschile e femminile, contadina e cittadina: uomini e donne che per ventisei anni combatterono contro il fascismo e morirono per opporsi al regime. Che cosa li spinse a tanto? Il trionfo della libertà sulla dittatura ci sarebbe stato anche senza il sacrificio delle loro vite?

 

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Storia passionale della Resistenza italiana

a cura di Chiara Colombini e Carlo Greppi 

La Resistenza in Italia è stata anche una guerra civile tra italiani, ma lo è stata all’interno di una guerra europea e mondiale. Ed è per questo che tra i partigiani troviamo combattenti di moltissimi paesi diversi che lottarono assieme contro il nazismo e il fascismo. Una storia a lungo trascurata e che oggi, a ottant’anni dalla Liberazione, possiamo finalmente riscoprire.

 

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Chiara Colombini

Storia passionale della guerra partigiana

A partire dall’8 settembre del 1943, e fino al 25 aprile del 1945, migliaia di giovani e meno giovani abbandonarono la loro vita abituale, presero le armi e si gettarono in un’avventura che stravolse la loro esistenza. Quali furono i sentimenti e le passioni che li spinsero a un passo del genere e li sostennero in quei venti mesi? Amore e odio, speranza e vendetta, dolore e felicità: osservare le passioni della Resistenza ‘in diretta’ significa avvicinarsi a quella esperienza in modo quasi viscerale ed eliminare le distorsioni prodotte dal passare del tempo.

 

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Giorgio van Straten

La ribelle
Vita straordinaria di Nada Parri

Una grande storia d’amore, vera e tragica come le grandi storie d’amore. La guerra, la Resistenza, la ricostruzione: la storia che travolge le nostre esistenze e le indirizza come un destino. La vita di Nada, donna ribelle e coraggiosa, ci porta a riflettere sulla speranza che ogni generazione, contro ogni apparente ragionevolezza, continua a riporre nel futuro.

 

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Tommaso Speccher

Storie della Resistenza tedesca

L’idea che anche in Germania sia esistita una Resistenza al regime hitleriano ci appare strana. Diamo per scontato che il consenso al nazismo sia stato elevatissimo e che, al massimo, ci possano essere stati pochi e isolati atti individuali, come l’attentato a Hitler di von Stauffenberg. Questo libro ci porta a scoprire la complessità dell’opposizione al nazismo all’interno della Germania e come la memoria di questa Resistenza sia oggi centrale nel discorso politico tedesco.

 

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Gabriele Ranzato

Eroi pericolosi
La lotta armata dei comunisti nella Resistenza

Le Brigate Garibaldi sui monti e i GAP nelle città furono le formazioni create dal Partito Comunista e costituirono l’asse portante di tutta la guerra partigiana contro gli occupanti tedeschi e i fascisti loro alleati. Lo storico Gabriele Ranzato ne ricostruisce le vicende mettendo in risalto, al di là di ogni pregiudizio, luci e ombre del loro operato, caratterizzato da un’alterna prevalenza di strategia ‘militare’ e obiettivi politici.

 

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Simona Colarizi

La resistenza lunga

Dopo la resa dell’Italia, l’8 settembre 1943, la lotta armata degli antifascisti è l’ultimo capitolo di una lunga resistenza al fascismo durata più di venticinque anni. L’eroica battaglia dei partigiani in questo ultimo tragico epilogo del conflitto mondiale, diventato anche guerra civile, ha in parte oscurato la ricostruzione dell’intera storia dell’antifascismo, eroica quanto i diciotto mesi resistenziali. Lunga è stata la resistenza, iniziata nel 1919, costata feriti e caduti sotto i colpi degli squadristi, continuata dopo il 1922 nella clandestinità, nell’esilio, nelle carceri e al confino.

 

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Marcello Flores – Mimmo Franzinelli

Storia della Resistenza

La Resistenza in montagna e quella in pianura. La guerriglia nelle città. Il sostegno della popolazione e il rapporto con la ‘zona grigia’. La collaborazione con gli Alleati e la guerra civile con gli italiani in camicia nera. A 75 anni dalla Liberazione, finalmente una ricostruzione con l’ambizione di proporre uno sguardo complessivo su fatti, momenti e protagonisti che hanno cambiato per sempre il nostro Paese.

 

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Carlo Greppi

25 aprile 1945

Carlo Greppi ricostruisce il giorno della liberazione senza arretrare di un millimetro dal metodo ma utilizzando una struttura nella quale la verità storica risulta quasi maieuticamente estratta dalla narrazione dei luoghi, dei fatti, delle connessioni.
Marco Bracconi, “Robinson – la Repubblica”

 

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Mimmo Franzinelli

Il fascismo è finito il 25 aprile 1945

Il fascismo è finito con la morte di Mussolini. I fascisti non esistono più o sono irrilevanti. L’Italia ha rotto per sempre con quel passato. Siamo sicuri che sia così? E allora come spieghiamo le molte continuità tra il regime e la Repubblica? Le bombe, i pellegrinaggi a Predappio e le continue violenze? È giunto il momento di smontare uno dei luoghi comuni più duraturo della storia repubblicana, ovvero quello secondo il quale il fascismo è morto e sepolto da fine aprile 1945.

 

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Chiara Colombini

Anche i partigiani però…

Avventurieri e ladri di polli. Protagonisti di una guerra inutile. Vigliacchi che colpiscono i nemici a tradimento. Terroristi. L’elenco dei luoghi comuni e delle falsificazioni sulla Resistenza è lunghissimo e continua a rafforzarsi a dispetto di ogni prova contraria. Perché?

 

 

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Piero Calamandrei

Uomini e città della Resistenza

Uomini e città della Resistenza, pubblicato una prima volta nel 1955, ha il merito di individuare una fra le dimensioni fondamentali della Resistenza: la sua natura tellurica, il legame dei partigiani con una specifica terra, con un preciso paesaggio.

 

 

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Marcello Flores – Giovanni Gozzini

Perché il fascismo è nato in Italia

Il fascismo è da sempre al centro dell’attenzione degli storici, che ne hanno studiato tutte le caratteristiche e le articolazioni. A un secolo dalla marcia su Roma, però, una domanda continua ad appassionare e dividere gli studiosi: perché il fascismo è nato proprio in Italia?

 

 

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Mussolini racconta Mussolini

a cura di Mimmo Franzinelli

Esistono molte biografie di Benito Mussolini ma mai nessuno aveva pensato di lasciare la parola al duce stesso, al racconto che della sua vita troviamo in pagine autobiografiche, tra cui molte inedite o dimenticate. Scopriamo così cosa pensava Mussolini della propria vita, come la raccontava agli altri, e come modificò questa autorappresentazione nel corso della sua esistenza.

 

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Emilio Gentile

Storia del fascismo

Un movimento antipartito che divenne partito milizia, che divenne regime totalitario in una monarchia, che divenne Stato imperiale e razzista, che divenne alleato di guerra e sconfitto in guerra, che risorse come repubblica subalterna e alla fine fu distrutto, diventando storia del passato: questo, e molto altro, fu il fascismo, la cui storia viene raccontata in questo libro dal più originale dei suoi storici.

 

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Nicola Labanca

Prigionieri, internati, resistenti
Memorie dell’“altra Resistenza”

Gli Internati militari italiani (Imi) hanno sempre fatto fatica a trovare un riconoscimento nella memoria della guerra e della Resistenza e in questi ultimi anni sono diventati un oggetto di contesa politica. Il loro ‘No’ al fascismo di Salò è stato depotenziato di ogni valore morale e politico. Sono tornati a essere dei prigionieri e non dei ‘resistenti senz’armi’. Un esempio di ‘battaglia sulla memoria’ nella quale la Resistenza rischia di essere di nuovo accantonata.

 

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Carlo Greppi

Il buon tedesco

Il capitano Jacobs è un buon soldato, rispettoso delle gerarchie, onesto. Improvvisamente nel 1944, assieme al suo attendente, decide di passare, armi in pugno, dalla parte dei partigiani. Sceglie di combattere contro i propri camerati. Perché lo fa? Inseguendo la parabola di quest’uomo viene alla luce una grande storia dimenticata: furono centinaia i tedeschi e gli austriaci a percorrere lo stesso cammino. Un piccolo esercito senza patria e bandiera, una pagina unica nella storia d’Italia.

 

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Mimmo Franzinelli

Storia della Repubblica Sociale Italiana 1943-1945

Tra il 1943 e il 1945 l’Italia conosce la sua ora più buia: il Paese diviso in due; la guerra tra le truppe alleate e gli occupanti nazisti; lo scontro tra la Resistenza e i tedeschi supportati dai fascisti. È l’estrema stagione politica di Benito Mussolini, la pagina più sanguinosa e dolorosa del Novecento italiano.

 

 

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Emilio Gentile

25 luglio 1943

Emilio Gentile, uno dei più autorevoli allievi di Renzo De Felice, mette in dubbio – sulla base di un’accurata esegesi delle testimonianze di tutti gli altri partecipanti alla seduta del Gran Consiglio e di documenti inediti provenienti dalle carte di Federzoni – le ricostruzioni di Grandi e dello stesso Mussolini su cosa avvenne il 25 luglio 1943.
Paolo Mieli, “Corriere della Sera”

 

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Carlo Greppi
L’antifascismo non serve più a niente
Immaginate un paese in cui si ripete costantemente «che c’entriamo noi col fascismo?» e «ma poi, anche se fosse, tanto non era una dittatura, anzi ha fatto pure qualche cosa di buono». Immaginate un paese dove il crollo del fascismo viene chiamato anche ‘morte della patria’, dove la Resistenza diventa un’eredità scomoda da nascondere quanto prima nella soffitta della memoria. Ecco, ora immaginate di mettere alla prova dei fatti queste parole che sono diventate quasi senso comune.

 

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Filippo Focardi
Il cattivo tedesco e il bravo italiano
La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale

‘Il cattivo tedesco e il bravo italiano’ è uno stereotipo da rivedere che ha consentito di evitare molti conti con la nostra cattiva coscienza. Corrado Augias, “la Repubblica”

Vicenza Storia Festival

 

VICENZA STORIA FESTIVAL
Invenzioni

Dal 24 al 26 aprile 2026 la seconda edizione
al Teatro Olimpico di Vicenza

 

 Il Teatro Olimpico di Vicenza torna a ospitare il Vicenza Storia Festival, alla sua seconda edizione dal 24 al 26 aprile 2026.

Sarà Invenzioni il tema intorno al quale graviteranno le otto lezioni di storia in programma.

Ma come nasce un’invenzione? Si può, indagando alcune delle invenzioni che hanno definito la storia dell’umanità, rintracciare un fattore comune nell’affascinante e forse ancora misterioso processo che porta alla nascita di qualcosa di nuovo? E quanto può dirsi davvero “nuova” un’invenzione?

Quello che sembra accomunare gli esempi scelti per questa seconda edizione del Vicenza Storia Festival è un percorso mai lineare, fatto anzi di viaggi e scambi di idee, di molti protagonisti, di leggende, di casi fortuiti, ma anche di grandi travagli e immani sforzi che attraversano generazioni e confini.

Veniamo da un secolo in cui, in ambiti diversissimi, così tanto e così rapidamente è stato inventato da far apparire difficili ulteriori sviluppi. Eppure, tecnologie inedite riescono ancora a mutare vorticosamente stili di vita e modelli sociali. Sarà dunque interessante riscoprire storie e protagonisti di innovazioni molto diverse fra loro, addirittura partendo da quelle che per prime hanno connotato il nostro vivere assieme: Dio e il diritto. Transiteremo poi per gli elementi base che da millenni ci consentono di interpretare il nostro quotidiano: i numeri e la scrittura; per finire con la politica, il libro, il barocco, la bomba atomica.

Ad aprire allora la prima giornata del Festival, venerdì 24 aprile alle 19, sarà Vito Mancuso con la sua lezione dedicata all’invenzione di Dio. Appuntamento poi alle 21.00 con Laura Pepe: si parlerà di diritto e della sua nascita.

Sabato 25 aprile, alle ore 17, sarà la volta della lezione di Francesca Cappelletti sul barocco, seguita alle ore 19 da Silvia Ferrara, che racconterà delle origini della scrittura, e infine – alle ore 21 – da Massimo Cacciari, con il suo intervento dedicato all’invenzione della politica.

Il libro, nelle parole di Alessandro Marzo Magno, sarà protagonista dell’incontro delle 17 di domenica 26 aprile. Appuntamento poi alle 19 con Amedeo Feniello e la sua lezione sui numeri. A chiusura delle tre giornate del Festival, alle 21, Piero Martin si addentrerà nella storia dell’invenzione che Neruda ha definito «frutto terribile d’elettrica bellezza», la bomba atomica.

L’evento è ideato e progettato dagli Editori Laterza, organizzato da Athesis in collaborazione con Città di Vicenza e Fondazione di Storia.

 

INFO BIGLIETTERIA

Biglietti con posti numerati in vendita a partire dal 18 marzo. Dal 18 marzo al 2 aprile la vendita sarà riservata ai soli abbonamenti; dal 2 aprile partirà la vendita dei biglietti per le singole lezioni. Vendita online sul sito www.boxol.it, infoline 045 8011154 (Lun-Ven 9:30-12:30 / 15:30-19:00. Sab 9:30-12:30).

Abbonamento: 70 euro + 2 euro di prevendita; ridotto under 25: 45 euro + 2 euro di prevendita; biglietto singolo: 10 euro + 1,5 euro di prevendita; ridotto under 25: 6 euro +1,5 euro di prevendita.

Utilità dei classici, con Luciano Canfora

Utilità dei classici è il nuovo ciclo di incontri curati e condotti dal professor Luciano Canfora.
La rassegna nasce dall’idea di rileggere alcuni classici della letteratura mondiale ribadendone l’intramontabile valore oltre che letterario anche di guida e strumento di riflessione sul nostro presente.

 

Episodio 1: Lev Tolstoj, «Guerra e pace» 

 

Episodio 2: Victor Hugo, «I miserabili» 

 

Episodio 3: Senofonte, «Anabasi» 

 

Episodio 4: Karl Marx e Friedrich Engels, «Manifesto del Partito Comunista»

 

Episodio 5: Tacito, «Annali»

 

Episodio 6: Voltaire, «Dizionario filosofico»

Episodio 7: Lucrezio, «De rerum natura»

Episodio 8: «Politica in giallo: Georges Simenon e Agatha Christie»

Beppe Sebaste, un ricordo

“… Fu in quel momento che mi lasciai andare, oltre la terrazza e la balaustra, oltre tutte quelle forme e quei vuoti tra le forme, oltre le correnti d’aria. Ciao, dissi alla finestra, ai quadri e ai mobili (mia moglie era sempre al telefono e non mi vide: le sorrisi), leviamo le ancore, cessiamo ogni attaccamento e lasciamo ogni presa, è bello il vento che mi passa attraverso, sono davvero felice.

Fu dopo pochissimo tempo (quanto, non saprei calcolarlo) che mi ritrovai a svolazzare sul Castel Sant’Angelo, sopra le statue bianche, sopra le chiese bianche, sopra le panchine, e da lì mi diressi verso i miei simili – erano tanti – e volteggiai insieme a loro allegramente.

Ridevamo danzando, scrivevamo frasi sul cielo nella nostra allegra scrittura di fantasmi, sul foglio bianco della Macchina da Scrivere, sul cielo grande e scuro che cominciava a diventare colorato, sopra quel piccolo altare bianco”.

Ricordiamo Beppe Sebaste con un estratto da Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne

Dalla guerra alla pace

Lezioni di Storia – Speciale
Dalla guerra alla pace
Torino – Teatro Monterosa – via Brandizzo 65
dal 13 aprile al 14 maggio 2026

Dopo il successo di pubblico dell’edizione speciale delle Lezioni di storia realizzata nel 2025 in occasione dell’ottantesimo della Liberazione, la casa editrice Laterza, la Fondazione Avvocato Faustino Dalmazzo e l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” intendono riproporre un nuovo ciclo nel 2026, confermando la sede del teatro Monterosa, anche sulla base delle relazioni fruttuose stabilite con varie realtà del territorio.

Quest’anno le lezioni sono in collaborazione con Anpi Sezione MartorelliArci TorinoAvvalorando Associazione CulturaleCircolo Arci Antonio BanfiLibreria ArletteTeatro Monterosa.

Un nuovo ciclo di tre lezioni, questa volta dedicato alla transizione dalla guerra alla pace. Come esce la società italiana dal secondo conflitto mondiale? Con problemi materiali enormi da risolvere, ferite da rimarginare, tensioni vecchie e nuove; con una diffusa urgenza di tornare a parlare e a scrivere, a raccontare; con uno slancio prepotente di partecipazione e di volontà di ricostruire.

lunedì 13 aprile, ore 18
Isabella Insolvibile, La fine della guerra
introduce Carlo Greppi

Cosa succede quando finisce la guerra? La percezione di uno stato che vince, ma anche quella dello stato che perde, si riflette in automatico sulla nazione, oppure le persone possono sentire, provare, aspettarsi cose diverse, dalla fine di una guerra? Cosa succede, materialmente, a chi vince e a chi perde, quando la guerra finisce? E quando la guerra finisce inizia davvero la pace? La fine della guerra è un tempo che ne contiene un altro, quello del dopoguerra, che ha una durata variabile, fino a interi decenni, per alcuni aspetti. È, almeno apparentemente, o talvolta, il tempo della pace, ma è anche quello del rancore, del rimpianto, delle richieste di giustizia, delle pretese di vendetta. Riconciliazione, risarcimento, riparazione, ricostruzione, ricordo, memoria sono alcune delle parole con cui finisce una guerra.

mercoledì 22 aprile, ore 18
Aldo AgostiLa passione politica
introduce Chiara Colombini

La passione politica, e forse meglio la passione civile, sembra dilagare irrefrenabile con il 25 aprile 1945 con la liberazione del Nord, anche se in realtà nell’Italia meridionale e centrale, libera già da qualche mese,  cominciano a serpeggiare fenomeni di disaffezione. La partecipazione alle elezioni del 1946 è  altissima. Le iscrizioni ai partiti politici, specialmente a quelli di massa, crescono a ritmo vertiginoso. Lo spazio dell’informazione è occupato per alcuni mesi soprattutto dei quotidiani politici. Si formano  decine di associazioni che, per quanto spesso dirette dai partiti, innervano in modo ramificato la società civile. Si attivano innumerevoli iniziative associative e forme di partecipazione alla ricostruzione.  È tutto oro quello che luccica in questo fenomeno di imponente mobilitazione collettiva? Quanto dura effettivamente e quando comincia a rifluire? Che cosa si nasconde nelle sue pieghe? Quanto influisce in esso l’eredità del regime fascista e dell’impronta  che ha lasciato nel Paese?

giovedì 14 maggio, ore 18
Domenico ScarpaI racconti della Liberazione
introduce Carlo Greppi

«25 Aprile» è una data convenzionale: non tutta l’Italia era liberata, non tutte le italiane e gli italiani lo erano. Il 25 Aprile 1945 è un punto nel tempo dove convergono vent’anni di dittatura e venti mesi di guerra civile. Ed è un punto che esplode, come nel Big Bang dell’universo, in ogni direzione ma verso l’avvenire innanzitutto.Sono cose grandi, forse troppo, perciò varrà la pena parlarne con le voci, con le vite, con i pensieri di sette donne: Anna Banti, Alba de Céspedes, Fausta Cialente, Natalia Ginzburg, Anna Marengo, Elsa Morante e Anna Maria Ortese: come ci sono arrivate fin lì, fino a quel 25 aprile 1945 senza la A maiuscola, e come da lì sono ripartite.

Ingresso libero fino a esaurimento posti

È consigliabile  prenotare scrivendo a  formazione.corsi@istoreto.it

Libri Come: gli appuntamenti Laterza

Ti aspettiamo all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma per Libri Come. Questi gli appuntamenti in programma:
sabato 21 marzo, ore 11 |  Teatro Studio Borgna
Mai più
Anna Foa con Marino Sinibaldisabato 21 marzo, ore 14 | Studio 2
Chi controlla il passato. La storia nelle mani del potere
Giorgio Caravale con Annalisa Cuzzocrea e Andrea Giardina

sabato 21 marzo, ore 16 | Sala Ospiti
Capitalismo feudale
Roberto Seghetti con Alessandra Sardoni e Nicola Zingaretti

Info e prenotazioni su www.auditorium.com

Book Pride: gli appuntamenti Laterza

Ci vediamo a Book Pride?
Ti aspettiamo con i nostri libri allo stand F38, presso il Superstudio Maxi di Milano.
Due gli appuntamenti in programma:venerdì 20 marzo
ore 17 – Sala Lagos
«I tamburi di guerra mi fanno tremare»
L’infanzia in Ucraina (2022-2026)

Bruno Maida e Anna Granata

domenica 22 marzo
ore 17 – Sala Auditorium
Abitare il mondo, abitare il corpo: come si fa?
Chiara Alessi e Daria Bignardi

FIE 26 | Salvare lo Stato sociale

 

Festival Internazionale dell’Economia
SALVARE LO STATO SOCIALE

Torino, 22 – 25 ottobre 2026

www.festivalinternazionaledelleconomia.com

 

Dal 22 al 25 ottobre si terrà a Torino la V edizione del Festival Internazionale dell’Economia. Presentati il tema e le nuove date della manifestazione, che si svolgerà da quest’anno a fine ottobre. Tra i protagonisti i Premi Nobel per l’Economia Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson e Michael Spence.
Torino, 10 marzo 2026: “Salvare lo stato sociale” è il titolo della quinta edizione del Festival Internazionale dell’Economia, a cura di Editori Laterza, Collegio Carlo Alberto (CCA) – Torino Local Committee (TOLC), con la direzione scientifica di Tito Boeri, che si terrà a Torino dal 22 al 25 ottobre. Dal 2026 Il Festival Internazionale dell’Economia si sposta in autunno. Il Festival rappresenta una risorsa di grande valore per Torino. Portare ogni anno in città alcune delle principali menti che riflettono e discutono di economia a livello globale costituisce un patrimonio prezioso per il presente e per il futuro della città e della Regione Piemonte. In questa prospettiva diventa strategico collocare l’evento nel mese di ottobre. Una scelta pensata per favorire il coinvolgimento dei giovani, in particolare studentesse e studenti, quando scuole, università e imprese sono pienamente operative, molto più di quanto accada durante il ponte del 2 giugno, data della manifestazione negli anni 2021-2025. Si tratta certamente di un cambiamento impegnativo per un festival consolidato, ma è una scelta necessaria e voluta per massimizzare l’impatto culturale, economico e formativo dell’iniziativa sul territorio nella ricca stagione culturale dell’autunno torinese.

Il tema della prossima edizione

Il welfare state, una delle grandi conquiste del Novecento, è oggi sotto pressione. Deve fare i conti con trasformazioni economiche, politiche e sociali profonde, e persino i valori alla sua base – benessere diffuso, sicurezza sociale, riduzione delle disuguaglianze – vengono messi in discussione. Tutto questo è particolarmente evidente in Europa, dove lo stato sociale è parte centrale dell’identità comune.
Le sfide più visibili riguardano anzitutto la crisi demografica, che – soprattutto nel mondo occidentale – erode la base fiscale e fa crescere il peso della spesa sanitaria e previdenziale. A questa si affianca la globalizzazione, che spinge a un ribasso delle tutele sociali delle coperture per i cittadini. Anche l’immigrazione ha effetti sullo stato sociale, perché alimenta tensioni tra le fasce di popolazione che dipendono in larga misura dal sostegno economico dello Stato. Il cambiamento climatico è un ulteriore fattore di instabilità: impone agli Stati investimenti e spese ingenti che non sempre possono essere scaricati sul settore privato. E negli ultimi anni anche scenari di guerra, sempre più estesi, hanno costretto molti Paesi – anche quelli europei – ad aumentare le spese militari, con il rischio di comprimere ulteriormente quelle destinate alle tutele sociali. Per proteggere lo stato sociale, è necessaria una riforma che coinvolga sia il settore pubblico che quello privato. Occorre ripensarne forme e strumenti, rendendolo sostenibile ed efficace nel nuovo contesto globale. Un compito ambizioso ma possibile, che parte dal riconoscimento del welfare come una delle grandi conquiste europee del Novecento: un modello ammirato nel mondo perché capace di ridurre povertà e disuguaglianze, rafforzando al tempo stesso la coesione sociale.
A questo tema – e alle molteplici traiettorie di ricerca già sperimentate e studiate da esperti e scienziati sociali per individuare strategie efficaci di adattamento – sarà dedicata la prossima edizione del Festival Internazionale dell’Economia, che offrirà uno spazio di confronto tra studiosi, istituzioni, imprese e cittadini, per riflettere su come rinnovare lo stato sociale. Il Festival proporrà un approccio ampio e multidisciplinare, capace di intrecciare rigore scientifico, divulgazione e visione umanistica.

Per quattro giorni Torino ospiterà economisti, sociologi, demografi, scrittori e altri esperti di diverse discipline in un ricco palinsesto di incontri gratuiti e aperti a tutti. Interverranno, tra gli altri, i Premi Nobel per l’Economia Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson e Michael Spence.

Il Festival sarà così un’occasione per mettere in dialogo esperienze, evidenze e proposte, e per costruire – insieme – una nuova visione condivisa dello stato sociale: più giusto, partecipato e sostenibile, capace di unire ricerca, politica e società civile in un progetto comune di futuro. Da quest’anno, prende il via il gemellaggio con Jéco – Les Journées de l’Économie, festival nato a Lione nel 2008 e divenuto uno dei principali appuntamenti di divulgazione economica in Francia.

Tito Boeri, Direttore scientifico del Festival Internazionale dell’Economia: “Il welfare state è un carattere distintivo dell’identità europea. Molto diverso da paese a paese, ma con tratti e obiettivi comuni: l’idea di offrire protezione contro rischi per lo più non coperti dalle assicurazioni private, ridurre la povertà e contenere le disuguaglianze senza però scoraggiare la partecipazione al mercato del lavoro. Ci viene invidiato da tutto il mondo perché offre benessere e rafforza la coesione sociale. Dietro all’antieuropeismo della nuova amministrazione USA, si legge anche l’invidia per il welfare state europeo, costruito mentre gli Stati Uniti ci difendevano sul piano militare. Oggi, oltre a chiedere allo stato sociale di proteggerci, dobbiamo noi stessi proteggerlo perché ha di fronte a sé numerose sfide da cui potrebbe uscire fortemente ridimensionato. (…). Per salvare lo stato sociale avremo perciò bisogno di riformarlo beneficiando dei tanti esperimenti naturali portati a termine in questi anni in tutto il mondo. Gli scienziati sociali che si troveranno anche quest’anno a Torino per il Festival Internazionale dell’Economia hanno gli strumenti per far parlare questi esperimenti, per permetterci di imparare dai successi come dagli errori. Partecipando in persona agli eventi avremo modo di rivolgere direttamente a loro gli interrogativi che ogni giorno sono al centro delle nostre preoccupazioni. Vi aspettiamo”.

Giuseppe Laterza, Editori Laterza: “Anche quest’anno il Festival Internazionale dell’Economia unirà alle migliori competenze internazionali della disciplina esperti italiani e stranieri di diversi ambiti del sapere, dalla storia alla sociologia, dal diritto alla demografia. Per comprendere in maniera critica, plurale e accessibile a tutti un tema essenziale per il nostro futuro, su cui l’Europa ha aperto la strada e rimane un presidio di civiltà”.

Giorgio Barba Navaretti e Pietro Garibaldi (TOLC): “Le istituzioni riunite nel Torino Local Committee (TOLC) continuano a sostenere con orgoglio e dedizione il Festival Internazionale dell’Economia di Torino. Esprimono inoltre grande soddisfazione per il tema della quinta edizione, “Salvare lo Stato Sociale”. Un filo rosso che racchiude problematiche di grandissima attualità in un periodo di tensioni e divisioni sociali crescenti, dove c’è sempre più bisogno di istituzioni pubbliche che aiutino a colmare a ad attenuare divari molto importanti tra territori e persone nella fornitura di servizi sociali oltre che nei livelli di reddito. Per il nostro territorio, con un forte invecchiamento della popolazione e flussi di immigrazione significativi, salvare lo stato sociale è un tema fondamentale e coerente con la tradizione di Torino nei servizi e nelle imprese sociali”.

Il Festival Internazionale dell’Economia è a cura di Editori Laterza, Collegio Carlo Alberto (CCA) – Torino Local Committee (TOLC), con la direzione scientifica di Tito Boeri. La manifestazione è promossa dal TOLC, che riunisce Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Università degli Studi di Torino, Politecnico di Torino, Camera di Commercio di Torino, Unioncamere Piemonte, Unione Industriali Torino e Legacoop, coordinati dalla Fondazione Collegio Carlo Alberto.

 

27 gennaio | Leggere, capire, approfondire

In occasione del Giorno della Memoria, i nostri consigli di lettura e approfondimento:

Edith Bruck – Andrea Riccardi
Oltre il male

 

 

 

Paolo Fonzi
Genocidio
Una storia politica e culturale

 

 

 

Carlo Greppi
Un uomo di poche parole
Storia di Lorenzo, che salvò Primo

 

 

 

Anna Foa
Il suicidio di Israele

 

 

 

 

Roberta De Monticelli
Umanità violata
La Palestina e l’inferno della ragione

 

 

 

Andrea Riccardi
La guerra del silenzio
Pio XII, il nazismo, gli ebrei

 

 

 

Anna Veronica Pobbe
Un manager del Terzo Reich
Il caso Hans Biebow

 

 

 

Roberto Calvo
L’ordinamento criminale della deportazione

 

 

 

 

Anna Foa
Gli ebrei in Italia
I primi 2000 anni

 

 

 

 

Pierre Savy (a cura di)
Storia mondiale degli Ebrei

 

 

 

 

Wolfgang Sofsky
L’ordine del terrore
Il campo di concentramento

 

 

 

Anna Foa
Portico d’Ottavia 13
Una casa del ghetto nel lungo inverno del ’43

 

 

 

Enzo Collotti
Il fascismo e gli ebrei
Le leggi razziali in Italia

 

 

 

Filippo Focardi
Il cattivo tedesco e il bravo italiano
La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale

 

 

 

Andrea Riccardi
L’inverno più lungo
1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma

 

 

 

Ian Kershaw
Hitler e l’enigma del consenso

 

 

 

Anna Foa
Portico d’Ottavia
ill. di M. Berton

 

 

 

 

L’invenzione dell’Europa

Lezioni di Storia
“L’invenzione dell’Europa”
Piccolo Teatro di Milano

Teatro Grassi, dal 18 gennaio al 22 marzo 2026

Gli Editori Laterza celebrano i vent’anni delle Lezioni di Storia con un nuovo ciclo a Milano organizzato con il Piccolo Teatro Grassi grazie al prezioso sostegno di Fondazione Monte di Lombardia. Un atteso ritorno dopo l’ultimo appuntamento, nel 2022, nella Basilica di Santa Maria delle Grazie.
Oggi ne diventa cornice la sala di via Rovello, luogo fondativo della storia culturale della città. Il tema scelto, L’invenzione dell’Europa, di cui parleranno, in cinque date – dal 18 gennaio al 22 marzo 2026 – Laura Pepe, Alessandro Barbero, Alberto Mario Banti, Alessandro Vanoli, Simona Colarizi, è intimamente legato alla vocazione tenacemente internazionale del Piccolo, consacrata nel 1991 dal riconoscimento, unico teatro italiano a riceverlo, del titolo di Teatro d’Europa.
La prima volta al Piccolo delle Lezioni di Storia Laterza rimarca, nell’incontro naturale tra teatro e storia, la necessità della comunità di riflettere su se stessa e di farlo in uno spazio, quello della sala teatrale, dove si celebra il più ancestrale dei riti collettivi.

La storia millenaria dell’idea di Europa è fatta di cambiamenti veloci e di permanenze di lungo periodo, di grandi innovazioni e scoperte, di conquiste, di inclusione, di commistioni, di integrazioni; ma anche di intolleranza, di crisi, di guerre e di sopraffazione. C’è dunque bisogno di restituire complessità all’idea di Europa, all’idea di un immenso territorio da sempre costruito sulle diversità più che sulle similitudini.
Ecco allora cinque lezioni che, valorizzando gli aspetti narrativi e simbolici di alcuni momenti chiave, ci raccontano come il nostro continente si sia definito nel tempo come una costruzione ideale ancor prima che politica o finanziaria. Storie di singoli personaggi, di popoli e di Stati, certo; ma vi troveremo il cammino delle idee, le grandi trasformazioni tecnologiche, le riforme religiose, le rivoluzioni politiche e le crisi economiche. Si parleranno il linguaggio delle armi e dell’oscurantismo delle persecuzioni; ma anche quello della scienza e della filosofia, quello della lotta per le conquiste sociali e quello per l’affermazione dei diritti contro gli arbitri del potere. Il nostro passato e, insieme, il nostro futuro.
Perché, prendendo in prestito le luminose parole di Zygmunt Bauman, “l’Europa non è qualcosa che si scopre, bensì una missione, qualcosa da fare, creare, costruire. E occorrono un sacco di inventiva, senso di determinazione e lavoro sodo per compiere quella missione. Forse un lavoro che non finisce mai, una sfida a cui rispondere in toto, una prospettiva per sempre straordinaria. Sebbene le storie divergano, in tutte indistintamente l’Europa è un luogo d’avventure. Avventure come i viaggi interminabili intrapresi per scoprirla, inventarla o evocarla”.

Il pubblico del Piccolo Teatro Grassi assisterà a cinque narrazioni in grado di testimoniare altrettanti momenti che hanno trasformato il volto del nostro continente: dal racconto della percezione, forse per la prima volta, dell’idea di cittadinanza (18 gennaio 2026, Laura Pepe, 480 a.C. la battaglia delle Termopili) a quello dell’acquisizione di una precisa identità per differenza (25 gennaio, Alessandro Barbero, 732 la battaglia di Poitiers); e poi: le implicazioni positive e negative del concetto di nazione (1 febbraio, Alberto Mario Banti, 1848 la stagione delle rivoluzioni), la pretestuosa superiorità manifestatasi col colonialismo (15 febbraio, Alessandro Vanoli, 1494 Tordesillas, la spartizione del mondo), e, infine, il meraviglioso nuovo orizzonte sognato a Ventotene (22 marzo, Simona Colarizi, 1941 Ventotene, la nuova Europa).

Le lezioni saranno introdotte da Maria Luisa Zaltron.

 

 

PROGRAMMA

18 gennaio 2026, ore 11.00
Laura Pepe – CITTADINANZA
480 a.C. la battaglia delle Termopili
Uno degli eventi decisivi per la nascita dell’Europa e dell’idea di Occidente è una battaglia che si risolve in una sconfitta: alle Termopili trecento spartiati guidati da Leonida trovano la morte, massacrati fino all’ultimo uomo dall’esercito persiano. Ma quella disfatta non fu vana: servì ai greci per riflettere sulla loro identità, servì per capire che ciò che li distingueva dall’altro, dal “barbaro”, era in primis il loro essere non sudditi ma cittadini. Ben più che dell’idea di democrazia, ciò di cui l’Europa contemporanea è debitrice nei confronti dei greci è innanzitutto proprio il concetto di cittadinanza, il sentirsi parte di una comunità che niente ha al di sopra di sé, se non la legge.
Laura Pepe insegna Istituzioni di diritto romano e Diritto greco antico all’Università degli Studi di Milano.

25 gennaio 2026, ore 11.00
Alessandro Barbero – IDENTITÀ
732 la battaglia di Poitiers
Quello romano non è un impero europeo: le zone che oggi per noi sono il cuore dell’Occidente, lungo il Reno e il Danubio, non sono per i cittadini di Roma che un’estrema periferia affacciata sul barbaricum. Secoli dopo, a Poitiers Carlo Martello mette fine all’espansione araba e per la prima volta l’evento può essere celebrato da un cronista del tempo come una vittoria degli europeenses. Passano pochi decenni e suo nipote, Carlo Magno, sarà acclamato come il “Re Padre dell’Europa”. Le province perdute dell’Impero, asservite dai barbari, avevano maturato una propria forte identità e presto sarebbero partite alla conquista del mondo.
Alessandro Barbero è professore onorario dell’Università del Piemonte Orientale.

1 febbraio 2026, ore 11.00
Alberto Mario Banti – NAZIONE
1848 la stagione delle rivoluzioni
Nel biennio 1848-1849 l’Europa è attraversata da rivolgimenti che coinvolgono i territori delle potenze fino ad allora garanti della Restaurazione. Palermo, Napoli, Parigi, Vienna, Berlino, Milano, Venezia, Praga e ancora molte altre città sono teatro di avvenimenti inaspettati: manifestazioni politiche, insurrezioni, violente repressioni… È una nuova Europa, un’Europa di popoli che decidono del loro destino, di nazioni che si affermano e conquistano la loro indipendenza, spesso cooperando fraternamente le une con le altre. Grandi speranze si stagliano all’orizzonte, ma brucianti delusioni spazzeranno presto gran parte di quei sogni.
Alberto Mario Banti insegna Storia contemporanea e Storia culturale all’Università di Pisa.

15 febbraio 2026, ore 11.00
Alessandro Vanoli – COLONIALISMO
1494 Tordesillas, la spartizione del mondo
Ci fu un tempo in cui l’idea dello spazio, dei mari e del globo che abitiamo cambiò per sempre. Fu quando, alla fine del Medioevo, gli europei si lanciarono alla conquista dell’Atlantico, quando spagnoli e portoghesi, col beneplacito di Papa Alessandro VI Borgia, decisero di dividersi il mondo. Una linea di demarcazione – immaginaria e insieme concretissima – una raya, una linea di separazione, come la si chiamò nello spagnolo del tempo, tracciata in mezzo all’Oceano Atlantico. Neanche due anni erano passati dal primo viaggio di Cristoforo Colombo e già era cominciata quella lunga, terribile storia di dominio e colonizzazione che avrebbe trasformato il mondo.
Alessandro Vanoli è storico, scrittore e divulgatore.

22 marzo 2026, ore 11.00
Simona Colarizi – ORIZZONTE
1941 Ventotene, la nuova Europa
Nel 1941, l’anno più duro della guerra, quando la vittoria di Hitler e Mussolini sembra ormai vicina, il Manifesto di Ventotene appare per forza un’utopia: indica il futuro nell’unità di tutte le nazioni del continente, di quelle stesse nazioni in quel momento nemiche e che insieme, invece, vengono chiamate ad assicurare pace, democrazia e diritti sociali ai cittadini di un’Europa finalmente riunita in un solo Stato sovrano. Ottantacinque anni dopo, il risorgere del virus antidemocratico tra i popoli dell’Unione Europea pare mettere a rischio questo sogno; ma, come accaduto ieri per i confinati di Ventotene, dobbiamo credere che l’impossibile diventi possibile.
Simona Colarizi ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza.

Info biglietteria
Biglietti: intero 15 €; ridotto (under 25, over 65) 12 €
Abbonamenti: intero 60 €; ridotto (under 25, over 65) 50 €
Abbonamenti in vendita dal 2 al 16 dicembre fino a esaurimento disponibilità e biglietti singoli dal 17 dicembre presso la biglietteria del Teatro Strehler (largo Greppi 1), la biglietteria telefonica 02 21126116 (lunedì-sabato dalle 12.30 alle 18.00) e online su www.piccoloteatro.org