Un libro che mi ha cambiato la vita | Lodovico Steidl

Franz Kafka, Il processo

Nel ‘63 era uscita in Italia la versione cinematografica de Il processo di Kafka diretta da Orson Welles; un cast da brividi: Anthony Perkins, Jeanne Moreau, Romy Schneider e lo stesso Orson Welles. Lo avevo visto un po’ per caso nel 1970, da poco compiuti 14 anni. Il giorno dopo ero corso a comprarmi il libro e immediatamente avevo iniziato a ossessionare mio padre perché mi portasse a Praga. In agosto la partenza verso la cortina di ferro. Arrivammo in una città ancora annichilita dal fallimento della Primavera del ‘68, senza l’ombra di un turista, con due carri armati russi in piazza San Venceslao.

Il binomio Kafka/Praga segnò la svolta: le vicende di Josef K. mi presentarono una lettura nuova del mondo: in poche settimane, all’improvviso, ero passato dai Sandokan di Salgari al baratro rappresentato dall’ineluttabilità di un destino governato da misteriosi ingranaggi, alla voragine incarnata in un dramma reso assoluto perché mancante di qualsivoglia motivazione. Con quel libro la fanciullezza era svanita per sempre.

Lodovico Steidl, consulente editoriale

Un libro che mi ha cambiato la vita | Maria Paiato

Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine

È il libro che mia fa fatto da “porta”, che mi ha permesso l’ingresso in un mondo necessario da allora per me. Quello del nutrimento che ricevo dalla lettura.

Avevo tredici anni. Lo trovai nella tabaccheria del mio paese che in quel 1974 era talmente paese che non aveva ancora le strade asfaltate.

Non ricordo perché lo presi, so però che non era stato suggerito dalla professoressa di italiano. Il perché quindi è vestito di magia e mistero proprio come il libro. Era in quegli espositori di cartoline con vedute di Occhiobello, il mio paese appunto, e stava lì da solo. Aspettava proprio me.

E ricordo che lo lessi in tre giorni febbricitante, influenzata, quindi anche lo stato fisico facilitava il viaggio nelle visioni.

Nel tempo poi i dettagli del romanzo sono spariti ma è rimasto fortissimo in me il ricordo dello stupore e dell’incanto… così forte che non ho mai voluto rileggerlo per paura di rompere il sogno.

Sì, direi proprio che mi ha cambiato la vita. Come se avesse segnato un inizio nuovo e inaspettato e forse faccio l’attrice anche per questo, per ritrovare ancora e ancora la seduzione di un tempo sospeso esterno e parallelo alla mia vita.

Maria Paiato, attrice

Un libro che mi ha cambiato la vita | Gianni Cuperlo

Lucien Febvre, L’Europa. Storia di una civiltà

Proprio la vita non saprei, ma il modo di pensare, quello sì. Un libro quell’impatto lo ha avuto, è accaduto in età discretamente matura quando ho incrociato Lucien Febvre. Siamo nel 1945. La guerra è appena archiviata con i suoi sessanta milioni di morti e nell’anno accademico 1944-1945 Febvre tiene al Collège de France un corso rivolto per intero allo “schema di un’indagine d’insieme sulla genesi dell’Europa”, lo storico, l’intellettuale, sente il compito di risalire la corrente dei secoli così da dar conto di una mattanza alla quale sarebbe dovuta seguire una risurrezione. Il risultato sono ventotto lezioni raccolte in un volume pubblicato da Donzelli nel 1999: L’Europa. Storia di una civiltà.

Aveva ragione Marc Bloch, “L’incomprensione del presente cresce fatalmente dall’ignoranza del passato”. Una pura e saggia verità da ricordare soprattutto oggi quando l’oziare nel presente sbianchetta le tracce di un nazionalismo intento a stravolgere di nuovo il delicato equilibrio di poteri scolpito un tempo da Montesquieu. Febvre mi ha fatto capire quanto l’analisi e scavo del tempo siano premessa della comprensione di uomini e pensieri, per quanto morbosi. Mi ha ammonito a non semplificare ciò che la realtà manifesta come eventi all’apparenza innocui o persino banali, a cogliere nell’involgarirsi del linguaggio il primo segno della deriva potenziale di una civiltà.

Quelle ventotto lezioni sono altrettanti sentieri da percorrere senza iattanza e pigrizia perché, come nelle gite dolomitiche alla fine del sentiero si trova spesso un rifugio, è di sani rifugi che sentiamo urgenza e bisogno. Non edifici in pietra e stube, ma anticorpi storici e di cultura in grado di scorgere e sconfiggere nuove possibili barbarie. Prima che si faccia tardi.

Gianni Cuperlo, deputato e dirigente del Partito Democratico

 

Un libro che mi ha cambiato la vita | Angelo Colella

James Joyce, Ulisse

Nel corso degli anni ho incontrato moltissimi libri che mi hanno cambiato la vita, uno tra tutti è stato Ulisse di James Joyce. In un’ispida mattinata invernale, durante le vacanze natalizie di ormai tre anni fa, mentre passeggiavo decisi di entrare in libreria per cercare qualcosa di nuovo da leggere. Subito mi imbattei in un grosso mattone dalla copertina blu, solo blu, con sopra alcun disegno. Immediatamente, leggendo qualche pagina, capii che quello non era e non sarebbe mai stato per me un libro come tutti gli altri. Portai il libro in cassa, pagai e tornai immediatamente a casa. In un mese finii di leggerlo e subito capii che il modo in cui vedevo le cose era stato sconvolto.

Joyce con Ulisse è un autore che, prima di chiunque altro, ha dato rilevanza alla vita di tutti i giorni. Bloom, il protagonista, è un uomo normale. Un uomo normale che perde e ritrova la fede nella quotidianità più e più volte, esplora l’erotismo attraverso piccole scatolette di carne in scatola, diviene Odisseo nel passeggiare per strada facendo commissioni, parafrasa Shakespeare in gesti apparentemente semplici e lo fa sempre in sacrale silenzio.

Nel libro nulla è esplicito ma tutto, in un modo o nell’altro, viene detto e questo non è solo un grande salto nella storia della letteratura tra richiami e citazioni erudite ma anche un grande esercizio di sensibilità. Chi legge l’Ulisse, chi ascolta l’Ulisse e chi vive l’Ulisse è anche chi continua a vedere nelle giornate l’immensamente grande nell’immensamente piccolo. Chi non si stanca di commuoversi di fronte a dei bambini che giocano a pallone e chi anche in questi giorni impossibili non rinuncia mai al pensare, al fantasticare e ad esplorare sé stesso e gli altri. Io devo moltissimo al capolavoro di James Joyce perché mi ha aperto gli occhi e il cuore al mondo per come è davvero e io penso che questo sia il più bel dono che un libro possa farti: la sensibilità.

Angelo Colella, studente al Liceo “Cagnazzi” di Altamura

Un libro che mi ha cambiato la vita | Federica De Paolis

Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila

Il libro che mi ha cambiato la vita è Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello. Questo romanzo non racconta soltanto ciò che accade al protagonista, Vitangelo Moscarda, ma offre una riflessione profonda sulla realtà e sull’identità personale. È stato il primo libro che mi ha portato a mettermi davvero in discussione: ho compreso che l’immagine che abbiamo di noi stessi spesso non coincide con quella che gli altri percepiscono. La realtà, infatti, è mutevole e cambia in base ai punti di vista.

Credo che ogni persona sia un personaggio della grande storia che è la vita: talvolta protagonisti, altre volte antagonisti inconsapevoli. È proprio questa imprevedibilità a rendere la vita così interessante. Questo libro ha cambiato il mio modo di osservare me stessa, il mondo e le relazioni con gli altri.

Federica De Paolis, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma

Un libro che mi ha cambiato la vita | Piero Maccarinelli

Virgilio, Eneide

Molti sono i libri importanti della mia vita e qualcuno ha avuto importanza nelle scelte fatte ma se devo pensare al libro che “mi ha cambiato la vita” penso all’Eneide nella traduzione di Mario Ramous.

Al liceo e prima ancora alle medie l’avevo letta per obbligo ma non l’avevo amata. Il mio amore andava allora soprattutto alla grande letteratura ed epica greca che avevo avuto la fortuna di conoscere grazie alla lettura in quegli anni a metà del 70 – grazie ad uno straordinario docente del liceo Arnaldo di Brescia – di Vernant, Propp, Snell e Bachofen.

Poi a metà degli anni 90 compro e leggo la traduzione di Ramous e rispolverando studi un po’ più superficiali la rileggo in molti passi anche in latino. È stata una folgorazione. La capacità di abbinare il racconto epico alla poesia più struggente, la descrizione straordinaria della fuga di Enea con Anchise ed il piccolo Iulo, l’ombra di Creusa, l’incredibile quarto libro dove giganteggia Didone con la sorella, Turno e la sua morte, Eurialo e Niso, Camilla… Tutto mi appariva immensamente poetico ed epico. E teatrale.

Ho avuto la fortuna nel 2000 ai Mercati di Traiano di poter realizzare l’allestimento in dodici sere, con la complicità di Dario del Corno, di Eneide nostra contemporanea, avendo come sfondo le sculture di Igor Mitoraj. Ho riunito un cast incentrato su Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia e Maurizio Donadoni. Ricordo che le file degli spettatori partivano dai Mercati e arrivavano fino all’Eliseo, lunga tutta via Nazionale per tutte le dodici sere. Qualche anno dopo alla Colonna Traiana ho replicato per altri dodici giorni con Iliade l’aspra contesa, che dato l’enorme successo è diventato un audiolibro molto venduto per Emons.

Avevo avuto la fortuna di conciliare i miei due amori: la lettura e la divulgazione di un autore ad un pubblico più ampio possibile con il rigore scientifico.

Piero Maccarinelli, regista teatrale

Un libro che mi ha cambiato la vita | Ilaria Aucello

Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe

Il libro che mi ha cambiato la vita è Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. A volte ho pensato potesse non essere considerato in qualche modo istruttivo, ma ho un forte legame con questo libro da tanto tempo. L’ho conosciuto grazie alla maestra di italiano delle elementari che lo ha fatto leggere in classe per poi mettere in scena una recita al teatro, io ero il pilota numero 2, quindi quello che effettivamente viveva la storia in prima persona e non la raccontava, forse questo mi ha segnata particolarmente.

Questo libro mi ha insegnato che siamo persone sensibili, umane, abbiamo dei sentimenti e abbiamo premura e non va nascosto. Mi ha insegnato che le domande vanno fatte anche se possono apparire strane e io mi sento un po’ come il piccolo principe. Mi ha insegnato che spesso è vero, gli adulti non capiscono e l’immagine del cappello è il prossimo tatuaggio che vorrei fare, come a dire “non devi sempre dare spiegazioni agli altri, un giorno sarai adulta ma non devi dimenticare mai come vuoi vivere.”

Io provo a portare quel bimbo dai capelli dorati sempre con me.

Ilaria Aucello, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma

Un libro che mi ha cambiato la vita | Alice Gelli

Clarissa Pinkola Estes, Donne che corrono coi lupi

È stato molto difficile individuare un solo libro che mi avesse cambiato la vita, soprattutto è stato difficile capire per me che cosa significhi cambiare la vita: cambiare il modo in cui penso, in cui vedo il mondo? Modificare i miei gusti e il rapporto con la bellezza in generale? Capire che anche ciò che è più lontano da me mi riguarda invece intimamente? Che posso vivere vite molteplici e diverse e che ognuna di quelle vite può essere cambiata da una lettura? Allora perdonatemi ma una risposta sola non sono riuscita a trovarla.

Se partiamo dalla risposta prima, più semplice, più immediata a quando pensiamo al concetto di “cambiare la vita” non posso non citare Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estes: questo è un libro dal potere magico, in grado di plasmare e risvegliare una generazione intera di donne e anche tutte le generazioni che verranno. È un libro trasformativo perché raccoglie tante storie archetipiche e ogni storia parla a ognuna di noi, in momenti diversi della nostra vita e ci racconta cose sempre nuove ad ogni rilettura.

Mi ha cambiata perché ha dato finalmente senso a un sogno ricorrente che faccio da anni, perché mi ha insegnato a stare da sola (anche se ancora lo sto imparando) e mi ha insegnato a stare insieme agli altri in un modo che sia dignitoso e giusto e sano. Mi ha insegnato a fare comunità e a rifugiarmi sempre nel grembo di altre donne. Mi ha cambiato perché il femminismo non lo insegnano a scuola e mi ha indicato maestre da cui apprendere questo sapere immenso, che non può far altro che aprire gli occhi (a donne e uomini compresi).

Alice Gelli, studente di Archivistica e biblioteconomia all’Università “La Sapienza” di Roma

Un libro che mi ha cambiato la vita | Ida Marina Adami

Oriana Fallaci, Un uomo

Un uomo di Oriana Fallaci è stato il libro della mia svolta, l’opera che ha ridisegnato i confini della mia mente quando ero ancora un’adolescente. Tra quelle pagine mi sono innamorata per la prima volta della potenza nuda delle parole e dei pensieri densi, ragionati, capaci di farsi carne. La figura di Alekos Panagulis mi ha travolta con la sua forza monumentale, mostrandomi cosa significhi lottare per la libertà, mentre lo sguardo della Fallaci mi ha svelato il potenziale immenso e senza sconti delle donne.

Ricordo che rileggevo i passaggi più volte, quasi per trattenerli: tutto mi conquistava, comprese quelle citazioni filosofiche che, come squarci di luce, mi aprivano al mondo. È stato esattamente in quel momento che è nato in me l’amore per la filosofia, un compagno di viaggio che da allora non mi ha più abbandonata. Questo libro non mi ha semplicemente formata; mi ha cambiata, insegnandomi che un pensiero forte è il primo atto di resistenza e di amore verso la vita.

Ida Marina Adami, docente di Scienze umane al Liceo “G.B. Quadri” di Vicenza

Un libro che mi ha cambiato la vita | Innocenzo Cipolletta

Robert Walser, La passeggiata

La passeggiata di Robert Walser è il (piccolo) libro che più mi viene in mente se penso a quale libro mi sia rimasto più impresso. Mi ha cambiato la vita? Non saprei, certo mi ha fatto riflettere e, se mi è rimasto in mente (e se lo regalo ancora ogni tanto), è perché qualcosa in me è cambiato dopo averlo letto.

Ne La passeggiata, Walser fa incontri casuali ma di ognuno nota qualche particolare che lo rende singolare e degno di essere raccontato. Con questo libro ho capito meglio la necessità di fare attenzione ai particolari, di non avere fretta nel giudicare le persone, di dare importanza anche a fatti minimi che possono passare inosservati, di non dimenticare quanto si è vissuto.

Larga parte della mia vita (come quella di molti) è fatta da un eccesso di attività, al punto che fatti ed eventi, importanti o meno, poi vengono tralasciati e dimenticati per il sopravvenire di altri fatti ed eventi altrettanto importanti o meno. “Vai troppo di fretta”, ebbe a dirmi mio padre negli ultimi anni della sua vita. Non ho dato seguito al suo ammonimento, ma mi è rimasto impresso perché nel mio intimo lo condividevo anche se non volevo ammetterlo. La passeggiata di Robert Walser mi ha riportato a quanto mi ha detto mio padre e non l’ho più scordato.

Innocenzo Cipolletta, economista e presidente dell’Associazione Italiana Editori