Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine
È il libro che mia fa fatto da “porta”, che mi ha permesso l’ingresso in un mondo necessario da allora per me. Quello del nutrimento che ricevo dalla lettura.
Avevo tredici anni. Lo trovai nella tabaccheria del mio paese che in quel 1974 era talmente paese che non aveva ancora le strade asfaltate.
Non ricordo perché lo presi, so però che non era stato suggerito dalla professoressa di italiano. Il perché quindi è vestito di magia e mistero proprio come il libro. Era in quegli espositori di cartoline con vedute di Occhiobello, il mio paese appunto, e stava lì da solo. Aspettava proprio me.
E ricordo che lo lessi in tre giorni febbricitante, influenzata, quindi anche lo stato fisico facilitava il viaggio nelle visioni.
Nel tempo poi i dettagli del romanzo sono spariti ma è rimasto fortissimo in me il ricordo dello stupore e dell’incanto… così forte che non ho mai voluto rileggerlo per paura di rompere il sogno.
Sì, direi proprio che mi ha cambiato la vita. Come se avesse segnato un inizio nuovo e inaspettato e forse faccio l’attrice anche per questo, per ritrovare ancora e ancora la seduzione di un tempo sospeso esterno e parallelo alla mia vita.
Maria Paiato, attrice