Un libro che mi ha cambiato la vita | Gianni Cuperlo

Lucien Febvre, L’Europa. Storia di una civiltà

Proprio la vita non saprei, ma il modo di pensare, quello sì. Un libro quell’impatto lo ha avuto, è accaduto in età discretamente matura quando ho incrociato Lucien Febvre. Siamo nel 1945. La guerra è appena archiviata con i suoi sessanta milioni di morti e nell’anno accademico 1944-1945 Febvre tiene al Collège de France un corso rivolto per intero allo “schema di un’indagine d’insieme sulla genesi dell’Europa”, lo storico, l’intellettuale, sente il compito di risalire la corrente dei secoli così da dar conto di una mattanza alla quale sarebbe dovuta seguire una risurrezione. Il risultato sono ventotto lezioni raccolte in un volume pubblicato da Donzelli nel 1999: L’Europa. Storia di una civiltà.

Aveva ragione Marc Bloch, “L’incomprensione del presente cresce fatalmente dall’ignoranza del passato”. Una pura e saggia verità da ricordare soprattutto oggi quando l’oziare nel presente sbianchetta le tracce di un nazionalismo intento a stravolgere di nuovo il delicato equilibrio di poteri scolpito un tempo da Montesquieu. Febvre mi ha fatto capire quanto l’analisi e scavo del tempo siano premessa della comprensione di uomini e pensieri, per quanto morbosi. Mi ha ammonito a non semplificare ciò che la realtà manifesta come eventi all’apparenza innocui o persino banali, a cogliere nell’involgarirsi del linguaggio il primo segno della deriva potenziale di una civiltà.

Quelle ventotto lezioni sono altrettanti sentieri da percorrere senza iattanza e pigrizia perché, come nelle gite dolomitiche alla fine del sentiero si trova spesso un rifugio, è di sani rifugi che sentiamo urgenza e bisogno. Non edifici in pietra e stube, ma anticorpi storici e di cultura in grado di scorgere e sconfiggere nuove possibili barbarie. Prima che si faccia tardi.

Gianni Cuperlo, deputato e dirigente del Partito Democratico