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L'Europa degli americani

L'Europa degli americani
L'Europa degli americani
Dai Padri fondatori a Roosevelt
Edizione: 2005
Collana: Collezione Storica
ISBN: 9788842077138
Argomenti: Storia contemporanea, Storia dei paesi extraeuropei
  • Pagine 600
  • 45,00 Euro
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In breve

Tra fine Settecento e metà Novecento gli Stati Uniti conobbero una costante ascesa, mentre l’Europa iniziò un viaggio culminato in una crisi distruttiva.

Partendo dai Padri fondatori e arrivando a F.D. Roosevelt, il libro ricostruisce i modi in cui la cultura politica del Nuovo mondo, espressa da presidenti, uomini politici e intellettuali, vide e giudicò il Vecchio.

Quel che ne emerge con chiarezza è che gli americani, salvo poche eccezioni, costruirono e svilupparono la propria identità nazionale alla luce di un crescente senso di superiorità verso l’Europa, di cui respinsero ‘mali’ e ‘vizi’, con l’ambizione sempre di ‘redimerla’ e infine di guidarla.

Indice

Introduzione

I. La critica dell’Europa nel dibattito sulla Costituzione

1. Una nuova società alla ricerca di una propria identità - 2. L’eredità europea: gli americani figli-figliastri del Vecchio Mondo - 3. La critica dell’Europa nel dibattito sulla Costituzione americana

II. Franklin e la felicità americana

1. I fondamenti delle virtù di una nazione - 2. La causa americana come causa dell’umanità - 3. Franklin e lo scoppio della rivoluzione in Francia. La libertà troverà una nuova patria?

III. L’Europa di John Adams

1. Un conservatore americano - 2. Tenersi lontano dalle guerre, dalle rivoluzioni e dalle influenze europee - 3. La critica delle istituzioni europee e l’apologia del modello politico e sociale americano - 4. La critica dell’aristocrazia artificiale europea e l’apologia dell’aristocrazia naturale americana - 5. L’America, il ruolo della proprietà e la società aperta

IV. Hamilton tra anti e filo-europeismo

1. Tra americanismo e non americanismo - 2. La necessità di una forte Unione a salvaguardia dalle ambizioni europee - 3. Il lato filo-europeo di Hamilton: la concezione aristocratica del potere, la Costituzione inglese come modello e il progetto di modernizzazione industrialistica

V. L’universalismo democratico di Jefferson. L’Europa e il faro americano

1. La ragione e la storia - 2. L’universalista democratico - 3. Gli agricoltori popolo di Dio, la ‘canaille’ urbana e i dilemmi dell’industrializzazione. America ed Europa - 4. La critica delle istituzioni europee. Una società di lupi ed agnelli - 5. Tenersi lontani dagli intrighi dell’Europa. L’America faro e speranza del mondo - 6. Il democratico jeffersoniano John Taylor e l’indagine sul vero spirito del governo e della Costituzione degli Stati Uniti - 7. La difesa dei diritti degli Stati e la denuncia dei pericoli provenienti dal centralismo federale e dalla plutocrazia capitalistica

VI. Madison e l’empia dottrina del Vecchio Mondo

1. Il teorico degli equilibri. Il pericolo delle opposte tirannidi dei pochi e dei molti - 2. Il pluralismo sociale, politico e religioso e il problema di regolamentarlo - 3. La critica della società europea e delle sue istituzioni

VII. La controversia sulla rivoluzione francese

1. Adams e Hamilton contro Paine, Jefferson e Madison. Il significato della controversia e i suoi limiti - 2. Washington di fronte alla rivoluzione. La genesi della politica isolazionista - 3. Hamilton e la contrapposizione della rivoluzione americana a quella francese. La critica della rivoluzione come degenerazione e dispotismo utopico - 4. John Adams e la concezione della rivoluzione francese come figlia dell’Illuminismo e madre di una democrazia distruttrice - 5. John Quincy Adams. Il dispotismo nella terra dell’albero della libertà - 6. James Monroe e il giudizio sul ruolo storico del giacobinismo - 7. Paine e le due rivoluzioni sorelle. Da «Common Sense» a «The Rights of Man» - 8. La delusione di Paine: solo l’America può rigenerare l’Europa - 9. La parabola di Jefferson: dalla teoria delle repubbliche sorelle alla delusione nei confronti della rivoluzione francese - 10. Madison, il jeffersoniano anti-inglese e filo-francese .

VIII. La dottrina Monroe: la separatezza dall’Europa come ideologia di Stato

1. Monroe e l’elogio della separatezza della felice America dall’infelice Europa - 2. Il contributo di John Quincy Adams all’elaborazione della dottrina Monroe. Sua avversione alla democrazia

IX. L’America nell’età di Calhoun, Clay e Webster di fronte all’Europa della Restaurazione e della rivoluzione industriale

1. I tre ‘giganti’ e la loro diversa idea del ‘destino americano’ - 2. Calhoun e l’idea del primato dell’America faro e modello per il mondo - 3. L’analisi calhouniana del radicalismo democratico-sociale europeo. Il 1848 e la minaccia del bonapartismo in Europa e in America - 4. La critica di Calhoun all’Inghilterra e alla società industriale europea e l’elogio della comunità schiavistica americana - 5. Clay e l’esaltazione del sistema americano. La difesa delle Americhe dal colonialismo e la necessità di proteggere l’industria nazionale dalla politica economica dell’Europa - 6. Webster e la lezione della Santa Alleanza. Le «stanche istituzioni» europee - 7. Il ‘triumvirato’ contro Jackson-Bonaparte

X. Brownson e Fitzhugh. Due volti opposti della critica al capitalismo americano

1. Gli Stati del Nord alla cattiva scuola dell’industrialismo europeo - 2. Brownson: il modello inglese e la nuova guerra tra le classi - 3. Il ruolo del cattolicesimo democratico e la missione divina della repubblica americana - 4. Fitzheigh e l’accusa all’Europa di essere la madre dell’abolizionismo

XI. Lieber e Bancroft: il teorico della libertà civile e lo storico democratico dell’America

1. Lieber: un Tocqueville tedesco fattosi americano. Le ‘lettere ad un gentiluomo tedesco - 2. La tradizione politica anglo-americana della libertà civile e quella francese del centralismo statalistico - 3. Libertà e autogoverno in America; assolutismo e cesarismo in Europa - 4. L’elogio della proprietà e della struttura socio-economica americana - 5. Che cos’è una nazione? L’ideale di una nazione non dominata dal centralismo - 6. Bancroft e la storia degli Stati Uniti come storia del progresso e della libertà dell’uomo comune sotto le ali della Provvidenza

XII. Il trascendentalismo e la corrente del pedagogismo civico

1. Religione, libertà ed eguaglianza nel cristianesimo unitariano - 2. Channing e il progresso sotto le ali di Dio. Lo spirito di Washington e quello di Napoleone - 3. Il trascendentalismo di Parker e la critica dell’America plutocratica e dell’Europa classista - 4. Everett, i vizi del Vecchio Mondo e il porto americano - 5. Emerson, la civiltà americana e l’Europa - 6. Mann e l’educazione civica in America e in Europa - 7. Lowell. Lincoln come Adamo della nuova America e l’America come scuola democratica del Vecchio Mondo

XIII. Lincoln, il ‘melting pot’ e gli operai inglesi

1. La crisi dell’Unione e l’Europa nel pensiero di Lincoln - 2. Prima della guerra civile: la difesa dei movimenti democratici e nazionali europei, la lode del ‘melting pot’ e l’esaltazione del progresso americano - 3. La guerra civile e l’Europa. L’indirizzo agli operai inglesi

XIV. I dilemmi dello sviluppo economico e sociale: Carey, Sumner, Ward e George

1. L’America verso il primato economico mondiale. Il predominio degli ‘eroi del capitalismo’ e i movimenti di protesta politici e sociali - 2. Carey e il protezionismo come ideologia dell’indipendenza americana. Il sistema americano contro quello inglese - 3. Bowen e il liberismo come manifestazione della Provvidenza divina - 4. Sumner: la difesa dell’individualismo e del ‘laissez-faire’ come caratteri costitutivi dell’americanismo - 5. La critica di Sumner al socialismo come via verso la servitù e alla plutocrazia in quanto minoranza organizzata che signoreggia sopra una democrazia «atomistica» - 6. La minaccia di europeizzazione dell’America nel pensiero di Sumner - 7. Ward: l’anti-Sumner critico del ‘laissez-faire’ e teorico della ‘sociocrazia’ - 8. Ward fautore dell’intervento pubblico e filo-europeo - 9. Henry George e la sua lotta per una nuova ‘Golden Age’ - 10. Le ambiguità del progresso e la minaccia della decadenza della civiltà - 11. America ed Europa nel pensiero di George. Il tarlo roditore del primato americano

XV. Henry e Brooks Adams. La profezia ‘aristocratica’ del fallimento di capitalismo, socialismo e democrazia

1. I due rampolli intellettuali della più illustre dinastia politica americana - 2. Il ‘disincanto’ di Henry Adams e l’irrisione delle illusioni del progresso - 3. Brooks Adams. I cicli della civiltà e il nuovo impero americano

XVI. Il dibattito sul destino imperiale ed espansionistico dell’America

1. Evoluzionismo, espansionismo, idea dell’impero democratico. Fiske, Strong, Giddings e Burgess - 2. Industrialismo, neofeudalesimo economico, conflitto tra cristianesimo e civilizzazione. Wright, Ghent e Herron - 3. Carnegie contro la ricchezza irresponsabile e l’imperialismo

XVII. La corrente dei riformatori sociali e l’idea della positività del ruolo pubblico

1. La critica dell’individualismo economico e la rivendicazione di un nuovo corso politico e sociale - 2. Smith e la critica del modello costituzionale americano - 3. Patten e la teoria del ‘public welfare’ e del ‘social commonwealth’ quali mezzi per rinnovare la democrazia - 4. Lloyd. L’attacco alle pratiche del monopolismo, la rivendicazione di una democrazia cooperativa ispirata dagli esempi europei - 5. La soluzione cooperativa e le ‘lezioni’ dell’Europa - 6. Lloyd: Mazzini profeta del mondo moderno - 7. Croly, il discepolo democratico di Hamilton e di Mazzini - 8. Weyl e la ‘nuova democrazia’. L’Europa maestra dell’America

XVIII. L’America anticapitalistica di Bellamy, Gronlund, Debs e De Leon

1. Gli Stati Uniti avanguardia del socialismo e del movimento operaio internazionale - 2. L’utopia radicale di Bellamy e l’idea del primato americano sull’Europa - 3. Il socialismo nazionale di Gronlund - 4. Il socialismo internazionalistico di Debs e il radicalismo operaistico di De Leon

XIX. Theodore Roosevelt e il primo Wilson: i due volti del progressismo al potere

1. Il legame dei due presidenti con la cultura progressista - 2. L’americanismo di Theodore Roosevelt - 3. Il riformismo come politica del giusto mezzo e l’analisi della rivoluzione francese come esempio negativo - 4. La dottrina rooseveltiana dell’interesse nazionale e la politica verso le ‘corporations’ - 5. Le nuove basi della politica estera americana. Dalla difesa alla revisione della dottrina Monroe - 6. L’influenza della cultura e della politica europea su Wilson prima della presidenza - 7. La terza via tra liberismo e statalismo

XX. Wilson e la prima guerra mondiale. L’America faro del mondo e la sua missione di rigenerare l’Europa

1. L’abbandono dell’isolazionismo - 2. L’intervento in guerra: la crociata per la democrazia e i diritti umani e per una nuova ‘partnership’ tra America ed Europa fondata sul diritto - 3. La battaglia per la Società delle Nazioni e per la partecipazione degli Stati Uniti e l’esaltazione del trattato di pace - 4. Contro la rivoluzione bolscevica: la nuova minaccia che viene dal Vecchio Mondo - 5. La sconfitta del piano di Wilson ad opera della ‘vecchia’ Europa e della ‘vecchia’ America. Il tradimento degli Stati Uniti

XXI. Veblen, il critico ‘un-American’ della società americana

1. La critica radicale di Veblen nei confronti del capitalismo statunitense - 2. Le radici europee (e giapponesi) della classe agiata americana - 3. Impresa capitalistica, governo costituzionale, politica nazionale aggressiva: una sacra alleanza al servizio degli interessi dominanti - 4. Il caso della modernizzazione anomala tedesca, la grande guerra e le vie della pace - 5. L’americanizzazione del mondo - 6. L’utopia tecnocratica dei ‘soviet degli ingegneri’, l’analisi della Russia bolscevica, la perdita della speranza

XXII. Hoover: lo spirito dell’America come spirito anti-europeo

1. L’America, la crisi del 1929 e l’infezione europea - 2. I principi dell’individualismo americano - 3. La campagna elettorale del 1928: l’America verso l’abolizione della povertà - 4. Hoover nella tempesta. La negazione delle radici americane della grande crisi e la grande accusa all’Europa - 5. La crociata contro il ‘New Deal’ e la minaccia di europeizzazione dell’America - 6. La battaglia per un’America isolazionista

XXIII. Lippmann e i fondamenti della ‘buona società’. Perché Madison non si sarebbe stupito di Hitler

1. Lippmann tra filosofia politica e giornalismo - 2. La ribellione delle dittature europee contro la civiltà occidentale - 3. I fondamenti della ‘buona società’. La filosofia politica dei Padri fondatori dell’America contro quella dei totalitarismi europei

XXIV. Thomas e la versione socialista della ‘buona società’

1. Un socialista democratico critico del ‘New Deal’, avversario del comunismo e fautore di un socialismo nazionale - 2. La grande crisi, la lotta di classe in America e il fallimento del capitalismo - 3. Il ‘New Deal’ come transizione verso il fascismo o il socialismo - 4. La condanna della Russia sovietica - 5. Per un socialismo nazionale, contro l’ingresso degli Stati Uniti in guerra e un’America lontana dal contagio dei mali europei

XXV. Cram: l’Europa corporativa di matrice medievale come modello per l’America

1. La corrente dei conservatori tradizionalisti e la critica della democrazia americana - 2. More e Babbit: aristocrazia e giustizia, democrazia e ‘leadership’ - 3. Cram: l’idealizzazione della società medievale - 4. La cattiva e la buona Europa. L’America a scuola dall’Europa cattolica e corporativa

XXVI. Lawrence Dennis e il destino fascista dell’America

1. L’era delle rivoluzioni antidemocratiche. Il ‘New Deal’ come transizione verso il fascismo - 2. La morte del vecchio capitalismo. Il fascismo e il comunismo come forme di ‘razionalizzazione sociologica’ - 3. Guerra e rivoluzione. Il ‘socialismo universale’, la convergenza di comunismo, fascismo e ‘New Deal’ e la redistribuzione del potere mondiale

XXVII. L’America di Franklin Delano Roosevelt. Dall’isolazionismo alla salvezza del Vecchio Mondo

1. La filosofia politica del ‘patrizio’ progressista e la sua visione dell’Europa - 2. La critica della tesi di Hoover sulle origini della crisi del 1929 e sul ruolo dell’Europa. Il richiamo alla linea Jefferson-Theodore Roosevelt-Wilson - 3. L’Europa verso la catastrofe e l’isolazionismo diplomatico ma non ideologico di Roosevelt - 4. La guerra europea e la parabola di Roosevelt - 5. La guerra come guerra ideologica. Gli americani cittadini del mondo

Indice dei nomi

Leggi un brano

Questo libro ha come oggetto la ricostruzione dell’immagine dell’Europa nella tradizione politica americana, quale è andata formandosi ed evolvendosi dall’età dei Padri fondatori a quella di Franklin Delano Roosevelt. Una ricostruzione che passa attraverso l’analisi del pensiero politico di una serie nutrita di esponenti delle élites politiche e intellettuali americane. Molti altri avrebbero potuto essere senza dubbio aggiunti; ma credo, e spero di non illudermi, che quelli presenti siano sufficientemente rappresentativi, tali, insomma, da offrire un’adeguata testimonianza dei modi in cui la coscienza degli americani si è posta di fronte al Vecchio Mondo in un periodo che occupa quasi duecento anni. Si è trattato di uno dei grandi cicli della Weltgeschichte, di una parabola quanto mai densa e simbolicamente eloquente, la quale ha visto, su un versante, l’Europa partire dall’incontrastata supremazia culturale, economica e militare delle sue maggiori potenze e pervenire ad una rovina senza precedenti in seguito al più devastante dei conflitti, provocato dalle loro rivalità e ambizioni, dalla loro incapacità di preservare la pace e di garantire un accettabile ordine civile e politico; sull’altro, l’America seguire un percorso di ininterrotta ascesa, che l’ha portata a diventare alla fine dell’Ottocento la maggiore potenza economica e a metà del Novecento la più forte delle due superpotenze.

Orbene, nel ciclo storico iniziato con la nascita degli Stati Uniti, il tramonto in Europa degli antichi regimi e la rivoluzione francese, l’avvio della grande modernizzazione economica e sociale segnata dalla prima fase della rivoluzione industriale, e chiusosi con il trionfo dell’America e l’eclissi dell’Europa, la coscienza degli americani fu caratterizzata da due direzioni di sviluppo, che non trovarono e in effetti non potevano trovare la loro saldatura o sintesi. L’una aveva la sua espressione nel senso della comune appartenenza del Vecchio e del Nuovo Mondo alla ‘civiltà occidentale’; l’altra, invece, nella predominante persuasione che questi mondi non solo fossero diversi, ma si contrapponessero in materia di etica, politica e organizzazione sociale, nell’idea che l’America rappresentasse una nuova Terra Promessa per tutti coloro che avevano voltato le spalle all’Europa, vista alla stregua di un Egitto da quanti ne erano fuggiti.

Certo, il senso della comune appartenenza alla civiltà occidentale poggiava su elementi dotati di un’indubbia, grande solidità, a partire dal fatto che gli emigrati dal Vecchio Mondo, i quali avevano costruito il Nuovo Mondo, erano a tutti gli effetti figli del primo. Figli lo erano in relazione all’appartenenza etnica, alla religione, alla mentalità e ai costumi, pur rapidamente rielaborati e rivissuti secondo le esigenze indotte da un ambiente caratterizzato da elementi fortemente originali. Lo erano perché contribuirono con un’intensità via via crescente al processo di modernizzazione economica e sociale iniziato in Europa, il quale accomunò quest’ultima e l’America creando, quando non una vera e propria frattura, un enorme distacco col resto del mondo; distacco che, al di fuori dell’Occidente (a cui occorreva in effetti assimilare per molti aspetti l’Australia), fu parzialmente colmato, per quanto attiene alla tecnica e all’industria, dal Giappone a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo. Lo erano, ancora, perché la ‘grammatica’ concettuale e culturale e le categorie politiche degli americani restarono pur sempre quelle che avevano inizialmente appreso dai maestri europei. Lo erano, infine, in virtù del fatto che le interrelazioni tra America ed Europa nel loro complesso crebbero con un’intensità senza paragone. L’insieme di questi elementi fu ciò che diede sostanza e significato al senso dell’appartenenza a una comune civiltà. Sicché, quando si osservi tutto ciò, l’idea di un’unità del mondo occidentale costituito dall’Europa e dall’America acquista non solo legittimità, ma anche una vera e propria intrinseca necessità e insostituibilità.

Sennonché occorre del pari notare che questa idea di unità si è accompagnata a un’idea di segno affatto diverso sviluppatasi e cresciuta nel seno della società americana, divenuta assai presto prevalente e preservatasi ininterrottamente. Essa parte dai Padri fondatori e giunge (limito qui il discorso al termine ad quem della mia indagine) fino al secondo Roosevelt. Il suo nucleo forte fu la convinzione di una superiorità etica, politica e civile del Nuovo Mondo su quello Vecchio, tale da voler indurre ad erigere una barriera, che per molti riguardi si desiderava invalicabile, volta a impedire la diffusione negli Stati Uniti di quelli che nel linguaggio corrente della grande maggioranza degli scrittori politici e dei leader americani erano definiti i ‘mali’, i ‘vizi’, i ‘veleni’ di un’Europa profondamente corrotta e fornitrice di deprecabili esempi. Questi mali erano la politica di potenza dei grandi Stati e le loro pretese di dominio; le guerre incessanti tra di essi; la negazione o, quanto meno, la limitazione della libertà religiosa, politica e civile con le conseguenti pratiche persecutorie o discriminatorie; l’esistenza di rigide e spesso invalicabili differenze che dividevano e al limite opponevano individui, gruppi, classi sociali; la scarsa o nulla mobilità sociale che condannava la stragrande maggioranza dei meno fortunati a restare per tutta la vita chiusi nelle gabbie in cui erano nati; gli odi di classe; la propensione tanto dei ricchi e potenti che si sentivano minacciati quanto dei poveri che si consideravano ingiustamente diseredati a usare la violenza, gli uni per difendere e mantenere i propri privilegi e gli altri per attaccare e distruggere questi stessi privilegi; le forme di governo che esponevano la gran parte dell’Europa a frequenti rivolgimenti in senso reazionario o rivoluzionario per la mancanza di istituzioni capaci di rappresentare e guidare il corpo sociale in un processo ordinato; le false ideologie che legittimavano la totale diseguaglianza oppure diffondevano il mito di un’assoluta, utopistica eguaglianza. Tali i grandi mali che l’Europa presentò agli occhi degli americani a partire dal tramonto degli antichi regimi, dal fallimento della rivoluzione francese degenerata nel dispotismo dei giacobini e di Napoleone e sfociata nella Restaurazione, per arrivare all’imperialismo, al messianismo rivoluzionario e alla dittatura dei bolscevichi, ai regimi totalitari sovietico, fascista e nazista, alle due guerre mondiali che suonarono come annuncio della catastrofe finale del Vecchio Mondo, iscritta nella sua proterva pretesa di continuare e dare persino nuova vita all’ambizione, le cui origini risalivano alla planetaria espansione europea agli inizi dell’evo moderno, di costituire il centro del mondo.

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