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Italiano bene comune

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Novità 2020 - Italiano Grammatica

ITALIANO BENE COMUNE

Grammatica per la cittadinanza linguistica




Presentazione

virgolette aperteConoscere i meccanismi di una lingua non significa saperla usare bene. Su questo non c’è dubbio e ne siamo consapevoli. Tuttavia chi adopererà questo libro di grammatica potrà constatare che nulla manca di quanto tradizionalmente viene detto in una Grammatica a proposito dei meccanismi che costituiscono la nostra lingua, l’italiano. Potremmo dire che c’è tutto quel che occorre sapere sulla lingua italiana intesa come insieme di componenti strutturali. C’è un edificio, ne riconosciamo il telaio fondamentale (i suoni, le lettere, la pronuncia e la grafia), i piani che lo innalzano, composti di parti con diverse funzioni, dai mattoni agli infissi fino agli arredi (gli articoli, i nomi, i verbi, ecc.), e infine gli impianti che permettono all’edificio di vivere, illuminandolo, riscaldandolo, rendendolo percorribile e abitabile (i sintagmi, le frasi, i periodi, i testi).

Questi meccanismi sono descritti e analizzati con dettaglio, perché conoscerli permette di avere un’idea più chiara dell’ambiente speciale che abitiamo. È speciale perché, mentre noi lo abitiamo, lui ci abita, in quanto la lingua è espressione del pensiero e il pensiero riusciamo ad articolarlo proprio grazie alla lingua. In questo senso possiamo dire che l’italiano è un bene comune. È come l’acqua, il verde, l’arte ma anche il gioco, il dialogo, il divertimento: qualcosa che ci rispecchia, ci identifica, ci eleva; ed è anche una speciale palestra in cui alleniamo la nostra voce e sagomiamo la nostra impronta nel mondo: parlato, scritto (su carta o digitato), studiato, imparato, l’italiano apre le porte alla cittadinanza. Ai giovani, pieni di desideri e affamati di futuro, vogliamo trasmettere l’idea che solo attraverso la padronanza della lingua si può esprimere pienamente il proprio essere individuale: forgiando i pensieri in modo articolato ed efficace; dando voce ad aspirazioni, bisogni, propositi, decisioni che gli altri possano intendere e con cui possano confrontarsi liberamente; facendosi ascoltare e interpretando il pensiero altrui, perché tutti – chi ascolta e chi parla, chi legge e chi scrive – fanno parte della stessa società. 

Per questi motivi, riteniamo di aver introdotto alcune utili novità didattiche, funzionali sia alla migliore descrizione dei meccanismi della grammatica, sia alla definizione di percorsi più ampi, che diano senso alla grammatica delle norme e delle regole nel quadro della crescita delle conoscenze del giovane inteso come studente, persona e futuro cittadino.

I Percorsi di Cittadinanza linguistica partono dalla considerazione che sia necessario guardare alla lingua come a un territorio ricco di possibilità formative, civili, culturali, antropologiche. Ci siamo avvicinati all’italiano come se fosse, per le risorse sconosciute che contiene, una specie di isola del tesoro, una “lingua straniera” sia per i giovani nati altrove che mantengono forti radici nella lingua della propria regione d’origine, sia per i nativi italiani. Per tutti è importante scoprire come e perché le risorse della lingua, e della nostra in particolare, la rendono un’arma, cioè, fuori di metafora, un insieme di congegni e di usi concreti che permettono all’individuo di farsi persona e cittadino, di prendere coscienza di sé, dei propri diritti e doveri. Se non si impara a maneggiare la lingua ci si condanna a essere politicamente e socialmente marginali, se non proprio vittime dell’altrui capacità di manipolare la realtà.

«Ogni parola in meno oggi è un calcio in culo in più domani» diceva don Lorenzo Milani ai suoi giovani allievi della scuola di Barbiana. E secondo il grande linguista Tullio De Mauro, conoscere le circa settemila parole che formano il vocabolario di base della nostra lingua permette di sopravvivere senza troppe difficoltà nelle interazioni quotidiane (lavoro, scuola, pranzo, cena, cinema, palestra, ecc.). Ma può essere sufficiente questo? Noi pensiamo di no: pertanto i numerosi esercizi di questa Grammatica mirano all’arricchimento del lessico di base e alla formazione di un più vasto “lessico adulto”, perché l’impoverimento lessicale ha un riflesso immediato in una comunicazione imprecisa, zoppicante, poco argomentata.

Arricchire il lessico di uno studente è fondamentale ma decisivo è l’uso che del lessico si fa all’interno di un contesto più ampio, come una frase semplice o complessa, un testo o discorso. Bisogna essere “padroni dei nostri sentimenti e pensieri”, affermava il presidente della Repubblica Sandro Pertini, e sostenere le nostre idee per tentare di realizzare i nostri progetti: le parole ben scelte e orchestrate preparano una realtà più vivibile. La citazione di Sandro Pertini, che non a caso abbiamo messo in apertura della Sintassi, ci porta al secondo punto caratterizzante questa Grammatica: le schede e gli esercizi Le parole della Costituzione. La Costituzione italiana è un esempio di uso avveduto, chiaro, sintetico, preciso, lineare della lingua italiana, insomma di un uso civile della nostra lingua. Per questo abbiamo deciso che l’attività grammaticale di riflessione ed esercizio si applicasse anche al testo fondativo della cittadinanza nello Stato italiano.

Il terzo elemento innovativo è la rubrica Si dice o non si dice (dipende). La nostra lingua oggi è finalmente lingua viva in bocca a tutti gli italiani e vivissima perfino nello scritto (anche grazie alla scrittura digitale su dispositivi mobili e in Internet). C’è però un prezzo da pagare: ai dubbi tradizionali se ne aggiungono molti altri, in parte inediti, che riflettono l’accorciamento delle distanze tra lingua parlata e lingua scritta. Con i nostri  “si dice o non si dice”, abbiamo dato risposte certe e definitive quando era chiaro l’errore; altre volte, anche attraverso un sintetico sistema di icone, abbiamo indicato come tra “giusto” e “sbagliato” vi siano spesso gradazioni di accettabilità e adeguatezza: guai a interpretare la lingua come un monumento intoccabile.

Nostra ambizione è di riuscire a trasmettere una visione complessiva e aperta della lingua, per cui la grammatica non rappresenta solo un codice, ma è il riflesso attivo della nostra cultura e della nostra partecipazione alla realtà sociale. Se ci saremo riusciti anche in piccolissima parte, ci riterremo soddisfatti.virgolette chiuse

Silverio Novelli, Tommaso Marani, Roberto Tartaglione








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