Un libro che mi ha cambiato la vita | Piero Martin

Kurt Tucholsky, Il castello di Gripsholm

Il 21 giugno inizia l’estate, con gli abiti leggeri, la scuola chiusa, gli amori, la birra serale in città che sa comunque di vacanze. Ma è anche la data dalla quale le giornate iniziano ad accorciarsi, quando la notte torna a erodere la luce del giorno.

Ho incontrato questa tensione ne Il castello di Gripsholm di Kurt Tucholsky. «Una piccola storia estiva», la definisce. Una fiaba per adulti che si dipana per quattro settimane – a cavallo tra giugno e luglio – lungo le rive del lago svedese di Mälaren. Una storia apparentemente leggera, una trama di cieli blu e corpi nudi sull’erba che si asciugano al sole dopo il bagno nel lago, di amori, amicizie e sesso poco convenzionale, del bene che vince sul male. Che si inserisce però su un ordito melanconico, specchio dell’autore. Kurt Tucholslky scrive il libro nel 1931, quando ormai gli era palese verso quale baratro stesse sprofondando la sua Germania. Morirà suicida nel 1935, dopo aver visto i suoi libri bruciati in piazza dai nazisti.

Ho letto Il castello di Gripsholm in un’età nella quale le fiabe si sono dimenticate, e mi ha fatto riscoprire il valore della leggerezza, quanto può aiutarci essere capaci di raccontare e vivere «piccole storie estive» anche nei nostri momenti più bui. E quanto la vita e le persone possano essere sorprendenti.

Piero Martin, professore ordinario di Fisica sperimentale all’Università di Padova. Il suo ultimo libro con Laterza è Questo è quanto. La fisica quantistica in cinque idee (2025).