Un libro che mi ha cambiato la vita | Federico Taddei

Bernard Malamud, Il migliore

La mia carriera universitaria si trovava in un punto morto, nel momento in cui mi sono imbattuto nel romanzo Il migliore di Bernard Malamud.

La mia laurea doveva rappresentare il riscatto verso chi non credeva che potessi riuscirci. Ciò pesava in me come un macigno, sentivo una pressione così forte che, complice anche una grande delusione d’amore, mi ha schiacciato.

A quel punto un forte malessere dentro di me si è manifestato. All’età di 20 anni non provavo più nulla, sapevo cosa era l’amore ma ero incapace di provarlo. Ho continuato a trascinarmi tra lezioni e libri, pensando che tutto questo non aveva senso, inchiodato dal terrore del vuoto in cui sarei caduto se mi fossi liberato da quella situazione.

È stato in questo momento che ho incontrato Roy, una ex promessa del baseball alle prese con la sua seconda chance. Ancora oggi, dopo vent’anni, è impresso dentro me il ricordo della possessione della lettura delle ultime pagine della sua storia, tra disperazione e lacrime vivevo il suo fallimento. Sentivo che mi riguardava perché come lui, scelta dopo scelta, errore dopo errore, sono scivolato nel fallimento.

In piena ebrezza liberatoria, avevo compreso che dietro al fallimento di una vita non c’era la parola fine. Alla cultura del successo in cui siamo immersi che chiede sempre di performare, di essere i migliori, ho rinunciato. Grazie a Roy ho capito che dietro la sconfitta più rovinosa si celava la mia storia, l’unica che ho e che per questo va vissuta fino in fondo.

Accettando la sconfitta ho abbandonato l’ossessione di fallire e ho ricominciato a vivere.

Federico Taddei, fabbro