George Orwell, 1984
Nessun libro, con l’eccezione del Vangelo, ha determinato la direzione della mia vita, però alcuni l’hanno aiutata a trovare le parole per esprimersi e questo è quasi come cambiare.
Vale l’opinione di Cesare Pavese (Il mestiere di vivere. Diario 1935-1950) secondo cui “leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma; ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere spunti dietro di noi”.
Fra i titoli che mi hanno aiutato ad esprimermi, sono debitore al 1984 di George Orwell, che si occupa della libertà. Orwell affida la difesa della mia libertà alla conoscenza della storia e indica nell’ignoranza della storia il primo passo verso la mia schiavitù: “chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato”. Lo intuivo, forse tutti lo intuiamo, ma occorreva visualizzarlo: la libertà dipende dalla conoscenza del male accaduto e dalla memoria dei colpevoli che occorre isolare. Anche quando il colpevole sono io.
Alberto Riccadonna, direttore del settimanale “La Voce e Il Tempo” di Torino