Un libro che mi ha cambiato la vita | Marco Baliani

Herman Melville, Moby Dick

L’isola di Quiqueg, Rokovoko, non è segnata su nessuna mappa, i luoghi veri non lo sono mai

Se fossi di stirpe nobiliare sullo stemma posto a frontespizio del mio castello ci sarebbe questa scritta e più sotto l’immagine di una nave in mezzo alla bufera. Quella nave è il Pequod in eterna caccia della bianca balena Moby Dick. Ma non aspirando a nessuna appartenenza nobiliare, quella frase resta comunque come il cartiglio ideale della mia esistenza.

Moby Dick, questo libro oceanico, mi ha insegnato fin da ragazzo che la Verità ha poco o niente a che fare con la Realtà, e mi ha permesso di sostituire la forza dell’immaginazione alla rendicontazione del vivere.

Quiqueg è stato il mio eroe e mentore per passare dall’infanzia alla adolescenza, poi è arrivato Achab a sostituirlo durante gli anni caldi dei ‘70, con quelle sue frasi arringanti che mi parevano tolte dal libretto rosso di Mao. Invecchiando ho poi compreso che io ero Ismaele, quello che resta a raccontare le vite degli altri.

Moby Dick ha segnato tutti i crocicchi della mia esistenza, è grazie a quelle pagine che ho conosciuto la mia compagna di vita nelle aule vocianti di Architettura, e in seguito ad un altro fatale incontro mi ha aiutato a comprendere che il sogno di Achab era destinato all’autodistruzione.

Nel mio giardino di borgata romana un giorno seppellii i miei più amati soldatini indiani, si chiamavano Quiqueg, Deggu, Tasthego, i selvaggi ramponieri del Pequod.

Quel giorno finiva la mia infanzia e mi imbarcavo anche io per salpare via da lì.

Marco Baliani, attore e autore