Anna Foa tra i vincitori del Premiolino 2026

Il Premiolino 2026 annuncia i vincitori della sua 66ª edizione
Giornalismo d’inchiesta, racconto del presente, cultura e qualità
dell’informazione al centro del più antico riconoscimento italiano dedicato alla stampa

La giuria de Il Premiolino, riunitasi presso la Bicocca degli Arcimboldi di Milano, ha designato i vincitori della 66ª edizione del più antico e autorevole premio giornalistico italiano. Sostenuto da Pirelli, Il Premiolino rappresenta uno dei principali riconoscimenti dedicati all’informazione nel nostro Paese, premiando ogni anno personalità che si distinguono per rigore professionale, qualità della scrittura, indipendenza, capacità di interpretare la complessità del presente e impegno civile.

I vincitori della 66ª edizione del Premiolino sono Anna Foa («La Stampa»), Viviana Mazza («Corriere della Sera»), Gabriella Colarusso («la Repubblica»), Stefano Feltri («Revolution», Rai Radio 3), Floriana Bulfon (giornalista freelance, collabora con varie testate e con la Rai) e Sacha Biazzo («Report», Rai 3). La giuria ha assegnato inoltre il Premio Pirelli per la Scuola 2026 a Rai Scuola, rappresentata da Fabrizio Zappi, Direttore della Direzione Cultura ed Educational Rai, e da Lorenzo Ottolenghi, responsabile dell’unità Educational della Direzione Cultura ed Educational Rai.

Qui il comunicato stampa

Un libro che mi ha cambiato la vita | Viktoria Avram

Ameya Gabriella Canovi, Dentro di me c’è un posto bellissimo. Imparare a volersi bene affinché l’amore accada

I libri mi hanno insegnato a sognare e poi ho iniziato a volare. Il primo libro che ho letto è Dentro di me c’è un posto bellissimo. Imparare a volersi bene affinché l’amore accada di Ameya Gabriella Canovi e da allora non ho più smesso di leggere.

Viktoria Avram, studente al liceo “San Benedetto” di Conversano

Un libro che mi ha cambiato la vita | Gloria Munari

Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche

Avevo quattordici anni quando ho letto per la prima volta Le notti bianche di Dostoevskij.

Per me era un periodo un po’ difficile, non sapevo ancora bene cosa volevo dalla vita, e l’ansia dominava la maggior parte delle mie scelte.

Fin da bambina sono sempre stata una persona molto insicura.

E si sa, per natura l’uomo ha difficoltà ad essere sé stesso. Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo cambiato piccole parti di noi per piacere agli altri. È normale.

Ma io ero arrivata ad un punto in cui avevo cambiato così tanti dettagli e stratificato così tanto la mia persona che non capivo più chi ero. Ero rimasta imprigionata nello stesso bozzolo che mi ero creata.

Perché la percezione che avevo di me stessa dipendeva da quel che pensavano gli altri, e questo mi rendeva incredibilmente fragile. Incredibilmente vuota, anche.

Perché non esiste persona più vuota ed infelice di una che non ha il coraggio di amare senza vergogna sé stessa e la vita.

E dopo aver letto la fine di questo libro, ho capito una cosa.

Io non voglio finire come il sognatore.

Non voglio essere dimenticata, sola, ingrigita dalla vecchiaia e consapevole di aver buttato tante occasioni, e di non essermi, così, concessa di vivere veramente.

Leggere Le notti bianche mi ha infuso una disperata voglia di vivere. Mi ha indotto a desiderare di essere unica, e non un manichino che è “perfettamente educato e piacevole”.

Ho capito che non devo vivere per gli altri, ma per me.

Leggere Le notti bianche mi ha svoltato la vita facendomi vedere chi non volessi essere.

Una perdente che spreca la sua esistenza in una caccia frenetica ad un ideale fantasma.

Gloria Munari, studente di scuola superiore

 

Un libro che mi ha cambiato la vita | Angela Sirressi

Carlo Collodi, Pinocchio

Un libro che ha cambiato la mia vita di insegnante (oggi dirigente scolastico) è Pinocchio, una fiaba sempre attuale. Che va riletta anche nell’epoca dell’intelligenza artificiale, che moltiplica in maniera esponenziale il rischio di ridurci tutti a “burattini” nelle mani di volontà altrui e trasformati in “asini”, bestie da lavoro, meccanismi di un sistema produttivo consumistico cieco, che non devono né pensare e né parlare.

Sarebbe stato il destino di Pinocchio se non ci fossero stati l’amore e la saggezza di suo padre, Mastro Geppetto, disposto a donare la propria vita per la salvezza del figlio, ma anche la grazia e la forza della Fata Turchina, le due facce dell’educatore/educatrice che accompagna il minore, Pinocchio, nel suo percorso di crescita, sin dall’antichità pieno di pericoli, prove di iniziazione, antagonisti, ma anche aiutanti e si spera, salvezza, che non è mai del singolo ragazzo o famiglia ma riguarda l’intera comunità e quindi il Paese.

Angela Sirressi, dirigente scolastico dell’Istituto “Pietro Sette” di Santeramo in Colle

 

Un libro che mi ha cambiato la vita | Elena Intelligente

Franz Kafka, Lettera al padre

Spesso mi sopravvaluto, mi capita di credere di essere l’unica capace di soffrire in un certo modo, ridere in un certo modo, amare, sognare, che nessun altro possieda il mio gusto musicale, le mie conoscenze del cinema, o della fotografia. Per questo amo i libri, amo la loro capacità di prendermi i piedi e tirarmi giù per terra togliendomi la testa dalle nuvole.

Lettera a un padre in particolare ha cambiato completamente il rapporto con mio papà e di conseguenza la mia vita. Kafka nella sua lettera confessa rimorsi, dolori e rabbia, tanta rabbia repressa non sfogata che lo tormenta e non gli concede di perdonare ed essere liberato da un rancore ingombrante, un sottofondo costante in tutte le cose che vive. Io non voglio essere così. Spesso, molto spesso, mio papà non lo sopporto, sempre polemico, ogni cosa che faccio non va bene, sempre a lamentarsi. E spesso, molto spesso, il risultato sono scontri, spesso verbalmente violenti, che terminano in lacrime, urla e porte sbattute, senza considerare gli infiniti sensi di colpa che seguono.

Kafka provava una simile rabbia, quello che mi ha spaventata però e che io come lui possa portarmela dietro crescendo. Non voglio arrivare a trentasei anni e pensare ancora ai torti subiti da lui a sette, otto anni. Voglio crescere imparando dai nostri litigi nella speranza che ci si possa comprendere l’un l’altra e migliorarsi.

Elena Intelligente, studente al Liceo “Parini” di Milano

Un libro che mi ha cambiato la vita | Piero Martin

Kurt Tucholsky, Il castello di Gripsholm

Il 21 giugno inizia l’estate, con gli abiti leggeri, la scuola chiusa, gli amori, la birra serale in città che sa comunque di vacanze. Ma è anche la data dalla quale le giornate iniziano ad accorciarsi, quando la notte torna a erodere la luce del giorno.

Ho incontrato questa tensione ne Il castello di Gripsholm di Kurt Tucholsky. «Una piccola storia estiva», la definisce. Una fiaba per adulti che si dipana per quattro settimane – a cavallo tra giugno e luglio – lungo le rive del lago svedese di Mälaren. Una storia apparentemente leggera, una trama di cieli blu e corpi nudi sull’erba che si asciugano al sole dopo il bagno nel lago, di amori, amicizie e sesso poco convenzionale, del bene che vince sul male. Che si inserisce però su un ordito melanconico, specchio dell’autore. Kurt Tucholslky scrive il libro nel 1931, quando ormai gli era palese verso quale baratro stesse sprofondando la sua Germania. Morirà suicida nel 1935, dopo aver visto i suoi libri bruciati in piazza dai nazisti.

Ho letto Il castello di Gripsholm in un’età nella quale le fiabe si sono dimenticate, e mi ha fatto riscoprire il valore della leggerezza, quanto può aiutarci essere capaci di raccontare e vivere «piccole storie estive» anche nei nostri momenti più bui. E quanto la vita e le persone possano essere sorprendenti.

Piero Martin, professore ordinario di Fisica sperimentale all’Università di Padova. Il suo ultimo libro con Laterza è Questo è quanto. La fisica quantistica in cinque idee (2025).

Un libro che mi ha cambiato la vita | Maria Teresa Gatto

Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta

Ho letto Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia appena finita la seconda media. Non ricordo come mi arrivò quel libro, ma credo di averlo letto in tre giorni, rapita.

In quelle pagine riconoscevo le descrizioni del paese, gli abitanti, la piazza, la caserma dei Carabinieri di fronte alla quale io stessa abitavo. Avrei potuto cambiare i nomi e sostituirli con persone reali che vedevo, che conoscevo. Era la mia realtà. C’erano i mafiosi. Ma c’era anche lo Stato, quello sano, che si contrapponeva, con dignità, con superiorità morale.

Dopo quello, ho letto tutti i libri di Sciascia e anche qualche saggio per poter scrivere la tesina da portare agli esami di maturità classica. Perciò mi sono documentata sul fenomeno della criminalità organizzata, le cause, le ragioni storiche, il contesto sociale e soprattutto le connivenze politiche.

Non posso affermare che quel libro mi abbia cambiato la vita. Non ho seguito le orme del capitano Bellodi, né quelle dei tanti magistrati che gli assomigliano. Ma di certo è stato per me l’inizio di un percorso di formazione. Ho svolto studi giuridici e quando spiego ai miei studenti i fondamenti del diritto, della Costituzione, della giustizia provo convinzione e passione autentiche e immutate che forse devo anche a quella lontana lettura estiva.

Maria Teresa Gatto, docente in un Istituto di Istruzione Superiore di Torino

Un libro che mi ha cambiato la vita | Ada Caracuta

Carlo Ghidelli, Pregare con la Divina Commedia

Pregare con la Divina Commedia di Carlo Ghidelli non è stato per me soltanto un libro: è stato un incontro che ha cambiato il modo di guardare la vita, il dolore e persino me stessa.

Mi ha insegnato che la preghiera non è fatta solo di parole perfette, ma anche di silenzi, dubbi, cadute e desiderio di rialzarsi.

C’è un momento in cui la vita rompe gli argini della teoria e la “selva oscura” smette di essere una metafora letteraria per diventare la tua stanza, il tuo silenzio, il tuo isolamento.

Nel momento particolarmente doloroso della mia esistenza, quando il senso di smarrimento era così profondo da togliermi il respiro e la motivazione per andare avanti, ho preso in mano Pregare con la Divina Commedia di Carlo Ghidelli, ricevuto in dono da un mio alunno. Non l’ho letto con l’occhio del critico che cerca una nuova nota a piè di pagina. L’ho letto come un mendicante. E quel libro mi ha salvato la vita.

Il libro ha operato in me una rivoluzione copernicana: ha preso Dante dalla cattedra e lo ha calato dentro di me. Mi ha ricordato che il poema dantesco nasce anzitutto come itinerarium animae, come viaggio dell’uomo verso la verità e verso Dio. Ghidelli mi ha costretto a fare l’unica cosa che, da studiosa, non avevo mai fatto davvero: tacere e lasciarmi curare.

Questo libro non ha solo salvato me come persona; ha salvato e rinnovato il mio modo di insegnare. Oggi, quando entro in classe e apro la Divina Commedia, i miei studenti vedono una docente diversa, che è tornata da quel viaggio per dimostrare come quelle parole sono vive e hanno il potere reale, drammatico e meraviglioso di salvare la vita quando tutto intorno crolla. Grazie a questo libro sono tornata a guardare il cielo e, finalmente, «a riveder le stelle».

Ada Caracuta, docente di lettere in un liceo scientifico

Un libro che mi ha cambiato la vita | Federico Taddei

Bernard Malamud, Il migliore

La mia carriera universitaria si trovava in un punto morto, nel momento in cui mi sono imbattuto nel romanzo Il migliore di Bernard Malamud.

La mia laurea doveva rappresentare il riscatto verso chi non credeva che potessi riuscirci. Ciò pesava in me come un macigno, sentivo una pressione così forte che, complice anche una grande delusione d’amore, mi ha schiacciato.

A quel punto un forte malessere dentro di me si è manifestato. All’età di 20 anni non provavo più nulla, sapevo cosa era l’amore ma ero incapace di provarlo. Ho continuato a trascinarmi tra lezioni e libri, pensando che tutto questo non aveva senso, inchiodato dal terrore del vuoto in cui sarei caduto se mi fossi liberato da quella situazione.

È stato in questo momento che ho incontrato Roy, una ex promessa del baseball alle prese con la sua seconda chance. Ancora oggi, dopo vent’anni, è impresso dentro me il ricordo della possessione della lettura delle ultime pagine della sua storia, tra disperazione e lacrime vivevo il suo fallimento. Sentivo che mi riguardava perché come lui, scelta dopo scelta, errore dopo errore, sono scivolato nel fallimento.

In piena ebrezza liberatoria, avevo compreso che dietro al fallimento di una vita non c’era la parola fine. Alla cultura del successo in cui siamo immersi che chiede sempre di performare, di essere i migliori, ho rinunciato. Grazie a Roy ho capito che dietro la sconfitta più rovinosa si celava la mia storia, l’unica che ho e che per questo va vissuta fino in fondo.

Accettando la sconfitta ho abbandonato l’ossessione di fallire e ho ricominciato a vivere.

Federico Taddei, fabbro

Un libro che mi ha cambiato la vita | Alberto Riccadonna

George Orwell, 1984

Nessun libro, con l’eccezione del Vangelo, ha determinato la direzione della mia vita, però alcuni l’hanno aiutata a trovare le parole per esprimersi e questo è quasi come cambiare.

Vale l’opinione di Cesare Pavese (Il mestiere di vivere. Diario 1935-1950) secondo cui “leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma; ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere spunti dietro di noi”.

Fra i titoli che mi hanno aiutato ad esprimermi, sono debitore al 1984 di George Orwell, che si occupa della libertà. Orwell affida la difesa della mia libertà alla conoscenza della storia e indica nell’ignoranza della storia il primo passo verso la mia schiavitù: “chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato”.  Lo intuivo, forse tutti lo intuiamo, ma occorreva visualizzarlo: la libertà dipende dalla conoscenza del male accaduto e dalla memoria dei colpevoli che occorre isolare. Anche quando il colpevole sono io.

Alberto Riccadonna, direttore del settimanale “La Voce e Il Tempo” di Torino