Un libro che mi ha cambiato la vita | Franca Cavagnoli

Mark Twain, Le avventure di Huckleberry Finn

Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain non mi ha cambiato la vita: mi ha iniziato alla vita. È stato il libro fondamentale della mia infanzia. Ad avvincermi non erano le avventure di Huck bensì il suo rapporto con Jim, lo schiavo nero: questo romanzo è un fermo atto d’accusa contro lo schiavismo.

Il suo viaggio sulla zattera lungo il Mississippi Huck lo fa con lo schiavo nero verso due idee diverse di libertà: Huck perché non vuole più essere rimandato a scuola, Jim perché la sera prima ha sentito che l’indomani all’asta venderanno lui a monte del fiume e la sua famiglia a valle, quindi scappa perché non vuole essere separato dalla famiglia.

Da bambina sono rimasta molto turbata da questa famiglia che veniva smembrata da chi aveva potere sulla loro vita. E crescendo ho compreso che ritornavo sempre lì: nel mio lavoro di traduttrice mi sono avvicinata alla letteratura africana e poi afroamericana e ho cominciato a tradurla (Toni Morrison e Jamaica Kincaid), e la questione del colonialismo è finita anche nel mio romanzo d’esordio, incentrato su una delle pagine più cupe del colonialismo italiano, ossia l’uso dei gas tossici in Etiopia nel 1935 (Una pioggia bruciante, Feltrinelli).

Franca Cavagnoli, traduttrice

Pianeta Terra Festival 2026

 

PIANETA TERRA FESTIVAL 2026
Annunciato il tema della quinta edizione del festival
diretto da Stefano Mancuso | Forme di intelligenza

A Lucca, da giovedì 8 a domenica 11 ottobre 2026

www.pianetaterrafestival.it

L’intelligenza non è mai neutra: orienta scelte, modelli di sviluppo e visioni del futuro. Intesa come relazione tra individuo, comunità e ambiente, l’intelligenza sarà al centro del dibattito del Pianeta Terra Festival 2026, che esplorerà le sue molteplici forme e il loro impatto sul nostro modo di vivere, lavorare e immaginare il domani

Tra gli ospiti: Paolo Benanti, Antonio Bicchi, Paola Bonfante, Sergio Della Sala, Daniela Perani, Telmo Pievani, Giorgio Vallortigara, Raffaella Rumiati e molti altri

È stato annunciato il tema della quinta edizione di Pianeta Terra Festival: “Forme di intelligenza”. Il festival è diretto da Stefano Mancuso, ideato e organizzato da Editori Laterza e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Da giovedì 8 a domenica 11 ottobre 2026, Pianeta Terra Festival ritorna nei luoghi più suggestivi della città: la Chiesa di San Francesco, Palazzo Ducale, l’Orto Botanico, Auditorium del Suffragio, Libreria Civica Agorà.

Ospiti nazionali e internazionali saranno protagonisti di confronti diretti, lectio, incontri, interviste, spettacoli. Oltre 90 eventi in quattro giorni da trascorrere insieme a biologi, zoologi, ecologi, neuroscienziati, fisici, informatici, ingegneri, filosofi, economisti, esperti di geopolitica, scrittori, giornalisti e artisti. Con loro si rifletterà sulle diverse forme di intelligenza, dalla natura ai sistemi artificiali.

Afferma Stefano Mancuso: “Le intelligenze naturali emergono da processi biologici evolutivi; come tali sono coscienti, provano emozioni e hanno piena comprensione dei contesti, apprendono dall’esperienza diretta e possiedono intenzionalità autonoma. Le intelligenze artificiali sono sistemi computazionali progettati dall’uomo, basati su algoritmi e dati. Eccellono in compiti anche molto difficili, ma mancano di vera comprensione, autoconsapevolezza e capacità di generalizzazione spontanea. L’intelligenza naturale è adattiva, creativa e radicata nell’esperienza corporea; quella artificiale è specializzata, deterministica e dipendente dalla programmazione umana. Insomma, sono cose molto differenti. Ridurre la complessità del reale, significa tradirne la natura. Comprimerla in una previsione o in una formula, pretendere di semplificarla è esattamente l’obiettivo della tecnocrazia”.

Dichiara Giuseppe Laterza: “Chiedersi cos’è l’intelligenza significa, in ultimo, chiedersi cosa voglia dire essere umani. Intelligenza vuol dire capacità di operare a favore della convivenza, di stabilire anche limiti alla forza e all’accaparramento di risorse, diversamente da come sembrano suggerire diversi leader della scena internazionale. Pianeta Terra Festival ci ha abituati a comprendere come le dinamiche sane siano ben visibili dall’esempio offerto dalla natura. Sta a noi, ora più che mai, esercitare la nostra intelligenza in questa direzione. L’intelligenza artificiale, nuovo e potente protagonista del nostro tempo, offre e offrirà delle opportunità che dobbiamo saper cogliere senza però mai distrarci e vigilare sui rischi che può comportare. Su tutto questo getteranno luce i confronti tra i migliori specialisti chiamati a raccolta in questa quinta edizione di Pianeta Terra”.

“Pianeta Terra Festival — dichiara il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Massimo Marsili — “giunge alla quinta edizione con l’intatta capacità di toccare i nodi nevralgici del nostro tempo, segnato da trasformazioni profonde e accelerate — dalle crisi climatiche alle tensioni geopolitiche, dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale alle sfide poste dall’infodemia e dalla crescente complessità delle nostre società —. L’edizione 2026 del Festival dedica la propria riflessione alle molteplici forme dell’intelligenza. Dopo aver in precedenza indagato la sostenibilità della transizione, la rete della vita e l’instabilità dei sistemi, il Festival propone un’esplorazione delle diverse capacità di apprendere, adattarsi, cooperare e innovare, che emergono negli esseri umani, negli altri viventi e nei sistemi tecnologici. Anche l’intelligenza artificiale, una delle innovazioni più dirompenti del nostro tempo, sarà analizzata nelle sue potenzialità, nei suoi limiti e nelle sue implicazioni etiche, socioeconomiche e culturali. La Fondazione Cassa di Risparmio ringrazia tutti i soggetti coinvolti e in particolare il mondo istituzionale, produttivo e culturale del territorio che di anno in anno conferma la validità della formula apportando risorse e soprattutto contenuti”.

Il titolo di questa quinta edizione sarà ‘Forme di intelligenza’. Che cosa intendiamo con intelligenza? Rispondere non è facile perché l’intelligenza si manifesta in molte forme: biologiche e artificiali, individuali e collettive, cognitive, emotive, creative e strategiche. Per lungo tempo l’abbiamo identificata con una facoltà individuale e centrata sulla razionalità logico-matematica. Oggi, alla luce delle trasformazioni scientifiche e tecnologiche, questa definizione appare parziale. Stefano Mancuso ci ha abituati a vederla nelle piante. Il mondo vegetale, infatti, attraverso sofisticati sistemi di comunicazione chimica e risposta agli stimoli ambientali, manifesta forme di intelligenza capaci di ottimizzare risorse, difendersi, colonizzare nuovi spazi. Anche gli animali dimostrano sorprendenti forme di intelligenza rivelate dalla biologia evolutiva e dall’etologia: capacità di pianificazione, cooperazione, uso di strumenti, strategie di adattamento. L’ecologia, inoltre, ci suggerisce come l’intelligenza, visibile nelle reti di interdipendenza che sostengono la vita, possa essere una proprietà dei sistemi, non solo degli individui. Ma l’intelligenza strategica non è solo una prerogativa della natura. Nelle organizzazioni umane, essa si esprime nella capacità di leggere contesti, anticipare scenari, prendere decisioni in condizioni di incertezza. Dal canto loro, le neuroscienze indagano i meccanismi cerebrali dell’apprendimento, della memoria e della coscienza, mostrando come il pensiero emerga dall’interazione tra reti neurali, corpo e ambiente. Appare evidente che l’intelligenza non è un blocco unico e compatto, ma un insieme di processi distribuiti, dinamici, incarnati.

Parallelamente, l’informatica e l’ingegneria stanno ridefinendo il concetto stesso di intelligenza attraverso lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale capaci di apprendere dai dati, riconoscere pattern, generare linguaggio e immagini, supportare decisioni complesse. E accanto a tali prospettive, non può non aprirsi uno spazio di riflessione filosofica, etica e politica. L’intelligenza non è mai neutra: è situata, orientata da valori, inscritta in contesti sociali ed economici. Oggi le tecnologie intelligenti ridefiniscono il lavoro, l’educazione, la produzione culturale; trasformano le relazioni, la creatività, l’accesso alla conoscenza. Chi progetta questi sistemi? Con quali criteri? Chi ne beneficia e chi ne resta escluso?

Durante i giorni del festival si approfondiranno questi temi mostrando come le diverse forme dell’intelligenza plasmino il nostro modo di vivere, lavorare e immaginare il futuro. Esplorarne le forme significa ripensare i confini, riconoscere interdipendenze e costruire una cultura dell’intelligenza capace di integrare sapere, responsabilità e immaginazione.

Pianeta Terra Festival è progettato e organizzato dagli Editori Laterza e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. La Città di Lucca è partner istituzionale dell’evento. La Scuola IMT Alti Studi di Lucca è partner accademico. La manifestazione è resa possibile anche dalla compartecipazione della Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest / The Lands of Giacomo Puccini e Confindustria Toscana Nord. Hanno conferito il loro patrocinio la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, la Regione Toscana e la Provincia di Lucca, l’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio, l’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Il Festival si avvale della collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna, l’Ufficio Scolastico Territoriale di Lucca e Massa Carrara e la Fondazione Campus. Hanno confermato la loro partecipazione al progetto: A11 Venture, l’Arcidiocesi di Lucca, l’Associazione Musicale Lucchese, l’Associazione Talea, la Biblioteca civica Agorà, l’Associazione Teatro di Verzura, la Fondazione Giuseppe Pera, Green Cross Italia, il Conservatorio di Musica “Luigi Boccherini”, il Lucca Film Festival, Lucense, l’Orto Botanico di Lucca e Photolux Festival.

Un ringraziamento particolare va al partner Banco BPM e al main sponsor Sofidel.

Ad oggi si conferma, inoltre, l’importante sostegno di: Green Utility, RetiAmbiente, Toscotec, Alternative Capital Partners, EIIS – European Institute of Innovation for Sustainability, Unicoop, Redfish Capital Partners.

Giorgio Tesi Group si occuperà, come di consueto, degli allestimenti verdi degli spazi del Festival.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Sara Baroni

Naja Marie Aidt, Esercizi al buio

Uno dei libri che più ha tracciato una traiettoria nella mia vita è Esercizi al buio di Naja Marie Aidt. Mi è stato regalato dalla mia migliore amica in un momento particolare della mia storia personale ed è anche questo ad averlo reso speciale (sarà che sono un po’ fatalista).

Il libro racconta di una donna di mezza età che, una volta a settimana, incontra un terapista per attenuare un disturbo legato ad un evento traumatico da lei vissuto. Il suo dolore, che sembra essere la sua unica chiave di lettura, è attenuato da piccoli eventi quotidiani che la sollevano.

È stato importante perché mi ha restituito la capacità di stare dentro le cose che faccio con gioia, senza farmi annullare dalla bolla di oscurità e dolore che ognuno di noi ha.

Sara Baroni, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma

Un libro che mi ha cambiato la vita | Diego Acqui

Lev Tolstoj, La morte di Ivan Il’ič

L’ho letto per la prima volta circa un mese fa. L’aspetto che più mi ha colpito è l’epilogo del libro: il momento della conversione di Ivan Il’ič. Egli, morendo, riuscì a guardare con occhi diversi suo figlio e sua moglie; finora li aveva visti soltanto come oggetto e strumenti del suo ego, della sua irreprensibile vita alto-borghese, legata a stereotipi ai quali, in forma quasi idolatrica, aveva votato tutta la sua vita. Adesso, mentre sta morendo, li vede quali esseri umani, capaci come lui di provare sentimenti, e di loro ha compassione; si avvede come la sua vita sia stata una continua finzione, riscopre la realtà di un essere-in-relazione, e pensa che il modo migliore di alleviare le loro sofferenze sia quello di farla finita. Da tale pensiero trae la forza di sconfiggere il terrore della morte, e muore nel conforto di una luce che lo abbraccia e lo rasserena.

Questo libro per me, giunto ormai sulla soglia del settimo decennio, è suonato come una sorta di monito: “Non cedere, Diego, nel restante ventennio che (forse) ti resta, ai falsi idoli che il mondo ti offre! Essi, nel momento in cui li invochi, ti tradiscono!” Da qui ad una riscoperta di Dio il passo è stato breve; alla Sua luce ora mi sento più vicino!

Diego Acqui, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma

Un libro che mi ha cambiato la vita | Alessia Amante

Fred Uhlman, L’amico ritrovato

Il libro che mi ha cambiato la vita è L’amico ritrovato di F. Uhlman. È uno dei primi libri che ho letto; o meglio, che mi hanno letto. Ero in quinta elementare e avevo appena nove anni quando la maestra Natalia iniziò a leggere ad alta voce in classe un capitolo a settimana di quella triste storia sull’Olocausto.

Potrà sembrare assurdo ai più l’idea che una maestra legga un testo così intenso a dei bambini, ma quella pratica ci abituò alla lettura non silenziosa – quella originaria e primitiva – e ci immerse in un mondo che stavamo studiando sui libri, ovattato però dalla storia di un’amicizia senza tempo. Ci educò così al ricordo, alla memoria, alla consapevolezza del passato.

Appena ebbi conseguito la licenza elementare, la maestra Natalia volle farmi dono della sua personale copia del libro. Oggi, esattamente vent’anni dopo, posso affermare che fu quasi un passaggio di testimone.

I sussurri provenienti dal passato hanno continuato a ronzarmi nelle orecchie e a orientare le mie scelte di vita. La curiosità per ciò che fu, sempre viva in me, mi ha portato a iscrivermi a Lettere classiche e a conseguire un dottorato in Storiografia latina. Sono diventata un’insegnante, proprio come la maestra Natalia, e racconto storie dal mondo antico facendo divulgazione.

Forse è proprio questo il potere dei libri letti al momento giusto: continuano a parlarci per tutta la vita, finché non diventiamo, a nostra volta, voce per qualcun altro.

Alessia Amante, dottore di ricerca in Letteratura latina

Un libro che mi ha cambiato la vita | Qian Zhang

William Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate

Dovevo essere ancora nei primi anni delle elementari in Cina. Abitavamo allora nel paese dei miei nonni, sospeso tra una città moderna di milioni di abitanti e una campagna quasi disabitata. Un giorno uscii da scuola — anzi, ne scappai — stanca della disciplina che vi regnava, e amareggiata dalle prese in giro pubbliche dei miei due cugini, che bersagliavano il mio corpo prosperoso e la mia intelligenza. Così corsi, corsi senza fermarmi, finché non raggiunsi la grande casa dei nonni.

Mi nascosi nella stanza meravigliosa di mio zio, dove c’erano la sua chitarra, gli occhiali da sole, le creme magiche per i capelli, il profumo e soprattutto, soprattutto una libreria. Quella volta, sfogliando i libri riposti sugli scaffali più bassi, trovai una serie di volumi dalla copertina bianca. Su uno lessi il titolo: Sogno di una notte di mezza estate — ah, che meraviglia! — Leggevo, leggevo e continuavo a leggere, sempre più convinta: sì, questo è il mondo a cui appartengo. — Perché io non sono, non sono qui. —

Quando rialzai gli occhi, quasi incantata, mi ritrovai già sotto casa. Dal grande balcone mi osservava mio padre. Poverino, era ancora giovanissimo, ma già direttore dell’unico ospedale pubblico del paese; sentiva spesso il bisogno di affermare la propria autorità anche tra le mura domestiche, talvolta con improvvisi scatti d’ira. Ma quella volta, incontrare il suo sguardo severo non mi mise a disagio. — Perché io non sono, non sono qui. —

La strada dove sorgeva la casa dei miei nonni fu trasformata, anni dopo, in una via commerciale, e quei libri bianchi non li vidi mai più. In seguito ebbi anch’io la mia collezione shakespeariana, ma non osai mai leggere un’altra traduzione di quel Sogno. Temevo di distruggere il mondo che avevo costruito allora, quell’otherland a cui ero destinata, come a una promessa.

Quattro anni fa assistetti a una messinscena contemporanea del Sogno di una notte di mezza estate al Teatro Carignano, e per la prima volta, le parole che mi vennero furono: ah, io, anch’io, sono qui.

Così va il mondo.

Qian Zhang, dottoranda presso l’Università di Torino

Un libro che mi ha cambiato la vita | Marco Baliani

Herman Melville, Moby Dick

L’isola di Quiqueg, Rokovoko, non è segnata su nessuna mappa, i luoghi veri non lo sono mai

Se fossi di stirpe nobiliare sullo stemma posto a frontespizio del mio castello ci sarebbe questa scritta e più sotto l’immagine di una nave in mezzo alla bufera. Quella nave è il Pequod in eterna caccia della bianca balena Moby Dick. Ma non aspirando a nessuna appartenenza nobiliare, quella frase resta comunque come il cartiglio ideale della mia esistenza.

Moby Dick, questo libro oceanico, mi ha insegnato fin da ragazzo che la Verità ha poco o niente a che fare con la Realtà, e mi ha permesso di sostituire la forza dell’immaginazione alla rendicontazione del vivere.

Quiqueg è stato il mio eroe e mentore per passare dall’infanzia alla adolescenza, poi è arrivato Achab a sostituirlo durante gli anni caldi dei ‘70, con quelle sue frasi arringanti che mi parevano tolte dal libretto rosso di Mao. Invecchiando ho poi compreso che io ero Ismaele, quello che resta a raccontare le vite degli altri.

Moby Dick ha segnato tutti i crocicchi della mia esistenza, è grazie a quelle pagine che ho conosciuto la mia compagna di vita nelle aule vocianti di Architettura, e in seguito ad un altro fatale incontro mi ha aiutato a comprendere che il sogno di Achab era destinato all’autodistruzione.

Nel mio giardino di borgata romana un giorno seppellii i miei più amati soldatini indiani, si chiamavano Quiqueg, Deggu, Tasthego, i selvaggi ramponieri del Pequod.

Quel giorno finiva la mia infanzia e mi imbarcavo anche io per salpare via da lì.

Marco Baliani, attore e autore

Un libro che mi ha cambiato la vita | Riccardo Perissich

Thomas Mann, La montagna incantata

Chi come è me è nato nel mezzo della tragedia del secolo scorso, ha radici nel mondo mediterraneo e in quello germanico e rifugge dalle distinzioni manichee fra buoni e cattivi, non può non domandarsi cosa nella società europea abbia potuto condurre a una delle più grandi produzioni scientifiche e filosofiche, ma anche al più grande orrore.

Il bildungsroman di Mann mi ha aiutato a pormi le domande, a tentare le risposte e anche a concludere che alcune resteranno sospese. Le prime domande riguardano il rapporto con la malattia e la morte. Poi c’è la progressiva la ricerca dell’amore, ma soprattutto del senso della vita. Fino alle ultime drammatiche pagine.

Hans Castorp abbandona il Berghof e scende “laggiù” per raggiungere l’orrore. Salutandolo, Settembrini gli augura di sopravvivere, ma allo stesso tempo ammette per sé stesso, per Hans e anche per me, i limiti del suo illuminismo. Alla fine, troviamo Hans che corre con il suo fucile disperatamente nel fango, presumibilmente verso la morte e cantando le prime strofe di Der Lindenbaum; una splendida canzone d’amore di Schubert che rappresenta un tema nel senso wagneriano di tutto il romanzo. Una conclusione che sublima il precedente passaggio durante la tempesta che lo aveva colto da solo e in cui, fra oniriche immagini diaboliche e sereni paesaggi mediterranei gli era apparsa la verità. Un insegnamento che ho poi accolto anch’io: L’uomo non deve, in nome della bontà e dell’amore, concedere alla morte nessun dominio sui propri pensieri”.

Riccardo Perissich, ex DG Commissione Europea, senior fellow LEAP LUISS

Un libro che mi ha cambiato la vita | Flora Agostini

Isaac Asimov e Robert Silverberg, Notturno

Un libro che ha segnato la mia vita è Notturno di Isaac Asimov e Robert Silverberg.

Snobbavo la fantascienza, pensavo fosse un genere prevedibile, fatto di robot e navicelle spaziali. Mio zio allora mi ha messo in mano Notturno e mi ha sorpreso: niente di tutto questo era presente nel libro. Solo un pianeta costantemente illuminato da sei soli e una civiltà, convinta di sapere tutto, che impazzisce quando arriva il buio, la vastità della notte.

Quel buio mi ha fatto dubitare delle mie certezze. Avevo quattordici anni e tutti a casa davano per scontato che avrei fatto il liceo classico. Sapevo che non faceva per me, ma non capivo come mai. Notturno mi ha fatto capire che ero un po’ come i personaggi di Kalgash: ero convinta di avere già tutte le risposte perché non avevo ancora approfondito chi volessi essere.

Alla fine ho scelto le scienze umane. Volevo capire perché l’ignoto ci terrorizza e perché giudichiamo gli altri senza conoscerli realmente e ho pensato che materie come sociologia, antropologia e psicologia mi avrebbero potuto interessare e stimolare a riflessioni più profonde, è stato così.

Notturno mi ha insegnato che la verità ha mille sfumature e non basta soffermarsi all’apparenza. È più comodo restare chiusi nelle proprie convinzioni, ma questo non ci permette di crescere e avere un vero confronto con gli altri.

Oggi la fantascienza è un genere che mi appassiona molto, e anche se studio linguistica in magistrale grazie a questo libro ho capito quali sono i miei interessi, e che la sociologia e la comunicazione sono strettamente connesse.

Flora Agostini, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma

Un libro che mi ha cambiato la vita | Claudio

Edoardo Nesi, Fughe da fermo

Sono sempre stato un lettore “onnivoro”, interessato a diversi generi. A seconda del momento, dello stato d’animo e anche della casualità, mi sono avvicinato ad un libro piuttosto che ad un altro. Curiosamente, ho più volte constatato che talvolta sono i libri a sceglierti: in uno scaffale, in libreria, ti capita davanti la costola di un libro che non conosci ma attira la tua attenzione perché, dal titolo o dalla seconda di copertina, ti accorgi che tratta proprio l’argomento che ha generato quei pensieri che affollano la tua mente. Una coincidenza, una sorta di telepatia letteraria.

Ci sono libri che ho apprezzato in modo particolare e ho letto più volte. Li ho riletti in momenti diversi della mia vita e, ogni volta, mi hanno stimolato differenti riflessioni. Puntualmente, a seconda del periodo venivano sollecitate particolari corde emotive. Mai le stesse. È il potere magico della letteratura. Circa venticinque anni fa, mentre ero in partenza per un viaggio, mio fratello mi ha dato un libro da leggere. Così, per caso, ho scoperto un autore molto interessante. L’infatuazione è stata immediata e non si è mai esaurita. In seguito ho letto tutti i suoi libri, alcuni dei quali li ho anche riletti: ne apprezzo molto lo stile, la prosa, la capacità di scrittura che gli consente di fare quello che gli pare con le parole e con la punteggiatura. Mi piace definirlo uno “slalomista” della penna. E i contenuti sono potenti. Si tratta del Premio Strega, più volte finalista, Edoardo Nesi: toscano come me e mio coetaneo, abbiamo addirittura frequentato lo stesso liceo a Firenze. Sarà una considerazione banale, ma parliamo la stessa lingua e sento le cose che narra come se fossero parte della vita mia.

Un libro che ritengo fondamentale e che, in qualche modo mi ha cambiato la vita, è la sua opera prima, Fughe da fermo. Un vero spartiacque tra un prima e un dopo: dopo averlo letto ho spostato lo sguardo sulle cose. Mi ha emozionato ed illuminato. Leggere Fughe da fermo è stato un viaggio dentro le mie paure, le mie fragilità, le mie tensioni e le mie emozioni. Ho trovato le mie parole cominciando dalle sue, anche se devo ancora imparare molto.

C’è tanto di me in questo libro. Un punto di partenza e un punto di riferimento che mi ha fatto sentire meno solo, come parte di una tribù. Un gruppo eterogeneo di persone che reagiscono, sintonizzati sulla cultura bassa della quotidianità. Ogni membro di questa tribù di persone destinate “alla sensibilità”, certamente si è ritrovato tra le pagine di Fughe da fermo, se si sono cercate.

Claudio, detenuto in un carcere italiano