Un libro che mi ha cambiato la vita | Marta Pellizzi

Lev Tolstoj, La morte di Ivan Il’ič

La morte di Ivan Il’ič di Lev Tolstoj è il libro che mi ha cambiato la vita. Dieci anni fa, in uno dei periodi più difficili della mia esistenza, mi imbattei in questo breve romanzo e non riuscii più a lasciarlo. Lo divorai in poche ore. È un testo che colpisce come un pugno allo stomaco, una di quelle opere che non si dimenticano facilmente e che sembrava scritta per me. La storia di Ivan Il’ič, un uomo apparentemente di successo che conduce una vita borghese fatta di convenzioni e carriera, mi ha toccata nel profondo. Solo di fronte alla malattia e alla morte imminente, Ivan si rende conto di quanto la sua esistenza sia stata vuota, ipocrita e priva di autentico significato.

Il grande insegnamento che ho tratto da questo libro è che la vita è una e una sola. Le futilità non hanno peso di fronte alla morte. Tolstoj descrive con una maestria incredibile il tema angosciante della fine, senza sconti e senza retorica, e proprio questa cruda onestà mi ha aiutato a esorcizzare la mia paura più grande: la morte, la mia morte. Di fronte alle sofferenze fisiche e morali di Ivan, mi sono ritrovata a riflettere sulla mia vita e su come alla morte io sia andata tanto vicina. Mi sono chiesta più volte: sto vivendo davvero?

Marta Pellizzi, dipendente Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

Un libro che mi ha cambiato la vita | Diana Paradiso

George Orwell, 1984

Mi chiamo Diana e frequento l’Università del Restauro. Spesso trascorriamo ore ed ore concentrate (siamo tutte donne) su pezzi secolari, che richiedono puliture o ripristini meticolosi, lentissimi, e che impegnano un tempo infinito. Non mi ricordo di chi sia stata tra di noi all’inizio l’idea, ma è diventata una possibilità, per cui, a volte, decidiamo di ascoltare degli audiolibri (come sottofondo del laboratorio) che scegliamo noi stesse.

Ecco, ci sono: 1984 di George Orwell. Ovviamente ne avevo sentito parlare, ma davvero altra cosa è ascoltare le parole, sentire un racconto “distopico” che negli anni sembra aver anticipato il futuro, che è il mio presente.

Angosciante.

Apro gli occhi e leggo la mia realtà, a cui sono assuefatta, in maniera diversa.

Mi sento una vittima predestinata, il mio/nostro disinteresse per la politica (la condizione è comune anche tra la maggior parte dei miei coetanei), il mio/nostro modo di “non vivere”, il mio/nostro essere “eterodiretta”… Vedo troppe cose che di solito non vedo e neanche colgo e “mi gira la testa”.

Prima sensazione è il senso di angoscia.

Seconda, il rifiuto.

Terza, la gratitudine a questo autore e libro.

Mi ha cambiato la vita?

Certamente non me la lascia uguale.

Diana Paradiso, studente universitaria

Un libro che mi ha cambiato la vita | Paolo Comentale

Beppe Fenoglio, Una questione privata

Avevo 20 anni.

Una questione privata di Beppe Fenoglio mi capitò tra le mani un giorno d’estate.

La copertina bianca era senza immagini, il titolo in evidenza non mi diceva nulla ma fu un amico di mio fratello che esclamò: leggilo, è potentissimo!

E così fu, lo lessi d’un fiato. Vivevamo in un tempo attraversato da forti ideologie, eravamo abituati a vedere la realtà con colori netti, o bianco o nero, non esistevano sfumature.

Quel libro cambiò tutto entrando nella mia vita con la forza di un pugno. La storia è semplice: un perfetto triangolo amoroso dove c’è la forza dell’amicizia, il senso del dovere, il mistero dell’amore.

Ma c’è specialmente la Resistenza, descritta proprio com’era, serbata limpida dopo tanti anni con tutta intatta la sua forza morale.

Sono tornato periodicamente a leggerlo cercando le risposte alle tante domande che la vita man mano mi poneva. Quando sono nati i miei figli, rileggendo le disperate parole che il protagonista rivolge alla donna amata, temendo di perderla, ho capito una cosa importante: non siamo nulla se non siamo amati.

Paolo Comentale, burattinaio

 

Un libro che mi ha cambiato la vita | Michele Cicala

Fëdor Dostoevskij, L’idiota

Ricordo perfettamente quel giorno: il cielo si era tinto di una cinerea, greve coltre e le nuvole di albi fiocchi ammantavano il suolo; l’aria, pungente per il suo gelo, era quasi tagliente. Insomma, un dì particolarmente difforme dalle consuete giornate nel meridione d’Italia. Ebbene, nonostante il meteo non fosse nunzio di quiete, quantomeno le mura scolastiche fungevano da schermo contro quella buia mattinata; fu allora che la docente di inglese, in modo inatteso, si presentò in classe con un libro tra le mani e, leggendone le prime righe, riuscì a sottrarre la mia mente da quella uggiosa realtà. Il libro era L’idiota di Dostoevskij.

Finita la lezione, dunque, decisi di andare ad acquistare il testo, ancora ignaro di ciò che mi avrebbe atteso. Fin dall’inizio, le cupe e grigie descrizioni dei paesaggi della Russia avevano catturato la mia attenzione, ma fu il principe Myskin che mi fece innamorare del romanzo. Mai, prima d’allora, riuscii a imbattermi in un personaggio tanto affine al mio animo: da tempo, ormai, covavo in me il bisogno di veder prendere forma quel desiderio di genuina innocenza che, tacito e latente, albergava nel mio cuore. E, dunque, prima che potessi fare conoscenza del «principe», le mie azioni e il mio pensare erano guidati sotto il giogo della dedizione all’altrui giudizio; tutto ciò cui il mio spirito anelava veniva soffocato, non trovando riscontro alcuno nei miei coetanei. Ma ecco, allora, che, proprio nel momento di maggior necessità, questo romanzo si palesò dinnanzi a me, risollevandomi finalmente da quel peso che era riuscito a schiacciarmi fino a ridurmi a una figura bidimensionale.

Fu grazie al principe Myskin che compresi il senso dell’innocenza e della genuina gentilezza; compresi che la vera bontà prosegue oltre la folta coltre di perfidia e ostilità di cui l’uomo, spesso volontariamente o talvolta persino inavvertitamente, si riveste. Riuscii a trovare ne L’idiota l’esempio dal quale scaturì in me la forza di apprezzare la bellezza andando oltre ciò che è soltanto apparenza e di scorgere, nei dettagli, la beltà del quotidiano vivere: «Che importanza possono avere la mia afflizione e la mia sventura se ho la forza di essere felice? Sapete, io non capisco come si possa passare accanto a un albero e non essere felici per il solo fatto di vederlo! Oppure, parlare con una persona e non essere felici per il semplice fatto di amarla!»

Insomma, fu grazie a quest’opera di Dostoevskij che riuscii ad aprire il cuore all’umanità ma, prima ancora, a me stesso; e sarò a lui per sempre grato per aver acceso in me, in quel periodo, un lume di speranza che non credevo più di possedere.

Michele Cicala, studente al Liceo “Cagnazzi” di Altamura

Un libro che mi ha cambiato la vita | Vincenzo Camporini

Thomas Childers, Le ali del mattino

Per un aviatore le vicende dell’epopea del volo hanno un fascino forse non condiviso dalla massa dei lettori, ma quando queste vicende riguardano la vita di uomini e donne, l’interesse può ampliarsi.

Nel 1995 un amico mi regalò The Wings of Morning di T. Childers, storiografo, che narra dell’ultimo bombardiere americano abbattuto in Germania alla fine della guerra. Childers a casa della madre trovò le lettere che lo zio, marconista di quel B24 Liberator, aveva scritto durante il suo addestramento e il suo schieramento in Gran Bretagna, da cui partivano le ondate di bombardieri americani. Stimolato da quella lettura, Childers contattò le famiglie degli altri membri dell’equipaggio e ne ricostruì le vicende, con il rigore dello storico e la partecipazione di chi parlava di un membro di famiglia. Ne uscì un’opera che mi colpì.

Mia moglie Silvana era una lettrice compulsiva e mi avrebbe fatto piacere farglielo leggere; purtroppo non parlava inglese e allora le dissi: “Te lo traduco!”. Ci misi un anno e mezzo (i traduttori informatici erano ancora agli albori) e un pomeriggio, tornando a casa, la trovai sul divano, con quei fogli in mano e le lacrime agli occhi: “È troppo commovente!”, mi disse.

Qualche anno dopo il libro venne pubblicato in traduzione italiana con il titolo Le ali del mattino.

Decisamente un libro che ha significato qualcosa nella mia vita.

Vincenzo Camporini, già capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e della Difesa

Un libro che mi ha cambiato la vita | Franca Cavagnoli

Mark Twain, Le avventure di Huckleberry Finn

Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain non mi ha cambiato la vita: mi ha iniziato alla vita. È stato il libro fondamentale della mia infanzia. Ad avvincermi non erano le avventure di Huck bensì il suo rapporto con Jim, lo schiavo nero: questo romanzo è un fermo atto d’accusa contro lo schiavismo.

Il suo viaggio sulla zattera lungo il Mississippi Huck lo fa con lo schiavo nero verso due idee diverse di libertà: Huck perché non vuole più essere rimandato a scuola, Jim perché la sera prima ha sentito che l’indomani all’asta venderanno lui a monte del fiume e la sua famiglia a valle, quindi scappa perché non vuole essere separato dalla famiglia.

Da bambina sono rimasta molto turbata da questa famiglia che veniva smembrata da chi aveva potere sulla loro vita. E crescendo ho compreso che ritornavo sempre lì: nel mio lavoro di traduttrice mi sono avvicinata alla letteratura africana e poi afroamericana e ho cominciato a tradurla (Toni Morrison e Jamaica Kincaid), e la questione del colonialismo è finita anche nel mio romanzo d’esordio, incentrato su una delle pagine più cupe del colonialismo italiano, ossia l’uso dei gas tossici in Etiopia nel 1935 (Una pioggia bruciante, Feltrinelli).

Franca Cavagnoli, traduttrice

Pianeta Terra Festival 2026

 

PIANETA TERRA FESTIVAL 2026
Annunciato il tema della quinta edizione del festival
diretto da Stefano Mancuso | Forme di intelligenza

A Lucca, da giovedì 8 a domenica 11 ottobre 2026

www.pianetaterrafestival.it

L’intelligenza non è mai neutra: orienta scelte, modelli di sviluppo e visioni del futuro. Intesa come relazione tra individuo, comunità e ambiente, l’intelligenza sarà al centro del dibattito del Pianeta Terra Festival 2026, che esplorerà le sue molteplici forme e il loro impatto sul nostro modo di vivere, lavorare e immaginare il domani

Tra gli ospiti: Paolo Benanti, Antonio Bicchi, Paola Bonfante, Sergio Della Sala, Daniela Perani, Telmo Pievani, Giorgio Vallortigara, Raffaella Rumiati e molti altri

È stato annunciato il tema della quinta edizione di Pianeta Terra Festival: “Forme di intelligenza”. Il festival è diretto da Stefano Mancuso, ideato e organizzato da Editori Laterza e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Da giovedì 8 a domenica 11 ottobre 2026, Pianeta Terra Festival ritorna nei luoghi più suggestivi della città: la Chiesa di San Francesco, Palazzo Ducale, l’Orto Botanico, Auditorium del Suffragio, Libreria Civica Agorà.

Ospiti nazionali e internazionali saranno protagonisti di confronti diretti, lectio, incontri, interviste, spettacoli. Oltre 90 eventi in quattro giorni da trascorrere insieme a biologi, zoologi, ecologi, neuroscienziati, fisici, informatici, ingegneri, filosofi, economisti, esperti di geopolitica, scrittori, giornalisti e artisti. Con loro si rifletterà sulle diverse forme di intelligenza, dalla natura ai sistemi artificiali.

Afferma Stefano Mancuso: “Le intelligenze naturali emergono da processi biologici evolutivi; come tali sono coscienti, provano emozioni e hanno piena comprensione dei contesti, apprendono dall’esperienza diretta e possiedono intenzionalità autonoma. Le intelligenze artificiali sono sistemi computazionali progettati dall’uomo, basati su algoritmi e dati. Eccellono in compiti anche molto difficili, ma mancano di vera comprensione, autoconsapevolezza e capacità di generalizzazione spontanea. L’intelligenza naturale è adattiva, creativa e radicata nell’esperienza corporea; quella artificiale è specializzata, deterministica e dipendente dalla programmazione umana. Insomma, sono cose molto differenti. Ridurre la complessità del reale, significa tradirne la natura. Comprimerla in una previsione o in una formula, pretendere di semplificarla è esattamente l’obiettivo della tecnocrazia”.

Dichiara Giuseppe Laterza: “Chiedersi cos’è l’intelligenza significa, in ultimo, chiedersi cosa voglia dire essere umani. Intelligenza vuol dire capacità di operare a favore della convivenza, di stabilire anche limiti alla forza e all’accaparramento di risorse, diversamente da come sembrano suggerire diversi leader della scena internazionale. Pianeta Terra Festival ci ha abituati a comprendere come le dinamiche sane siano ben visibili dall’esempio offerto dalla natura. Sta a noi, ora più che mai, esercitare la nostra intelligenza in questa direzione. L’intelligenza artificiale, nuovo e potente protagonista del nostro tempo, offre e offrirà delle opportunità che dobbiamo saper cogliere senza però mai distrarci e vigilare sui rischi che può comportare. Su tutto questo getteranno luce i confronti tra i migliori specialisti chiamati a raccolta in questa quinta edizione di Pianeta Terra”.

“Pianeta Terra Festival — dichiara il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Massimo Marsili — “giunge alla quinta edizione con l’intatta capacità di toccare i nodi nevralgici del nostro tempo, segnato da trasformazioni profonde e accelerate — dalle crisi climatiche alle tensioni geopolitiche, dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale alle sfide poste dall’infodemia e dalla crescente complessità delle nostre società —. L’edizione 2026 del Festival dedica la propria riflessione alle molteplici forme dell’intelligenza. Dopo aver in precedenza indagato la sostenibilità della transizione, la rete della vita e l’instabilità dei sistemi, il Festival propone un’esplorazione delle diverse capacità di apprendere, adattarsi, cooperare e innovare, che emergono negli esseri umani, negli altri viventi e nei sistemi tecnologici. Anche l’intelligenza artificiale, una delle innovazioni più dirompenti del nostro tempo, sarà analizzata nelle sue potenzialità, nei suoi limiti e nelle sue implicazioni etiche, socioeconomiche e culturali. La Fondazione Cassa di Risparmio ringrazia tutti i soggetti coinvolti e in particolare il mondo istituzionale, produttivo e culturale del territorio che di anno in anno conferma la validità della formula apportando risorse e soprattutto contenuti”.

Il titolo di questa quinta edizione sarà ‘Forme di intelligenza’. Che cosa intendiamo con intelligenza? Rispondere non è facile perché l’intelligenza si manifesta in molte forme: biologiche e artificiali, individuali e collettive, cognitive, emotive, creative e strategiche. Per lungo tempo l’abbiamo identificata con una facoltà individuale e centrata sulla razionalità logico-matematica. Oggi, alla luce delle trasformazioni scientifiche e tecnologiche, questa definizione appare parziale. Stefano Mancuso ci ha abituati a vederla nelle piante. Il mondo vegetale, infatti, attraverso sofisticati sistemi di comunicazione chimica e risposta agli stimoli ambientali, manifesta forme di intelligenza capaci di ottimizzare risorse, difendersi, colonizzare nuovi spazi. Anche gli animali dimostrano sorprendenti forme di intelligenza rivelate dalla biologia evolutiva e dall’etologia: capacità di pianificazione, cooperazione, uso di strumenti, strategie di adattamento. L’ecologia, inoltre, ci suggerisce come l’intelligenza, visibile nelle reti di interdipendenza che sostengono la vita, possa essere una proprietà dei sistemi, non solo degli individui. Ma l’intelligenza strategica non è solo una prerogativa della natura. Nelle organizzazioni umane, essa si esprime nella capacità di leggere contesti, anticipare scenari, prendere decisioni in condizioni di incertezza. Dal canto loro, le neuroscienze indagano i meccanismi cerebrali dell’apprendimento, della memoria e della coscienza, mostrando come il pensiero emerga dall’interazione tra reti neurali, corpo e ambiente. Appare evidente che l’intelligenza non è un blocco unico e compatto, ma un insieme di processi distribuiti, dinamici, incarnati.

Parallelamente, l’informatica e l’ingegneria stanno ridefinendo il concetto stesso di intelligenza attraverso lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale capaci di apprendere dai dati, riconoscere pattern, generare linguaggio e immagini, supportare decisioni complesse. E accanto a tali prospettive, non può non aprirsi uno spazio di riflessione filosofica, etica e politica. L’intelligenza non è mai neutra: è situata, orientata da valori, inscritta in contesti sociali ed economici. Oggi le tecnologie intelligenti ridefiniscono il lavoro, l’educazione, la produzione culturale; trasformano le relazioni, la creatività, l’accesso alla conoscenza. Chi progetta questi sistemi? Con quali criteri? Chi ne beneficia e chi ne resta escluso?

Durante i giorni del festival si approfondiranno questi temi mostrando come le diverse forme dell’intelligenza plasmino il nostro modo di vivere, lavorare e immaginare il futuro. Esplorarne le forme significa ripensare i confini, riconoscere interdipendenze e costruire una cultura dell’intelligenza capace di integrare sapere, responsabilità e immaginazione.

Pianeta Terra Festival è progettato e organizzato dagli Editori Laterza e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. La Città di Lucca è partner istituzionale dell’evento. La Scuola IMT Alti Studi di Lucca è partner accademico. La manifestazione è resa possibile anche dalla compartecipazione della Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest / The Lands of Giacomo Puccini e Confindustria Toscana Nord. Hanno conferito il loro patrocinio la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, la Regione Toscana e la Provincia di Lucca, l’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio, l’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Il Festival si avvale della collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna, l’Ufficio Scolastico Territoriale di Lucca e Massa Carrara e la Fondazione Campus. Hanno confermato la loro partecipazione al progetto: A11 Venture, l’Arcidiocesi di Lucca, l’Associazione Musicale Lucchese, l’Associazione Talea, la Biblioteca civica Agorà, l’Associazione Teatro di Verzura, la Fondazione Giuseppe Pera, Green Cross Italia, il Conservatorio di Musica “Luigi Boccherini”, il Lucca Film Festival, Lucense, l’Orto Botanico di Lucca e Photolux Festival.

Un ringraziamento particolare va al partner Banco BPM e al main sponsor Sofidel.

Ad oggi si conferma, inoltre, l’importante sostegno di: Green Utility, RetiAmbiente, Toscotec, Alternative Capital Partners, EIIS – European Institute of Innovation for Sustainability, Unicoop, Redfish Capital Partners.

Giorgio Tesi Group si occuperà, come di consueto, degli allestimenti verdi degli spazi del Festival.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Sara Baroni

Naja Marie Aidt, Esercizi al buio

Uno dei libri che più ha tracciato una traiettoria nella mia vita è Esercizi al buio di Naja Marie Aidt. Mi è stato regalato dalla mia migliore amica in un momento particolare della mia storia personale ed è anche questo ad averlo reso speciale (sarà che sono un po’ fatalista).

Il libro racconta di una donna di mezza età che, una volta a settimana, incontra un terapista per attenuare un disturbo legato ad un evento traumatico da lei vissuto. Il suo dolore, che sembra essere la sua unica chiave di lettura, è attenuato da piccoli eventi quotidiani che la sollevano.

È stato importante perché mi ha restituito la capacità di stare dentro le cose che faccio con gioia, senza farmi annullare dalla bolla di oscurità e dolore che ognuno di noi ha.

Sara Baroni, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma

Un libro che mi ha cambiato la vita | Diego Acqui

Lev Tolstoj, La morte di Ivan Il’ič

L’ho letto per la prima volta circa un mese fa. L’aspetto che più mi ha colpito è l’epilogo del libro: il momento della conversione di Ivan Il’ič. Egli, morendo, riuscì a guardare con occhi diversi suo figlio e sua moglie; finora li aveva visti soltanto come oggetto e strumenti del suo ego, della sua irreprensibile vita alto-borghese, legata a stereotipi ai quali, in forma quasi idolatrica, aveva votato tutta la sua vita. Adesso, mentre sta morendo, li vede quali esseri umani, capaci come lui di provare sentimenti, e di loro ha compassione; si avvede come la sua vita sia stata una continua finzione, riscopre la realtà di un essere-in-relazione, e pensa che il modo migliore di alleviare le loro sofferenze sia quello di farla finita. Da tale pensiero trae la forza di sconfiggere il terrore della morte, e muore nel conforto di una luce che lo abbraccia e lo rasserena.

Questo libro per me, giunto ormai sulla soglia del settimo decennio, è suonato come una sorta di monito: “Non cedere, Diego, nel restante ventennio che (forse) ti resta, ai falsi idoli che il mondo ti offre! Essi, nel momento in cui li invochi, ti tradiscono!” Da qui ad una riscoperta di Dio il passo è stato breve; alla Sua luce ora mi sento più vicino!

Diego Acqui, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma

Un libro che mi ha cambiato la vita | Alessia Amante

Fred Uhlman, L’amico ritrovato

Il libro che mi ha cambiato la vita è L’amico ritrovato di F. Uhlman. È uno dei primi libri che ho letto; o meglio, che mi hanno letto. Ero in quinta elementare e avevo appena nove anni quando la maestra Natalia iniziò a leggere ad alta voce in classe un capitolo a settimana di quella triste storia sull’Olocausto.

Potrà sembrare assurdo ai più l’idea che una maestra legga un testo così intenso a dei bambini, ma quella pratica ci abituò alla lettura non silenziosa – quella originaria e primitiva – e ci immerse in un mondo che stavamo studiando sui libri, ovattato però dalla storia di un’amicizia senza tempo. Ci educò così al ricordo, alla memoria, alla consapevolezza del passato.

Appena ebbi conseguito la licenza elementare, la maestra Natalia volle farmi dono della sua personale copia del libro. Oggi, esattamente vent’anni dopo, posso affermare che fu quasi un passaggio di testimone.

I sussurri provenienti dal passato hanno continuato a ronzarmi nelle orecchie e a orientare le mie scelte di vita. La curiosità per ciò che fu, sempre viva in me, mi ha portato a iscrivermi a Lettere classiche e a conseguire un dottorato in Storiografia latina. Sono diventata un’insegnante, proprio come la maestra Natalia, e racconto storie dal mondo antico facendo divulgazione.

Forse è proprio questo il potere dei libri letti al momento giusto: continuano a parlarci per tutta la vita, finché non diventiamo, a nostra volta, voce per qualcun altro.

Alessia Amante, dottore di ricerca in Letteratura latina