Un libro che mi ha cambiato la vita | Anna Foa

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

Ero giovanissima, non avevo ancora vent’anni, e passavo un’estate tranquilla in montagna, in Val d’Aosta. Stavo molto sdraiata in giardino a leggere e in autunno sarebbe nato mio figlio. Mi ero portata il primo volume dell’edizione della Pléiade della Recherche, che non avevo letto, e mi ripromettevo di colmare almeno in parte quella grave lacuna nella mia educazione.

Fu così che mi imbattei nella memoria. Dico mi imbattei perché non ci avevo mai pensato prima. Anche il titolo dell’opera di Proust non mi era mai sembrato alludere alla memoria del passato, avrebbe forse dovuto, ma invece il profumo delle madeleines mi sembrò svelarmi un mondo sconosciuto. Ricordo l’ora di quel disvelamento, la controra, pesante anche a 1500 metri col sole. Ricordo il brusio degli insetti.

Dopo di allora, alla memoria continuai a girarci intorno, ora misurandola sulla storia, ora immergendomici, ora criticandola. Ma quelle pagine, allora, cambiarono forse non la mia vita, ma il mio modo di vederla, il modo in cui mi percepii dopo.

Anna Foa, storica. Il suo ultimo libro con Laterza è Mai più.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Angelica Cozzolino

Louisa May Alcott, Piccole donne

Il libro che mi ha cambiato la vita è Piccole donne di Louisa May Alcott e per un motivo molto semplice: è stato il primo libro che ho letto. Non saprei riassumerne la trama, non ricordo granché, solo forse di essermi dispiaciuta per la morte di Beth; avevo sette anni, andavo in prima elementare e questo sicuramente non è un libro adeguato a una bambina di quell’età. A sette anni, nonostante parlassi da quando avevo un anno più o meno un anno, mi mancavano le parole; la mia maestra Anna Maria, nel primo colloquio con le famiglie, disse a mia madre che il mio lessico era povero, scarno, e che c’era solo un rimedio: leggere. Ho iniziato dopo questo consiglio e non ho più smesso.

Non ho mai più riletto Piccole donne perché ho voluto mantenere puro quel ricordo, sarà per sempre solo il libro che mi ha insegnato a leggere e a fare mie le parole scritte sulle pagine. Tutt’oggi ringrazio la mia maestra, per aver visto in me del potenziale, e mia madre, per avermi accompagnato in biblioteca per la prima volta e per tutte le successive.

Angelica Cozzolino, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma

Un libro che mi ha cambiato la vita | Rachele Bauco

José Saramago, Cecità

Il libro che mi ha cambiato la vita è Cecità di José Saramago.

A mio parere un libro per entrare a far parte dei libri che ti cambiano la vita deve essere: dissacrante, distruttivo, odioso e solo alla fine ricostruttivo.

Cecità è stato questo per me: ha demistificato completamente l’illusione di una società benevola, ricordandomi quanto delle nostre “buone maniere” siano solo frutto della vergogna di esser visti; ha fatto emergere la convenzionalità di ciò che noi definiamo comportamento, cultura o legge; si è fatto odiare perché mi ha costretto ad aprire gli occhi anche quando l’unico desidero era chiuderli e mi ha turbato, perché è sconvolgente che un libro che parla di un mondo che smette di vedere ti faccia vedere così tanto.

Solo alla fine, ha ricostruito un mio modo di vedere il mondo obbligandomi a farmi delle domande: chi sarei se sapessi di non essere vista? Preferirei aprire gli occhi e vedere la verità o essere cieca di fronte a ciò che accade?

A molte domande non ho trovato risposta, ma forse a tutti capita di essere talvolta cieco tra i ciechi e altre volte sentirsi l’unico che vede veramente.

Rachele Bauco, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma

Un libro che mi ha cambiato la vita | Tommaso De Luca

Primo Levi, I sommersi e i salvati

Il libro che mi ha cambiato la vita è I sommersi e i salvati di Primo Levi. È un libro che continuo a leggere, a quarant’anni dalla prima volta, trovandovi sempre qualcosa di nuovo a giudicare anche dalle sottolineature che si moltiplicano e finiranno a breve per evidenziare ogni parola del testo; allora dovrò cominciare da capo.

Il libro è uscito nel 1986, la mia copia riporta nel risguardo una mia noticina a penna che la data 16 giugno 1987; l’11 aprile dello stesso anno Primo Levi si era tolto la vita e può darsi che io mi sia deciso a comprare il libro alla notizia clamorosa della morte dell’autore, ma mi piace pensare che le date si tengano per una ragione più segreta che non so spiegare, non ancora.

Due cose, fra le molte, voglio ricordare qui. La prima è che l’offesa non guarisce mai e la memoria del male fatto o subito continua a tormentare chi lo fa e chi lo subisce. La seconda è sulla testimonianza del male: se ne vede una parte, solo una parte e chi ha toccato il fondo, “ha visto la Gorgone, non è tornato per raccontare, o è tornato muto”.

Da questo deriva che la storia insegna eccome – e perciò tanti vogliono riscriverla – ma non trova allievi che vogliano imparare.

Tommaso De Luca, dirigente scolastico in pensione

Un libro che mi ha cambiato la vita | Lodovico Steidl

Franz Kafka, Il processo

Nel ‘63 era uscita in Italia la versione cinematografica de Il processo di Kafka diretta da Orson Welles; un cast da brividi: Anthony Perkins, Jeanne Moreau, Romy Schneider e lo stesso Orson Welles. Lo avevo visto un po’ per caso nel 1970, da poco compiuti 14 anni. Il giorno dopo ero corso a comprarmi il libro e immediatamente avevo iniziato a ossessionare mio padre perché mi portasse a Praga. In agosto la partenza verso la cortina di ferro. Arrivammo in una città ancora annichilita dal fallimento della Primavera del ‘68, senza l’ombra di un turista, con due carri armati russi in piazza San Venceslao.

Il binomio Kafka/Praga segnò la svolta: le vicende di Josef K. mi presentarono una lettura nuova del mondo: in poche settimane, all’improvviso, ero passato dai Sandokan di Salgari al baratro rappresentato dall’ineluttabilità di un destino governato da misteriosi ingranaggi, alla voragine incarnata in un dramma reso assoluto perché mancante di qualsivoglia motivazione. Con quel libro la fanciullezza era svanita per sempre.

Lodovico Steidl, consulente editoriale

Un libro che mi ha cambiato la vita | Maria Paiato

Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine

È il libro che mia fa fatto da “porta”, che mi ha permesso l’ingresso in un mondo necessario da allora per me. Quello del nutrimento che ricevo dalla lettura.

Avevo tredici anni. Lo trovai nella tabaccheria del mio paese che in quel 1974 era talmente paese che non aveva ancora le strade asfaltate.

Non ricordo perché lo presi, so però che non era stato suggerito dalla professoressa di italiano. Il perché quindi è vestito di magia e mistero proprio come il libro. Era in quegli espositori di cartoline con vedute di Occhiobello, il mio paese appunto, e stava lì da solo. Aspettava proprio me.

E ricordo che lo lessi in tre giorni febbricitante, influenzata, quindi anche lo stato fisico facilitava il viaggio nelle visioni.

Nel tempo poi i dettagli del romanzo sono spariti ma è rimasto fortissimo in me il ricordo dello stupore e dell’incanto… così forte che non ho mai voluto rileggerlo per paura di rompere il sogno.

Sì, direi proprio che mi ha cambiato la vita. Come se avesse segnato un inizio nuovo e inaspettato e forse faccio l’attrice anche per questo, per ritrovare ancora e ancora la seduzione di un tempo sospeso esterno e parallelo alla mia vita.

Maria Paiato, attrice

Un libro che mi ha cambiato la vita | Gianni Cuperlo

Lucien Febvre, L’Europa. Storia di una civiltà

Proprio la vita non saprei, ma il modo di pensare, quello sì. Un libro quell’impatto lo ha avuto, è accaduto in età discretamente matura quando ho incrociato Lucien Febvre. Siamo nel 1945. La guerra è appena archiviata con i suoi sessanta milioni di morti e nell’anno accademico 1944-1945 Febvre tiene al Collège de France un corso rivolto per intero allo “schema di un’indagine d’insieme sulla genesi dell’Europa”, lo storico, l’intellettuale, sente il compito di risalire la corrente dei secoli così da dar conto di una mattanza alla quale sarebbe dovuta seguire una risurrezione. Il risultato sono ventotto lezioni raccolte in un volume pubblicato da Donzelli nel 1999: L’Europa. Storia di una civiltà.

Aveva ragione Marc Bloch, “L’incomprensione del presente cresce fatalmente dall’ignoranza del passato”. Una pura e saggia verità da ricordare soprattutto oggi quando l’oziare nel presente sbianchetta le tracce di un nazionalismo intento a stravolgere di nuovo il delicato equilibrio di poteri scolpito un tempo da Montesquieu. Febvre mi ha fatto capire quanto l’analisi e scavo del tempo siano premessa della comprensione di uomini e pensieri, per quanto morbosi. Mi ha ammonito a non semplificare ciò che la realtà manifesta come eventi all’apparenza innocui o persino banali, a cogliere nell’involgarirsi del linguaggio il primo segno della deriva potenziale di una civiltà.

Quelle ventotto lezioni sono altrettanti sentieri da percorrere senza iattanza e pigrizia perché, come nelle gite dolomitiche alla fine del sentiero si trova spesso un rifugio, è di sani rifugi che sentiamo urgenza e bisogno. Non edifici in pietra e stube, ma anticorpi storici e di cultura in grado di scorgere e sconfiggere nuove possibili barbarie. Prima che si faccia tardi.

Gianni Cuperlo, deputato e dirigente del Partito Democratico

 

Un libro che mi ha cambiato la vita | Angelo Colella

James Joyce, Ulisse

Nel corso degli anni ho incontrato moltissimi libri che mi hanno cambiato la vita, uno tra tutti è stato Ulisse di James Joyce. In un’ispida mattinata invernale, durante le vacanze natalizie di ormai tre anni fa, mentre passeggiavo decisi di entrare in libreria per cercare qualcosa di nuovo da leggere. Subito mi imbattei in un grosso mattone dalla copertina blu, solo blu, con sopra alcun disegno. Immediatamente, leggendo qualche pagina, capii che quello non era e non sarebbe mai stato per me un libro come tutti gli altri. Portai il libro in cassa, pagai e tornai immediatamente a casa. In un mese finii di leggerlo e subito capii che il modo in cui vedevo le cose era stato sconvolto.

Joyce con Ulisse è un autore che, prima di chiunque altro, ha dato rilevanza alla vita di tutti i giorni. Bloom, il protagonista, è un uomo normale. Un uomo normale che perde e ritrova la fede nella quotidianità più e più volte, esplora l’erotismo attraverso piccole scatolette di carne in scatola, diviene Odisseo nel passeggiare per strada facendo commissioni, parafrasa Shakespeare in gesti apparentemente semplici e lo fa sempre in sacrale silenzio.

Nel libro nulla è esplicito ma tutto, in un modo o nell’altro, viene detto e questo non è solo un grande salto nella storia della letteratura tra richiami e citazioni erudite ma anche un grande esercizio di sensibilità. Chi legge l’Ulisse, chi ascolta l’Ulisse e chi vive l’Ulisse è anche chi continua a vedere nelle giornate l’immensamente grande nell’immensamente piccolo. Chi non si stanca di commuoversi di fronte a dei bambini che giocano a pallone e chi anche in questi giorni impossibili non rinuncia mai al pensare, al fantasticare e ad esplorare sé stesso e gli altri. Io devo moltissimo al capolavoro di James Joyce perché mi ha aperto gli occhi e il cuore al mondo per come è davvero e io penso che questo sia il più bel dono che un libro possa farti: la sensibilità.

Angelo Colella, studente al Liceo “Cagnazzi” di Altamura

Un libro che mi ha cambiato la vita | Federica De Paolis

Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila

Il libro che mi ha cambiato la vita è Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello. Questo romanzo non racconta soltanto ciò che accade al protagonista, Vitangelo Moscarda, ma offre una riflessione profonda sulla realtà e sull’identità personale. È stato il primo libro che mi ha portato a mettermi davvero in discussione: ho compreso che l’immagine che abbiamo di noi stessi spesso non coincide con quella che gli altri percepiscono. La realtà, infatti, è mutevole e cambia in base ai punti di vista.

Credo che ogni persona sia un personaggio della grande storia che è la vita: talvolta protagonisti, altre volte antagonisti inconsapevoli. È proprio questa imprevedibilità a rendere la vita così interessante. Questo libro ha cambiato il mio modo di osservare me stessa, il mondo e le relazioni con gli altri.

Federica De Paolis, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma

Un libro che mi ha cambiato la vita | Piero Maccarinelli

Virgilio, Eneide

Molti sono i libri importanti della mia vita e qualcuno ha avuto importanza nelle scelte fatte ma se devo pensare al libro che “mi ha cambiato la vita” penso all’Eneide nella traduzione di Mario Ramous.

Al liceo e prima ancora alle medie l’avevo letta per obbligo ma non l’avevo amata. Il mio amore andava allora soprattutto alla grande letteratura ed epica greca che avevo avuto la fortuna di conoscere grazie alla lettura in quegli anni a metà del 70 – grazie ad uno straordinario docente del liceo Arnaldo di Brescia – di Vernant, Propp, Snell e Bachofen.

Poi a metà degli anni 90 compro e leggo la traduzione di Ramous e rispolverando studi un po’ più superficiali la rileggo in molti passi anche in latino. È stata una folgorazione. La capacità di abbinare il racconto epico alla poesia più struggente, la descrizione straordinaria della fuga di Enea con Anchise ed il piccolo Iulo, l’ombra di Creusa, l’incredibile quarto libro dove giganteggia Didone con la sorella, Turno e la sua morte, Eurialo e Niso, Camilla… Tutto mi appariva immensamente poetico ed epico. E teatrale.

Ho avuto la fortuna nel 2000 ai Mercati di Traiano di poter realizzare l’allestimento in dodici sere, con la complicità di Dario del Corno, di Eneide nostra contemporanea, avendo come sfondo le sculture di Igor Mitoraj. Ho riunito un cast incentrato su Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia e Maurizio Donadoni. Ricordo che le file degli spettatori partivano dai Mercati e arrivavano fino all’Eliseo, lunga tutta via Nazionale per tutte le dodici sere. Qualche anno dopo alla Colonna Traiana ho replicato per altri dodici giorni con Iliade l’aspra contesa, che dato l’enorme successo è diventato un audiolibro molto venduto per Emons.

Avevo avuto la fortuna di conciliare i miei due amori: la lettura e la divulgazione di un autore ad un pubblico più ampio possibile con il rigore scientifico.

Piero Maccarinelli, regista teatrale