Enzo Traverso dialoga con Carlotta Sorba e Alberto Mario Banti
CONDIVIDI
Fin dall’antichità gli storici hanno scritto in terza persona. Oggi invece è nato un nuovo genere storiografico che lascia spazio alla soggettività dell’autore.
Gli storici raccontano la loro indagine e mettono in scena le emozioni che essa suscita in loro. Incontrano così i romanzieri che, sempre più attratti dal reale, costruiscono le loro narrazioni come inchieste basate su ricerche d’archivio (basti pensare ad autori come W.G. Sebald, Emmanuel Carrère, Javier Cercas o Daniel Mendelsohn).
Si può considerare questa nuova storiografia un’espressione dell’età neoliberale?