Password dimenticata?

Registrazione

Home > Catalogo > Schede > Roma medievale

Roma medievale

André Vauchez (a cura di)
Roma medievale
trad. di S. Marinetti, E. Bonasera
con ill.
Edizione: 2015
Collana: Biblioteca Storica Laterza
ISBN: 9788858119884
Argomenti: Storia medievale, Storia di città e regioni d'Italia

In breve

Nascosta come è tra i fasti delle rovine antiche e lo splendore dei palazzi rinascimentali e delle piazze e chiese barocche, la Roma medievale pare volersi sottrarre allo sguardo dell’osservatore. Eppure nei secoli che vanno da Gregorio Magno al cosiddetto esilio di Avignone dei papi, Roma conosce vicende di enorme importanza sia in campo politico-istituzionale sia a livello economico e urbanistico.
Questo libro, che vede tra i suoi autori i migliori medievisti italiani e stranieri, illustra l’alternarsi di momenti di crisi e momenti di espansione: lo sviluppo delle grandi famiglie romane che si impossesseranno del papato e lo sforzo di contenerle ad opera, per esempio, di Cola di Rienzo, la crescita demografica e urbanistica, la celebrazione del primo giubileo della storia della cristianità nel 1300 e la decadenza culminata nel trasferimento della sede pontificia ad Avignone, fino al ritorno del papato sulla sponda del Tevere e alla rinascita della città.

Leggi un brano

La difficoltà di concepire e scrivere una storia generale di Roma medievale è dovuta a ragioni diverse: la prima - che oggi è solo un ricordo, che ha lasciato comunque qualche traccia -, sta nella definizione stessa della nozione di Medioevo. Quest'ultimo è stato concepito dagli umanisti italiani del XV secolo come un intervallo oscuro, durato circa mille anni, tra due età d'oro: quella della Roma repubblicana e imperiale, con tutto il suo potere, la sua ricca cultura e la sua raffinata civiltà, e quella del Rinascimento, che tendeva a riallacciarsi allo splendore dell'Antichità attraverso la creazione di una repubblica delle lettere e delle arti che avrebbe ridato all'Italia e all'Europa quell'unità che non avevano più sul piano politico. In questa prospettiva la storia di Roma durante il Medioevo non poteva essere che il racconto di un lungo declino, interrotto tutt'al più da qualche breve tentativo di ritorno all'eredità antica, insufficiente per arginare un processo inesorabile di decadenza e di crescente allontanamento dal modello originale. Il solo merito che gli umanisti fiorentini del Quattrocento riconoscevano al Medioevo era, grazie all'indebolimento di Roma, l'aver permesso ad altre città italiane di emergere e di accrescere il loro potere, a cominciare dalla stessa Firenze che a loro avviso meritava più della città tiberina, indegna erede di un glorioso passato, di rivendicare il ruolo di città faro della romanità rinascente.Ai nostri giorni queste considerazioni non sono più di moda, ma almeno al livello del grande pubblico, permangono un certo numero di pregiudizi e stereotipi che fanno sì che la Roma medievale sia spesso oggetto di un giudizio a priori piuttosto negativo e continui ad apparire ben modesta rispetto alla Roma antica o barocca. È certamente una visione inesatta, ma confortata dallo stato attuale della città dove la maggior parte dei monumenti medievali, tranne qualche chiesa a Trastevere o sul Celio, è scomparsa o camuffata da involucri di età posteriori, confermando nei turisti o nella gente di passaggio l'idea che la Roma medievale fosse una città puramente ecclesiastica e che il solo successo che possa attribuirsi al Medioevo sia di aver trasmesso ai secoli successivi qualche riflesso impoverito della civiltà antica. In ogni caso prima del movimento, relativamente recente, della «debarocchizzazione» degli edifici di culto, si poteva attraversare la città vedendo solo costruzioni e opere d'arte risalenti all'Antichità o al Rinascimento, come se gli sforzi compiuti dalla fine del XV secolo per cancellare le tracce di quest'epoca «barbara» avessero pienamente portato i loro frutti.Dal canto loro gli storici non condividono più da tempo questi pregiudizi quando affrontano il passato medievale di Roma, ma nondimeno le difficoltà che incontrano nello studio sono altrove. La principale consiste nel distinguere tra universale e fattori locali nella storia di una città segnata dalla presenza e dall'influenza del papato. Il grande merito di Gregorovius, a prescindere da quelli che possono essere del resto i limiti e le debolezze della sua Storia della città di Roma, è stato quello di aver cercato di svincolare la storia di Roma dalla storia della Chiesa, calcando l'accento più sulla Roma comunale che su quella pontificia (che in modo quasi esclusivo aveva fino ad allora attirato l'attenzione degli storici medievisti) e sull'opposizione plurisecolare tra le due Rome che Gregorovius riteneva essere l'elemento caratteristico di quest'epoca. Possiamo affermare che, su questo piano, l'influenza della sua opera non è stata immediata. Infatti dalla fine del XIX secolo alla metà del XX secolo tutta una storiografia d'ispirazione «neoguelfa» - dalla Storia dei papi di L. von Pastor fino alla Histoire de l'Église di A. Fliche e V. Martin - ha voluto opporre l'azione riformatrice del papato, segnata soprattutto dall'XI secolo dalle prospettive universalistiche, all'agitazione confusa della popolazione romana, particolarmente dell'aristocrazia laica, spontaneamente portata a opporsi alle azioni pontificie non appena queste potevano contrariare o ledere i suoi interessi particolari. In questa prospettiva la storia della città diventava una sorta di teatro di ombre dove si affrontavano gli eroi «positivi» - gli alti dignitari della Curia romana - e i ceti laici dal profilo mal definito, che sembravano esprimersi preferibilmente attraverso la violenza e il cui unico ruolo storico era quello di ostacolare i grandiosi progetti che i papi o alcuni imperatori nutrivano allora per Roma e per la Chiesa. Ne consegue un approccio storiografico spesso moralistico, indotto a vedere negli sconfinamenti dei laici sulle prerogative del clero (L'Église au pouvoir des laïcs, «La Chiesa in mano ai laici», come recita il titolo di un celebre volume della collezione di Fliche e Martin dedicato all'epoca post-carolingia) l'origine di tutti i mali e delle crisi che l'istituzione pontificia attraversò all'epoca, dalla «pornocrazia» del X secolo, cara agli storici protestanti di fine XIX secolo, fino all'attentato di Anagni e alla cosiddetta «cattività avignonese».Contro questa deriva storiografica si richiedeva una risposta. Questa è giunta da una trentina d'anni con una serie di lavori, i cui principali risultati sono raccolti nel presente volume, che hanno profondamente rinnovato la nostra conoscenza della storia di Roma medievale. Per quanto diversi siano autori e temi, questi sono accomunati dal privilegiare l'orizzonte locale e cittadino di questa storia, così da far uscire dall'ombra gli aspetti che erano stati ingiustamente trascurati o studiati solo superficialmente: demografia, vita economica, circolazione monetaria, strutture della proprietà e forme dell'abitato, studio dei gruppi sociali e della ripartizione degli uomini nello spazio urbano, rapporti della città con la campagna circostante e la sua regione (il Lazio e, al di là, il Patrimonio di san Pietro che si trasforma nel XIII secolo in Stato pontificio), attività culturali e produzioni artistiche, ecc. Questo nuovo interesse per una storia della città svincolata, almeno al livello dei suoi presupposti ideologici, dalla storia della Chiesa e del papato, ha allargato le prospettive già aperte in questo senso da Gregorovius un secolo prima, cercando di arricchire la documentazione sulla quale lo storico tedesco si era basato.

Ricerca

Ricerca avanzata

Catalogo

Edizione:
Collana:
ISBN:
Argomenti:

copia il codice seguente e incollalo nel tuo blog o sito web:

torna su