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Roma del Rinascimento

Antonio Pinelli (a cura di)
Roma del Rinascimento
con ill.
Edizione: 2007
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842083696
Argomenti: Storia moderna, Storia di città e regioni d'Italia
  • Pagine 500
  • 18,00 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

Quando, nel 1420, papa Martino V poté finalmente prendere possesso del trono di Pietro, entrò in una Roma che le cronache descrivono spopolata e degradata, i maggiori edifici monumentali in rovina. Con il suo pontificato prese avvio un grandioso, quanto ambiguo, processo di rinascita: rinascita dell'antico, dei programmi urbanistici e architettonici improntati al gusto del colossale, ma anche dello sfarzo e del nepotismo sfrenato. Gli eventi che sarebbero seguiti poi - il sacco vandalico del 1527, il Concilio di Trento, la vittoria di Lepanto - avrebbero segnato l'attraversamento di una nuova fase, di crisi e di riscossa. All'alba del XVII secolo la nascente Roma barocca si apprestava a riaffermare, accanto al suo indiscusso ruolo di capitale del cattolicesimo, quella capacità di irradiare in tutta Europa modelli urbanistici e culturali che almeno in parte compensava la sua decadenza progressiva.

Indice

Introduzione di Antonio Pinelli

La città e i suoi abitanti di Anna Esposito

I. LA POPOLAZIONE DI ROMA: 1. Evoluzione e composizione: il ruolo dei forestieri - 2. I pellegrini e le istituzioni d'accoglienza - 3. I romani - II. LO SPAZIO URBANO: 4. Insediamento rionale e sue caratteristiche - 5. Strade, piazze, ponti - 6. Le strutture abitative - III. L'USO DELLA CITTÀ: 7. «Topografia» delle attività lavorative - 8. La prostituzione - 9. I luoghi d'incontro e di socialità: taverne, locande e stufe - 10. Feste, devozioni e riti popolari - IV. GLI EBREI: 11. Prima del ghetto: insediamento e identità culturale - 12. Attività economiche e organizzazione comunitaria - 13. I rapporti tra cristiani ed ebrei - 14. L'istituzione del ghetto

L'economia di Luciano Palermo

1. Un sistema economico urbano rinascimentale - 2. La popolazione, l'offerta di lavoro, i consumi - 3. La terra e la rendita agraria - 4. La rendita immobiliare urbana - 5. Scambi e attività produttive tra XV e XVI secolo - 6. Il mercato finanziario tra XVI e XVII secolo

Le istituzioni e l'esercizio del potere di Stefano Andretta

1. Premessa - 2. La difficile riappropriazione papale di Roma - 3. Papi e potere cardinalizio - 4. Curia, vendita degli «uffici», congregazioni - 5. Figure della tutela ecclesiastica: il governatore e il cardinal vicario - 6. L'amministrazione della giustizia e i poteri civici

«Roma resurgens». Fervore edilizio, trasformazioni urbanistiche e realizzazioni monumentali da Martino V Colonna a Paolo V Borghese di Maria Letizia Gualandi

1. Il ritorno dei papi - 2. La renovatio Urbis - 3. «Stare a paragone con l'antico» - 4. Alle soglie di Roma barocca

Lo spettacolo del potere: i luoghi, i simboli, le feste di Chiara Savettieri

I. LUOGHI E SIMBOLI DEL POTERE: 1. Campidoglio, Vaticano, Laterano - 2. La fortezza, ovvero Castel Sant'Angelo - 3. I luoghi della villeggiatura - II. I RITI DEL POTERE: FESTE, CERIMONIE, TRIONFI: 4. Il cerimoniale papale: l'incoronazione, la possessio, il funerale - 5. La benedizione papale - 6. Le feste religiose: le processioni - 7. Le canonizzazioni - 8. Le feste politiche e dinastiche - 9. Il ruolo dei cardinali: un esempio eminente - 10. Dai trionfi della spada ai trionfi della croce

Tendenze e figure della cultura di Stefano Simoncini

1. Dallo scisma alla «renovatio» di Martino V: immagini di Roma e visioni dell'antico - 2. La «Romana libertas» di Poggio Bracciolini: il teatro della fortuna e la scena del «Bugiale» - 3. «Monumenta» cartacei e libri di pietra: Niccolò V, Giannozzo Manetti e l'edificazione di un paradigma - 4. Umanesimo e Curia: apologia e critica in Lapo da Castiglionchio e Lorenzo Valla - 5. Umanesimo in Curia: mito e storia in Alberti e Biondo - 6. Gli «elegantioli» romani e la congiura del 1468: risvolti politico-religiosi ed effetti di lungo periodo - 7. Da Niccolò V a Sisto IV: nuovi equilibri fra umanisti e papato, classicismo e cristianesimo - 8. L'egemonia riconquistata: confisca della romanità e rivalutazione del moderno - 9. L'ideologia imperiale fra ciceronianismo e platonismo: auctoritas e sincretismo - 10. Il rasoio di Lutero, la sferza di Erasmo e il Sacco di Roma - 11. I due volti di Roma prima del Sacco: Pasquino e Sant'Anna - 12. Continuità e rottura nel pontificato di Paolo III: intransigenti, evangelici e spirituali - 13. Il cenacolo della Cancelleria fra Rinascimento e Controriforma - 14. Letterati e potere fra Controriforma e barocco - 15. Le apes urbanes della Roma di fine secolo - 16. Roma sancta e militia Christi: il trionfo della Controriforma nell'operato di gesuiti e oratoriani - 17. Platonismo e repressione nella Roma clementina - 18. Aristotelismo e nuova scienza nella Roma di primo Seicento

Libri e istituzioni a Roma: diffusione e organizzazione di Giuseppe Lombardi

1. Le biblioteche. Dal mito antiquario alle nuove raccolte - 2. La Biblioteca Vaticana - 3. Le traduzioni - 4. Biblioteche degli ordini e biblioteche private - 5. La stampa a Roma - 6. Lo Studium Urbis

«Vrbe Roma in pristinam formam renascente». Le antichità di Roma durante il Rinascimento di Claudio Franzoni

1. «Antichità insepolta» e antichità sepolta - 2. Il dialogo con le antichità - 3. Divieti, licenze, evergetismo: la politica delle antichità - 4. Dalle collezioni «laiche» a quelle dei cardinali - 5. «Fedra dice che non è Hercule, ma Comodo...». Il progredire degli studi antiquari - 6. Verso un antico «cristiano»

Un percorso nella cultura artistica romana (1423-1622) di Vincenzo Farinella

1. L'immagine di Roma - 2. La rinascita di Roma (1423-1432) - 3. Una nuova Roma, tra ricerche umanistiche e suggestioni fiamminghe (1445-1455) - 4. «Roma risorge nel primitivo splendore» (1464-1469) - 5. La Roma sistina (1475-1482) - 6. Roma e la «maniera moderna» (1503-1513) - 7. Roma prima del Sacco (1520-1527) - 8. Roma dopo il Giudizio (1541-1550) - 9. La Roma gregoriana (1572-1585) - 10. Una rivoluzione a Roma (1592-1602) - 11. L'immagine di Roma

BibliografiaAppendice

Cartine - Cronologia

Gli autori

Referenze iconografiche

Indice dei nomi

Indice di luoghi e cose notevoli di Roma

Leggi un brano

Dallo stabile ritorno dei pontefici a Roma praticamente tutti i papi del Quattrocento si occuparono del rinnovamento urbanistico della Città eterna, fattore determinante per una reale «riappropriazione» della città e per la sua trasformazione da urbs medievale a metropoli del Rinascimento. A partire dal progetto «albertiano» per Niccolò V, «si assiste ad un crescendo di iniziative incidenti sempre più profondamente sulla struttura urbana di Roma [...], iniziative che rendono anacronistici 'monti' e complessi basati sulle alleanze di vicinato o su strutture familiari e principalmente evidenziano [...] il sostituirsi di una volontà unificante al sistema autoregolante della città medievale». Rinviando al contributo di Maria Letizia Gualandi in questo stesso volume per l'approfondimento delle motivazioni della politica pontificia in materia urbanistica, per il momento mi sembra utile indicare gli interventi più significativi apportati al territorio cittadino in questi due secoli, ricordando che un'esigenza primaria in una città policentrica come Roma era quella di collegare i principali poli di attrazione urbana e questi alle porte della città, ai porti fluviali, ai ponti «tramite l'uso della rete viaria già esistente nell'antichità o la creazione di percorsi nuovi».I papi del Quattrocento si preoccuparono in primo luogo di riqualificare zone di primaria importanza, come il Vaticano e il Campidoglio, oggetto di cure particolari da parte di Niccolò V, mentre esigenze contingenti portarono a intervenire sulla viabilità sia facendo lastricare le tre strade principali che collegavano il Vaticano con il resto della città (la via dei Pellegrini, la via Papale, la via Retta), sia costruendo un nuovo ponte sul Tevere, come fece Sisto IV con ponte Sisto per il giubileo del 1475. Ma è con il Cinquecento che si hanno gli interventi più incisivi: l'apertura di nuove strade, con precise caratteristiche di decoro e funzionalità, che anche nel nome ricordano i pontefici che le hanno volute. Comincia Alessandro VI con l'apertura nel rione Borgo della via Alessandrina nel 1500, quindi Giulio II con il tracciato di via Giulia, che metteva in comunicazione tre fra i rioni più popolosi della città - Ponte, Arenula, Sant'Angelo - con il Vaticano, fino ad allora collegati solo da via dei Pellegrini e dalla sua continuazione, la via Mercatoria. Leone X si preoccupò di collegare la porta del Popolo - ingresso settentrionale della città - alla via Papale attraverso la zona del porto di Ripetta con la via chiamata appunto Leonina, detta in seguito via di Ripetta, completata poi da Clemente VII, pontefice a cui si deve la creazione del «Tridente», le tre strade che hanno origine in piazza del Popolo. I miglioramenti alla viabilità vennero intensificati sotto Paolo III, che tra l'altro fece sistemare piazza Farnese, piazza San Marco e quella dei Santi Apostoli e aprire via di Panico, via Paola e quella di comunicazione tra le piazze Navona e Sant'Apollinare. Pio IV non fu da meno: a lui si deve il livellamento della grande piazza di San Giovanni in Laterano, l'ampliamento di Borgo con la creazione di una zona nuova, che da lui fu detta Borgo Pio e la nuova splendida strada tra il Quirinale e porta Nomentana. Il nuovo papa Gregorio XIII fece completare la grande arteria tra il Laterano e Santa Maria Maggiore - ideata dal suo predecessore - in vista del giubileo del 1575, via che nel primo tratto prese il nome di Gregoriana e quindi di via Merulana; e portò a termine nel 1575 il restauro del ponte Santa Maria, già pericolante ai tempi di Paolo III e rovinato nella parte verso Trastevere dalla piena del 1557. Il ponte resistette ventitré anni, ma fu nuovamente travolto dalla piena del 1598: da allora non fu più ricostruito «e l'unico arco rimasto in mezzo al fiume, con le insegne araldiche di papa Gregorio XIII, servì a mantener viva la memoria del ponte Rotto». La vera svolta per l'urbanistica di Roma venne però solo con Sisto V. Delle innumerevoli opere che intraprese, insieme al suo architetto preferito Domenico Fontana, per cambiare definitivamente il volto della città, ricordo solo gli interventi incentrati sulla zona presso Santa Maria Maggiore. Furono progettate quattro grandi arterie disposte a raggiera, che partivano dalla basilica, la prima diretta al Pincio attraverso il Quirinale, la seconda in direzione della basilica di San Lorenzo fuori le Mura, la terza verso Santa Croce in Gerusalemme e la quarta per via Panisperna fino al Foro Traiano e quindi a San Marco, mentre l'ultimo raggio era costituito dalla già esistente via Merulana. Un'altra opera meritoria di questo pontefice fu certamente la pavimentazione delle strade: ben 121 furono le vie che vennero sistemate sia in selci (ovvero i sanpietrini) che in mattoni nel solo primo semestre del 1587. Il rinnovamento della viabilità di Roma ebbe come conseguenze non secondarie il moltiplicarsi delle carrozze, «mentre sin allora chi non andava a piedi usava il cavallo o la portantina, ed il fiorire di un'industria che in Roma poi salì a grande eccellenza: quella del 'fa cocchi'».

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