Brescia Storia Festival

BRESCIA STORIA FESTIVAL 2026

Giorni Fatali

Da venerdì 9 a domenica 11 ottobre

La Fondazione del Teatro Grande e gli Editori Laterza presentano la prima edizione del Brescia Storia Festival, un progetto di divulgazione storica nato dalla collaborazione tra le due importanti istituzioni, che intende coinvolgere un pubblico ampio e trasversale proponendosi come nuovo appuntamento culturale della città.

La prima edizione del Festival – realizzata in esclusiva regionale con il sostegno di Regione Lombardia e di Gefran s.p.a. – si svolgerà da venerdì 9 a domenica 11 ottobre e sarà dedicata ai “Giorni fatali”, eventi chiave della Storia nonché momenti spartiacque che ne hanno cambiato il corso, arrivando persino a definire nuovi confini geo-politici e a riscrivere le identità di interi popoli e culture. Rivoluzioni, guerre, grandi scoperte e idee: il Festival racconterà i “giorni fatali” non soltanto nel momento del loro accadimento, ma con un’attenzione particolare anche alle cause e alle conseguenze ad essi correlate, nella consapevolezza che ogni grande evento storico non sia mai isolato né caso fortuito bensì preceduto da trasformazioni lente e profonde, generate da cambiamenti sociali, economici e dalle progressive modifiche nel modo di vivere delle persone.

Sarà questo il filo conduttore per vivere una vera e propria full-immersion nella Storia. Tre giornate e otto appuntamenti che, attraverso conferenze e letture, saranno condotti dalle voci autorevoli di storici, scrittori e divulgatori del settore: Michela Ponzani, Anna Foa, Federico Canaccini, Lisa Roscioni, Luciano Canfora, Alessandra Bucossi, Paola Rivetti si alterneranno sul palcoscenico del Teatro Grande e accompagneranno gli spettatori alla scoperta di alcuni momenti cruciali nella storia dell’umanità. A completare gli interventi saranno anche le letture dell’attrice Elena Vanni, che arricchiranno ciascuna “lezione” con testi scelti. La tre-giorni si concluderà con un appuntamento speciale a cavallo fra storia e letteratura affidato allo scrittore Paolo Di Paolo, che proporrà alcune pagine della grande narrativa come lente di lettura per questi “giorni fatali”.

Il Brescia Storia Festival nasce nel solco dell’esperienza delle Lezioni di Storia, il ciclo di lezioni – anch’esse frutto della partnership fra Teatro Grande e Laterza – che dal 2018 si svolge sulle tavole del Massimo bresciano, incontrando l’interesse sempre crescente del pubblico e che, solo nel 2026, ha raggiunto circa 5.000 presenze complessive nei cinque incontri proposti.

Il Brescia Storia Festival rappresenta l’evoluzione di questa esperienza in un format che sarà anche una nuova sfida per i tanti appassionati spettatori delle Lezioni: una intensa maratona che sarà in grado di intrecciare divulgazione, approfondimento e dimensione performativa.

Il programma

Da venerdì 9 a domenica 11 ottobre la Sala Grande del Massimo Bresciano ospiterà le otto lezioni in programma: tutte avranno come titolo una specifica data, tale da esplicitare l’evento storico che verrà raccontato, ma anche utile a creare una connessione fra il passato e l’attualità. Un modo per guardare agli eventi di ieri non come a qualcosa di distante e superato, bensì come strumento per interrogare il presente e comprenderlo, facendone memoria e prospettiva.

Si inizierà venerdì 9 ottobre alle ore 18.30 con l’incontro 4 febbraio 1945. Yalta e il nuovo ordine del mondo della storica Michela Ponzani. A partire dalla Conferenza di Yalta (in Crimea), che ebbe inizio nel febbraio del ‘45, Michela Ponzani analizzerà l’idea di un nuovo ordine mondiale fondato su libertà, giustizia sociale e uguaglianza, passando dagli ideali della Carta Atlantica fino al progetto di un’Europa unita, immaginato dai giovani antifascisti confinati a Ventotene. Un’eredità di valori e di scelte che torna attuale oggi più che mai. Seguirà, alle ore 21.00, la lezione di Anna Foa dal titolo 10 agosto 70 d.C. – La distruzione del tempio che avrà per argomento la caduta di Gerusalemme in una guerra che, nata per i Romani come conflitto marginale, si è ben presto trasformata in un evento pesantissimo per i giudei, sparsi nella diaspora e costretti a mutare le modalità del loro stesso culto.

Sabato 10 ottobre la maratona proseguirà con altri tre appuntamenti, il primo dei quali alle ore 11.00 con Federico Canaccini che affronterà uno degli episodi più cruciali dell’Italia settentrionale nel corso dell’Alto Medioevo. A 850 anni esatti dall’avvenimento, la conferenza 29 maggio 1176. La battaglia di Legnano ripercorrerà la sconfitta del Sacro Romano Impero di Federico Barbarossa ad opera della Lega Lombarda e la conseguente crescita del potere amministrativo, giurisdizionale e militare da parte dei Comuni. Alle ore 18.30 Lisa Roscioni salirà sul palcoscenico del Grande per raccontare i saccheggi, le devastazioni e il massacro di oltre 10.000 fra cittadini e cittadine di Roma per mano dei lanzichenecchi al soldo di Carlo V d’Asburgo: la lezione 6 maggio 1527. Il Sacco di Roma illustrerà il nono – e ultimo – saccheggio perpetrato ai danni della città, nonché la successiva rottura degli equilibri politici e religiosi di un intero continente. L’ultimo appuntamento della seconda giornata si terrà alle ore 21.00 con 2 giugno 1793. La dittatura giacobina di Luciano Canfora, che guarderà alla Rivoluzione Francese non secondo la prospettiva solita della Presa della Bastiglia, ma piuttosto analizzando l’evento da cui prese le mosse il Regime del Terrore: un vero e proprio colpo di stato ad opera di sanculotti e della Guardia Nazionale che sancì la fase più aspra e più cruenta di tutta la Rivoluzione.

La tre-giorni si concluderà domenica 11 ottobre con una lezione, alle ore 11.00, di Alessandra Bucossi. L’appuntamento dal titolo 29 maggio 1453. La caduta di Costantinopoli tratterà la caduta definitiva della capitale dell’Impero bizantino dopo un lungo assedio ad opera dei Turchi ottomani. La caduta non sarà solo quella di una città, ma segnerà la fine del millenario Impero Romano d’Oriente e una ridefinizione del mondo intero fino ad allora conosciuto. Nel pomeriggio, alle ore 15.30, la storica Paola Rivetti condurrà invece il pubblico nell’Iran della fine degli anni Settanta: la conferenza 1 aprile 1979. Teheran e la Repubblica islamica descriverà la parabola frastagliata tra il desiderio della Rivoluzione, sognata da generazioni di militanti, e la morsa sempre più stretta di un governo autoritario e repressivo.

L’ultimo appuntamento del Festival avrà luogo alle ore 17.30 e vedrà protagonista lo scrittore e saggista Paolo Di Paolo. Attraverso un incontro dal titolo Giorni fatali nella grande letteratura, Di Paolo porterà all’attenzione del pubblico eventi storici significativi e lo farà con l’esempio e la lettura di alcuni brani tratti da grandi capolavori della letteratura mondiale, quali Calvino, Stendhal, Flaubert, Virginia Woolf.

 

Informazioni di biglietteria

Una politica di prezzo agevolato è stata appositamente concepita per rendere fruibile il Festival a un pubblico ampio ed eterogeneo, con particolare attenzione alla partecipazione delle giovani generazioni.

Il costo del biglietto intero per i singoli appuntamenti è di 10,00 euro, con diverse possibilità di abbonamento alle tre giornate del Festival a prezzi altrettanto vantaggiosi. È inoltre prevista una riduzione del 50% rispetto al biglietto intero per studentesse, studenti e Under30.

I biglietti per il Brescia Storia Festival saranno in vendita a partire da mercoledì 9 settembre presso la Biglietteria del Teatro Grande e online sui siti teatrogrande.it e vivaticket.com.

Ricordiamo che la Fondazione del Teatro Grande fa parte dei soggetti aderenti a Carta Docente. La Fondazione del Teatro Grande rientra inoltre tra le realtà presso le quali è possibile utilizzare la “Carta della cultura giovani” e la “Carta del merito”, strumenti finalizzati allo sviluppo della cultura e al potenziamento della sua diffusione tra i giovani.

Si ricordano gli orari di apertura della Biglietteria del Teatro Grande: dal martedì al venerdì dalle 13.30 alle 19.00, il sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00.

 

 

 

Roma Storia Festival 2026

 

ROMA STORIA FESTIVAL

“I giorni di Roma”

 24-27 settembre 2026

www.romastoriafestival.it

 

Dopo il successo delle passate edizioni torna, dal 24 al 27 settembre, il Roma Storia Festival. Quattro giornate interamente dedicate al grande racconto della storia nella Capitale con 16 lezioni magistrali, inedite e gratuite, tenute dai più autorevoli storici italiani, scrittori e studiosi.

I giorni di Roma” è il tema di questa quinta edizione, un’altra importante occasione per ricordare il ricco e vitale intreccio tra le storie minute dei singoli protagonisti e la Storia nel suo più ampio dispiegarsi nei secoli; tra le vicende di una singola città e il respiro del mondo. La suggestiva cornice di piazza di Pietra, la Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano e la Sala del Consiglio della Camera di Commercio ospiteranno gli appuntamenti in programma.

L’evento è promosso e organizzato dalla Camera di Commercio di Roma, ideato e progettato dagli Editori Laterza con il patrocinio della Commissione Europea e di Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria.

Ogni edizione del Roma Storia Festival si fonda su una convinzione profonda: Roma non è solo un luogo, ma un racconto, un simbolo, un insieme di forze storiche che si riflettono nel presente. Per questo, anche quest’anno alcuni tra i più apprezzati storici, studiosi e scrittori si alterneranno sul palco per restituire un’immagine complessa, viva e affascinante della Città Eterna.

“L’anno scorso, in soli quattro giorni, abbiamo avuto oltre 10mila persone in presenza, altrettante collegate in streaming e migliaia di interazioni sui social media. Il Roma Storia Festival – afferma Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma – è ormai un appuntamento di riferimento nel calendario culturale della città, apprezzato e molto partecipato. Un appuntamento che cresce ogni anno e a cui teniamo molto. Puntare sulla cultura, e questo evento lo conferma sin dalla prima edizione, è un vero e proprio investimento. La Camera di Commercio di Roma ne è consapevole ed è impegnata, insieme alle altre Istituzioni del territorio, a costruire nella Capitale un’offerta culturale ricca, diversificata e di qualità, a beneficio di cittadini e imprese. Si può pensare di costruire il futuro solo partendo dal passato. Ed è quello che faremo parlando, nei prossimi giorni, della storia di Roma in luoghi come piazza di Pietra e il Tempio di Vibia Sabina e Adriano che di tale storia sono stati e sono assoluti protagonisti”.

Giuseppe Laterza sottolinea “Alcuni tra i maggiori studiosi e interpreti della città eterna tornano a Piazza di Pietra nella nuova edizione del Roma Storia Festival. Nel loro racconto rivivremo straordinari avvenimenti che hanno cambiato il volto non solo di Roma ma dell’Italia e del mondo. Un appuntamento premiato da un grande pubblico, consapevole che la conoscenza del passato è la condizione migliore per agire nel presente e progettare il futuro”.

Tutti gli incontri sono introdotti da Marta Bulgherini.

Gli eventi sono ad ingresso libero fino ad esaurimento posti. Per un ingresso prioritario, è possibile registrarsi sul sito www.romastoriafestival.it e presentarsi nei luoghi del Festival con un anticipo di almeno 15 minuti.

 

Programma

 

Giovedì 24 settembre

Ore 17.15 – Piazza di Pietra

LUCIANO CANFORA

7 dicembre 43 a.C. L’uccisione di Cicerone, quando il potere prescrive i suoi nemici

Tra agosto e dicembre del 43 a.C., dopo l’inopinato voltafaccia di Ottaviano, Cicerone è politicamente isolato: sia dai cesariani ricompattatisi, sia dal Senato. La sua audace politica, che lo aveva portato daccapo dopo vent’anni alla guida del Senato, è fallita. Alla vendetta di Antonio non c’è scampo: egli viene decapitato, mentre tenta la fuga, il 7 dicembre 43.

Luciano Canfora ha insegnato Filologia greca e latina all’Università di Bari.

 

Ore 18.15 – Piazza di Pietra

ALBERTO MARIO BANTI

20 settembre 1870. La breccia di Porta Pia

Una congiuntura internazionale favorevole rende possibile l’azione militare del 20 settembre 1870 con la quale anche Roma entra a far parte del Regno d’Italia. Ma l’evento approfondisce ulteriormente una frattura che già da tempo ha separato il Papa Pio IX prima dal movimento risorgimentale e poi dal nuovo Stato unitario. Molti decenni dovranno passare prima che il contrasto tra il Papato e lo Stato italiano venga definitivamente ricomposto.

Alberto Mario Banti insegna Storia contemporanea e Storia culturale all’Università di Pisa.

 

Ore 19.30 – Piazza di Pietra

BENEDETTA TOBAGI

1 marzo 1968. Valle Giulia

“Non siam scappati più”, cantava Paolo Pietrangeli nella celebre ballata che immortala gli scontri tra studenti e polizia avvenuti il 1° marzo 1968 intorno alla facoltà di Architettura della Sapienza, a Valle Giulia. Una battaglia che marca una cesura netta nei rapporti tra polizia e studenti e occupa un posto speciale nella mitologia del Sessantotto. Dal mito alla storia, cosa resta di Valle Giulia? È un evento rappresentativo oppure eccezionale, all’interno della stagione sessantottina?

Benedetta Tobagi è scrittrice e storica.

 

Venerdì 25 settembre

Ore 10.30 – Sala del Consiglio

DEBATE: 25 dicembre 800 d.C. – L’incoronazione di Carlo Magno.

L’inizio dell’Europa?

Introduce Graziano Perillo

Coordina Chiara Mancini

Seguendo le regole precise del debate, due gruppi di studenti del Liceo scientifico “Plinio Seniore” e del Liceo scientifico “S. Cannizzaro” di Roma si fronteggiano argomentando su posizioni contrapposte. Quale tesi vincerà?

Graziano Perillo insegna al Liceo “Plinio Seniore” di Roma.

Chiara Mancini insegna al Liceo “S. Cannizzaro” di Roma.

 

Ore 16.30 – Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano

ANDREA CARANDINI

21 aprile 121 d.C. Adriano rifonda Roma e l’impero

Dialogo con Paolo Conti

21 aprile 121 d.C.: Adriano inaugura il nuovo tempio di Venere e Roma, nel giorno del dies natalis Urbis. In questo e pochi altri monumenti di Roma sta il segreto del migliore imperatore di Roma: la rifondazione dell’intero impero. Andrea Carandini ne discute con Paolo Conti, anche interrogandosi sul fatto che gl’imperi non mancano, senza però Adriani in vista.

Andrea Carandini ha insegnato Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso la “Sapienza” Università di Roma.

Paolo Conti è giornalista del “Corriere della sera”.

 

Ore 17.45 – Piazza di Pietra

ANDREA RICCARDI

16 ottobre 1978. L’elezione di papa Wojtyła

«È un africano?» Questa la domanda che correva fra la gente in piazza San Pietro, quel 16 ottobre 1978, quando il cardinale Pericle Felici annunciò il nome dell’eletto in latino: «Annuntio vobis gaudium magnum…». Non era un africano, come faceva pensare la strana pronuncia del cognome. Era invece il cardinale di Cracovia: il primo papa non italiano dal 1523: Karol Wojtyła. Una notizia sorprendente. Era il 16 ottobre lo stesso giorno in cui avvenne la razzia degli ebrei romani da parte dei nazisti nel 1943. Una data indimenticabile per la città ma ignorata dai romani. Quella del 1978 avrebbe cambiato per sempre il rapporto fra la Chiesa cattolica e il mondo ebraico.

Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, è Presidente della Società Dante Alighieri.

 

Ore 19.15 – Piazza di Pietra

LISA ROSCIONI

20 dicembre 1655. Cristina di Svezia, una regina alle porte di Roma

Il 20 dicembre 1655, a tarda sera e sotto la pioggia, Cristina di Svezia entra a Roma in incognito. Ha abdicato al trono e si è convertita al cattolicesimo: la Chiesa la accoglie come un trionfo. Ma la città l’attende da mesi, voci e relazioni ne hanno preceduto l’arrivo, e già si discute: della sua statura, della sua voce, del suo corpo dalle fattezze incerte. Cristina raccontata attraverso l’accoglienza dei romani: l’udienza notturna con Alessandro VII, l’ingresso dalla Porta del Popolo, il banchetto pontificio, la notte in cui Palazzo Farnese diventa un palcoscenico barocco, il carosello nel cortile di palazzo Barberini. In ciascuno di questi momenti il suo corpo è al centro della scena, osservato e interpretato. Cristina lo sa, e vi gioca. E intanto sogna di tornare a essere regina, ma altrove.

Lisa Roscioni insegna Storia moderna alla “Sapienza” Università di Roma.

 

Sabato 26 settembre

Ore 15.00 – Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano

FULVIO DELLE DONNE

22 novembre 1220. L’incoronazione imperiale di Federico II

«Ultimo imperadore delli Romani»: così Dante definì Federico II. Dal 22 novembre 1220, giorno della sua incoronazione a Roma, prende avvio il racconto di una delle figure più affascinanti del Medioevo. Chiamato “Stupore del mondo”, inseguì l’ideale di un’autorità capace di portare ordine, pace e giustizia, promuovendo il sapere, le scienze, le arti e la poesia. Tra storia e mito, si andrà alla scoperta di un eccezionale protagonista della sua epoca, che ravvivò l’immagine di Roma come centro simbolico e politico di un ordinamento universale fondato sul diritto e sulla teologia.

Fulvio Delle Donne insegna Letteratura latina medievale e umanistica all’Università Federico II di Napoli.

 

Ore 16.15 – Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano

FRANCESCA SGORBATI BOSI

I giorni del Grand Tour

Contemplando le rovine del Campidoglio nel 1764, Edward Gibbon decise di scrivere la Storia della decadenza e caduta dell’impero romano. Non era un caso: migliaia di inglesi compivano il Grand Tour in Italia criticando quasi tutto – cibo, alberghi, persone – pur ammettendo qualche pregio di Roma. Le rovine antiche alimentavano un’inquietudine segreta: e se anche l’impero britannico fosse destinato a decadere? Per scongiurarlo individuavano nel cattolicesimo e nell’“effeminatezza” italiana le cause del crollo dell’Impero romano, contrapponendovi i valori anglicani di virtù e virilità.

Francesca Sgorbati Bosi è traduttrice, studiosa ed esperta del XVIII secolo inglese e francese.

 

Ore 17.30 – Piazza di Pietra

ANTONIO FORCELLINO

20 settembre 1526. Il sacco dei Colonnesi

Il 20 settembre del 1526 il cardinale Pompeo Colonna, a capo di un piccolo esercito raccolto nei feudi della sua potente famiglia, entra in Roma e si dirige in Vaticano per devastare la residenza papale e intimidire, se non uccidere, papa Clemente VII Medici. L’azione, un vero e proprio saccheggio della sede apostolica, era stata progettata da Carlo V e da uno dei suoi principali consiglieri Don Hugo de Moncada per sottrarre il papa all’alleanza con Venezia e la Francia, ma costituisce di fatto la rottura di un tabù millenario che apre la strada alla strage compiuta sette mesi dopo dall’esercito imperiale.

Antonio Forcellino è restauratore e studioso di arte rinascimentale.

 

Ore 18.45 – Piazza di Pietra

ANDREA GIARDINA

28 ottobre 312 d.C. La battaglia di Ponte Milvio

Il 28 ottobre del 312 d.C., presso il ponte Milvio, avvenne una delle più importanti battaglie della storia universale. L’esercito di Costantino si scontrò con quello del suo rivale Massenzio e lo annientò. Costantino vide in questo evento un segno della protezione che gli era stata concessa dal dio dei cristiani. Il giorno seguente il vincitore entrò a Roma acclamato dal popolo. Il Senato gli conferì grandissimi onori. Da questo momento la diffusione del cristianesimo fu inarrestabile.

Andrea Giardina ha insegnato Storia romana alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

 

 

Domenica 27 settembre

Ore 10.30 – Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano

AMEDEO FENIELLO

16 aprile 1209. San Francesco al Laterano

Roma, per Francesco, non fu solo la sede del papa e dell’approvazione ecclesiastica. Fu anche la grande città della memoria apostolica, dei martiri e delle basiliche, dove il Vangelo appariva inciso nelle pietre e nei luoghi santi. Entrarvi significava misurarsi con un luogo affascinante e carismatico, ma anche complesso e ambiguo, gremito di poveri, di pellegrini, di rovine antiche e di nuove devozioni. In questo spazio Francesco portò una proposta radicale di minorità, povertà e rinnovamento evangelico.

Amedeo Feniello insegna Storia medievale al Dipartimento di Scienze Umane dell’Università dell’Aquila.

 

Ore 12.00 – Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano

VALERIA PALUMBO

10 marzo 1946. Il voto alle donne

Dalla Costituzione francese del 1793   ̶  che definì “universale” un suffragio riservato ai soli maschi – le donne europee iniziarono a far sentire la propria voce. In Italia il cammino fu particolarmente arduo: dai plebisciti del 1860 e 1866 alle battaglie parlamentari sostenute da pionieri come Salvatore Morelli, il voto sfiorò il traguardo dopo la prima guerra mondiale. Arrivò, dopo vent’anni di fascismo, solo nel 1946: il 2 giugno le donne parteciparono pienamente all’elezione dell’Assemblea costituente.

Valeria Palumbo è giornalista e storica.

 

Ore 15.30 – Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano

GIULIA ALBANESE

31 ottobre 1922. La marcia su Roma

Cosa fu la marcia su Roma? In che modo uno degli eventi politici cardine del Novecento ebbe un impatto sulla capitale? Della marcia su Roma si ricostruiranno la progettazione   ̶ anche per indagarne le matrici politiche   ̶, la concreta esecuzione e le implicazioni nella capitale. Si osserverà poi la ricezione dell’evento, riflettendo su come la marcia divenne immediatamente un modello significativo di azione e trasformazione delle istituzioni politiche del Paese, e non solo.

Giulia Albanese insegna Storia contemporanea presso l’Università di Padova.

 

Ore 17.00 – Piazza di Pietra

MIGUEL GOTOR

16 marzo 1978. Il sequestro Moro

Il 16 marzo 1978 rappresenta una delle date più tragiche della storia della Repubblica italiana. In via Fani, a Roma, un commando delle Brigate Rosse rapisce Aldo Moro, assassinando i cinque uomini della scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. In questa lezione si analizzeranno l’agguato e le sue dinamiche, si rifletterà sugli aspetti ancora controversi e si cercherà di fornire una ricostruzione di quella drammatica giornata, che ha segnato profondamente la memoria civile e la coscienza democratica del Paese.

Miguel Gotor è storico e professore universitario.

 

Ore 18.15 – Piazza di Pietra

FRANCESCA CENERINI

17 gennaio 38 a.C. Le nozze politiche tra Ottaviano e Livia

17 gennaio 38 a.C.: una data poco nota, ma confermata dai calendari. Ottaviano, il futuro imperatore Augusto, sposa Livia, incinta del primo marito. Perché tutta questa fretta? Lo scopo politico del matrimonio è chiaro: il figlio adottivo di Cesare si allea con uomini già avversi allo stesso Cesare. Il suo principale antagonista, Marco Antonio lo capisce molto bene e non gli lesina critiche feroci, ma l’unione di Augusto e Livia durerà tutta la vita.

Francesca Cenerini insegna Storia romana ed Epigrafia e Istituzioni romane all’Università di Bologna.

 

Ore 19.30 – Piazza di Pietra

MICHELA PONZANI

23 marzo 1944. Via Rasella

In una strada stretta e isolata, i partigiani dei Gap attaccano in pieno giorno una colonna di 160 uomini dell’XI compagnia, III battaglione Polizei-Regiment Bozen.  È l’azione partigiana militarmente più riuscita della Resistenza italiana, che svela la vulnerabilità dell’esercito tedesco. Ma la vendetta nazista è spietata.  Michela Ponzani racconta via Rasella e le Fosse Ardeatine intrecciando documenti, memorie e processi, per restituire la complessità di un gesto che ancora oggi è al centro di una memoria divisa. Un episodio cruciale, mai del tutto pacificato, della memoria italiana, ancora oggi oggetto di manipolazioni e mistificazioni del passato.

Michela Ponzani è storica, scrittrice e conduttrice.

 

 

 

 

 

 

 

Frontiere | Gorizia

FRONTIERE – DOVE I MONDI SI INCONTRANO

Dal 2 al 4 ottobre 2026 a Gorizia

www.frontieregorizia.it

 

GORIZIA – Nel solco ideale di GO! 2025, che ha riunito Gorizia e Nova Gorica in una storica connessione nel ruolo di Capitale europea della cultura borderless, l’area di confine dell’estremo nord-est italiano si conferma baricentro del dibattito culturale.

Dal 2 al 4 ottobre 2026 Gorizia ospiterà il nuovo festival “Frontiere – Dove i mondi si incontrano”, nato dalla sinergia strategica tra il Gruppo NEM Nordest Multimedia – Il Piccolo, Editori Laterza, la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, il Comune di Gorizia e la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura. Partner del progetto GECT GO e Cassa Rurale FVG, con la collaborazione delle Università di Udine, Trieste e Nova Gorica.

Terra di passaggi, lingue, culture e identità che per secoli hanno convissuto e dialogato, Gorizia è un luogo in cui la storia non appartiene al passato, ma continua ad agire nel presente. Qui il concetto di frontiera assume una dimensione concreta e contemporanea: prima di essere segnata da una linea di separazione, Gorizia è stata infatti una frontiera nel significato più autentico del termine, un crocevia nel quale mondi diversi si incontravano e si arricchivano reciprocamente.

Per questa sua storia, Gorizia è la sede naturale di un cartellone diffuso dedicato al tema della frontiera, indagata nel suo significato più ampio e nelle tensioni che racchiude: separazione e vicinanza, identità e alterità. Il festival la esplorerà attraverso un approccio multidisciplinare, dalla storia alla geopolitica, dalla filosofia alle scienze e alle arti, mettendo in dialogo esperienze e differenti visioni del mondo.

Il centro cittadino sarà parte integrante del festival, con un articolato programma di animazione urbana pensato per riportare alla luce la memoria della Gorizia precedente al confine. A svilupparlo sarà Crossroads, il progetto ideato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia che porterà i temi della manifestazione nel tessuto vivo della città.

Il cuore riflessivo di Frontiere, laboratorio di dialogo europeo, batterà negli spazi del Teatro Comunale Giuseppe Verdi, dove autorevoli voci della cultura e della geopolitica saranno chiamate a esplorare le grandi tematiche del nostro tempo attraverso lectio magistralis capaci di mettere in relazione prospettive e linguaggi differenti.

Lo sguardo si allargherà ad alcuni dei nodi più sensibili della contemporaneità: dagli equilibri dello scenario globale alle fratture della storia e dell’identità, dai confini generazionali ed emotivi alle frontiere del cosmo. Il rapporto tra maschile e femminile sarà indagato attraverso il linguaggio, mentre l’estetica interrogherà il gusto e la nostra percezione del bello e del brutto. Spazio anche alle nuove frontiere tecnologiche e filosofiche, nel confronto tra intelligenza naturale e intelligenza artificiale, e alla contrapposizione tra Oriente e Occidente, riletta attraverso una storia secolare di scambi, contaminazioni e conflitti. Temi e prospettive differenti, accomunati dalla volontà di assumere la frontiera come una delle chiavi attraverso cui interrogare il presente.

Il progetto di attivazione territoriale Crossroads restituirà una lettura contemporanea dell’identità multiculturale goriziana attraverso i linguaggi del teatro, della musica, della danza, del cinema e della fotografia, insieme al sapere artigianale. Le performance faranno riaffiorare le atmosfere della Gorizia di frontiera tra Ottocento e Novecento, tra strade, piazze, corti, botteghe, vetrine ed edifici storici. Ogni giorno il pubblico potrà seguire un insolito itinerario urbano, guidato da artisti e performer attraverso i luoghi simbolo della città.

Il festival Frontiere coinvolgerà anche il sistema universitario del territorio e gli studenti degli atenei di Trieste, Udine e Nova Gorica, chiamati a partecipare a incontri esclusivi con alcuni ospiti, percorsi formativi, momenti di confronto e attività dedicate al racconto social della manifestazione. Il Comune di Gorizia sosterrà il festival con iniziative diffuse che coinvolgeranno il sistema museale cittadino, le biblioteche, le librerie, i pubblici esercizi, il tessuto economico locale e le scuole. Grazie al supporto di Confcommercio, bar, ristoranti e negozi contribuiranno all’accoglienza del pubblico con aperture straordinarie, menu e vetrine a tema, aperitivi culturali e percorsi espositivi ispirati ai valori della manifestazione.

SCOPRI IL PROGRAMMA

INFO E CONTATTI: l’accesso agli incontri al Teatro Verdi di Gorizia e la partecipazione agli itinerari urbani di Crossroads sono gratuiti, fino a esaurimento dei posti disponibili. Si consiglia la prenotazione attraverso le piattaforme ufficiali del festival online dal 7 settembre www.frontieregorizia.it e per Crossroads www.fondazionecarigo.it/crossroads

Un libro che mi ha cambiato la vita | Fabio Giovanni Pozzo

R. A. Salvatore, L’esilio di Drizzt

Un libro che mi ha cambiato la vita è stato L’esilio di Drizzt. In questo libro ambientato nell’universo dei forgotten realms, Drizzt, un drow, un elfo del sottosuolo, decide di abbandonare la vita di oscurità della sua gente e di andare in superficie, scegliendo di vivere in un mondo che lo teme. Quindi rimane più spesso a contatto con la natura che con le persone, che però protegge con le sue due scimitarre, seguendo i suoi principi morali. Alla fine riesce a trovare pochi amici che lo apprezzano per come è dentro, riuscendo quindi a trovare pace e un posto da chiamare casa.

Per me questo libro è importante perché mi rispecchio in Drizzt, capisco il suo punto di vista e condivido i suoi principi. Anche io preferisco il mondo naturale rispetto a quello di oggi, e quando ho letto il libro ho deciso di voler essere come lui e di seguire i suoi stessi principi. Non importa se gli altri la pensano in modo diverso, oppure se dovrò andare contro corrente per rispettarli: ho deciso i miei principi e non ho intenzione di infrangerli.

Fabio Giovanni Pozzo, studente di scuola superiore

Un libro che mi ha cambiato la vita | Silvio Perrella

Laurence Sterne, La vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo

La vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo: ecco il libro che mi ha aperto gli occhi sulla libertà dello scrivere e insieme sulla possibilità che l’alfabeto si trasformi in pura ilarità.

Ero un ragazzo, inesperto di ogni cosa, ma avvertivo che Laurence Sterne – l’autore di quell’universo sbilenco che oggi sta sbrindellato tra i miei libri accanto a Rabelais, a Cervantes e a Diderot – era pronto a saltar fuori dalle pagine come un Icaro involato, prontissimo a stringerti la mano, per poi tornare a scrivere nel retrobottega di una frase quasi scelta a caso facendo un sorriso a serpentina.

Cosa sia un sorriso a serpentina lo sa solo chi ha messo gli occhi nel Tristram Shandy, un romanzo (un romanzo?) dove può succedere di tutto.

Si può marmorizzare la pagina divenendo cecità bianca; si può incenerire l’alfabeto; si possono trovare disegni come fulmini, e via con un’ennesima digressione.

Sterne fa accadere il raccontabile e l’irraccontabile, il verso e il recto di ogni cosa e lo appende sulle spalle del suo personaggio; ma quel che più conta è il senso di libertà che promana dal suo scrivere.

Nessuna religione, nessun pregiudizio, tutto può essere considerato da una parte e dall’altra e dall’altra ancora, perché Tristram non sta imponendoti le sue idee, ma dà forma alle sue opinioni, al suo pensare fragoroso mentre incombono le guerre e i misfatti degli uomini sono all’opera e tutto è pronto ad impantanarsi come sempre.

Silvio Perrella, scrittore e critico letterario. Per Laterza ha pubblicato Calvino e, insieme a Raffaele La Capria, Di terra e mare. Il suo libro più recente è Ore incerte.

 

Anna Foa tra i vincitori del Premiolino 2026

Il Premiolino 2026 annuncia i vincitori della sua 66ª edizione
Giornalismo d’inchiesta, racconto del presente, cultura e qualità
dell’informazione al centro del più antico riconoscimento italiano dedicato alla stampa

La giuria de Il Premiolino, riunitasi presso la Bicocca degli Arcimboldi di Milano, ha designato i vincitori della 66ª edizione del più antico e autorevole premio giornalistico italiano. Sostenuto da Pirelli, Il Premiolino rappresenta uno dei principali riconoscimenti dedicati all’informazione nel nostro Paese, premiando ogni anno personalità che si distinguono per rigore professionale, qualità della scrittura, indipendenza, capacità di interpretare la complessità del presente e impegno civile.

I vincitori della 66ª edizione del Premiolino sono Anna Foa («La Stampa»), Viviana Mazza («Corriere della Sera»), Gabriella Colarusso («la Repubblica»), Stefano Feltri («Revolution», Rai Radio 3), Floriana Bulfon (giornalista freelance, collabora con varie testate e con la Rai) e Sacha Biazzo («Report», Rai 3). La giuria ha assegnato inoltre il Premio Pirelli per la Scuola 2026 a Rai Scuola, rappresentata da Fabrizio Zappi, Direttore della Direzione Cultura ed Educational Rai, e da Lorenzo Ottolenghi, responsabile dell’unità Educational della Direzione Cultura ed Educational Rai.

Qui il comunicato stampa

Un libro che mi ha cambiato la vita | Viktoria Avram

Ameya Gabriella Canovi, Dentro di me c’è un posto bellissimo. Imparare a volersi bene affinché l’amore accada

I libri mi hanno insegnato a sognare e poi ho iniziato a volare. Il primo libro che ho letto è Dentro di me c’è un posto bellissimo. Imparare a volersi bene affinché l’amore accada di Ameya Gabriella Canovi e da allora non ho più smesso di leggere.

Viktoria Avram, studente al liceo “San Benedetto” di Conversano

Un libro che mi ha cambiato la vita | Gloria Munari

Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche

Avevo quattordici anni quando ho letto per la prima volta Le notti bianche di Dostoevskij.

Per me era un periodo un po’ difficile, non sapevo ancora bene cosa volevo dalla vita, e l’ansia dominava la maggior parte delle mie scelte.

Fin da bambina sono sempre stata una persona molto insicura.

E si sa, per natura l’uomo ha difficoltà ad essere sé stesso. Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo cambiato piccole parti di noi per piacere agli altri. È normale.

Ma io ero arrivata ad un punto in cui avevo cambiato così tanti dettagli e stratificato così tanto la mia persona che non capivo più chi ero. Ero rimasta imprigionata nello stesso bozzolo che mi ero creata.

Perché la percezione che avevo di me stessa dipendeva da quel che pensavano gli altri, e questo mi rendeva incredibilmente fragile. Incredibilmente vuota, anche.

Perché non esiste persona più vuota ed infelice di una che non ha il coraggio di amare senza vergogna sé stessa e la vita.

E dopo aver letto la fine di questo libro, ho capito una cosa.

Io non voglio finire come il sognatore.

Non voglio essere dimenticata, sola, ingrigita dalla vecchiaia e consapevole di aver buttato tante occasioni, e di non essermi, così, concessa di vivere veramente.

Leggere Le notti bianche mi ha infuso una disperata voglia di vivere. Mi ha indotto a desiderare di essere unica, e non un manichino che è “perfettamente educato e piacevole”.

Ho capito che non devo vivere per gli altri, ma per me.

Leggere Le notti bianche mi ha svoltato la vita facendomi vedere chi non volessi essere.

Una perdente che spreca la sua esistenza in una caccia frenetica ad un ideale fantasma.

Gloria Munari, studente di scuola superiore

 

Un libro che mi ha cambiato la vita | Angela Sirressi

Carlo Collodi, Pinocchio

Un libro che ha cambiato la mia vita di insegnante (oggi dirigente scolastico) è Pinocchio, una fiaba sempre attuale. Che va riletta anche nell’epoca dell’intelligenza artificiale, che moltiplica in maniera esponenziale il rischio di ridurci tutti a “burattini” nelle mani di volontà altrui e trasformati in “asini”, bestie da lavoro, meccanismi di un sistema produttivo consumistico cieco, che non devono né pensare e né parlare.

Sarebbe stato il destino di Pinocchio se non ci fossero stati l’amore e la saggezza di suo padre, Mastro Geppetto, disposto a donare la propria vita per la salvezza del figlio, ma anche la grazia e la forza della Fata Turchina, le due facce dell’educatore/educatrice che accompagna il minore, Pinocchio, nel suo percorso di crescita, sin dall’antichità pieno di pericoli, prove di iniziazione, antagonisti, ma anche aiutanti e si spera, salvezza, che non è mai del singolo ragazzo o famiglia ma riguarda l’intera comunità e quindi il Paese.

Angela Sirressi, dirigente scolastico dell’Istituto “Pietro Sette” di Santeramo in Colle

 

Un libro che mi ha cambiato la vita | Elena Intelligente

Franz Kafka, Lettera al padre

Spesso mi sopravvaluto, mi capita di credere di essere l’unica capace di soffrire in un certo modo, ridere in un certo modo, amare, sognare, che nessun altro possieda il mio gusto musicale, le mie conoscenze del cinema, o della fotografia. Per questo amo i libri, amo la loro capacità di prendermi i piedi e tirarmi giù per terra togliendomi la testa dalle nuvole.

Lettera a un padre in particolare ha cambiato completamente il rapporto con mio papà e di conseguenza la mia vita. Kafka nella sua lettera confessa rimorsi, dolori e rabbia, tanta rabbia repressa non sfogata che lo tormenta e non gli concede di perdonare ed essere liberato da un rancore ingombrante, un sottofondo costante in tutte le cose che vive. Io non voglio essere così. Spesso, molto spesso, mio papà non lo sopporto, sempre polemico, ogni cosa che faccio non va bene, sempre a lamentarsi. E spesso, molto spesso, il risultato sono scontri, spesso verbalmente violenti, che terminano in lacrime, urla e porte sbattute, senza considerare gli infiniti sensi di colpa che seguono.

Kafka provava una simile rabbia, quello che mi ha spaventata però e che io come lui possa portarmela dietro crescendo. Non voglio arrivare a trentasei anni e pensare ancora ai torti subiti da lui a sette, otto anni. Voglio crescere imparando dai nostri litigi nella speranza che ci si possa comprendere l’un l’altra e migliorarsi.

Elena Intelligente, studente al Liceo “Parini” di Milano