Un libro che mi ha cambiato la vita | Melanie Candeloro

Javier Reverte, Vagabondo in Africa

Letto nel 2004, quando avevo 20 anni ed ero iscritta al primo anno di Università, Vagabondo in Africa ha scardinato le mie certezze, modificando radicalmente l’idealizzazione romantica del mal d’Africa da cartolina; ho capito che l’Africa non ha bisogno di essere salvata o idealizzata dall’Occidente, ma semplicemente ascoltata e compresa.

Mi ha chiarito anche perché il mio progetto di vita e lavoro fosse troppo idealistico (mio padre lo definiva “portare il riso ai bambini”), scardinando il mio punto di vista ereditato dal paternalismo europeo pietistico dell’aiuto umanitario.

Ho soprattutto capito che tipo di viaggiatore volevo essere: svuotare me stessa dai condizionamenti quotidiani e fare spazio all’altro. Vagabondo in Africa mi ha lasciato in eredità un’insaziabile curiosità (ho vissuto e lavorato in diversi Paesi) e il coraggio di essere, a modo mio, un vagabondo in questo mondo.

Melanie Candeloro, corso di laurea magistrale in Linguistica ‒ Università Sapienza.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Alfredo Guarino

Werner Jaeger, Paideia

Un libro che mi ha lasciato molto è Paideia, di Werner Jaeger. Opera corposa di un filologo tedesco, presenta una interpretazione della filosofia greca che si traduce in un ideale di umanesimo da coltivare e da trasmettere ai giovani. Paideia propone l’ideale dell’uomo che intende migliorare sé stesso in un’ottica olistica di corpo, cultura e spirito. L’umanesimo mette l’uomo al centro del sistema di vita e la vita diventa una ricerca costante di esperienze e di crescita. Paideia non fornisce un metodo di insegnamento, ma diventa un modello di vita e l’educazione diventa la legittimazione di concetti che hanno dignità di trasmissione alle generazioni future.

Il libro mi è piaciuto a vent’anni e solo molto avanti ho avuto consapevolezza dell’impatto e del perché ho sempre cercato esperienze nuove e “sfidanti” sia sul piano professionale sia sul piano emotivo.

Da medico, mi affascina il modello bio-psico-sociale di cura, perché mette al centro – oltre la parte strettamente organica (bio) – l’impatto emotivo (psico) e quello sociale della malattia sulla vita di un bambino (sono un pediatra) e sulla sua famiglia. Professionalmente vedo spesso bambini con malattie gravi e complesse (AIDS, tubercolosi, gravi forme infettive in bambini con malattie gravi, a volte febbre da simulazione con bambini o mamme che fingono malattie per rifugiarsi in ospedale per “essere al sicuro”). Sono malattie associate a fasce fragili di povertà e marginalizzazione spesso legate a storie molto pesanti e non raramente a violenza.

Nella vita ho scoperto (relativamente tardi per essere un accademico), il piacere dell’insegnamento e più specificamente dell’insegnamento universitario. La formazione di studenti e specializzandi si attua con lo scambio reciproco tra conoscenze – quelli dei giovani generalmente più aggiornate delle mie – ed esperienza, che viene dal docente. Le lezioni si svolgono attraverso discussioni collegiali “tra pari” e danno all’insegnamento della medicina il senso di umanesimo che intrinsecamente le è proprio. Le discussioni sono intense, talvolta dure, non raramente sorprendenti e vanno ben oltre la discussione strettamente clinica. E così spesso il giovane scopre – o riscopre – il senso stesso per il quale ha intrapreso medicina, e anche io lo riscopro ogni giorno attraverso la paideia e questo mi consente di crescere ancora.

Alfredo Guarino, docente di Pediatria all’Università Federico II di Napoli.

Il libro che mi ha cambiato la vita | Simona Di Profio

Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari

Il libro che mi ha cambiata è Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Questo libro mi ha cambiata insegnandomi il valore del presente e del contatto umano: in Drogo ho rivisto un uomo che ho conosciuto al Caffè Letterario della mia città, in cui lavoravo. Non ne ricordo il nome, ma ne ricordo lo sguardo e le parole, avide di vita. Aveva il cancro; ridotto a uno scheletro, lamentava solo, non senza ironia, di non riuscire più a gustare il mio caffè come una volta.

Pochi giorni prima di morire mi scrisse un sms con i versi del Faust: «Se dirò all’attimo: sei così bello, fermati! […] allora sarò contento di morire!» Io non avevo il suo numero, lessi con perplessità quel messaggio e non ci diedi peso. Riuscii a ricollegare il testo alla persona solo dopo, quando era già troppo tardi. Mi sono sempre domandata quale profonda solitudine debba aver provato nel non ricevere alcuna risposta. Non ne sono sicura, ma penso di averne un’idea, dopo aver finito di leggere il libro. E ho capito che aprirsi all’altro, davvero e senza rimandare, è forse la sola risposta di Senso al tempo che passa.

Simona Di Profio, corso di laurea magistrale in Linguistica ‒ Università Sapienza.

Il libro che mi ha cambiato la vita | Giovanni Solimine

Giorgio Amendola, Una scelta di vita

Il libro che mi ha fatto diventare quello che sono è Una scelta di vita di Giorgio Amendola (Rizzoli 1976). Per motivare questa scelta, aggiungo qualche dato di contesto: ero laureato da un paio d’anni e mi guardavo intorno, alla ricerca di una nuova dimensione personale e sociale; era ancora fortissima l’emozione per la guerra in Vietnam, da dove gli americani erano stati cacciati via il 30 aprile 1975; c’era appena stata la grande avanzata elettorale della sinistra, che aveva conquistato il governo delle principali città italiane.

Avevo una mia generica sensibilità politica e da studente avevo avuto qualche esperienza di militanza. Pur non riconoscendomi nelle posizioni ideologiche dell’autore, fui letteralmente folgorato dalla passione e dalla spinta morale che emergeva da ogni pagina di quel libro. Anche per me, come per Amendola a ventitré anni, era giunto il momento di uscire dalla giovinezza e fare le mie scelte, entrando nell’età adulta e avviandomi verso il mondo nuovo che mi sembrò di scorgere.

Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Bellonci-Premio Strega.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Vincenzo Gabriele Militello

Alessandro Barbero, Dante

Sono Vincenzo Gabriele Militello e ho 18 anni, frequento il quinto anno del liceo linguistico “Giordano Bruno” di Torino. Se dovessi pensare a un libro che mi ha cambiato concretamente la vita penserei a Dante di Alessandro Barbero.

Fu il primo libro del professore che lessi, quando avevo 14 anni, dopo una serie di video di suoi interventi o conferenze che guardavo scoprendo quanto fosse in realtà sensazionale una materia che fino a quel momento non avevo apprezzato e che ritenevo noiosa: la Storia. A scuola, infatti, avevo sempre affrontato Dante dal punto di vista prettamente letterario, ma il libro di Barbero mi ha fatto entrare nella dimensione storica del protagonista facendomi immergere nella sua epoca, portandomi a immaginare in maniera molto affascinante il contesto nel quale egli viveva e facendomi comprendere la potenza e il fascino della Storia.

Proprio al Salone del Libro del 2023, sotto una pioggia battente, lo avevo portato con me nella speranza che “il Magister” potesse autografarmelo, ma non fu possibile, e proprio in quella situazione di sconsolatezza conobbi Giuseppe Laterza che, oltre a inviarmi una copia autografata da Barbero mi invitò a suoi vari interventi dal vivo nel corso degli ultimi anni, facendomi appassionare così tanto da farmi addirittura recare all’università a seguire una lezione del professore tagliando scuola!

Dante mi ha cambiato la vita perché leggendolo ho capito di voler studiare Storia anche dopo il liceo, e in qualche modo mi ha fatto realizzare di volerla rendere protagonista della mia vita. Io e moltissimi altri giovani in Italia e nel mondo vediamo in Barbero un punto di riferimento che, grazie a spiegazioni magnifiche o libri strepitosi, ha saputo far nascere in tutti noi un grandissimo amore per una disciplina che forse fino a quel momento non aveva avuto l’importanza che meritava nelle nostre vite.

Vincenzo Gabriele Militello, liceo linguistico “Giordano Bruno” di Torino.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Amedeo Feniello

Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio

Il libro che mi ha cambiato la vita? Naturalmente, Le avventure di Pinocchio. Il primo libro che ho letto e che, come il primo centesimo di Paperone, fa da papà a tutti i miei libri, seri e meno seri. E lui sta lì, in bella mostra, nella libreria, ad osservare tutta la serie dei suoi tanti figli, a fare da chioccia e da protettore.

È una edizione poco elegante (AMZ editrice), ma solida, con un fantastico burattino snodato sulla copertina e, dentro, tanti disegni, con ogni capitolo che inizia poggiandosi sul lungo naso di Pinocchio, come a lasciare le parole ad adagiarsi su di esso. Un libro che dentro di sé ora ha tanti piccoli ricordi: una foto, una frase, le prime parole scritte di mia figlia…

E così, questo libro venuto da me nel 1968 è diventato parte della mia casa, di tutte le case dove ho abitato: sua vera anima e silenzioso genio tutelare, che tutto ascolta e che tutto sa di me… ora che non sono più buffo ma poco “contento di essere diventato un ragazzino per bene”.

Amedeo Feniello insegna Storia medievale al Dipartimento di Scienze Umane dell’Università dell’Aquila. Il suo ultimo libro con Laterza è Omicidio a Lombard Street.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Marta Bulgherini

John Steinbeck, Furore

Narrando dell’esodo della famiglia Joad, estirpata dalla propria terra e costretta ad arrancare verso la California negli anni Trenta del secolo scorso, Steinbeck parla anche degli esodi e delle feroci ingiustizie dell’oggi, distillando un’iniquità sociale che invece di sfumare diventa ogni giorno più concreta.

Ha fatto esplodere in me una rabbia che non sapevo di avere, o meglio: una rabbia che non conoscevo, ripiegata e messa a tacere nelle più oscure profondità di me stessa. L’ha coltivata, protetta e le ha permesso di germogliarmi dentro con radici solide. Ora quella rabbia, quel “furore” mi accompagnano e mi sostengono nel partecipare – un microscopico tentativo – a rendere questo mondo un luogo migliore.

Marta Bulgherini, attrice e autrice teatrale

Un libro che mi ha cambiato la vita | Gherardo Colombo

Eugen Wiesnet, Pena e retribuzione. La riconciliazione tradita

Una breve premessa: non credo che un libro, da solo, possa cambiarti la vita. Devi incontrarlo al momento giusto, nulla succede senza che ci sia un prima che lo prepara. Magari si tratta di altri libri, di incontri, di film, di reel, persino qualcosa di così breve, che però fa scattare ciò che è già in te senza che tu lo sappia. Ci vogliono, a volte, percorsi di anni perché possa cambiare la vita, percorsi sotterranei che improvvisamente si mostrano, generando sorpresa in chi li ha vissuti: non sapevamo che già stavamo lavorando perché il cambiamento avvenisse.

Ciò detto, la domanda mi ha fatto subito pensare a Pena e retribuzione. La riconciliazione tradita di Eugen Wiesnet, un gesuita tedesco scomparso nel 1983. Ho letto il libro a cavallo del secolo, mentre facevo il magistrato, e contribuivo a mandare in prigione chi si riteneva avesse commesso un reato. Dopo una piccola manciata di anni mi sono dimesso. Perché convinto che il carcere faccia soltanto danni a chi lo subisce e a tutti noi.

Gherardo Colombo, ex magistrato e saggista. Il suo ultimo libro è La giustizia italiana in 10 risposte (Garzanti).

Un libro che mi ha cambiato la vita | Francesco Bultrini

Knud Rasmussen, A nord di Thule

Il libro a cui ho pensato non mi ha cambiato la vita (non credo molto in questa filosofia).Ma di certo ha cambiato il mio modo di vedere alcuni aspetti della vita. Si tratta di A nord di Thule di Knud Rasmussen, edito Iperborea, 2025.

È un diario di viaggio, scritto nei primi del Novecento da un giovane esploratore groenlandese. Attraverso le sue pagine ho conosciuto la pietà che la natura ha nei nostri confronti, il senso di fratellanza e condivisione a cui ci impone di stare in condizioni di vita estreme. Ho sofferto la fame e patito il freddo nella totale assenza di vita nel nord della Groenlandia. Ho subito il fascino di quest’ultima, del suo perenne bianco orizzonte, della sua fauna selvaggia, dei suoi timidi e rari abitanti, della loro lingua, così gutturale e spezzata dal gelo.

Quella di Rasmussen non è una storia indimenticabile, anzi. Ma è anche grazie al suo diario se ora so meglio riconoscere i miei limiti, fare le giuste pause, ponderare i rischi, rispettare il contesto, valutare le forze.

Francesco Bultrini, studente di Filologia moderna ‒ Università Sapienza.

Un libro che mi ha cambiato la vita | Federica Bergamelli

Leo Lionni, Federico

Il libro che mi ha cambiato la vita è Federico di Leo Lionni. È un libricino per bambini. Mi piaceva moltissimo da piccola, poi per tanto tempo me ne sono completamente dimenticata. Parla di un topolino con la vocazione poetica che mentre gli altri fanno provviste per l’inverno, “non lavora” ma contempla la natura. Nessuno lo capisce, lo scherniscono, lo riprendono. Fin quando d’inverno, nella tana le provviste finiscono e lui inizia a donare i frutti della sua di raccolta: parole che scaldano, confortano, sfamano.

Certe volte mi sono sentita e mi sento come Federico, poi però mi ricordo quella storia e quel topino incompreso che quando finalmente vede riconosciuto il suo valore, comunque ha l’umiltà di dire: “non voglio applausi né corone d’alloro perché in fondo ciascuno fa il proprio lavoro”. Per me, questo breve testo è stato come un vaccino, una puntura di cui mi ero dimenticata ma il cui antidoto si è attivato nel momento in cui ne avevo bisogno: quando il virus autodistruttivo dell’insicurezza stava per intaccarmi.

Federica Bergamelli, corso di laurea magistrale in Linguistica ‒ Università Sapienza.