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Hitler e l'enigma del consenso

Hitler e l'enigma del consenso
Hitler e l'enigma del consenso
trad. di N. Antonacci
con ill.
- disponibile anche in ebook
Edizione: 20198
Collana: Economica Laterza [381]
ISBN: 9788842078876
Argomenti: Storia contemporanea

In breve

Un tentativo di risposta alle ragioni di un consenso travolgente, totalitario, spesso delirante. Un libro ancorato ai fatti e all’indagine sociopolitica dell’individuo Hitler e della sua stagione. “Corriere della Sera”

Kershaw affronta l’enigma della personalità di Hitler con l’attenzione alle questioni biografiche tipica del suo talento storiografico tutto britannico. Bruno Bongiovanni, “diario”

Hitler non fu solo nella sua ascesa al potere assoluto. Fu il frutto di una società sconvolta da una fortissima crisi di valori: uno dei massimi esperti mondiali di nazismo si interroga sulla natura e sui meccanismi del potere dittatoriale del Führer.
 

Leggi un brano

Quando, verso la fine degli anni Ottanta, accettai di scrivere questo volume, facente parte della serie allora appena nata Profiles in Power, non potevo nemmeno lontanamente immaginare che, nei successivi dieci anni, la tanto odiosa figura di Adolf Hitler avrebbe occupato una porzione così grande delle mie ore di veglia (infatti, contrariamente a quanto supposto dai molti che me l’hanno chiesto, non mi è mai capitato di sognarlo!). Avevo iniziato la prima Prefazione del libro affermando di «non voler scrivere una biografia di Hitler», ma subito dopo avevo aggiunto che «senza dubbio ci sarebbe ancora posto per un nuovo studio di ampie dimensioni sulla figura del dittatore tedesco». E in effetti, mentre in un primo momento avevo declinato l’invito a scrivere una tale opera, il lavoro preparatorio per quel breve volume mi convinse a intraprendere il compito ingrato di scrivere una nuova biografia dell’uomo che più ha influito negativamente sulla storia del XX secolo. Se io avessi avuto anche il minimo presentimento della difficoltà dell’impresa, ci avrei certamente ripensato, poiché ci sono voluti tutti gli anni Novanta per compiere le ricerche inerenti a questo nuovo libro e per realizzarne la stesura.Aver scritto già uno studio sintetico come quello per la citata serie Profiles in Power, è però servito molto per mettere a punto il mio approccio concettuale alla successiva biografia in due volumi. Sebbene il primo libro fosse volutamente non biografico e si sforzasse principalmente, come scrissi allora, di spiegare «la natura e i meccanismi, il carattere e la pratica del potere dittatoriale di Hitler», l’interpretazione che ho successivamente esposto su una tela ben più ampia era già prefigurata in quel breve lavoro. Alla sua base – è spiegato nell’Introduzione – c’era la visione di Hitler come «leader carismatico», nell’accezione tecnica data a questa espressione dal sociologo tedesco Max Weber. A tale concetto si affiancava, secondo quanto spiegato in altre pagine della stessa Introduzione, una seconda chiave interpretativa ispiratami da una frase pronunciata nel 1934 da un funzionario nazista in un discorso di routine («è compito di ognuno andare incontro al Führer»), l’idea cioè che il dinamismo del regime nazista fu in modi diversi, consapevolmente o spesso inconsapevolmente, accentuato da un numero incalcolabile di interpretazioni e «intuizioni» individuali sulle presunte intenzioni di Hitler, che così fu sollevato in molti casi dal bisogno di impartire ordini espliciti. Applicando congiuntamente i due concetti appena citati, sono riuscito a presentare Hitler come il prodotto di fatti sociali e non come figura demoniaca. Egli fu il frutto di una società che si trovava in una congiuntura del tutto peculiare, una società sconvolta da una fortissima crisi di valori ad ogni livello, dal piano culturale a quello politico, sociale ed economico. Prima del 1914 sarebbe stato impensabile che un personaggio come Hitler potesse diventare cancelliere della Germania. Anche se le idee che egli finì con l’incarnare nella sua persona erano tutte già formate e stavano guadagnando terreno nell’ambito della destra politica nel quarto di secolo precedente il primo conflitto mondiale, fu solo la bruciante esperienza della guerra, culminata nel trauma della sconfitta e della rivoluzione, a creare le circostanze che resero possibile l’affermazione di Hitler. Nei quattordici anni che seguirono il 1918, egli si impose progressivamente come il tamburino delle masse nazionaliste. Ciò che diceva non era originale, ma il suo modo di dirlo era unico. Riusciva a colpire emotivamente il suo uditorio con una forza senza precedenti, esaltandolo, eccitandolo e commuovendolo con la sua retorica della rinascita nazionale; nessun altro uomo politico poté stargli alla pari, anche quando propagava un messaggio simile al suo. Quel «signor nessuno» arrivato da Vienna si trasformò a poco a poco nel «Führer della Germania futura», il «personaggio più rappresentativo» della destra nazionalista, capace di dar corpo ai timori, alle fobie, agli odi e ai pregiudizi, ma anche alle speranze, agli ideali e alle illusioni di settori sempre più ampi della popolazione tedesca. Nella fase di agonia di un regime democratico debole e disprezzato, Hitler seppe offrire a più di 13 milioni di tedeschi la speranza della salvezza nazionale.Nella mia ricostruzione mi sono sforzato di dare il giusto peso al ruolo svolto personalmente da Hitler nella sua ascesa al potere e nel successivo esercizio dello stesso, all’importanza decisiva delle sue ineguagliabili doti demagogiche, della sua capacità istintiva di sfruttare le debolezze degli avversari politici, della sua prontezza a rischiare una mossa audace nel momento in cui altri esitavano, della sua abilità a mettere i suoi rivali gli uni contro gli altri e, naturalmente, del suo potente e inflessibile credo ideologico. Ciò nondimeno, ho cercato anche di mettere in evidenza le forze che hanno consentito al potere hitleriano di espandersi fino al punto di diventare assoluto, cioè di mettere Hitler in grado di determinare da solo – fatto non comune ad altri dittatori – la condanna della propria nazione alla sconfitta, alla rovina e alla distruzione.In altre parole, il concetto di «potere carismatico» mi ha consentito di spiegare come divenne possibile il fenomeno Hitler, come un individuo destinato al fallimento esistenziale, per gli effetti devastanti della prima guerra mondiale sulla società tedesca e sulla sua stessa persona, giunse a esercitare un impatto così grande su uno Stato moderno e sofisticato. Se a ciò aggiungiamo la volontà di «andare incontro al Führer», capiremo perché uno Stato così evoluto (almeno per quei tempi) si piegò sempre più all’ideologia della rinascita nazionale, incarnata in quella figura di redentore laico che fu Hitler.

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