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Storie interrotte

Storie interrotte
Storie interrotte
Edizione: 2007
Collana: Opere varie
ISBN: 9788842084006
Argomenti: Storia d'Italia
  • Pagine 274
  • 9,00 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

«Storie interrotte» è il tentativo di diffondere attraverso «dialoghi possibili», costruiti da studiosi e affidati al teatro, alla radio, a queste pagine, la conoscenza, oggi circoscritta, sfocata o distorta, di cinque figure-chiave della storia italiana: Francesco Crispi, Francesco Saverio Nitti, Donato Menichella, Luigi Sturzo e Giuseppe Di Vittorio. Il progetto nasce dalla constatazione che è debole, debolissima, la consapevolezza del contributo di idee e di azione degli uomini e delle donne che hanno concretamente lavorato a disegnare il paese. Non vi è un orgoglio diffuso nell’avere questi e altri «padri fondatori» (per usare un termine caro a un paese, gli Stati Uniti, attento anche nei momenti più difficili a misurarsi con il senso delle proprie fondamenta). Non vi è gusto comune nel confrontarsi con le scelte che essi hanno compiuto, con i loro successi e i loro errori; per domandarsi, in piedi sulle loro spalle, cosa avrebbero detto o fatto nelle attuali circostanze. La conoscenza, lo studio, anche di primissimo livello, rimangono prerogativa degli «specialisti», non concorrono alla formazione di una cultura politica nazionale. Questa dimenticanza, la rottura di questi fili, talora l’eccessiva semplificazione che la sostituisce, producono pensieri e azioni fuori della storia o l’importazione acritica di modelli da altri paesi.

Indice

Perché questo progetto e i suoi cinque protagonisti di Fabrizio Barca, Leandra D’Antone, Renato Quaglia - I realizzatori del progetto - I dialoghi - «Paradossi nelle vicende della mia vita». Dialoghi nella storia di Francesco Saverio Nitti - «Questa volta ci sono i denari». Dialoghi nella storia di Donato Menichella - «Le tre male bestie». Dialoghi nella storia di Luigi Sturzo - «Questi fiori li ho raccolti stamattina». Dialoghi nella storia di Giuseppe Di Vittorio - Cantiere per la drammatizzazione - Il drammaturgo e la sua frazione di Paolo Patui

Leggi un brano

Storie interrotte è il tentativo di diffondere attraverso «dialoghi possibili» scritti da studiosi e affidati al teatro, alla radio, a queste pagine, ad altre forme di comunicazione, la conoscenza oggi circoscritta, sfocata o distorta, di cinque figure-chiave della storia italiana: Francesco Crispi, Francesco Saverio Nitti, Donato Menichella, Luigi Sturzo e Giuseppe Di Vittorio. Il progetto nasce dalla constatazione che è oggi debole, debolissima, la consapevolezza del contributo di idee e di azione degli uomini e delle donne che hanno concretamente lavorato a disegnare il paese. Non vi è un orgoglio diffuso nell’avere questi e altri «padri fondatori» (per usare un termine caro a un paese, gli Stati Uniti, attento anche nei momenti più difficili a misurarsi con il senso delle proprie fondamenta). Non vi è gusto comune nel confrontarsi con le scelte che essi hanno compiuto, con i loro successi e i loro errori; per domandarsi, in piedi sulle loro spalle, cosa avrebbero detto o fatto nelle attuali circostanze. La conoscenza, lo studio, anche di primissimo livello, rimangono prerogativa degli specialisti, non concorrono alla formazione di una cultura politica nazionale. Questa dimenticanza, la rottura di questi fili, le letture semplificate che talora li sostituiscono, concorrono a produrre pensieri e azioni fuori dalla storia, ostacolano la comprensione e l’adattamento delle esperienze di altri paesi o inducono a idealizzarle, impediscono il concorso delle nostre stesse esperienze ad altri processi di costruzione nazionale o sopra-nazionale. Contribuiscono a erodere i valori costitutivi comuni della nazione, lo stesso senso di utilità dello Stato nazionale, su cui poggiano ragione e condivisione del suo potere. La prima motivazione del progetto è dunque quella di riportare all’attenzione diffusa, soprattutto dei giovani, alcuni padri della storia italiana, le loro posizioni, i loro fondamenti culturali e di conoscenza, i tratti esemplari (anche sotto il profilo dell’esperienza umana e personale) che ne hanno caratterizzato il percorso. Si tratta di figure che hanno ricoperto ruoli politici e pubblici rilevanti nel nostro paese, contribuendo alla sua solidità interna e alla sua credibilità internazionale, delineando personalissime traiettorie per la costruzione e il consolidamento delle istituzioni. Sono figure di cui è possibile riconoscere il valore non tanto nei singoli atti, quanto negli interi, complessi e talvolta drammatici, percorsi esistenziali. Il nostro intento è di andare oltre il «medaglione» in cui, nel sentire comune, esse sono rimaste imprigionate: attraverso «dialoghi possibili» (nel senso della verosimiglianza delle circostanze e dei contenuti) con uomini della stessa epoca ma di diverse idee, miriamo a restituire il senso dei loro convincimenti e delle loro motivazioni, ma anche dei loro travagli, incertezze, errori. I nostri personaggi testimoniano una storia lunga, non lineare, non sempre luminosa, ma per lunghissimi tratti segnata da riconosciuti successi dell’azione politica, economica, culturale e civile. Fino agli anni del nostro «miracolo economico», nonostante interruzioni drammatiche e violente (crisi della democrazia, crollo dell’economia, guerre mondiali), nonostante note difficoltà strutturali e passi indietro, la costruzione dell’Italia intera si rivela frutto di intelligenza politica e competenze, di sinergie tra territori e tra istituzioni centrali e locali, di mobilitazione virtuosa di risorse di ogni tipo e regione. Si rivela frutto della forte attenzione, mai acritica, alle esperienze di altri paesi e dell’impegno per valorizzare le risorse nel contesto internazionale. Protagonista di questa progressiva costruzione nazionale è stata una classe dirigente diffusa, attiva, nel mondo della politica e della cultura, del lavoro e dell’impresa, delle professioni e del volontariato, una classe dirigente che ha interpretato aspirazioni e spinte di masse e interessi più ampi. In questo processo, le figure di cui vogliamo riprendere il filo interrotto hanno radicato un’azione che rimane tra le espressioni più alte della storia delle nostre classi dirigenti.

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