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Senza verso

Senza verso
Senza verso
Un'estate a Roma
con ill.
- disponibile anche in ebook
Edizione: 20123
Collana: Contromano
ISBN: 9788842074618
Argomenti:
  • Pagine 132
  • 12,00 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

Roma, vista dal basso, luglio-agosto

«Quella di cui godevo in quei giorni afosi, camminando sui larghi marciapiedi di viale Manzoni e di via Merulana al riparo del fogliame dei platani, era indubbiamente una felicità partorita da un’illusione: l’illusione di un piccolo numero di strade e incroci capace di suggerirmi la sensazione, razionalmente insana, che esistesse per me, come per chiunque altro, un luogo capace di farmi sentire a casa, qualunque disastro fosse in corso o mi pendesse sulla testa...»

Leggi un brano

Tornando dall’edicola di Antonio, spesso invece di rifare viaMerulana decidevo di scendere verso casa percorrendo il latoin ombra di via Boiardo, decisione che mi costringeva a imboccarea destra via Aleardi, cosa che fa sempre impressioneperché, dopo appena qualche passo in questa stradina corta,dal traffico e dal rumore di via Merulana si piomba in un’atmosferadi silenzio ovattato, come a volte le strade hanno, osembra verosimile che abbiano, nei sogni. E via Aleardi, findalle prime volte che ci arrivavo nel 1989, accompagnandoPietro a casa al termine di una passeggiata, per salutarlo oppuresalire su con lui a continuare qualche discorso iniziatocamminando, sembra in effetti quasi costruita ad arte, da unoscenografo in vena di ambienti angosciosi, per suggerire unclima e un ambiente lievemente, ma inesorabilmente, estraneoalla realtà circostante. Il merito, o la colpa se si preferisce,di questa sensazione va attribuito in pari misura, secondome, al lungo muro di mattoni scuri, coronato da cocci dibottiglia e nell’ultimo tratto addirittura da filo spinato, che sistende lungo un lato della via, dominata dalla mole brunastradel Pontificio Ateneo Antoniano, di fronte ai normalissimiportoni umbertini dell’altro, e all’immagine, davvero incongrua, che chiude la prospettiva della via all’incrocio con viaBoiardo: la facciata di un villino antico, straordinariamentecandida e ornata di medaglioni e varie altre decorazioni inmarmo e a stucco, tra le quali un’aquila che sorregge il leggerobalcone centrale, simbolo della famiglia dei marchesiGiustiniani, i primi proprietari dell’edificio, costruito all’iniziodel Seicento. Come è facile immaginare, e come si può vederefacilmente in qualunque vecchia mappa di Roma, primache il marchese Giustiniani facesse costruire la villa e il famosogiardino che la circondava, era un pezzo di aperta campagna,vigne e orti delimitati da alti muri con qualche rovinaromana o medievale immancabilmente piantata in mezzo aquella pace rustica come il monolite di 2001 Odissea nellospazio. Nella grande pianta prospettica di Roma di AntonioTempesta, nel 1593, non si vede in tutta l’area, delimitata daun alto muro, che una grossa torre militare quadrata dall’aspettogià diroccato. La bellezza dei particolari della piantadel Tempesta è tale che, quando si inizia a scrutarla, sembraproprio di venire risucchiati al suo interno. In particolarequella torre scura, piantata in mezzo a uno spazio per me cosìfamiliare, anche se sotto tutt’altro aspetto, riesce a catturarela mia attenzione per un tempo lunghissimo – a volte ricopromentalmente l’immagine sovrapponendole tutte le costruzioniche ci sono oggi al posto di quel pezzo di campagna,i palazzi e i cortili di via Merulana e di via Boiardo e le stradeaperte dove prima c’erano sentieri e fratte, e allora mi vienein mente che quella torre non è mai stata abbattuta, ma siannida ancora lì, nel segreto dell’aspetto familiare delle cose,come una spina dorsale invisibile, ma che sostiene tutto il resto,e quando le cose come le conosciamo inizieranno, primao poi, ad andare in polvere e frantumi, e il vento spazzerà lemacerie dei crolli, il vecchio bastione, fermo nella distruzione generale, tornerà alla luce, ostinato e reticente come lo sivede nella carta del Tempesta.

Verso la metà del Seicento, sia i giardini che la villa dei Giustinianierano terminati. La facciata principale della villa erarivolta verso via Merulana, dove si apriva un bel portale, ornatoda due cariatidi, che oggi è stato spostato a poche centinaiadi metri da qui, sul Celio, all’ingresso del parco di Villa Celimontana.I Giustiniani risiedevano poco in quel casino di campagna,tutto sommato scomodo, ma il marchese Vincenzo erauno di quegli aristocratici affetti dalla mania delle anticaglie, eaveva ornato il giardino, studiando le prospettive più pittoresche,di statue romane, preziosi sepolcri scolpiti, cippi dicolonne. Oggi quasi tutte le tracce di questa passione sonoscomparse e il villino, circondato da ogni lato dai palazzi scurie anonimi di via Boiardo, ha tutta l’aria di un animale presoin gabbia, ridotto con la sua gentilezza mediterranea a sostenereun ruolo che non gli si addice. Ma la psicologia dei palazzi,e i suoi segreti moventi, mi sfuggono totalmente.

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