Un libro che mi ha cambiato la vita | Anna Paolucci

Alba de Céspedes, Quaderno proibito

Penso che uno dei libri che mi hanno cambiato la vita sia Quaderno proibito di Alba de Céspedes.

Ho scoperto questo libro grazie alla mia professoressa di Letteratura italiana contemporanea durante la triennale. Il corso era incentrato sulle autrici del Novecento che hanno fatto dell’arte di scrivere un mezzo per raccontare e denunciare la condizione femminile. La scelta stupì molto me e i miei colleghi perché ci aspettavamo un programma più canonico – e questo termine già dice tutto. Così, usciti dalla prima lezione del corso, ci guardammo negli occhi chiedendoci: “Ma quanti libri scritti da donne abbiamo letto?”. Davvero troppo pochi, concludemmo. Eppure, le autrici non mancano di certo oggigiorno; perché, allora, quel giorno facemmo così fatica a farci venire in mente un titolo? Penso che ci vergognammo molto: l’elefante nella stanza era stato scoperto e, finalmente, avevamo l’occasione di fare ammenda.

Così, grazie al percorso di letture costruito dalla professoressa, cominciò tra noi uno scambio di riflessioni bellissimo e doloroso al tempo stesso, perché in ogni libro ritrovavamo un pezzo nascosto della nostra storia familiare. Leggere Quaderno proibito mi faceva pensare a mia nonna, anche se lei e Valeria Cossati, la protagonista del romanzo, sono persone molto diverse: l’una semianalfabeta, nata in campagna e trasferita in città appena ventenne; l’altra borghese nata e cresciuta a Roma e capace di leggere, scrivere e far di conto. Eppure, entrambe hanno vissuto la loro vita interpretando il ruolo che era stato assegnato loro alla nascita: quello di figlie, quello di mogli, quello di madri, quello di serve sempre disponibili e senza alcun desiderio individuale, pronte a perdere il sonno per preparare la colazione prima che tutti si sveglino, a spaccarsi la schiena per tenere tutto pulito e in ordine, a mangiare in piedi per non far mancare nulla in tavola.

Il destino che le ha accomunate – e condannate – era un susseguirsi di rinunce, di rimorsi e rimpianti che vengono a galla ogni volta che mia nonna mi chiede perché i suoi genitori non le permisero di frequentare le scuole medie del paese. Io non le so rispondere e, intanto, mi commuovo. Mi rendo anche conto che è qui che le loro vite prendono strade diverse perché, al contrario di mia nonna, Valeria ha avuto i mezzi materiali, culturali e cognitivi per prendere consapevolezza della sua condizione. Vorrei che un giorno questa donna che mi ha cresciuto fosse in grado di comprarsi dei fiori per sé come la protagonista di Quaderno proibito, ma purtroppo questa piccola e gobba signora di novant’anni non ha più le forze per uscire dal suo ruolo e, nonostante tutto, continua a mangiare qualche boccone in piedi.

Io e i miei colleghi della triennale ci sentimmo scossi e trasformati da questa lettura. Per questo, penso che questo libro mi abbia cambiato la vita e che abbia il potere di cambiare la lente con cui interpretiamo il passato, viviamo il presente e sogniamo il futuro.

Anna Paolucci, studente di Linguistica all’Università “La Sapienza” di Roma