Un libro che mi ha cambiato la vita | Lodovico Steidl

Franz Kafka, Il processo

Nel ‘63 era uscita in Italia la versione cinematografica de Il processo di Kafka diretta da Orson Welles; un cast da brividi: Anthony Perkins, Jeanne Moreau, Romy Schneider e lo stesso Orson Welles. Lo avevo visto un po’ per caso nel 1970, da poco compiuti 14 anni. Il giorno dopo ero corso a comprarmi il libro e immediatamente avevo iniziato a ossessionare mio padre perché mi portasse a Praga. In agosto la partenza verso la cortina di ferro. Arrivammo in una città ancora annichilita dal fallimento della Primavera del ‘68, senza l’ombra di un turista, con due carri armati russi in piazza San Venceslao.

Il binomio Kafka/Praga segnò la svolta: le vicende di Josef K. mi presentarono una lettura nuova del mondo: in poche settimane, all’improvviso, ero passato dai Sandokan di Salgari al baratro rappresentato dall’ineluttabilità di un destino governato da misteriosi ingranaggi, alla voragine incarnata in un dramma reso assoluto perché mancante di qualsivoglia motivazione. Con quel libro la fanciullezza era svanita per sempre.

Lodovico Steidl, consulente editoriale