Javier Reverte, Vagabondo in Africa
Letto nel 2004, quando avevo 20 anni ed ero iscritta al primo anno di Università, Vagabondo in Africa ha scardinato le mie certezze, modificando radicalmente l’idealizzazione romantica del mal d’Africa da cartolina; ho capito che l’Africa non ha bisogno di essere salvata o idealizzata dall’Occidente, ma semplicemente ascoltata e compresa.
Mi ha chiarito anche perché il mio progetto di vita e lavoro fosse troppo idealistico (mio padre lo definiva “portare il riso ai bambini”), scardinando il mio punto di vista ereditato dal paternalismo europeo pietistico dell’aiuto umanitario.
Ho soprattutto capito che tipo di viaggiatore volevo essere: svuotare me stessa dai condizionamenti quotidiani e fare spazio all’altro. Vagabondo in Africa mi ha lasciato in eredità un’insaziabile curiosità (ho vissuto e lavorato in diversi Paesi) e il coraggio di essere, a modo mio, un vagabondo in questo mondo.
Melanie Candeloro, corso di laurea magistrale in Linguistica ‒ Università Sapienza.