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San Nicola

San Nicola
San Nicola
Il grande taumaturgo
con ill.
Edizione: 2009
Collana: Storia e Società
ISBN: 9788842088318
Argomenti: Storia della Chiesa, Storia medievale

In breve

In Italia lo chiamiamo san Nicola da Bari, i russi gli hanno dato il nomignolo un po’ sproporzionato di Russkij Bog (il ‘Dio russo’) e un mito globale lo identifica (impropriamente) con Santa Claus, ma la verità è che la sua lunga parabola ha avuto inizio nella tarda Antichità, più o meno ai tempi di Costantino, in un angolo periferico dell’impero, nell’antica metropoli anatolica di Myra, città di cui Nicola fu vescovo. Michele Bacci indaga la vicenda che ha portato un oscuro religioso della costa licia a vestire i panni del ‘grande taumaturgo’, il santo globale protagonista di un culto ancora oggi tanto sentito da superare le divisioni tra cristiani e ortodossi. In queste pagine, fra traslazioni di ossa, narrazioni leggendarie e progressive trasformazioni iconografiche (fino all’identificazione del vescovo di Myra con il portatore di doni più amato dai bambini), una intricata e affascinante storia di devozione interculturale si intreccia con un’attenta riflessione sul sentimento del sacro, sulle dinamiche con cui viene orchestrato, sul suo rapporto con luoghi santi e immagini prodigiose e sui differenti percorsi attraverso cui si afferma e dilaga.

Indice

Introduzione. Alla ricerca di san Nicola

I. L’uomo

Tracce di una personalità oscura - Tumulto a Myra - Il vescovo e l’imperatore - Nicola «pneumatikos» - L’azione pastorale - Il dominio della dea madre

II. Il luogo sacro

Nascita di un luogo sacro - Nicola il Sionita e la cristianizzazione delle campagne - La montagna sacra - Il richiamo di Gerusalemme - Scontro di luoghi santi - Nicola, il mare e il conflitto arabo-bizantino

III. La nuova identità

Elogi e miracoli - Le prime biografie - Contaminazioni - Una tradizione alternativa: le immagini - La costruzione dell’aspetto fisico - L’abbigliamento - Barba e capelli - La calvizie

IV. Dal corpo all’immagine

Le immagini intorno alla tomba - La tomba nascosta - Il trasloco della santità - L’icona archetipica - L’espansione attraverso le immagini - Immagini prodigiose - Effigi monumentali e biografie visive

V. Un santo «globalizzato»

I viaggi di san Nicola nel Mediterraneo e in Oriente – Verso il gelido Nord

VI. Epilogo

Le statue di Demre

Note

Bibliografia

Referenze iconografiche

Indice dei nomi e dei luoghi

Leggi un brano


Le statue di Demre

Aziz Nikolas’ın burada-dır, «san Nicola è qui», è una frase che viene pronunciata con molta enfasi dagli abitanti di Demre, una cittadina della costa sud-occidentale della Turchia che si è sviluppata in prossimità del sito dell’antica Myra. Benché sia facilmente raggiungibile via terra con un’automobile, un taxi o un dölmus¸ da Antalya, così come via mare dalle insenature che offrono riparo alle imbarcazioni da diporto lungo la cosiddetta «costa turchese», non sono molti i turisti che, in estate, si trattengono a lungo in questa località; vi sono tuttavia ore del giorno, dalle undici di mattina alle quattro del pomeriggio, in cui le sue strade, le sue piazze e i suoi negozi si affollano di visitatori che condividono la stessa meta sebbene siano animati da finalità molto diverse.

Colpisce in verità la risoluzione con cui ciascuno di loro affronta il caldo estivo per dirigersi verso quanto rimane del complesso basilicale eretto intorno alla tomba di un personaggio appartenente a un’oscura antichità, un vescovo virtuoso e capace di straordinari miracoli, i cui resti non giacciono più in quel luogo da quasi mille anni, ossia dall’epoca della traslazione a Bari. Non c’è dubbio che molti rimangano affascinati dalla bellezza degli intarsi marmorei sul pavimento della navata o che provino interesse per i resti di affreschi visibili nella prothesis e negli annessi meridionali o magari che si affaccino a dare uno sguardo alle strutture antiche che le campagne di scavo stanno lentamente riportando alla luce nelle immediate vicinanze; è nondimeno evidente che per la maggior parte di loro le motivazioni estetiche o culturali sono secondarie rispetto al desiderio più o meno consapevole di appropriarsi almeno in parte del carisma o potere simbolico che in quel luogo si manifesta e che si associa alla persona mitica con cui ritengono, per più motivi, di avere una certa familiarità.

Particolarmente interessante è il comportamento dei visitatori russi, che una volta acquistato il biglietto si tramutano in pellegrini sinceri e devoti verso quello che considerano il più grande dei loro santi: prima di entrare in quella che un tempo fu una chiesa consacrata e che oggi è di fatto gestita come un museo, gli uomini si tolgono i berretti e le donne si velano il capo, poi tutti si fanno il segno della croce, attraversano con grande compunzione gli ampi spazi della basilica e finiscono col raccogliersi, nella navatella meridionale, dinanzi a un sarcofago tardoantico che la natura guasta e rovinata suggerisce esser quello spezzato a colpi di martello dai baresi nel lontano 1087; su di esso vengono appoggiate, perché possano ricevere una benedizione per contatto, tante piccole icone del grande taumaturgo Nicola, trasportate dalla Russia oppure acquistate in una delle botteghe che, nei dintorni della basilica, si distinguono per le loro approssimative insegne in cirillico. Preghiere, prostrazioni, offerte di denaro e fiori e vere e proprie profusioni di lacrime contribuiscono per un attimo a trasformare quel punto dello spazio architettonico in un autentico luogo sacro, a dispetto della funzione attuale dell’edificio e dei dati emersi dagli scavi archeologici, che sembrano indicare esattamente dalla parte opposta l’originaria sepoltura del santo.

Tale rivitalizzazione del culto in chiave postmoderna è, da una parte, un semplice corollario della rinascita della spiritualità ortodossa in Russia, iniziata negli anni Ottanta e amplificatasi dopo la fine dell’URSS nel 1991: da allora sempre più spesso le esigenze della conservazione degli edifici ecclesiastici e degli oggetti devozionali musealizzati è scesa a strani compromessi con le necessità della devozione, come ad esempio nel caso dell’icona miracolosa della Vergine di Vladimir, che è stata tolta dalle sale espositive della Galleria Tret’jakov di Mosca per essere esibita, entro un moderno mobile che è una via di mezzo tra un climaframe e un proskynetarion, all’interno della cappella di palazzo un tempo utilizzata per gli offici privati e per l’occasione riconsacrata. Forse stimolata da questi sviluppi, l’eparchia greca di Myra e il patriarcato ecumenico di Costantinopoli, di fatto proprietari della basilica di San Nicola, ma estromessi dalla sua gestione in seguito alla catastrofe della guerra greco-turca del 1922 e del conseguente scambio di popolazioni, hanno cercato negli ultimi anni di ottenere la possibilità, accordata nel 2005 ma non più rinnovata, di celebrare l’officio del santo per la sua festa annuale al 6 dicembre; tuttavia, queste iniziative sono state senz’altro messe in ombra dalle attività promosse da istituzioni pubbliche e private moscovite e finalizzate ad esaltare il fortissimo legame simbolico fra i luoghi di Nicola e l’identità spirituale della Russia.

In questo processo una funzione fondamentale è stata svolta dal tentativo di evocare la presenza del santo nei suoi principali luoghi di culto attraverso l’erezione di monumentali statue bronzee realizzate conformemente agli schemi iconografici canonici della tradizione ortodossa russa. Nel 2004, quando il governo russo ne donò una simile alla città di Bari perché fosse installata nella piazza antistante la basilica, non faceva che ripetere un’idea del sindaco di Mosca Jurij Lu◊kov e dello scultore Gregorij Potockij, che quattro anni prima, grazie alla sottoscrizione di numerosissimi cittadini, avevano fatto dono alla città di Demre di un’effigie bronzea del santo, raffigurato con le insegne della sua dignità episcopale nell’atto di benedire e di innalzare il Libro, alla maniera delle più solenni immagini taumaturgiche, come la veneratissima icona di Zarajsk. Collocata sulla rotonda antistante l’edificio sacro, la statua si era ritrovata non solo a svolgere il ruolo di punto focale degli sguardi per i frequentatori – sia automobilisti che pedoni – della più ampia piazza cittadina, ma anche di oggetto di culto per i turisti-pellegrini, che ai suoi piedi avevano preso a inginocchiarsi e a recitare preghiere. Almeno agli occhi dei devoti russi (forse un po’ meno per i loro correligionari greci) era come se Nicola, per mezzo della propria effigie, avesse riaffermato la propria presenza nella città in cui aveva anticamente vissuto e operato.

L’installazione della statua bronzea è stata tuttavia solo una tappa della singolare guerra fra immagini che si è consumata al centro del più eminente spartitraffico della città di Demre. Un certo clamore, accompagnato da proteste ufficiali da parte della Russia e più timidamente dell’Olanda, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, fu destato, nel 2005, dalla rimozione dell’opera di Potockij, trasferita presso l’ingresso della basilica, e dalla sua sostituzione con un’effigie colorata a tutto tondo, realizzata in plastica leggera, di Santa Claus, rappresentato nella sua veste rossa orlata di pelliccia, con barba lunga, ampio cappello, un sacco sulle spalle e una campanella nella mano destra. Anche se è probabile che questa decisione da parte della giunta comunale costituisse una manovra elettoralistica, il sindaco Suleyman Topcu ne fornì una spiegazione in termini di efficacia dell’immagine: «Questa statua», dichiarò al quotidiano «Hurriyet» poi ripreso da diverse agenzie di stampa internazionali, «è il modo migliore per introdurre (il visitatore) a san Nicola perché il mondo intero conosce questa sua rappresentazione con abito e cappello rosso, col sacco dei regali e una campanella in mano». Era certo che, con l’adozione di quello che si direbbe un tipo iconografico più universalmente condiviso, un maggior numero di turisti si sarebbe recato a Demre dalle località balneari della costa turchese.

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