Virgilio, Eneide
Molti sono i libri importanti della mia vita e qualcuno ha avuto importanza nelle scelte fatte ma se devo pensare al libro che “mi ha cambiato la vita” penso all’Eneide nella traduzione di Mario Ramous.
Al liceo e prima ancora alle medie l’avevo letta per obbligo ma non l’avevo amata. Il mio amore andava allora soprattutto alla grande letteratura ed epica greca che avevo avuto la fortuna di conoscere grazie alla lettura in quegli anni a metà del 70 – grazie ad uno straordinario docente del liceo Arnaldo di Brescia – di Vernant, Propp, Snell e Bachofen.
Poi a metà degli anni 90 compro e leggo la traduzione di Ramous e rispolverando studi un po’ più superficiali la rileggo in molti passi anche in latino. È stata una folgorazione. La capacità di abbinare il racconto epico alla poesia più struggente, la descrizione straordinaria della fuga di Enea con Anchise ed il piccolo Iulo, l’ombra di Creusa, l’incredibile quarto libro dove giganteggia Didone con la sorella, Turno e la sua morte, Eurialo e Niso, Camilla… Tutto mi appariva immensamente poetico ed epico. E teatrale.
Ho avuto la fortuna nel 2000 ai Mercati di Traiano di poter realizzare l’allestimento in dodici sere, con la complicità di Dario del Corno, di Eneide nostra contemporanea, avendo come sfondo le sculture di Igor Mitoraj. Ho riunito un cast incentrato su Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia e Maurizio Donadoni. Ricordo che le file degli spettatori partivano dai Mercati e arrivavano fino all’Eliseo, lunga tutta via Nazionale per tutte le dodici sere. Qualche anno dopo alla Colonna Traiana ho replicato per altri dodici giorni con Iliade l’aspra contesa, che dato l’enorme successo è diventato un audiolibro molto venduto per Emons.
Avevo avuto la fortuna di conciliare i miei due amori: la lettura e la divulgazione di un autore ad un pubblico più ampio possibile con il rigore scientifico.
Piero Maccarinelli, regista teatrale