Un libro che mi ha cambiato la vita | Daniela Tagliafico

Johann Wolfgang Goethe, I dolori del giovane Werther

Ancora adesso, a 72 anni, non so rispondere alla domanda: piangevo per Werther o piangevo per mie stesse lacrime? Ne ho sparse tante di lacrime sulle pagine di quella mitica edizione Einaudi, copertina bianca a strisce rosse, con l’inconfondibile volto imparruccato di Goethe.

Portavo il mio amato Ego, il bracco da caccia di mio nonno, e i miei tormentati 14 anni sotto un ulivo, d’estate, sulle colline di un borgo ligure. A piangere.

I dolori del giovane Werther erano una scusa per sprofondare nella voluttà del suicidio della mia difficile adolescenza. Werther soffriva per amore, io per solitudine. Altrimenti sarei andata a giocare con gli amici e non a rifugiarmi sotto gli ulivi, con Ego accucciato con la lingua che penzolava fuori per il caldo. Che bello essere amata come Lotte! – pensavo. La virtuosa Lotte che ha rubato l’anima a Werther. L’ho capito dopo: non era solo una questione di cuore. Era l’essenza del romanticismo che mi era entrata dentro, il modello dell’eroe sensibile e ardente, dagli aneliti esasperati e dalle passioni insoddisfatte, l’eroe che spinge la sua vitalità in una pulsione di morte, l’eroe ribelle che esalta il sentimento contro le aridità delle convenzioni borghesi.

Avrei voluto essere una Lotte amata intensamente e disperatamente da Werther. Così credevo. In realtà volevo essere Werther. L’eroe.

Daniela Tagliafico, giornalista e scrittrice. Il suo ultimo libro è Chi resta mentre il mondo scappa, Vallecchi editore.