Hotel Exile
«Un hotel non è il protagonista di un dramma. È il palcoscenico su cui il dramma va in scena».
Tra il 1933 e il 1945, l’Hotel Lutetia di Parigi divenne il palcoscenico della storia europea nel suo momento di rottura: riparo per gli esuli tedeschi in fuga da Hitler, quartier generale dell’intelligence nazista durante l’occupazione, centro di accoglienza per i sopravvissuti ai campi di sterminio. Jane Rogoyska ricostruisce quelle tre stagioni con rara potenza narrativa, mettendo al centro le persone che la storia travolge.
Un racconto quasi cinematografico.
“Financial Times”
Non si può semplicemente definirlo un libro di storia, è molto di più.
“The Sunday Times”
Hotel Exile è nella shortlist del Women’s Prize for Non-Fiction 2026
C’è un luogo a Parigi dove la storia del Novecento ha lasciato impronte indelebili. Il Lutetia, unico grand hotel della Rive gauche, è sempre stato qualcosa di più di un albergo: un salotto d’Europa, un crocevia di destini, uno specchio fedele delle catastrofi del secolo. Gide ci pranzava, Joyce ci visse, Picasso e Matisse ne frequentavano le sale. Ma è nelle pieghe più buie della sua storia che il Lutetia rivela la sua vera natura di testimone.
Negli anni Trenta, infatti, il Lutetia è rifugio e quartier generale informale degli intellettuali tedeschi e austriaci in fuga dal nazismo. Jane Rogoyska li segue uno per uno, con la precisione dello storico e la sensibilità del romanziere: Gisèle Freund che sale su un treno notturno a Francoforte con le fotografie dei compagni perseguitati nascoste sul corpo; Heinrich Mann che lascia Berlino con ombrello e valigetta, come se andasse a una conferenza; Anna Seghers che svuota le tasche del figlio Peter e trova ‘un frammento di Germania’: fili d’erba, un pfennig, una pigna. A Parigi li attendono povertà, burocrazia ostile, la speranza sempre più vana di tornare.
Poi, l’occupazione tedesca. James Joyce e Nora Barnacle si trasferiscono al Lutetia perché il loro appartamento è senz’acqua calda; Samuel Beckett accompagna il vecchio scrittore quasi cieco per le strade buie della ville lumière oscurata. I tedeschi trasformano l’hotel nella sede dell’Abwehr, il servizio di controspionaggio militare, che ne fa il proprio centro operativo per stanare i nemici del Reich nella capitale occupata. Il palcoscenico cambia attori e si fa cupo.
Nella primavera del ’45 il Lutetia si trasforma nel luogo del ritorno: migliaia di deportati sopravvissuti ai campi di sterminio vi giungono stremati, cercando un nome sui cartelli esposti nella hall, sperando in un volto familiare.
Hotel Exile è stato accolto come un capolavoro dalla critica anglosassone e Jane Rogoyska si è imposta per la sua voce originale e lo stile emozionante e coinvolgente.
