Uno spaccato della vita quotidiana del porto di Roma, che divenne col tempo uno straordinario centro cosmopolita, in contatto con l’intero Mediterraneo.
Da archeologo, Carlo Pavolini fa parlare – anche grazie a un ampio corredo di immagini – le testimonianze tangibili, gli oggetti, che gli scavi di Ostia hanno riportato alla luce in quantità enormi. Strumenti della sua ricostruzione sono dunque le vestigia urbane (case, strade, luoghi di culto e di spettacolo, sedi di riunione, officine, depositi, tombe); le epigrafi, per le loro insostituibili notizie sulle istituzioni, l’economia, le associazioni professionali e la vita privata degli abitanti; gli strumenti di lavoro, le suppellettili domestiche, la ceramica, le scene di vita quotidiana riprodotte in mosaici, pitture o rilievi.
Carlo Pavolini è stato a lungo impegnato nella tutela e nell’archeologia urbana di Roma, con studi e indagini soprattutto sulla zona del Celio. Ha insegnato all’Università della Tuscia, occupandosi fra l’altro dello scavo didattico di Ferento. È autore di numerosi saggi sulla città tardo-antica e sulla produzione e il commercio della ceramica romana, oltre che di resoconti di scavo.