Sul pluralismo nell’informazione e sulla concentrazione nel mercato dei media si discute in Italia con toni accesi ma poco rigore, senza tenere conto dei dati e delle dinamiche economiche. Io voglio andare in controtendenza e interrogarmi sulle origini della situazione attuale, su ciò che possiamo attenderci per il futuro e sulle politiche che possono rivelarsi utili.
Pluralismo vuol dire avere tante voci che parlano assieme. In sua assenza la democrazia funziona male. Per scegliere, i cittadini devono disporre di una informazione ampia e pluralista. Ma in Italia non è così. Numeri alla mano, Michele Polo spiega l’anomalia italiana a confronto con il panorama europeo e avanza più di una soluzione.
Michele Polo è professore ordinario di Economia politica presso l’Università Bocconi di Milano. I suoi interessi di ricerca riguardano l’economia industriale, le politiche antitrust e di regolamentazione, i mercati dei media. È stato dal 2003 al 2006 consulente della Direzione Generale della Concorrenza della Commissione Europea. Ha pubblicato articoli su riviste internazionali e italiane e i volumi Teoria dell’oligopolio (Bologna 1993) e Antitrust. Economia e politica della concorrenza (con M. Motta, Bologna 2005). È redattore del sito di informazione economica lavoce.info.