Molto si è scritto sull’epopea dell’emigrazione che dall’ultimo scorcio dell’Ottocento allo scoppio della prima guerra mondiale ha svuotato le campagne e dislocato oltreoceano milioni di nostri connazionali. Minore attenzione ha riscosso l’esodo del secondo dopoguerra, forse meno spettacolare e certo meno mitizzato dell’altro. Identico fenomeno, molte analogie, ma anche molte differenze. Andreina De Clementi descrive la nuova mappa delle mete dell’emigrazione italiana nei primi dieci anni del secondo dopoguerra, la trasformazione da avventura individuale a impresa controllata dalle burocrazie statali, l’inedita domanda di mano d’opera femminile. Discostandosi da un approccio storiografico consolidato, l’autrice delinea una vicenda complessa e problematica, che affonda le sue radici nel più generale contesto economico-politico dell’epoca.
Andreina De Clementi insegna Storia contemporanea presso l’Università L’Orientale di Napoli. È stata presidente della Società Italiana delle Storiche e dal 2005 ne dirige il semestrale “Genesis”. Coordina il dottorato internazionale Citizenship, Rights and Gender Equality in Modern and Contemporary History. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Storia dell’emigrazione italiana (2 volumi, a cura di, con P. Bevilacqua ed E. Franzina, Roma 2001-2002); Gli emigranti meridionali e l’America (Roma 2007); L’emigrazione femminile fino alla seconda guerra mondiale (Roma 2008).