Giancarlo Fusco è stato un grande giornalista: indisciplinato, fantasioso, originale, ribelle, maestro perduto di un mestiere ormai completamente diverso. «Resta incancellabile la sua parola scritta, memoria, nostalgia, consolazione.» Natalia Aspesi
Fusco non ingannava: come scriveva, così era. Viveva in accordo con quel se stesso che gli dettavano i suoi estri. Dalla sua inventiva potevano nascere surreali paesaggi dell'anima. Nello Ajello, "la Repubblica"
Non si può riassumere in due righe la vita rutilante e immaginifica, splendida e dolente di Giancarlo Fusco, né si possono raccontare i suoi articoli: bisogna leggerli. Piccole cose da niente che dicono tutto. Concita De Gregorio, "io donna"
Giancarlo Fusco (La Spezia, 1915 - Roma, 1984), giornalista del "Mondo", "L'Espresso", "L'Europeo", "Il Giorno", era «uno - come dice Natalia Aspesi nella Prefazione - che oggi probabilmente non incomincerebbe neppure a scrivere»: non c'è più posto infatti per la sua capacità di invenzione, per il suo rifiuto delle regole, per la sua ostinazione nel disubbidire. Oltre che giornalista è stato scrittore di romanzi, di novelle e di teatro. Le rose del ventennio e Gli indesiderabili sono stati pubblicati con successo da vari importanti editori italiani.