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La forza dell'empatia

La forza dell'empatia
La forza dell'empatia
Una storia dei diritti dell'uomo
trad. di P. Marangon
con ill.
Edizione: 2010
Collana: Storia e Società
ISBN: 9788842088820
Argomenti: Storia moderna, Storia contemporanea
  • Pagine 246
  • 20,00 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

«L’empatia richiede fiducia, bisogna immaginare che l’altro sia simile a sé. Le descrizioni delle torture crearono questa empatia immaginata tramite una nuova visione del dolore. I romanzi la generarono suscitando nuove sensazioni riguardo alla vita interiore. Ciascuno a suo modo, essi rafforzarono la nozione di una comunità basata su individui autonomi ed empatici, che potevano rapportarsi con valori universali superiori, al di là dei legami familiari più stretti, delle affiliazioni religiose o persino delle nazioni. Senza questo processo di apprendimento, l’‘uguaglianza’ non avrebbe potuto assumere un significato profondo, in particolare non avrebbe avuto alcuna conseguenza politica.»

 

Lynn Hunt ripercorre la storia del XVIII secolo alla ricerca della nascita dei diritti umani, individuandola in una serie di mutamenti culturali più generali che hanno trasformato il modo in cui gli esseri umani si relazionano tra loro. I diritti dell’uomo sono infatti il prodotto dell’immedesimazione nell’altro, del riconoscimento dell’altrui sensibilità come simile alla propria. Questo volume è uno straordinario resoconto culturale e intellettuale su come le idee di relazioni umane descritte nei romanzi illuministi, le raffigurazioni delle opere d’arte e il rifiuto della tortura, come strumento di ricerca della verità, abbiano diffuso i nuovi ideali di uguaglianza, autodeterminazione e rispetto delle differenze.

Di questo libro hanno detto:

Elegante… affascinante, persino audace. Joanna Bourke, “Harper’s”

Incalzante e provocatorio. Le dichiarazioni, scrive l’autrice, non sono parole vuote: producono cambiamenti; fanno venire voglia di diventare le persone che affermiamo di essere quando le facciamo nostre. “The New Yorker”

Straordinario. “The New York Times Book Review”

Ricco, elegante e persuasivo. In questo libro e in tutta la sua carriera Lynn Hunt ha dimostrato che si può imparare molto tracciando collegamenti tra gli eventi che hanno plasmato la politica moderna e gli sviluppi letterari che hanno plasmato le sensibilità moderne. “London Review of Books”

Indice

Ringraziamenti

Introduzione. «Noi riteniamo che queste verità siano di per sé evidenti»

Il paradosso dell’ovvietà - I diritti umani e «i diritti dell’uomo» - Come i diritti diventarono evidenti di per sé

I. «Torrenti di emozioni». Leggere romanzi e immaginare l’uguaglianza

Romanzi ed empatia - Abbrutimento o edificazione? - Lo strano destino delle donne

II. «Ossa delle loro ossa». L’abolizione della tortura

Tortura e crudeltà - La persona riservata - Lo spettacolo pubblico del dolore - Gli ultimi spasimi della tortura - Le passioni e la persona

III. «Hanno dato un grande esempio». La dichiarazione dei diritti

La dichiarazione dei diritti in America - La dichiarazione dei diritti in Francia - L’abolizione della tortura e delle pene crudeli

IV. «Non avrà mai fine». Le conseguenze delle dichiarazioni

La logica dei diritti: le minoranze religiose - Neri liberi, schiavitù e razza - La dichiarazione dei diritti delle donne

V. «Il debole potere del senso di umanità». Perché i diritti umani hanno impiegato molto tempo a imporsi

I difetti dei diritti dell’uomo - Irrompe il nazionalismo - Motivazioni biologiche dell’esclusione – Socialismo e comunismo - Le guerre mondiali e la ricerca di nuove soluzioni - I limiti dell’empatia

Appendice. Tre dichiarazioni: 1776, 1789, 1948

Dichiarazione di indipendenza, 1776 - Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, 1789 - Dichiarazione universale dei diritti umani, 1948

Note

Referenze iconografiche

Indice analitico

Leggi un brano


Un anno prima di pubblicare Il contratto sociale, Rousseau attirò l’attenzione internazionale con un romanzo di successo, Giulia, o La nuova Eloisa (1761). Anche se per i lettori moderni la forma epistolare del romanzo tende a svilupparsi in modo insopportabilmente lento, i lettori del XVIII secolo ebbero reazioni viscerali. Il sottotitolo stuzzicò la loro curiosità, perché la storia medievale dell’amore impossibile di Abelardo ed Eloisa era ben nota. Pietro Abelardo, filosofo e chierico cattolico del XII secolo, sedusse la sua allieva Eloisa e pagò un prezzo elevato per mano dello zio di lei: l’evirazione. Per sempre divisi, i due amanti si scrissero poi intime lettere che incantarono i lettori nei secoli a venire. La versione contemporanea di Rousseau a prima vista sembrava andare in una direzione molto diversa. Anche la nuova Eloisa, Giulia, si innamora del suo precettore, ma rinuncia allo squattrinato Saint-Preux per cedere alla richiesta del padre autoritario di sposare Wolmar, un soldato russo più maturo, che un tempo gli aveva salvato la vita. Giulia non solo vince la sua passione per Saint-Preux ma, quando muore dopo aver salvato il figlio più giovane dall’annegamento, sembra anche avere imparato ad amarlo come un semplice amico. Qual era l’intenzione di Rousseau? Esaltare la sottomissione di Giulia all’autorità paterna e coniugale o descrivere il sacrificio dei suoi desideri come una tragedia?

La trama, nonostante le sue ambiguità, di certo non spiega l’esplosione di emozioni che il libro provocò tra i lettori di Rousseau. Ciò che li commosse fu la fortissima immedesimazione nei personaggi, soprattutto in Giulia. Poiché Rousseau godeva già di fama internazionale, la notizia dell’imminente pubblicazione del suo romanzo si diffuse in un baleno, anche perché ne aveva lette alcune parti a vari amici. Sebbene Voltaire lo schernisse come una «insopportabile porcheria», Jean Le Rond d’Alembert, coeditore dell’Encyclopédie assieme a Diderot, scrisse a Rousseau che aveva «divorato» il libro. Gli disse di aspettarsi la censura in «un paese in cui si parla così tanto di sentimento e di passione e se ne sa così poco». Il «Journal des Savants» ammise che il romanzo aveva dei difetti e conteneva anche alcuni brani tediosi, ma concluse che soltanto un animo insensibile poteva resistere a quei «torrenti di emozioni che straziano l’anima, che con tanta imperiosità e tirannia strappano lacrime amare».

Cortigiani, esponenti del clero, ufficiali militari e persone comuni di ogni genere scrissero a Rousseau, descrivendo le loro sensazioni come un «fuoco divoratore», «un’emozione dopo l’altra, un turbamento dopo l’altro». Uno di essi raccontò di non avere pianto per la morte di Giulia, ma di essersi abbandonato a «grida e gemiti strazianti, come un animale». Come ebbe a dire nel XX secolo un commentatore di queste lettere inviate a Rousseau, i lettori del XVIII secolo non lessero il romanzo con piacere, ma con «passione, delirio, spasimi e singhiozzi». La traduzione in inglese uscì due mesi dopo l’originale in francese e fu seguita da altre dieci edizioni tra il 1761 e il 1800. Durante lo stesso periodo furono pubblicate centoquindici edizioni dell’originale per soddisfare il vorace appetito di un pubblico internazionale che leggeva in francese.

Giulia iniziò i suoi lettori a una nuova forma di empatia. Rousseau divulgò l’espressione «diritti dell’uomo», ma i diritti umani non sono certo il tema principale del suo romanzo, che ruota intorno alla passione, all’amore e alla virtù. Nondimeno, Giulia incoraggiò un’identificazione altamente emotiva con i personaggi del romanzo e in tal modo permise ai lettori di provare empatia al di là della classe, del sesso e dei confini nazionali. I lettori del XVIII secolo, come i loro predecessori, tendevano a immedesimarsi nelle persone con le quali avevano rapporti intimi o che erano ovviamente più simili a loro: i familiari più stretti, i parenti, i membri della stessa comunità e in generale le persone appartenenti allo stesso ceto sociale. Le persone del XVIII secolo dovettero tuttavia imparare a identificarsi empaticamente attraverso confini meno rigidi. Alexis de Tocqueville riferisce una storia narrata dal segretario di Voltaire su Madame du Châtelet, la quale non esitò a spogliarsi di fronte ai suoi domestici, in quanto «non considerava un fatto provato che i valletti fossero uomini». I diritti umani avrebbero potuto avere senso soltanto quando anche i valletti fossero stati considerati uomini.

Recensioni

Adriano Prosperi su: left (29/01/2010)


Si può fare una storia dei diritti umani?La risposta è sicuramente sì se si tratta di un racconto di come quei diritti vengono tutelati o calpestati. Dovrebbe essere la storia di un campo di battaglia che si ripresenta ogni giorno. Si leggano anche solo le cronache italiane: la casistica di negazioni e offese della dignità umana che vi si legge sembra non aver mai fine. E si tratta solo di una porzione infinitesima della realtà. Ci sono tanti mondi paralleli accanto a quello su cui si posa di preferenza la luce dei media nel regime di illusionismo sociale in cui viviamo: il carcere, le baracche, le abitazioni fatiscenti che crollano anche senza bisogno di terremoti. Ci sono umanità altre, quelle che sono tra di noi e di cui non potremmo fare a meno ma che non esistono legalmente e non hanno alcun diritto. C'è chi dice che la storia è sempre uguale, che ogni epoca ha avuto le sue crudeltà, che le ingiustizie sono inevitabili perché l'uomo è un "legno storto" che mal si adatta all'albero dei diritti come diceva Kant e come ripeteva da noi Bobbio. Ma i diritti umani sono stati e continuano a essere qualcosa di più di un progetto di società diversa, di una solenne carta di principi. Sono un sentimento: l'empatia. E per questo hanno attirato l'interesse di una storiografia che sempre più ci racconta non come le cose sono state ma come sono state immaginate e sentite. E così la storia dei diritti umani ha preso la forma della storia di un sentimento: l'empatia (Lynn Hunt, La forza dell'empatia. Una storia dei diritti dell'uomo, Editori Laterza, Bari 2010). L'empatia è il sentimento che ci fa soffrire le sofferenze degli altri, che non ci permette di guardare senza un fremito le fotografie del corpo di Stefano Cucchi massacrato in carcere da chi lo doveva solo "custodire". Certo, potremmo voltare la testa e non pensarci più. Ma se lo facessimo dovremmo dire con le parole di Montesquieu: «Sento la voce della natura che grida contro di me». Questo sentimento di appartenenza alla stessa natura si è fatto strada nella storia con la cultura illuministica e ha dato vigore alle parole di Cesare Beccaria, parole famose, che hanno scosso in tutto il mondo il basamento legale dei patiboli dove si ammazzavano legalmente gli uomini. Certo, quella creazione dell'Illuminismo non ha modificato i meccanismi della storia umana: i 60 milioni circa di morti della Seconda guerra mondiale sembrano a Lynn Hunt «quasi inspiegabili». E comunque i crimini nazisti contro ebrei, zingari, slavi, malati di mente, comunisti e altri gruppi non furono sufficienti a vincere le resistenze di stati come la Gran Bretagna e l'Unione Sovietica a includere la dichiarazione sui diritti umani nella Carta delle Nazioni unite. Gli Stati Uniti reagirono anch'essi negativamente alla proposta della Cina di inserire in quella carta una dichiarazione sull'uguaglianza di tutte le razze. L'albero storto si ribellava ai tentativi di raddrizzarlo. Alla fine la pressione di moltissime organizzazioni e di Stati minori ebbe la meglio. Ma per giungere all'approvazione ufficiale da parte dell’Assemblea generale della celebre Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ci volle una esplicita autolimitazione delle Nazioni unite che si impegnarono a non mettere il naso nelle questioni interne dei Paesi membri. Il che voleva dire che un conto era la dichiarazione teorica, un conto l'applicazione concreta di quei principi alla realtà.

Massimo Teodori su: Il Sole - 24 ore (31/01/2010)


Ai nostri giorni c'è una recrudescenza di quelle sofferenze ― pulizia etnica, uso dello stupro come arma di guerra, tratta di donne e bambini a fini sessuali, schiavitù... ― che nel passato hanno afflitto in forme diverse l'umanità. Nella seconda metà del XVIII secolo, tra i popoli d'Europa e d'America, si sviluppò un movimento volto ad affermare i diritti umani, variamente denominati «diritti inalienabili», «diritti naturali» e «diritti dell'uomo», al fine di vietare la consolidata consuetudine alla violenza, all'oltraggio, alla tortura e ad altre forme di offesa all'essere umano, allora praticate dai poteri legittimi. Questa nuova corrente umanitaria, che ebbe esponenti, tra gli altri, gli illuministi francesi Diderot e Voltaire, i libertari anglosassoni come Tom Paine, e il nostro Cesare Beccaria, fu all'origine dei documenti fondanti i moderni diritti umani, la Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti scritta da Thomas Jefferson nel 1776, e la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino approvata dall'Assemblea nazionale francese nel 1789. Le due carte fondamentali statuiscono che tali diritti non possono essere negati da alcuna autorità perché sono rispettivamente «di per sé evidenti», «inalienabili», e «naturali» «sacri dell'uomo».

Linn Hunt, autrice di La forza dell'empatia, si chiede come fu possibile che l'uguaglianza dei diritti diventasse una verità «di per sé evidente» in presenza di società fondate sulla normalità della schiavitù, della subordinazione e dell'acquiescenza. La sua tesi, del tutto originale, è che il salto di qualità fu dovuto non soltanto alle nuove teorie filosofiche, quanto piuttosto all'impatto empatico di una nuova visione del dolore derivante dalla cultura del tempo. Furono i «torrenti di emozioni» suscitati dalla lettura di romanzi come Giulia o La nuova Eloisa (1761) di Jean Jacques Rousseau e Clarissa dell'inglese Samuel Richardson (1748), e dall'osservazione di ritratti di individui normali e di scene di tortura, a produrre un effetto psicologico che indusse a considerare l'altro simile a se stesso e a concepire la comunità umana come un insieme di individui autonomi, uguali e rispettosi l'uno dell'altro.

Da allora per due secoli, i diritti umani sono stati interpretati in maniera sempre nuova e più larga. La civiltà occidentale, che ha radici nell'idea greca dell'individuo, nella nozione romana del diritto e nella dottrina cristiana dell'anima, si è identificata con l'affermazione stessa dei diritti umani tra i propri cittadini. La progressiva acquisizione dei diritti delle minoranze religiose, quindi l'emancipazione dei neri dalla schiavitù con l'acquisizione di pari diritti, e infine l’eguaglianza anche di opportunità delle donne, sono state tutte tappe di un cammino che ai giorni d'oggi si allunga ai disabili, ai bambini, agli omosessuali, agli animali e al diritto individuale alla vita e alla morte. La Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, ha reso universale, senza distinzione di razza, di religione e di sesso, il diritto alla libertà, alla giustizia, alla dignità, e all'uguaglianza di tutto il genere umano dopo la tragedia della guerra globale con l'Olocausto e i sessanta milioni di morti. Oggi, però, l'avanzamento dei diritti umani porta con sé una lunga scia di «gemelli malvagi»: ai diritti universali si contrappongono le ideologie razziste e nazionaliste della diversità e della differenza, la fratellanza empatica tra gli uomini apre la strada alla spettacolarizzazione della violenza, la rimozione della crudeltà legale suscita opposte spinte alla prevaricazione e alla disumanizzazione. «Il riconoscimento di questo dualismo ― sostiene la Lynn Hunt ― è essenziale per il futuro dei diritti umani che sono il nostro unico, comune, baluardo contro questi mali».

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