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Il mare di pietra

Il mare di pietra
Il mare di pietra
Eolie o i 7 luoghi dello spirito
- disponibile anche in ebook
Edizione: 2009
Collana: Contromano
ISBN: 9788842090359
Argomenti: Narrazioni contemporanee
  • Pagine 134
  • 9,50 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

Le Eolie sono ideali per scoprire che dentro al mondo c’è uno stranissimo cuore che batte. Sono ideali per scoprire che solo sistemandosi lì dove batte il cuore ci si può sentire, finalmente, a casa.

Ogni isola delle Eolie è il fossile di un animale. Stromboli è l’antenato del cinghiale. Panarea è il progenitore di un geco. Filicudi è un triceratopo rivolto verso l’abisso. Vulcano ha la pelliccia gialla del primo leone. Salina, con i suoi due vulcani, è l’antenato del cammello. Alicudi è il fossile di un canguro che fa il morto a galla. Lipari affiora come un coccodrillo. Se mai decideste di visitarle, uscite di casa all’alba e tornate in piena notte, percorretele tutto il giorno a piedi da un’estremità all’altra, senza fermarvi. Passate una notte all’aperto. E soprattutto cambiate isola di continuo, spostatevi quanto più potete. Perché le Eolie sono sette. E per sentire il loro racconto completo bisogna visitarle tutte e tornare e ritornare anche dove si è già stati.

Leggi un brano


Oh, Salina, isola delle passeggiate tra gli ulivi e dei televisori accesi. La terra è fertile, le strade sono nastri neri aggrovigliati su montagne verdastre.

«Sei sempre dentro al quadro?»«Niente cornice, non c’è modo di uscire.»«Una vera esperienza en plein air?»«No, una specie di mise en abîme.»«E che mi dici?»«Penso al paradiso. Robert Louis Stevenson ha trascorso gli ultimi anni della sua vita alle isole Samoa. Viveva in una grande casa a duecento metri sul livello del mare. Per lo più stava in veranda, fumava il sigaro, giocava a carte e scriveva. Ogni tanto arrivava un ospite che si metteva a suonare il pianoforte, soprattutto le musiche scozzesi che lui amava, e Stevenson ballava. Con tutta la famiglia aveva l’abitudine di andare a fare il bagno in una specie di piscina naturale vicina a casa. Aveva successo con i suoi romanzi, ma lui restava sulla sua isola. La moglie, Fanny, organizzava tutte le settimane delle feste per gli indigeni, a base di dolci e limonate. Per il resto: tè a metà pomeriggio, cene, picnic, cacce al tesoro e addirittura partite a tennis. Ti rendi conto? Partite a tennis alle Samoa, siamo alla fine dell’Ottocento.»

«Che vuoi dire?»«Stevenson aveva capito qualcosa di molto importante delle isole. Quando morì, volle essere seppellito lì. Lo chiamavano Tusitala: colui che narra le storie. Quando morì, duecento volontari si misero ad aprire una strada nella giungla col machete, sulla parete ripida della montagna, per portarlo su e metterlo sotto terra. La sua tomba, con l’epitaffio, è ancora lì.»«Non ti capisco.»«Anni dopo, Jack London sbarcò anche lui alle Samoa.»«Ok e allora?»«Secondo te perché Melville, Stevenson, London vanno tutti in Polinesia?»

Salite a piedi a Fossa delle Felci. Inoltratevi nella natura, seguite un sentiero a piedi, perdetevi nella vegetazione alta, sentite i vostri polmoni allargarsi e il torace farsi fiero. Ascoltate il silenzio esteso, graffiato solo dalle felci, e non abbiate paura di percepire la minaccia della montagna alta e nera che incombe, e di sentire i passi dei Maya o degli Inca, forti come i passi che sentiva Adamo quando Dio passeggiava nell’Eden.

Se sulla punta dello Stromboli, lì dove il suolo finisce, e il mondo si estingue, ci si sente come a Finisterre, sul vulcano di Salina si vive un angolo di Polinesia, trapiantato nel cuore di un’isola mediterranea. Potrete incontrare missionari, nuove specie di animali, villaggi sepolti dalla vegetazione.

Salina è l’unica isola in cui non si prova paura. Salina è placida, e pensa solo a se stessa. Sei isole su sette delle Eolie hanno un solo sindaco, Salina ha tre comuni e tre sindaci. Qui non si vive nell’attesa che arrivi qualcuno da fuori a portare novità. Non si fa nulla per attirare gli sguardi altrui. Qui si ritrovano ritmi e stile di vita tipici delle isole del Mediterraneo. Giornate lunghe, bagni di sole, ombre, muretti a secco, alberi stracarichi di limoni e di arance, e calce bianca come se un gruppo di greci avesse costruito un paese di mare in mezzo al Centroamerica.

Da dentro la chiesa dello spiazzo si sente recitare il Credo: «generato non creato». Finisce la messa. Ecco la navetta.«Che fai?»«Penso sempre a Stevenson. Mi sento sdoppiato.»«Sono i vulcani gemelli, vero?»«Senti. Secondo te è un caso che dopo aver scritto L’isola del tesoro Stevenson ha scritto Dottor Jekyll e Mister Hyde? Una è una storia di un’isola e l’altro è un libro sul tema del doppio. Non ti pare una coincidenza troppo strana?»

Stavolta non sono da solo sulla navetta. C’è una signora seduta al primo sedile che guarda avanti e inizia a parlare.«Non sono razzista però qui ci sono troppi marocchini.»«Ci sono molti marocchini?», chiedo io.«Ormai qui sono tutti marocchini o rumeni.»«Quale sarebbe un giusto numero di marocchini?» La signora ha i capelli neri, come la maggior parte delle donne qui. Occhi profondi. Tutte con la pelle scura e un abbigliamento utile. Giacconi lunghi che riparano dal vento. Scarpe per non scivolare.

Il solito autista è al volante e segue le strade ipnotizzato. Conosce le curve come questi discorsi che ha origliato mille volte.«I nostri figli non trovano più lavoro.»«Perché gli stranieri costano la metà, vero?»Andiamo verso Rinella da dove riparte l’aliscafo. Salina è statica, di un verde rigoroso, l’unico movimento è il gioco di sguardo dei due vulcani che si specchiano uno nell’altro. L’unico suono è il loro misterioso borbottio: come molte coppie di gemelli hanno sviluppato la criptofasia, un gergo privato di suoni che si capisce solo all’interno della coppia.

Gli attuali proprietari delle case sono quelli che da bambini venivano qui in vacanza. Da piccoli hanno imparato a vivere sugli scogli tutto il giorno. La notte salivano sulle barche e andavano a pesca di totani. I genitori piazzavano le lampare a prua e la barca cigolava sotto la luna. La loro identità si è formata qui. Si sono innamorati qui. Sono rimasti sempre qui, e anche se vivono in altre regioni d’Italia o all’estero stanno sempre qua. Si sono tuffati a mezzanotte e hanno vinto la paura del buio qui, sono diventati adolescenti e poi adulti, mangiando granite, e a forza di mangiare granite sono rimasti giovani, giovani per sempre. Questo è uno dei segreti di chi passa l’infanzia in un luogo di mare. Si sono sposati, e hanno sistemato le vecchie case di Salina. Architetti, ingegneri, avvocati. Ora, d’estate, passano le serate a casa, a respirare il fresco che hanno nei polmoni da quarant’anni, mentre i figli, di là, si addormentano nelle camere nuove.

L’autista suona il clacson, nell’altra direzione non viene mai nessuno.«I nostri figli li farebbero i lavori che invece fanno i marocchini. E pensi che a loro danno anche le case per dormire. Io, per esempio, la casa non ce l’ho. Siamo in affitto. I padroni invece prendono i marocchini per farli lavorare e gli danno pure la casa.»Fuori dai finestrini scorrono campi, frasche, dossi, poggi. Salina è un’isola normalissima, per questo è unica. Se a Panarea esistono solo auto elettriche, e a Lipari motorini e scassoni abbandonati nei canneti, qui si può vedere una Fiat Palio o una Citroën arancione.«Che tipo di lavori fanno?»«Fanno tutti i lavori, muratura, lavorano la terra. Tutto loro. E noi ce ne dobbiamo andare.»

Ogni volta che si cambia isola si diventa diversi. A Panarea penso e desidero fare cose tipiche di Panarea. Desidero e progetto di aprire un locale con cuscini e musica lounge. Vorrei essere abbronzato tutto l’anno e aspettare per mesi l’arrivo della stagione estiva. Sogno di trascorrere la vita nell’attesa di un momento effimero e intenso, una notte di agosto che non lasci nulla tra le mani se non una scottatura, e per tutto l’anno successivo non fare altro se non: far girare al polso un braccialetto di stoffa verde, far vorticare nella bocca un nomignolo settentrionale, guardare il telefono appoggiato contro la finestra in attesa che squilli. A Salina sono lungimirante. È il luogo perfetto per contemplare le stagioni che passano. Ho voglia di ritirarmi qui con una bella scorta di legna e darmi alla lettura dei russi. Tolstoj, Dostoevskij, Cˇechov. Ho voglia di seminare l’orto e imparare i nomi delle costellazioni. A Stromboli viene spontaneo dare ossigeno al proprio lato artistico rimasto inespresso. Siamo tutti pronti a sistemare un pianoforte a coda dentro una villa rivolta verso ovest e impararlo a suonare. Oppure, a Stromboli, nelle case di Ginostra, si scopre la vocazione alla pittura, e ci si decide a passare primavera e inverno con una tavolozza in mano e pennelli, a non dover fare altro se non mescolare i colori.

A Vulcano si è certi che prendersi cura del proprio corpo sia la soluzione davanti alla vecchiaia. Se a Stromboli si pensa alla morte, a Vulcano si pensa a come sconfiggere la morte. A Lipari si sogna di comprare una casa in una delle altre isole delle Eolie. A Filicudi si vuole soltanto vivere in serenità. Si pensa a come risolvere la solitudine. Ad Alicudi non si desidera neanche la serenità. Si sa che la solitudine è l’unica soluzione.

«Sei sempre sul cammello?»«Non avevo mai letto questo libro di David Herbert Lawrence sulle isole.»«Vale la pena leggerlo?»«Non so. Mi sono portato un suo racconto, in cui un uomo compra un’isola e ci si trasferisce. Poi quando le cose vanno male va via, e si trasferisce su una seconda isola e poi finisce su una terza isola completamente disabitata, senza neanche alberi. Si chiama L’uomo che amava le isole e lo trovo un pessimo esempio di come scrivere un racconto. Dice troppo e fa vedere poco le cose. È pieno di frasi tipo: L’isola stessa sembrava maligna, oppure l’isola era perversa e crudele per intere settimane. Ma non spiega bene perché. Non mi piace che in un racconto si parli così. Vabbè. Però resta sempre Lawrence. E infatti la scena finale è meravigliosa, è una interminabile nevicata e alla fine l’isola praticamente scompare ricoperta dalla neve. Prima di questa scena succede una cosa assurda. Lui è malato, non si sa bene di cosa, trema, si contorce. Gli inizia a fare schifo il linguaggio. Non apre le lettere che gli arrivano e non sopporta neanche di vedere il suo nome stampato sulle buste. Ad un certo punto stacca l’etichetta dalla stufa a kerosene perché non vuole più vedere le lettere stampate. Geniale. Poi, ti dicevo, c’è questa nevicata che dura giorni. E guarda caso, queste colline di neve che si formano sull’isola, dice Lawrence, ‘fumano come vulcani’. Strano, non ti pare, l’ingresso dei vulcani alla fine del libro con una similitudine?»

«Ti sembra una buona lettura da portarsi alle Eolie?»«No. Sinceramente no. Ci sono sette libri da leggere alle Eolie.»«Quali?»«Robinson Crusoe di Defoe. Le isole incantate di Melville. L’isola del tesoro di Stevenson. La crociera dello Snark di London. Vittoria di Conrad. L’isola misteriosa di Verne. E Gordon Pym di Poe. Sono tutti libri che parlano delle Eolie.»«Un libro per ogni isola.»«Sì, solo che a me piacerebbe andare con te alle Samoa.»

Recensioni

su: Secolo d'Italia (29/11/2009)

In giro per le Eolie a cercare noi stessi e a perderci ancora...

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su: Gazzetta del Sud (28/10/2009)

Lipari e il mare di pietra

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su: Il Riformista (09/08/2009)

Quando Poe scese a Filicudi insieme ai troll

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su: Corriere Adriatico (11/07/2009)

Le isole Eolie, mare di pietra e meravigliosi luoghi dello spirito

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su: ANSA.it (06/07/2009)


Non isole, bensì sette ''luoghi dello spirito'': Stromboli, Panarea, Filicudi, Salina, Vulcano, Lipari, Alicudi. Piccoli punti sulla distesa blu del Mar Tirreno, ma, ad unirli con un tratto di penna, verrebbe fuori, dice Longo, ''un meraviglioso scarabocchio''. Sulle orme dei viaggiatori costantemente alla ricerca di un luogo d'elezione, l'autore disegna così un ritratto molto lontano da quello amato dai vacanzieri. Anzi - spiega - per apprezzare e comprendere lo spirito di ognuno di quei sette puntini, bisogna proprio togliersi dalla testa che siano ''luoghi per turismo o villeggiatura''. Così prenotare una stanza alle Eolie è solo per chi da bambino ''ha provato vertigine stringendo in mano un dinosauro'' o se si è sentito ''un terrore misto a piacere'' nel perdersi un bosco. Insomma: emozioni forti. Quelle di chi non ha paura di appoggiare l'orecchio contro un petto al cui interno batte un cuore''. ''Perché questo - scrive Longo - è ciò che fa un vulcano per tutta la notte, pulsa e respira''. Lo aveva capito benissimo Rossellini che ''fece scalare il vulcano di Stromboli a Ingrid Bergman per farle incontrare lì Dio''.

Il regista sapeva infatti che quando Dio ''vuole parlare con qualcuno lo conduce in un deserto''. Le Eolie sono distese piatte, desertiche, fatte esclusivamente di sabbia e dune, fino all'orizzonte: uno sperduto lembo di terra o, meglio, ''miraggi di pietra che narrano la preistoria''. E non ammettono scelte: non è che uno visita a Stromboli e salta Filicudi o viceversa: ''per sentire il loro racconto completo bisogna visitarle tutte e tornare e ritornare anche dove si e' già stati''. Ecco Stromboli, rossa come i lapilli; Panarea, bianca come le case; Filicudi, blu come il mare che la circonda; Salina, verde come i vigneti e la strada per la casa de 'Il postino'; Vulcano, gialla come lo zolfo; Lipari, nera come l'ossidiana; Alicudi, marrone come i suoi muli. Luogo ''esterno'' rispetto al mondo, ''pied a' terre'' fuori dal globo. ''Correte alle Eolie - suggerisce Longo - se amate la parola Mesoamerica, i fari che illuminano il mare e gli scrittori che hanno raccontato la Patagonia e Capo Horn''. E invece di racchettoni, creme solari, bikini e quant'altro identifichi la solita vacanza, meglio portare libri. Ma che siano Moby Dick di Melville, La tempesta di Shakespeare o, se vi resta ancora posto, la Bibbia. Altro per le Eolie non occorre.

Ernesto di Lorenzo su: La Repubblica - Palermo (13/09/2009)


Un diario di viaggio nelle Eolie. Anzi, un omaggio alle Eolie. O meglio, un elogio dell'insularità, di cui questo arcipelago è forse la massima espressione. Almeno secondo lo scrittore romano Francesco Longo, autore di un originale reportage su questi sette luoghi dello spirito: Il mare di pietra. Le Eolie come sintesi ideale di tutte le isole del mondo: realtà geografiche ma anche proiezioni della mente, paesaggi interiori, metafore dell'esistenza, utopia, rifugio, mistero. Le Eolie come condensato di storia del pianeta Terra, da un'era geologica ad un'altra. Le Eolie come parco letterario che evoca mille citazioni sulle isole. Sette scrittori per sette isole: Defoe, Stevenson, Melville, London, Verne, Allan Poe, Conrad.

Le Eolie come naturale set cinematografico che ha ispirato Rossellini, la Bergman, Anna Magnani, Moretti, Troisi. E ancora le Eolie come incomparabile sequenza di microcosmi, uno diverso dall'altro: la mitica Stromboli «che sembra emergere dal passato»; la luminosa Filicudi, «in cui più forte è la presenza del mare»; la verde Salina, «isola normalissima e per questo unica»; la gialla Vulcano, «lunare e surreale». E poi la mondana Panarea, «club esclusivo»; l'archeologica Lipari, con tante «civiltà scomparse» e la primitiva Alicudi, «isola tra le isole». Le Eolie, infine, come strada ideale «per scoprire che dentro al mondo c'è uno stranissimo cuore che batte».

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