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Difesa degli avvocati scritta da un pubblico accusatore

Difesa degli avvocati scritta da un pubblico accusatore
Difesa degli avvocati scritta da un pubblico accusatore
- disponibile anche in ebook
Edizione: 20143
Collana: Saggi Tascabili Laterza [318]
ISBN: 9788842087823
Argomenti: Attualità politica ed economica, Diritto positivo
  • Pagine 128
  • 12,00 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

Paolo Borgna, spirito libero, apprezzatissimo magistrato, scrittore civile e garante dei valori costituzionali, spiega al lettore, immaginando di parlare con un suo giovane uditore, quanto sia importante la funzione dell’avvocato, come sia insopprimibile la figura costituzionale del ‘difensore dei diritti’, perché sia necessario per il bene stesso della società conservare a questa categoria il diritto a svolgere una professione intellettuale libera e dignitosa, non equiparabile con l’attività d’impresa e non assimilabile ad una funzione pubblica, ancorché socialmente essenziale.

 

Guido Alpa, Presidente del Consiglio Nazionale Forense

Leggi un brano

Caro Francesco,mi hai molto sorpreso questa mattina quando, dopo che per la decima volta un avvocato si era affacciato alla porta dell’ufficio per annunciare la presentazione di un’istanza, alzando gli occhi dal fascicolo su cui stavamo lavorando, hai sbuffato esclamando: «che barba, questi avvocati!».

Mi ha divertito questo breve moto di stizza, che curiosamente contrastava col tuo tratto così gentile e con la tua abituale disponibilità verso gli altri. Ho dunque sorriso affettuosamente: come un padre che all’improvviso, in un gesto o in una parola di un proprio figlio, scorge affiorare, come un lampo rivelatore, un proprio difetto, una sua intima debolezza. Ma poi ci ho riflettuto ancora. E mi è parso di vedere far capolino – sullo sfondo di quella lieve increspatura dell’animo di un giovane tirocinante così evidentemente ricco di talenti – il vizio antico di vecchi magistrati un po’ brontoloni. Un vizio figlio di un atavico e solido pregiudizio, che si è propagato, con onde lunghe, in diffusi luoghi comuni contro l’avvocatura. E ho sentito, con disagio, il sapore di una mia insufficienza: non esser stato capace, durante i mesi del tirocinio, di insegnarti a spegnere quel vecchio pregiudizio; averlo lasciato respirare come le ceneri di un fuoco pronto a rianimarsi, inaspettatamente, al primo soffio.

I luoghi comuni sugli avvocati giungono da lontano, attraverso gustose storielle, facezie, vignette che ci raffigurano: i difensori come gli assetati vampiri dei loro clienti; pazienti mungitori di quelle grasse vacche che sono le cause civili e penali; ostacoli infaticabili alla celerità della giustizia. Sono, lette in uno specchio, pressappoco le stesse immagini che rappresentano le pigrizie, le arroganze e le ignavie di noi magistrati. E anche oggi potremmo trascorrere ore a raccontarci le ‘mariuolerie’ di certi avvocati. Così come per ore, senza fatica, ogni avvocato sarebbe capace di parlare delle inefficienze e delle piccole e grandi maleducazioni di giudici e pubblici ministeri. Magistrati e avvocati sono, da sempre, come quelle vecchie coppie di coniugi che mal si sopportano ma sono assolutamente incapaci di vivere l’uno senza l’altro. Ma oggi, conversando con te, che stai terminando i mesi dell’uditorato, e ti accingi a indossare la toga del pubblico ministero, vorrei scacciare i fumi delle affettuose maldicenze sui nostri fratelli avvocati, per parlarti soltanto dei meriti storici dell’avvocatura, dei suoi eroismi.

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