Password dimenticata?

Registrazione

Home > Catalogo > Schede > Jazz

Jazz

Jazz
Jazz
Istruzioni per l'uso
- disponibile anche in ebook
Edizione: 2008
Collana: Contromano
ISBN: 9788842086116
Argomenti: Musicologia e storia della musica

In breve

Un progetto: far conoscere il jazz al grande pubblico. Con un libro nato dall’incontro tra un musicista, Massimo Nunzi, le domande dei suoi spettatori, la voglia di raccontare la storia del jazz. E con un documentario di Elena Somaré. Nelle sue immagini, i concerti tenuti da Nunzi durante la serie Jazz. Istruzioni per l’uso e le interviste ad alcuni dei più grandi jazzisti e musicologi contemporanei.

Con la partecipazione di:

Ruggero Artale Paolo Damiani Maria Pia De Vito Umberto Fiorentino Paolo Fresu Giorgio Gaslini Roberto Gatto Rosario Giuliani Andy Gravish Max Ionata Rita Marcotulli Ada Montellanico Eddy Palermo Enrico Pieranunzi Enzo Pietropaoli Enrico Rava Danilo Rea Fabrizio Sferra Andrea Tofanelli Fabio Zeppetella

Filippo Bianchi Luciano Linzi Adriano Mazzoletti Marco Molendini Dan Morgenstern Luigi Onori Marcello Piras Luca Raffaelli Gianfranco Salvatore

«Jazz. Istruzioni per l’uso è il jazz raccontato ai non addetti ai lavori, alle persone che vogliono comprenderne la genesi, le vicende artistiche, musicali e umane. È anche la sintesi di un’esperienza che mi ha dato l’opportunità di incontrare nel corso della serie di concerti Jazz. Istruzioni per l’uso un pubblico sempre curioso e appassionato, desideroso di capire, oltre che di ascoltare. Questo libro nasce dalle domande più frequenti che mi sono state rivolte. È il frutto di quegli incontri, del bisogno di spiegare la grammatica di una musica, di raccontare una storia del jazz.»

Leggi un brano


[Michele, 45 anni, commerciante]Il jazz è una lingua franca, un esperanto musicale, una forma di espressione artistica a tutto tondo, che coinvolge interamente la cultura dei popoli che l’hanno creata. È un linguaggio a tutti gli effetti, che ha ispirato la danza, la fotografia, il cinema, la pittura, la scultura, la letteratura. E ha una sua grammatica, una sintassi, una struttura lessicale, una serie di cliché e punti di raccordo, si può dire che abbia persino dei dialetti, ed è legato a un sistema di codici condiviso da un intero popolo di creatori e appassionati. Il jazz segue il tempo accelerato della rivoluzione industriale, dove è la velocità che aumenta il profitto, dove la parola d’ordine della nuova nazione che si costituisce è produrre e altrettanto velocemente consumare, per poi ricominciare all’infinito. Il tempo del battito del jazz è un tempo proiettato nella corsa verso l’innovazione continua. Un tempo così veloce che travolge e lascia senza identità. È il tempo di un’America che intuisce nuovi linguaggi, che lancia continue sfide alla sua immaginazione e che, per realizzarle, le proietta fino nello spazio, in una continua espansione.

È un tempo in cui ciascuno cerca per sé un’identità certa, coltivando l’ambizione di ricoprire un ruolo di preminenza, che esprime la natura stessa del sogno americano. L’America è land of many opportunities e il jazz la rappresenta perfettamente, mettendone subito in evidenza le contraddizioni; definisce la personalità autonoma dell’America e la affranca dall’Europa e dai suoi modelli.

I neri sono i principali artefici dell’alchimia del jazz, ma spesso sono deprivati della loro paternità artistica, relegati a ombre. Solo attraverso lo sforzo di musicisti come Louis Armstrong, Duke Ellington, Benny Goodman, Artie Shaw, George Gershwin e una miriade di altri, che alla fine quel che è dei «Cesari neri» torna ad essere loro. Il bianco Benny Goodman dovrà il suo successo a un nero, che rimarrà nell’ombra, il timido e introverso Fletcher Henderson. Goodman però fu il primo a dar vita a una band mista, composta da neri e da bianchi insieme, attirandosi critiche e incontrando grandi difficoltà. E non si può trascurare il ruolo di molti critici, DJ e giornalisti, che hanno contribuito a catalogare, studiare e riordinare il vasto materiale prodotto da questi vivacissimi e spesso disordinati creatori.

Vale la pena di sottolineare che il jazz non proviene solo dalla cultura afroamericana, ma è anche frutto del quotidiano incontro-scontro fra le mille identità razziali che compongono la struttura sociale americana.

Ricerca

Ricerca avanzata

Catalogo

Edizione:
Collana:
ISBN:
Argomenti:

copia il codice seguente e incollalo nel tuo blog o sito web:

torna su