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Ogni viaggio è un romanzo

Ogni viaggio è un romanzo
Ogni viaggio è un romanzo
Libri, partenze, arrivi
pref. di P. Citati
Edizione: 20072
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842083337
Argomenti: Attualità culturale e di costume

In breve

In queste pagine si racconta di romanzi che mettono addosso il desiderio di partire; di viaggi fatti sulle tracce di scrittori amati; di strani cortocircuiti che si attivano quando un libro sfiora il paesaggio dell’infanzia, o una terra lontanissima in cui ci perdiamo, o ancora, semplicemente, la nostra poltrona in salotto. Diciannove scrittori, diciotto partenze e arrivi, racconti di carta e di terre.

Indice

Il viaggio di Pietro Citati - «Contatti magici» di Paolo Di Paolo - ANDREA CAMILLERI Partenze - ROSSANA CAMPO Genova - Parigi - GIUSEPPE CULICCHIA Torino - Berlino - ANTONIO DEBENEDETTI Torino - Roma - PAOLA CAPRIOLO Milano - Vienna - FRANCO MARCOALDI Vicenza - Peshawar - SANDRA PETRIGNANI Piacenza - Bombay - ROMANA PETRI Perugia - Lisbona - NADIA FUSINI Orbetello - Londra - ERALDO AFFINATI Roma - Vancouver - Ketchum - MELANIA G. MAZZUCCO Roma - Istanbul - Teheran - UGO RICCARELLI Roma - Gerusalemme - CHIARA GAMBERALE, EMANUELE TREVI Roma - Phnom Penh - DACIA MARAINI Pescasseroli - Addis Abeba - ANTONELLA ANEDDA La Maddalena - Paros - CARMEN COVITO Castellammare di Stabia - Salamanca - Tokyo - RAFFAELE LA CAPRIA Arrivi - ANTONIO TABUCCHI Nove risposte sul viaggio - I libri - Gli scrittori - I viaggi

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Baudelaire diceva che «i veri viaggiatori sono coloro che partono per partire: i cuori leggeri; coloro che hanno desideri simili alle nubi, e che sognano delle vaste voluttà, cangianti e sconosciute, delle quali lo spirito umano non ha mai saputo il nome». Come molti, penso che il vero viaggiatore sia invece il sedentario. L’uomo nascosto in una stanza, come in una bara o nel grembo materno: il maniaco della quiete, che prova un sussulto di raccapriccio appena qualcuno sposta un quadro sulle sue pareti, un mobile nella sua casa.Egli sta chiuso in una stanza, con un libro in mano; e sostiene che tutti i viaggi possibili, tutte le nuvole del cielo, tutte le voluttà «vaste, cangianti e sconosciute», sono racchiuse nei libri. Se egli guarda con i suoi occhi, non vede: non distingue un narciso da una dalia, un cervo da uno stambecco, un’alba da un tramonto. Ma, appena i suoi sguardi si rispecchiano nella pupilla di un altro, appena contempla ciò che altri hanno visto e scritto nei libri, gli sembra di acquistare una penetrazione meravigliosa. In quel riflesso di carta, scorge città e paesaggi mai immaginati, pensieri mai concepiti, fantasie e rapporti che nessun altro, prima di lui, vi aveva scorto. Così, se qualcuno cerca di trascinarlo via dalla sua stanza, egli resiste con forza: oppure mente, finge di cedere, fa false promesse; e, quando le camere degli alberghi sono già prenotate, una malattia provvidenziale lo inchioda nel luogo che non vuole abbandonare.Dopo anni di tranquillità e di pace, anche il sedentario è assalito dall’inquietudine. La vita, nella quale si adagiava così mollemente, ora lo soffoca. Gli stessi volti, che lo circondano da anni, le stesse parole ascoltate ogni giorno, la stessa cerchia nella quale vive con una indifferenza sempre più grande, senza vedere né ascoltare, sembrano stringerlo da ogni parte, con un’intenzione minacciosa. Egli teme di essere inchiodato per sempre nel medesimo luogo; e in segreto «col cuore grosso di rancore e di amari desideri», comincia a meditare la fuga, come tutti quelli che vogliono «cullare il loro infinito sul finito dei mari». La preparazione del viaggio è lenta e meticolosa. Raccoglie libri di ogni specie sul paese che visiterà, compra manuali di storia e di archeologia, e soprattutto le predilette guide di viaggio. Consulta le carte, studia gli itinerari, calcola le distanze: cerca di avere precisa nella mente la topografia di Luxor o di Amsterdam, di Palmira o di Praga; tenta di indovinare quale sorpresa lo coglierà ad ogni angolo della strada, come se, per un’ultima, invincibile resistenza, volesse consumare il viaggio prima di compierlo.Infine, l’aereo corre sulla pista, solleva il carrello, si slancia nel cielo, attraversa montagne di nubi; e mentre il viaggiatore slaccia la fibbia che lo tiene legato, l’ultimo distacco si compie dentro di lui. Si lascia tutto dietro le spalle, anche i volti più amati che sembrano cadere come ombre nel pozzo del passato. La vita che ha vissuto o finto di vivere, i libri che ha letto, i pensieri che ha coltivato per anni, gli sguardi che ha intrecciato con altri sguardi non esistono più. Ora egli è un grande occhio spalancato sul mondo: un occhio che non conosce passato e futuro, ma soltanto presente, e cerca di raccogliere quanto attraversa per un attimo la sua pupilla.Non ha molto tempo davanti a sé. Come tutti, sosta in alberghi anonimi e indifferenti, in aeroporti tediosi, percorre sopra un tassì nelle ore di un solo giorno lo spazio che altrimenti avrebbe percorso in un anno. I monumenti si affollano l’uno dopo l’altro nella sua mente; e sembra che le impressioni non abbiano il tempo di raccogliersi e di distinguersi. Ma proprio questa velocità dà al suo sguardo una forza visiva, che altri tempi ignoravano. Le linee essenziali del paesaggio vengono improvvisamente colpite dalla luce, le forme e i colori delle opere d’arte risaltano con un’intensità allucinante, ciò che è secondario viene cancellato, e i rapporti tra le tappe del viaggio, che un lungo soggiorno gli avrebbe nascosto, si intrecciano con una precisione geometrica. Così, il viaggiatore si accorge che il suo percorso non è casuale. Tra un aereo e un tassì, tra un albergo e un ristorante, il viaggio disegna senza che egli lo abbia voluto un itinerario simbolico, una forma misteriosa: qualcosa che accenna a un principio e a una fine, a ritorni, echi, pause e riprese; dove tutto è così carico di significati da generare una tensione quasi insostenibile.Allora il viaggiatore scopre di possedere una forza che credeva di avere smarrito. Sale montagne, attraversa deserti, scala sentieri dove soltanto le capre brucano un magrissimo cibo, resta per giorni a contemplare i ricami di una moschea o i cortei scolpiti lungo le scale di un palazzo. Non conosce più tempo né spazio; e spera che la linea del suo itinerario si allunghi, si allunghi fino a trasformarsi in un labirinto complicatissimo o in un arabesco senza fine, e non si chiuda più su sé stessa. Sebbene i volti amati gli si affaccino vivissimi alla memoria, non vorrebbe tornare. Pensa di aver trascurato i luoghi essenziali, sconosciuti a lui stesso e a tutti. Sogna altri monumenti, altre chiese, altre rovine, e gli altri paesi che stanno dopo il confine, nei quali forse il viaggio dovrà trovare il suo compimento.

Recensioni

Lara Crinò su: Il Venerdì di Repubblica (06/07/2007)

Le guide Lonely Planet, i documentari di Discovery Channel, le ore passate a navigare su Internet per acquistare un biglietto aereo low cost. E poi l'esodo d'agosto, la gelida aria condizionata degli aeroporti, le attese al binario per un treno in ritardo, e una meta che forse ci piacerà, forse tradirà le nostre aspettative. In tempi di turismo globale, intorno a ogni viaggio si addensano un progetto e una mistica, un desiderio e il timore che venga deluso. Ma c’è un modo di viaggiare che non può che soddisfare l'immaginazione. Consiste nell'avere come compagno d’avventure un libro, il diario d'una partenza e d'un arrivo che qualcuno ha sperimentato prima di noi. Nasce intorno a quest'idea Ogni Viaggio è un romanzo, raccolta di conversazioni sul tema del viaggio e della letteratura che il curatore Paolo Di Paolo ha costruito, viaggiando lui stesso tra Parigi e Roma, tra Milano e Lisbona, insieme a diciannove scrittori italiani. Di ciascun autore ci svela impressioni, aneddoti, ricordi su un luogo del cuore, e soprattutto l'attitudine a partire ma anche, in alcuni casi, a restare, nella convinzione che non ci sia – o non ci sia più – molto da vedere nel vasto mondo. E’ il caso di Pietro Citati: fa da introduzione al libro un suo scritto del 1978, secondo cui il sedentario che viaggia non potrà non accorgersi di come ogni itinerario sia un lungo giro davanti a porte che non si sono mai spalancate, ma anche di Andrea Camilleri e di Dacia Maraini. Di Camilleri apprendiamo l'attitudine orgogliosamente isolana, lo «strazio» che per lui siciliano è sempre stata «quell'ora di traghetto in cui vede allontanarsi la sua terra» avvicinandosi al Continente. E scopriamo che il ragazzo che a 24 anni lasciò Porto Empedocle per Roma, pur avendo poi viaggiato dal Sudamerica all'Africa, continua a preferire «al paesaggio geografico quello umano. E per capire quello, non c'è bisogno di andare molto lontano». Affascinato in gioventù da narratori oggi dimenticati, come un tal Vittorio Giovanni Rossi che pubblicava resoconti dai titoli secchi (Tropici, Oceano, Sabbia), oggi Camilleri preferisce «abitare in spirito» città che esistono solo sulla pagina. Come la Vigata del suo commissario Montalbano, «pazzesca come un sipario teatrale, ma utile a rappresentare la commedia. O la tragedia».Altra grande viaggiatrice ormai scettica è Dacia Maraini, che mentre confessa il suo amore per lo «spirito bambino» dell'Africa, dove negli anni Sessanta andava con Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia, sostiene che oggi in quel continente violato dal progresso e dalle guerre non crede si possa fare il turista da safari, ma solo andare «per scavare un pozzo o costruire un ospedale». Gli altri scrittori intervistati per Ogni viaggio è un romanzo, invece, sono meno scoraggiati e amano l'idea di un altrove. Viaggiano per inseguire il fantasma d'un libro che hanno letto, tradotto, amato – e allora vanno in cerca della tomba di Ernest Hemingway, come Eraldo Affinati, o ripercorrono i passi di Virginia Woolf, come Nadia Fusini. Si spostano solo per poter tornare, come Paola Capriolo innamorata della sua Milano, o Carmen Covito, che in Giappone ripensa a Castellammare di Stabia, da cui è «fuggita» quando era ragazza. O ancora, come Chiara Gamberale ed Emanuele Trevi, scelgono mete «difficili», come la Cambogia perché ciò che vogliono è ricostruire una geografia delle emozioni: la paura, il panico, il sollievo, la gioia. O infine, come spiega Antonio Tabucchi al telefono dalla regione dell'Alentejo, in Portogallo, viaggiano per la stessa ragione per cui si legge: perché la sola vita – il lavoro, l'amore, i soldi – non basta. Almeno a chi ha voglia di conoscere.

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