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Terrorismo e antiterrorismo nel XXI secolo

Terrorismo e antiterrorismo nel XXI secolo
Terrorismo e antiterrorismo nel XXI secolo
Edizione: 2007
Collana: Universale Laterza [880]
ISBN: 9788842083153
Argomenti: Attualità politica ed economica, Saggistica politica, Sociologia politica, Islam
  • Pagine 208
  • 12,00 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

«Il presupposto per una lotta efficace contro il terrorismo è conoscerne la natura. La reazione peggiore è considerarlo come il prodotto di irrazionalità o fanatismo, e i suoi militanti come soggetti mentalmente disturbati. Il terrorismo ha una sua propria (senz’altro terribile) ‘logica’»: benvenuti nella sua nuova epoca, il XXI secolo.

Indice

Premessa - 1. Che cos’è il terrorismo - 2. Il terrorismo contemporaneo - 3. Campagne terroristiche alla svolta del millennio - 4. Aprire la scatola nera del terrorismo - 5. Difesa della sicurezza e diritti umani - 6. Limiti strategici dell’antiterrorismo - Riferimenti bibliografici - Indice dei nomi e delle cose notevoli - Indice dei luoghi

Leggi un brano

Dopo una lunga carriera come insigne studioso di terrorismo, Walter Laqueur ha scritto che «qualunque definizione [di terrorismo] che intenda spingersi oltre ‘l’uso sistematico di uccisione, ferimento e distruzione, o della minaccia di questi atti, diretti al conseguimento di fini politici’ finirà col generare una controversia, mentre la discussione continuerà all’infinito» (Laqueur 2004, p. 238). Questo dipende soprattutto dalle implicazioni morali e politiche che l’uso della parola porta con sé. Che «terrorismo» sia un termine sovraccaricato da giudizi di valore è anzitutto dimostrato dalla varietà dei modi con i quali è stato usato in epoca moderna, dalla Rivoluzione francese fino ad oggi. A questo si aggiunga che il valore negativo attribuito alla parola comporta uno scontro verbale e semantico tra coloro che usano la violenza e i loro avversari, per stabilire chi sia veramente un terrorista. Entrambi sono consapevoli della delegittimazione che l’etichetta comporta. Certi gruppi tendono a presentare le proprie azioni violente usando parole diverse da «terrorismo». I loro nemici, al contrario, le identificano appositamente come terroristiche, per mettere in cattiva luce questi gruppi e per impedire il consenso verso la loro causa. In queste condizioni, non sembrano esserci vie d’uscita. Chiunque tenti di definire il significato del termine «terrorismo», rischia di suscitare sospetti verso le sue vere intenzioni, come se stesse facendo un uso politico della parola. Per superare questo scoglio bisognerebbe mostrare, come mi preoccuperò di fare, che è possibile trattare questo termine, per quanto normativo esso sia (cioè per quanto esso esprima un giudizio sul comportamento delle persone), come oggetto di osservazione e analisi scientifica. Ciò richiede che si sia interessati al significato che la società tipicamente attribuisce al termine «terrorismo», alle cause dei comportamenti devianti che corrispondono a quel significato e alle reazioni e sanzioni che la società stessa adotta contro simili comportamenti. Procederemo come fanno la sociologia del diritto e la sociologia della devianza quando studiano le norme e i crimini, cioè quando chiariscono il significato attribuito dalla società a determinati termini normativi e ai comportamenti devianti, quando cercano i fattori di questi comportamenti e indagano gli effetti sociali di queste rappresentazioni normative.

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