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Giudicare i vescovi

Giudicare i vescovi
La definizione dei poteri nella Chiesa postridentina
Edizione: 2007
Collana: Quadrante Laterza [137]
ISBN: 9788842082606
Argomenti: Storia della Chiesa, Storia moderna

In breve

Il processo per eresia contro un vescovo, nel quadro del riassetto dei poteri nella Chiesa del secondo Cinquecento. Tra affermazione dell'ideologia inquisitoriale e rafforzamento del centralismo romano, una generazione di vescovi posta di fronte a un mondo che cambia.

Indice

Ringraziamenti

Abbreviazioni

Introduzione

I. Arcivescovo di Cipro, quasi «Ulisse christiano»

1. L’improvvisa scelta ecclesiastica e il viaggio verso Cipro - 2. Inquisitori ed eretici in Levante - 3. «Le fatiche et quasi giostre tridentine» - 4. Nel cuore dei dibattiti conciliari

II. Frati e vescovi

1. Domenicani, vescovi e Inquisizione - 2. Il caso Grimani tra dialoghi umanistici e delazioni - 3. Propaganda politica e concilio - 4. Una conversazione tra vescovi: il dialogo «Della perfettione della vita politica» di Paolo Paruta

III. Vescovo riformatore a Cipro, sospetto d’eresia a Roma

1. Vescovi in Levante dopo il concilio - 2. La conquista turca di Cipro e la politica orientale di Gregorio XIII - 3. L’accusa davanti al Sant’Ufficio - 4. I metodi del Sant’Ufficio

IV. Tra mitra, Vangelo e Inquisizione

1. Giudicare i vescovi da Paolo IV a Pio IV - 2. I vescovi francesi e l’Inquisizione - 3. Pio IV tra Inquisizione e concilio

V. Vescovi, Inquisizione e papato

1. Nunzi, Inquisizione e politica europea - 2. Giudicare i vescovi da Pio V a Gregorio XIII - 3. Storie d’inquisizione e di vescovi postridentini

VI. L’eresia del papa

1. «Il papa nelle cose della fede non poteva errare» - 2. Conflitti della Chiesa postridentina: la politica di Pio IV «in spiritu lenitatis» - 3. Il trattato di Filippo Mocenigo e la sfida all’Inquisizione - 4. Il processo e la sentenza

Conclusioni

Bibliografia

Indice dei nomi

Leggi un brano

Chi giudica un vescovo? Rispondere a questa domanda nata dalla lettura del processo inquisitoriale di Filippo Mocenigo significa entrare nel cuore della lotta per la definizione di quei poteri. Negli anni Quaranta e Cinquanta i processi a carico di cardinali e vescovi furono celebrati dal Sant'Ufficio diretto da Gian Pietro Carafa prima come cardinale, poi come papa con il nome di Paolo IV. Contro la smisurata dilatazione delle prerogative dell'Inquisizione attuata dal Carafa, Pio IV e il concilio ristabilirono la riserva papale nei casi d'eresia riguardanti i vescovi dichiarando che la sentenza finale spettava al pontefice. Sul fronte interno, il nuovo papa riuscì a intaccare il predominio del Sant'Ufficio annullando le sue sentenze, incarcerandone alcuni esponenti, modificandone competenze e procedure. All'esterno, riaprì strade che sembravano ormai chiuse, propose nuove forme di mediazione con il mondo protestante, rilanciò l'iniziativa papale tra i principi europei. Nelle sue intenzioni, infatti, quegli stessi accordi con le potenze che avevano consentito la rapidissima conclusione del concilio dovevano e potevano costituire il punto d'avvio di una politica europea filoimperiale e antispagnola profondamente diversa da quella che sarebbe poi prevalsa sotto Pio V.Si trattò di una breve ma intensa fase storica, successivamente sospinta nell'oblio da approcci storiografici che hanno sostanzialmente omologato le politiche europee dei papi del secondo '500 appiattendole sulla comune preoccupazione per l'applicazione dei decreti conciliari. Al contrario, negli ultimi anni sono stati vieppiù messi in risalto l'importanza e il carattere di parentesi del regno di Pio IV rispetto alla linea di continuità costituita dai pontificati di Paolo IV e Pio V: a questa interpretazione il presente lavoro intende apportare un ulteriore contributo mostrando quali fossero le proposte che presero forma ai vertici della Chiesa negli anni Sessanta e come esse fossero ispirate a un audace disegno politico-religioso che, seppur calato dall'alto, era in netto contrasto con la linea inquisitoriale. Un progetto caratterizzato dalla volontà di consolidamento del centralismo papale e di contenimento dei poteri del Sant'Ufficio, da conseguire per mezzo del rafforzamento dell'episcopato, di una serie di concessioni al mondo protestante, nonché del rinsaldarsi dei rapporti con la corte imperiale anche in funzione antispagnola.La morte di Pio IV nel dicembre 1565 e l'ascesa al soglio pontificio del Summus et perpetuus inquisitor Michele Ghislieri (1566-1572) comportarono la restituzione al Sant'Ufficio di prerogative eccezionali e avviarono la ripresa in grande stile della concorde azione repressiva tra papa e Inquisizione. Il domenicano riallacciò la linea di continuità con il pontificato di Paolo IV (1555-1559) promulgando un motu proprio per mezzo del quale ripristinò le costituzioni del Carafa contro gli eretici. Ma il nuovo papa non si limitò a ridefinire il significato generale dell'azione antiereticale del Sant'Ufficio. Avvalendosi di una lunga esperienza maturata sul campo e di una straordinaria conoscenza del mestiere, egli modificò nuovamente le procedure del tribunale centrale, offrì più incisivi strumenti di lavoro ai tribunali locali, concentrò la lotta contro il dissenso religioso nell'Inquisizione a scapito di altre istituzioni. Trasformò quest'ultima in un efficiente e ristretto centro di potere riducendo a quattro gli inquisitori generali. Sostenne la campagna repressiva condotta nelle città italiane dai tribunali periferici con l'emanazione di una bolla contro quanti osassero violare persone e cose dell'inquisizione e contro chi perorasse la causa dei sospetti d'eresia. Precisò, dopo le innovazioni introdotte dal concilio sull'esame dei vescovi, l'obbligo di recarsi a Roma a purgarsi per i candidati ritenuti sospetti in materia di fede, stabilendo che i nunzi apostolici non avevano poteri d'assoluzione in questi casi. Dispose parimenti che i candidati a cattedre episcopali site nella penisola italiana dovessero recarsi in curia per essere esaminati, sminuendo così il peso della selezione a livello della provincia ecclesiastica. Privò, infine, i vescovi della facoltà di assolvere in foro conscientiae, ossia al di fuori dei tribunali dell'inquisizione, i sospetti d'eresia occulta, prerogativa attribuita loro dal concilio e già tenacemente contrastata quando il Ghislieri era solo cardinale inquisitore.

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