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Rivali d'Italia

Rivali d'Italia
Roma e Milano dal Settecento a oggi
Edizione: 2006
Collana: Storia e Società
ISBN: 9788842080022
Argomenti: Storia contemporanea, Storia d'Italia, Storia di città e regioni d'Italia
  • Pagine 336
  • 18,00 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

«Roma si sta milanesizzando e Milano si sta romanizzando», o almeno questo è quello che affermano i rispettivi primi cittadini delle due città, di comune accordo. Oggi siamo di fronte a una svolta nella rivalità storica che da più di due secoli vede le due 'capitali d'Italia' affrontarsi in una dialettica irrisolta: un contrasto fondato sul mito efficientista di Milano baluardo di una diversa italianità, immagine rovesciata di una Roma centro dell'incompetenza amministrativa e regno degli arcani della politica. Lo scandalo di Tangentopoli ha reso inutilizzabile l'idea della 'capitale morale' e Milano fatica a ritrovare un'immagine ben definita di sé. Roma invece, malgrado le insistite polemiche contro la 'capitale ladrona', è riuscita ad accreditarsi davanti all'opinione pubblica nazionale come mai era accaduto dopo il fascismo. Francesco Bartolini traccia in questo libro la storia inedita di un'idea e di una disputa esplosa nel discorso politico dopo l'unificazione ma presente, come opposizione tra due sistemi di valori, fin dal Settecento.

Indice

Prologo

I. La città dei lumi e la città dei papi. Un confronto

Un milanese a Roma - Stereotipi illuministi - Effetti imprevisti del soggiorno romano - Nuove idee e vecchi pregiudizi - Due modelli opposti

II. Le radici di una contrapposizione

L’«amicizia» rivoluzionaria - Milano avanguardia della nazione - La rinascita della Roma repubblicana e laica - Fraternità e diffidenza - La matrice religiosa del confronto - Milano capitale di uno Stato moderno - Roma e l’imperatore - Immagini e ruoli contrastanti

III. Alla ricerca di nuove «genealogie»

Italia contro Roma - La civiltà del Nord - Milano e il primato civile - Il mito del «buon governo» - Roma incomparabile - La sacralizzazione dell’Urbe - La città museo - Modernità e tradizione

IV. Immagini e miti nel discorso nazionale

Il modello milanese - La «patria artificiale» - Un futuro per la Roma pontificia - Il rinnovamento della città eterna - Milano patriottica - Il riscatto delle Cinque Giornate e il dilemma della capitale - Il ritorno della Roma repubblicana - La Terza Roma

V. Capitali mancate

Effetti del 1848-1849 - Repressione politica e identità municipale - Milano e la difficile unione - La «città dell’avvenire » - Il richiamo di Roma - L’ideologia antiromana

VI. Roma capitale

La breccia di Porta Pia - Il trasferimento delle istituzioni - Il patriottismo dei romani: dubbi e aspettative - La città nuova - La capitale della scienza - L’altra Roma

VII. 1881. Le vocazioni incompatibili

Una legge speciale per Roma - La capitale giudicata - Un’esposizione industriale per Milano - L’esaltazione della società civile - Roma bizantina - Milano europea

VIII. Le due capitali

«Febbre» romana - Roma corrotta - Roma crispina - Milano lavoratrice - Lo «Stato di Milano» - Milano in rivolta

IX. Avanguardie e primati

Roma religiosa - Il potere del Vaticano - Milano industriale - Il municipio intraprendente - Una vetrina internazionale - Milano moderna - Bellezze milanesi e bruttezze romane - La capitale da soccorrere - Roma popolare

X. I palcoscenici della nazione

Roma e Italia - Roma nazionalista - Milano socialista - In guerra - Dopo la guerra

XI. Roma fascista

Da Milano a Roma - Il fascismo e l’Urbe - La «Grande Milano» - Il primato romano - I nuovi paesaggi urbani - Milano consumistica - Roma imperiale - La fine dell’Urbe fascista

XII. Milano antifascista

Il vento del Nord - Roma sacra - Echi della Resistenza - Ricostruzioni - Periferie - Antiroma

XIII. Sogni e incubi

Miracolo a Milano - La dolce vita romana - Con- testazioni - Le metropoli violente - Roma comunista

XIV. Nel segno dei partiti

Milano craxiana - Roma andreottiana - Duomo connection - Tangentopoli - Roma ladrona

XV. Verso un nuovo confronto

Milano al potere - La doppia riscossa romana - Questioni di status - Questioni di decoro - Giudizi e pregiudizi

Indice dei nomi

Leggi un brano

L'«amicizia» rivoluzionaria. In nome della rivoluzione Milano e Roma si riconciliano. Dopo l'arrivo dei francesi nella penisola (1796) e la caduta del governo pontificio (1798), il discorso patriottico cancella la contrapposizione tra la capitale dei lumi e la capitale dei papi e accomuna le due città nella retorica dell'affratellamento rivoluzionario. Un'«amicizia», questa tra Milano e Roma, che assume un valore particolare rispetto alle unioni con le altre «repubbliche sorelle», proprio perché sancisce la fine di un'opposizione a lungo immaginata insuperabile, quella appunto tra la capitale dell'illuminismo e la capitale del cattolicesimo. Ma questa risintonizzazione ideologica, celebrata all'ombra dei successi francesi, non estingue i motivi di confronto tra le due città che, oltre a essere alimentati dai gruppi legittimisti difensori di un'idea di Roma sacra e incomparabile, affiorano anche dietro la concordia e l'unitarismo ufficiale della retorica rivoluzionaria.È ovvio che nel discorso patriottico il rapporto tra Milano e Roma non cambia soltanto perché si dissolve lo Stato pontificio e la capitale del cattolicesimo vive improvvisamente una sconvolgente esperienza di laicizzazione. È anche l'immagine di Milano a mutare radicalmente, tra l'altro ben prima di Roma. L'ingresso di Napoleone Bonaparte da Porta Romana, il 15 maggio 1796, segna simbolicamente l'inizio di un processo di ascesa e ridefinizione del ruolo della città lombarda che, oltre a rafforzare la sua centralità economica, assume ora un'inedita funzione guida nella vita politica italiana. Napoleone stesso ne è, per molti aspetti, l'artefice principale: impressionato dalla accoglienza dei milanesi e soprattutto colpito dalla ricchezza della Lombardia, impone Milano come capitale della Repubblica cisalpina contro il parere del Direttorio francese, timoroso di suscitare reazioni negative tra i bolognesi. «Milano - sottolinea il generale - ha una buona cinta bastionata, dei canali d'acqua l'attraversano in tutti i sensi; con poca spesa sarà in grado di difendersi; la sua vicinanza con la Francia ci obbliga a farne la capitale». Questa scelta, giustificata con ragioni di praticità immediata, sancisce anche un primato ideale della città lombarda sugli altri grandi centri dell'Italia settentrionale: è, per così dire, il riconoscimento da parte dei francesi di un ruolo modernizzatore svolto da Milano che, paradossalmente, trovava le sue radici nell'antico regime, nelle innovazioni promosse dal governo austriaco durante i regni di Maria Teresa (1740-80) e Giuseppe II (1780-90), quando le riforme amministrative avevano per alcuni aspetti preparato la Lombardia e Milano alla ricezione dei principi della rivoluzione francese.

Milano avanguardia della nazione. Oltre a capitale, però, Milano diviene anche un luogo propulsivo dell'ideologia rivoluzionaria nella penisola. Una trasformazione portentosa, quest'ultima, che appare a uno dei più rappresentativi leader democratici, Carlo Salvador, direttamente connessa ai caratteri peculiari dei milanesi e alla loro particolare «disposizione generale a rigenerarsi».Questa disposizione generale a rigenerarsi fra tutti i Popoli d'Italia era sviluppata nei milanesi per delle circostanze e ragioni particolari, che noi rapidamente rileveremo senza alcuna parzialità o esagerazione.

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