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Paura

Paura
Una storia culturale
trad. di B. Bagliano
Edizione: 2007
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842079804
Argomenti: Attualità culturale e di costume, Psicologia sociale, Storia contemporanea
  • Pagine 488
  • 20,00 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

Dalla paura di venire sepolti vivi allo spettro del terrorismo, dal panico in combattimento a quello per i grandi disastri, i terrori e i tremori che ci hanno oppressi nel corso degli ultimi centocinquanta anni rivivono in questo saggio colto e brillante. Nelle sue pagine, le voci incrinate di chi le ha vissute davvero raccontano le proprie paure: «nonostante le distanze temporali o spaziali, a volte i loro balbettii impauriti sono assordanti; altre volte, solo deboli, esitanti sussurri. Osservando le paure della nostra società, sia passate che presenti, possiamo meditare sul futuro. E il futuro è frutto delle nostre scelte».

Una lettura mozzafiato che spinge a indagare la propria psiche. Lasciatevi trasportare, e non proverete mai più una paura simile. Peter Preston, «The Observer»

Gli incubi, le fobie, il panico in combattimento, quello suscitato dai grandi disastri - un teatro in fiamme, il crollo di un ponte. I terrori dell'uomo moderno balzano fuori dalle pagine di questo saggio. «Independent on Sunday»

Indice

Prefazione - Introduzione. La paura - Poscritto alla Introduzione. Il volto della paura - Parte prima MONDI DI SVENTURA - Premessa - I. Morte - II. Disastri - Poscritto alla Parte prima. Emozionologia - Parte seconda SFERE DI INCERTEZZA - Premessa - III. Il bambino - IV. Incubi - V. Fobie - Poscritto alla Parte seconda. Psicostoria - Parte terza SPIRE DI IRRAZIONALITÀ - Premessa - VI. Isteria sociale Poscritto alla Parte terza. Paura o angoscia? - Parte quarta ZONE DI CONFRONTO- Premessa - VII. Il combattimento - VIII. Civili sotto attacco - IX. Minacce nucleari - Poscritto alla Parte quarta. Narratività - Parte quinta DOMINI DI ANGOSCIA - Premessa - X. Il corpo - XI. Estranei - Poscritto alla Parte quinta. Estesiologia - Conclusione. Terrore - Note Indice analitico

Leggi un brano

Alcuni anni fa, con timore e tremore, mi decisi ad affrontare l'emozione più diffusa nella società moderna: la paura. Da un punto di vista politico, all'epoca il mondo era diverso. L'11settembre, giorno in cui tre aerei dirottati da terroristi si dovevano schiantare sul World Trade Center e sul Pentagono, era di là da venire. Ma quella era un'epoca più innocente anche per me: non mi avevano ancora diagnosticato la minacciosa malattia che mi avrebbe ricordato di non essere immortale. Il passato sembrava più sicuro. Nell'austero rifugio di dozzine di biblioteche e archivi misi sul tavolo una serie di vite altrui e, voyeuristicamente, iniziai a origliare confessioni di paura. Si potevano ascoltare sedicenti specialisti di gestione delle emozioni impegnati a dispensare terapie a questi individui timorosi. Spesso, tuttavia, scoprivo che certi scrittori impegnati a predicare la dottrina secolare del «non avere paura» si crogiolavano nell'allarmismo. Ovunque la gente sembrava molto preoccupata. Nonostante le distanze temporali e spaziali, a volte i loro balbettii impauriti erano assordanti; altre volte ammettevano le loro ansie con deboli, esitanti sussurri.Morte e distruzione, incubi e fobie, nuove tecniche di omicidio e tecnologie pericolose, corpi che nascondevano insidie: sembrava che nel Novecento la gente si trovasse a fare i conti con una serie apparentemente interminabile di travagli e tribolazioni terrificanti. Peggio: c'erano volte in cui la storia pareva recitare una sceneggiatura traumatica, priva di risposte e di «senso». In quelle occasioni il terrore delle persone era così devastante che le loro identità fondamentali rischiavano di venire sommerse. Mi ci volle un po' prima di accorgermi della sorprendente creatività con cui uomini, donne e bambini terrorizzati avevano saputo dare un senso alle situazioni difficili in cui vivevano, plasmando il loro mondo sulla scia di quella rovinosa energia che è la paura. Osservando le paure della nostra società, sia nelle loro manifestazioni passate, sia in quelle presenti, ci è possibile meditare sul futuro. E il futuro è frutto delle nostre scelte. [...]

Sarebbe stato impossibile studiare ciascuna delle paure provate nell'ultimo secolo e mezzo. Ogni volta che aprivo un nuovo libro, o addirittura che parlavo con un amico a cena, veniva fuori una nuova paura. Ad esempio, mi sono fissata sulla storia degli scrupoli, o sull'eccessiva paura di Dio, e avrei tranquillamente scritto un intero capitolo - no, un intero libro - sull'argomento. Ma alla fine ho dovuto ammettere che, nella modernità, quest'ultima era una fonte di angoscia decisamente minore. Alcuni amici volevano una lunga trattazione sulla loro paura di volare; altri mi suggerivano di indagare le angosce esistenziali inerenti alla perdita dello status sociale; altri ancora volevano più spazio per la letteratura gotica e i film horror. C'era anche molto altro da dire in merito al fascino degli ottovolanti e degli sport estremi. Ma ho resistito a simili tentazioni.Piuttosto, questo libro segue in generale un ordine cronologico e tocca alcune delle maggiori paure e angosce espresse in passato dai singoli. La paura della morte e di morire è una presenza costante nella storia (per alcuni esperti è al centro di ogni paura), perciò mi è sembrato giusto partire da alcuni aspetti peculiari della paura della morte nell'Ottocento. Verso la fine del libro sono tornata a occuparmi di questo tema nel contesto dell'odierna percezione della morte e dei modi in cui le persone che muoiono oggi si rapportano alle loro paure. Ho poi analizzato anche l'improvvisa apprensione per eventi che mettono a rischio migliaia se non milioni di vite: in che modo gli individui e i gruppi affrontano le calamità naturali, assurde o perfino ingiuste? E che differenza c'è quando la calamità è opera dell'uomo?La seconda parte del libro si incentra maggiormente sulle risposte individuali: in psicologia e psichiatria il bambino indifeso e colui che soffre di incubi o di fobie sono state figure chiave per la comprensione delle emozioni, specialmente nei primi decenni del secolo scorso. Negli anni tra le due guerre, come vedremo nella terza parte del libro, i mass media assumono un ruolo centrale nel fomentare il panico. Al contrario, intorno alla metà del ventesimo secolo, le questioni militari si impongono su tutte le altre fonti di paura: difatti si può sostenere che le creazioni moderne più spaventose sono le granate a frammentazione [shrapnels] e le bombe nucleari. In nessun altro campo la capacità di incutere terrore è più convincente rispetto all'incontro-scontro tra tecnologia e corporeità. Nella quarta parte, perciò, ho analizzato tre zone di confronto: il campo di battaglia, la città sotto i bombardamenti e l'obiettivo privo di confini del nucleare. L'ira dell'umanità intera si abbatte su esili scheletri.Nella quinta parte, infine, ho preso in esame le angosce contemporanee correlate al crimine, alla malattia, al dolore e allo «stupro» dell'ambiente. Il libro si conclude con una meditazione sul terrorismo e sulla globalizzazione del rischio. Per tutto il corso della presente indagine, la paura viene descritta come una potente forza trainante della storia umana. Il suo spettro non può essere ignorato.

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