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L'assassinio di Regilla

L'assassinio di Regilla
Storia di una donna, del suo matrimonio e del tempo in cui visse
trad. di S. Pirrotta
con ill.
Edizione: 2009
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842087762
Argomenti: Storia antica, Storia delle donne e di genere

In breve

Una nobildonna romana e una morte avvolta nel mistero: un ritratto appassionante e il quadro di un'epoca, in una storia che parla di arte e di cultura, ma anche di potere, violenza, sesso e denaro.

Sarah Pomeroy è una delle massime autorità negli studi di genere. È bello trovarla ora alle prese con la società multiculturale della Grecia sotto l'impero romano e con un brutale caso di omicidio domestico. Mary Beard, Cambridge University

La prima biografia di Regilla, coraggiosa e informatissima, tessuta di testimonianze letterarie, epigrafiche, archeologiche e scultoree. La narrazione drammatica, in cui traspare tutta la partecipazione emotiva dell'autrice, è entusiasmante. Barbara Levick, Oxford University

Regilla nasce nel 125 d.C. da una famiglia dell'élite romana, imparentata con la moglie dell'imperatore Adriano. Sposa un greco, il ricco sofista Erode Attico, e lo segue in patria. All'ottavo mese di gravidanza è uccisa con un calcio nel ventre. Trascinato in tribunale con l'accusa di omicidio e giudicato da una corte composta da senatori, il marito viene assolto grazie all'intervento dell'imperatore, anche se le eccessive, quasi farsesche, manifestazioni di lutto cui lui si abbandona equivalgono a una confessione. Inutilmente difesa dalla famiglia, sulla morte della giovane donna cade il sipario. La polvere del silenzio nasconde a lungo il volto di Regilla. Ci voleva una delle voci più autorevoli negli studi sulle donne antiche a dedicarle un ritratto e a svelare i contorni della tragedia. Con gli strumenti di un detective raffinato, l'acuta cultura archeologica, la capacità di ricostruzione storica, il gusto per la suspense, Sarah Pomeroy racconta l'universo del II secolo d.C. e la storia si tinge di giallo.

Indice

Prefazione - Albero genealogico - La famiglia di Erode e Regilla – Introduzione - I. L’adolescenza a Roma - II. Una matrona romana nell’Atene imperiale - III. La vita pubblica - IV. La morte ad Atene e il processo per omicidio a Roma - V. La tomba di Regilla - Note - Cronologia - Ringraziamenti - Fonti delle illustrazioni - Indice analitico

Leggi un brano


Non sappiamo se Erode avesse avuto rapporti sessuali con delle donne prima di sposare Regilla, né, in caso affermativo, con quale frequenza. Da giovane aveva avuto probabilmente incontri con cortigiane, prostitute e schiave durante simposi che prendevano una piega orgiastica. Le pareti delle stanze dove si svolgevano queste feste erano dipinte con le posizioni erotiche di Venere senza veli accoppiata con Adone, Marte e altri giovani e bellissimi amanti, immagini che fungevano da manuale esplicito di istruzioni per tutti coloro che avessero voluto imitarle. Tuttavia, a giudicare dal suo lungo celibato e dal disprezzo che nutriva per le donne, si può presumere che Erode non avesse fatto molta esperienza nelle sue frequentazioni con ricche vedove e divorziate e che l'amplesso con Regilla la prima notte di nozze sia stato come minimo maldestro e precipitoso.

Naturalmente Regilla, al momento del matrimonio, era vergine. La madre e le nutrici avevano provveduto a darle le prime lezioni di educazione sessuale. Tuttavia Regilla aveva già una certa familiarità con il sesso. La privacy non era, infatti, una caratteristica delle case romane: gli schiavi dormivano sulle soglie delle stanze da letto e spesso soltanto una tenda separava i talami dal resto della casa. Regilla poteva dunque ascoltare tutto. Per di più la sua famiglia si vantava di discendere da Enea, figlio di Venere, ed è molto probabile che sulle pareti di casa fossero dipinte immagini di Venere con i suoi amanti e Cupido raffigurati in varie posizioni erotiche come in un manuale per futuri sposi. Questa sorta di arte «erotica» era molto diffusa nelle case romane anche negli ambienti frequentati dai bambini.

Nel giorno del suo matrimonio Regilla era probabilmente troppo indaffarata per pensare a quanto sarebbe successo quella stessa notte in casa del marito. La maggior parte delle informazioni sul matrimonio romano e greco in nostro possesso riguarda periodi più antichi e non sappiamo se le stesse consuetudini furono mantenute anche durante l'età imperiale. Se il matrimonio si svolse secondo la tradizione romana, il padre di Regilla celebrò un sacrificio. Gli auspici furono favorevoli. La sposa si preparò in casa dei genitori prima del banchetto, raccolse i capelli in una retina rosso fuoco, indossò il velo, le scarpe nuziali color arancione e un vestito bianco. Finito il banchetto a casa dei genitori, cori di ragazzi e ragazze muniti di fiaccole la scortarono fino a casa di Erode. Molti curiosi assiepati ai lati delle strade assistevano allo spettacolo, attirati dai fasti di un matrimonio quasi regale. I ragazzi e le ragazze tiravano noci al passaggio del corteo e al suono dei flauti rispondevano con canti osceni, che descrivevano l'imminente perdita della verginità della sposa e fornivano dettagli sulla sua iniziazione sessuale per propiziare la fertilità della coppia, e con inni nuziali tradizionali o commissionati appositamente per l'occasione. Un camillus (giovane ragazzo libero i cui genitori fossero entrambi ancora in vita) portava in processione un cesto pieno di utensili domestici, simbolo del ruolo che sarebbe spettato alla sposa in veste di signora in casa del marito. Regilla, tuttavia, non svolse mai alcun tipo di lavoro manuale.

Questo matrimonio misto era pieno di difficoltà e incertezze. Quale cultura, quali tradizioni avrebbe seguito Regilla una volta lasciata la casa paterna? I Romani veneravano i Lari e i Penati, divinità ancestrali protettrici della casa e della famiglia, conservate in scrigni o in piccole nicchie nelle pareti. Secondo la tradizione Enea aveva salvato le effigi dei Penati dalle fiamme di Troia e le aveva trasportate in Italia. Sin dai tempi più antichi le spose romane portavano con sé tre monete di rame e ne donavano una al Lare degli incroci, una al Lare ancestrale della casa del marito e una al marito stesso. Erode però era greco e in casa sua non si veneravano i Lari e i Penati. A casa degli sposi romani la folla gridava «Talassio», una parola antichissima e di cui nessuno comprendeva più il significato, legata ai primi leggendari matrimoni romani successivi al ratto delle Sabine. Come avevano fatto i primi Romani, il marito portava in braccio la sposa oltre la soglia della sua nuova casa e le dava il benvenuto offrendole acqua e fuoco, simboli del suo ruolo di mater familias. Sulla prima notte di nozze e sull'iniziazione sessuale di una giovane sposa non si hanno testimonianze dirette. Sappiamo invece che sin dal primo giorno la sposa si prendeva carico dei suoi compiti di mater familias celebrando le cerimonie religiose della casa. Ma a Regilla, moglie di un greco, quale ruolo sarebbe spettato, quello di una mater familias come sua madre o quello di una moglie greca sottomessa al marito?

La legge romana proibiva matrimoni fra due persone unite da un legame di parentela più stretto di quello di cugini di primo grado, eccezion fatta per i membri della famiglia imperiale, per i quali erano ammesse deroghe al divieto di endogamia. A prescindere dalla legge, i Romani evitavano generalmente di sposare persone con le quali sussistessero legami di parentela. Al contrario, i Greci tendevano a praticare e incoraggiare l'endogamia. Ad Atene era proibito soltanto il matrimonio tra fratello e sorella nati dalla stessa madre, mentre a Sparta solo tra fratello e sorella nati dallo stesso padre. L'antenato di Erode, Cimone, aveva avuto una relazione sessuale con la sorellastra Elpinice, che potrebbe avere anche sposato; sua madre, Vibullia Alcia Agrippina, e suo padre, Tiberio Claudio Attico Erode, erano cugini. A Sparta le élites continuarono a celebrare matrimoni fra cugini nonostante avessero la cittadinanza romana e seguissero i costumi romani.

Plutarco mette a confronto le abitudini matrimoniali dei Greci e dei Romani dal punto di vista della sposa, affrontando il tema della violenza sulle donne all'interno delle mura domestiche. Secondo lui per le donne era preferibile sposare persone estranee alla propria famiglia. In questo modo, infatti, se la donna avesse subìto abusi da parte del marito, i suoi parenti avrebbero potuto difenderla. Dal canto suo, un marito premuroso, mantenendo buoni rapporti con i parenti della moglie, evitava che questi, da alleati, si trasformassero in nemici. Plinio il Giovane, ad esempio, mantenne vivi i contatti con i parenti della moglie, interessati all'arrivo di eventuali nipoti, dando loro molto spesso notizie di lei e descrivendola nelle sue lettere come la moglie perfetta. Fu proprio lui a informare il nonno della moglie che questa aveva avuto un aborto. Nel dare il suo giudizio, Plutarco prende in considerazione le normali consuetudini matrimoniali greche e romane e, quando giudica l'esogamia preferibile all'endogamia, non si riferisce certamente a un caso estremo e insolito di esogamia qual era il matrimonio fra un greco e una romana, che avrebbe comportato una duratura separazione della donna dai suoi parenti. Dopo la morte di Regilla, tuttavia, si verificò quello che Plutarco descrive come abituale presso i Romani: il fratello di Regilla prese le difese della sorella assassinata e accusò Erode di omicidio.

Regilla era cresciuta con l'aspettativa di sposare un uomo romano come il padre o il fratello. Da bambina non avrebbe mai immaginato che, una volta raggiunta l'età da marito, sarebbe stata data in moglie a un greco. Sposare uno straniero era fatto insolito per una donna dei ceti elevati e significava che la coppia avrebbe lasciato Roma. Regilla sarebbe stata dunque per sempre separata dalla sua famiglia e dai suoi amici. Senza dubbio Erode possedeva favolose ricchezze, ma è anche vero che il padre di Regilla avrebbe potuto scegliere un marito adeguato per la figlia anche tra i giovani scapoli romani della sua stessa classe sociale ed economica. Questo le avrebbe risparmiato l'esilio e il terribile epilogo.

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