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La Via dell'Imam

La Via dell'Imam
La Via dell'Imam
L'Iran da Khomeini a Ahmadinejad
Edizione: 2007
Collana: Storia e Società
ISBN: 9788842083269
Argomenti: Attualità politica ed economica, Storia dei paesi extraeuropei, Islam
  • Pagine 258
  • 18,00 Euro
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In breve

L’elezione di Ahmadinejad, frutto della rinnovata alleanza tra pasdaran e mostazafin, tra custodi in armi della rivoluzione e diseredati, sembra aver riportato l’Iran ai tempi di Khomeini. Ma la ‘seconda rivoluzione’ invocata dal ‘partito dei militari’ fa i conti con una realtà segnata dall’aspra conflittualità tra le diverse fazioni del regime, da forti tensioni istituzionali, dall’allargarsi del dissenso nel campo religioso, dall’attivismo di una società che in alcune sue importanti componenti (intellettuali religiosi, donne, studenti), si oppone alle restrizioni di libertà indotte dalla nuova mobilitazione totale fondata sul richiamo all’‘ordine della purezza’. A queste crescenti fibrillazioni interne non corrisponde, però, una parallela debolezza esterna del regime: sfruttando i nuovi, favorevoli equilibri geopolitici indotti dalle guerre americane in Iraq e Afghanistan e dal conflitto tra Hezbollah e Israele in Libano, l’Iran rafforza il suo ruolo di potenza regionale in Medioriente, marciando contemporaneamente sulla strada che lo conduce a diventare potenza nucleare. In questo volume Renzo Guolo delinea una sistematica e approfondita analisi della situazione socio-politica iraniana, mettendone in luce la grande complessità che la caratterizza.

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Leggi un brano

L’esperienza dello Stato islamico iraniano dura, ormai, da più di un quarto di secolo, ed è segnata da una forte conflittualità interna. Una conflittualità che deriva non solo dal difficile equilibrio dovuto alla diversa legittimità, popolare e religiosa, cui fanno riferimento i diversi organi costituzionali della Repubblica islamica d’Iran – presidenza della Repubblica e Parlamento da un lato; Consigli come quello dei Guardiani o delle Scelte o la figura della Guida, dall’altro – ma anche dal diverso orientamento degli attori politici e religiosi in scena. Contrariamente a un’interpretazione diffusa, quella iraniana non è una rivoluzione tradizionalista bensì una rivoluzione contro la tradizione religiosa. Il principio khomeinista del governo del velayat-e faqih, o del «giureconsulto», costituisce una dirompente innovazione nel panorama sciita; una vera e propria cesura con la plurisecolare tradizione religiosa prerivoluzionaria. Innovazione che, ancora oggi, solleva non solo le obiezioni di parte del clero sciita tradizionalista iraniano, ma anche iracheno. Critiche cui si aggiungono quelle di intellettuali religiosi, teologi, filosofi, giuristi, i quali, sia pure da posizioni diverse, contestano il principio del velayat-e faqih. Una disputa che, da oltre un decennio, è al centro della discussione politica e religiosa iraniana.La vita di quello che si vuole il primo «Stato islamico» contemporaneo è segnata da alcune importanti fasi: quella «rivoluzionaria» (1979-1989), dominata dalla figura di Khomeini, dall’egemonia politica dei radicali e dalla lunga guerra con l’Iraq; quella della «ricostruzione» (1989-1997), seguita alla morte dello stesso Khomeini e alla fine del lungo e sanguinoso conflitto con Saddam Hussein, caratterizzata dall’alleanza dialettica tra i conservatori religiosi, che si riconoscono nella nuova Guida Khamenei, e i conservatori pragmatici legati all’allora presidente Rafsanjani, fautori della modernizzazione economica e di una politica estera improntata alla Realpolitik; quella, del «pluralismo» (1997-2005), che coincide con il doppio mandato presidenziale di Khatami, eletto, plebiscitariamente, da un blocco politico e sociale variegato, composto da fautori di una decisa riforma di sistema e da sostenitori della fuoriuscita dall’esperienza della rivoluzione: entrambe aspettative che andranno deluse. Infine, la fase, iniziata nell’estate 2005, della «restaurazione rivoluzionaria» seguita alla caduta dell’illusione riformista, simboleggiata dall’ascesa politica del «partito dei militari», coronata dall’elezione presidenziale dell’ex pasdaran Ahmadinejad.Frutto della rinnovata alleanza tra pasdaran e mostazafin, tra «militari» e «diseredati», anima e corpo prima dello slancio rivoluzionario poi del lungo, covato, rancore per la «rivoluzione tradita», a loro avviso, dai pragmatici di Rafsanjani e dai riformisti di Khatami, quell’ascesa sembra riportare la rivoluzione al suo spirito originario. Tanto che anche la politica estera iraniana, dopo oltre un decennio di relativo realismo, pare tornata ad antiche parole d’ordine. L’obiettivo, però, non è più, come in passato, l’esportazione della rivoluzione islamica – prospettiva sbarrata dallo stesso carattere sciita della rivoluzione in un mondo della Mezzaluna a grande maggioranza sunnita – quanto la leadership di un fronte antioccidentale, antiamericano e antisraeliano, che permetta all’Iran di diventare potenza regionale egemone in Medio Oriente e influente in Asia centrale. Consentendo così la stabilizzazione di un’esperienza come quella della Repubblica islamica che solo pochi anni fa pareva, per ragioni di carattere interno e internazionale, vacillare. Un progetto, e una proiezione geopolitica, osteggiati sia dagli Stati Uniti sia da Israele; da qui la ripresa dell’aspra polemica con il «Grande e il Piccolo Satana»; i durissimi attacchi di Ahmadinejad a quello che definisce il «mito dell’Olocausto»; il sostegno finanziario a Hamas e quello politico-militare ai «confratelli» di Hezbollah nella guerra con Israele durante la lunga estate calda del 2006; l’accesa rivendicazione del «diritto al nucleare». Una mobilitazione, quella contro il Nemico esterno, che permette di tenere sotto scacco anche il Nemico interno.Nonostante le contraddizioni politiche, economiche, religiose che l’attraversano, e le aspre divisioni tra le fazioni di regime, la Repubblica islamica appare, comunque, più salda di qualche anno fa. Grazie, soprattutto, a fattori esterni. I due episodi convenzionali della «guerra al terrore» condotta dall’amministrazione Bush hanno liberato l’Iran dalla presenza di due regimi ostili ai confini: quello dei taliban e quello di Saddam Hussein. Le difficoltà politiche e militari incontrate dagli Stati Uniti nella «campagna mesopotamica» e in Afghanistan, l’influenza che Teheran esercita sugli sciiti iracheni e su quelli afghani, la guerra tra Israele e Hezbollah in Libano, hanno ridato centralità al regime iraniano. Una prospettiva che, solo nel 2003, sembrava assai remota. L’obiettivo di questo libro è fornire un contributo alla conoscenza politologica e sociologica della complessa realtà iraniana. Il tentativo è quello di mettere in luce gli orientamenti religiosi e politici delle diverse fazioni di regime; i problemi indotti dal carattere «duale» dell’ordinamento dello Stato; le rivisitazioni che ciascuna fazione compie, a fini politici, della tradizione religiosa; il ruolo dei diversi attori in campo, dagli intellettuali religiosi alle donne, sino al magmatico universo studentesco e giovanile, decisivo in una società caratterizzata da una popolazione per oltre la metà sotto i trent’anni e sempre più istruita; i mutamenti indotti dalla politica del regime nella sfera familiare. Ma anche: il sistema delle alleanze internazionali dell’Iran, i suoi rapporti con il mondo sciita e sunnita, in particolare quello arabo; le esigenze energetiche del paese; la complessa questione del nucleare; il conflittuale rapporto dell’Iran con l’Occidente. L’intento è quello di analizzare il doppio «assalto al cielo» della Repubblica islamica, che ambisce a elevarsi, con tutte le contraddizioni del caso, all’altezza della legge divina ed essere accolta, come potenza regionale e nucleare, nell’empireo degli Stati che contano.

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