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Il colore della luna

Il colore della luna
Il colore della luna
Come vediamo e perché
con ill.
Edizione: 20188
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842082408
Argomenti: Psicologia generale, Scienze: storia e saggi

In breve

Perché la luna ci appare bianca e luminosa anche se è di colore grigio scuro? Perché il mondo non si muove quando muoviamo gli occhi? Perché il nostro cane non si interessa ai programmi televisivi?

È opinione comune che il mondo appaia come lo vediamo semplicemente perché è così. Al contrario, la realtà che ci sta davanti è, per intero, una costruzione del nostro cervello. In pagine sorprendenti e curiose, Paola Bressan svela i complessi fondamenti scientifici dei piccoli misteri che costellano la nostra vita quotidiana. Scopriremo come costruiamo il mondo e perché lo costruiamo in questo modo, a partire dalla catena di eventi che precede la percezione visiva, via via fino ai colori, alla tridimensionalità e alla ragione per cui alcune cose ci appaiono in movimento. No, la risposta non è perché sono in movimento.

 

Vincitore della VI edizione del Premio Giovanni Maria Pace per il miglior saggio italiano di divulgazione scientifica.

Leggi un brano

Di solito non è difficile spiegare di che ci si occupa. Se di professione faceste lo psicologo della percezione visiva, però, le cose starebbero diversamente. Provate a dire che vi occupate del modo in cui vediamo. Il modo in cui vediamo che cosa? Il modo in cui vediamo i colori, le facce, la distanza degli oggetti, il movimento? E dove sta il problema?Se non siete in vena di spiegazioni, vi converrebbe annunciare fin dall’inizio che vi occupate di illusioni ottiche. Ciò stabilisce immediatamente un clima di comprensione: quasi tutti sanno già che certe figure ingannano l’occhio, e qualcuno si dimostra impaziente di saperne di più sui miraggi del deserto. Al contrario, nessuno digerisce facilmente l’idea che il problema stia nel perché il mondo appare nel modo in cui appare. Il mondo appare così perché è così, e l’evidenza di tale fatto non facilita la discussione. Gli psicologi chiamano questo atteggiamento realismo ingenuo: chi lo manifesta crede che, con poche eccezioni, le proprietà dell’esperienza possano essere spiegate facilmente e completamente dalle proprietà del mondo stesso. Il realista ingenuo ritiene che il modo in cui vediamo un miraggio sia degno di interesse, il modo in cui vediamo una sedia no.[...]Com’è organizzato questo libro
La complessità del processo che è innescato dalla luce e conduce, attraverso l’occhio e il cervello, all’esperienza visiva spiega come mai, alla domanda «come vediamo una sedia?», un fisico, un biochimico, un neurofisiologo, un oculista e uno psicologo daranno risposte diversissime fra loro. Ciò non significa che tutti ignorino la risposta esatta, ma che uno stesso problema può essere affrontato dal punto di vista di svariate discipline scientifiche, discipline che usano livelli di analisi molto diversi l’uno dall’altro. Lo stadio del processo che interessa professionalmente lo studioso di percezione è, ovviamente, solo l’ultimo: se è fuor di dubbio che l’attività di occhio e cervello sia collegata alle esperienze percettive, lo è altrettanto il fatto che queste possano venire studiate indipendentemente dai processi nervosi sottostanti.Ogni parte del nostro corpo si è evoluta per svolgere una funzione. Il cuore serve a pompare il sangue, lo stomaco a digerire, il fegato a neutralizzare i composti tossici, l’occhio a rispondere alla luce che le cose riflettono. La funzione del cervello è quella di ricavare informazioni dall’ambiente esterno (e interno) e di usarne una parte per generare il comportamento. La gente comune a volte pensa che i progressi nella conoscenza dei circuiti nervosi renderanno obsolete le teorie degli psicologi, ma nulla è più lontano dalla verità. I nostri circuiti nervosi sono stati mantenuti o scartati dalla selezione naturale unicamente sulla base dei calcoli che facevano; o, per maggior precisione, sulla base delle esperienze e dei comportamenti a cui questi calcoli davano origine. La psicologia non è il parente povero delle neuroscienze.Questo libro cerca di rispondere non solo alla domanda come, ma anche alla domanda perché. Qualsiasi organismo, dal batterio alla balena, deve essere adattato al suo ambiente per poter sopravvivere e lasciare una discendenza; noi non facciamo eccezione. Di ogni singolo fatto della visione ci possiamo chiedere che cosa lo causa (come), e come mai esiste (perché); non c’è un come senza perché. Ad esempio, a differenza di tutti gli altri mammiferi ad eccezione delle scimmie africane, noi siamo in grado di distinguere il rosso dal verde. La risposta alla domanda come è: abbiamo tre tipi di cellule sensibili alla luce anziché due, e ne combiniamo in un certo modo le risposte. La risposta alla domanda perché è: milioni di anni fa, durante la nostra evoluzione in Africa, la capacità di individuare frutti maturi e foglie tenere e commestibili di colore rosso fra la vegetazione verde ha accresciuto le probabilità di alcuni di noi di cavarsela e lasciare discendenti; di conseguenza, di generazione in generazione (per «prove e successi»), abbiamo evoluto tre tipi di cellule sensibili alla luce e un certo modo di combinarne le risposte. Per dire le cose come stanno, vediamo gli oggetti come stabili, unitari, completi, separati dallo sfondo, tridimensionali, posti a una certa distanza, costanti in chiarezza, colore, grandezza e forma, permanenti nel tempo, solo perché questo ha aiutato i nostri antenati a riprodursi.I capitoli 1 e 2 trattano per intero della catena di eventi che precede la percezione. Una ragione per cui è importante conoscere bene questi eventi, io credo, è che ciò permette di capire quali aspetti della nostra esperienza visiva rappresentano problemi scientifici per uno studioso di percezione e quali no. Sappiamo, ad esempio, che la miopia dipende quasi sempre da un difetto della messa a fuoco sulla retina causato da un anomalo allungamento del globo oculare. Il mondo sfocato di un miope, quindi, interessa molto gli oculisti (e i miopi), poco gli studiosi di percezione. Sappiamo anche che una lesione di certe aree del cervello può provocare anomalie visive. Il mondo sfocato di un reduce di guerra, quindi, interessa soprattutto i neuropsicologi ed eventualmente le organizzazioni pacifiste. Il fatto che in un osservatore perfettamente normale un margine sfocato produca delle trasformazioni nel colore di una figura, d’altro canto, interessa moltissimo gli studiosi di percezione.I capitoli successivi trattano i principali aspetti del problema che ci interessa: perché il mondo appare nel modo in cui appare. Nei capitoli 3 e 4 ci chiediamo perché le cose appaiano di un certo colore e di una certa chiarezza. Nel capitolo 5 ci chiediamo perché, invece di una costellazione di puntolini colorati indipendenti l’uno dall’altro, vediamo sedie, tavoli e teiere, cioè oggetti unitari e distinti dallo sfondo. Nel capitolo 6 ci chiediamo perché questi oggetti appaiano tridimensionali e posti a distanze diverse. Nel capitolo 7, perché alcune cose appaiano in movimento (no, la risposta non è «perché sono in movimento»).Strada facendo, fatti quotidiani che credevamo banali si riveleranno per quello che sono, cioè problemi scientifici. Capiremo perché le donne usano il rossetto (non da cinquant’anni, ma da cinquemila), perché la frutta acerba è dello stesso colore delle foglie e perché a sei mesi di età eravate molto più bravi a distinguere fra loro le facce delle scimmie di quanto non lo siate ora; perché la luna ci appare bianca o perfino luminosa pur essendo grigio scuro; perché il mondo non si muove quando muoviamo gli occhi, perché nei film le ruote delle diligenze sembrano girare all’indietro e perché il nostro cane non si interessa ai programmi televisivi.

Recensioni

Roberto Casati su: Il Sole - 24 ore (22/07/2007)

La luna è grigia, di un orrendo grigio scuro e sporco; il suo candore è un'illusione percettiva. Ma se la luna avesse un suo satellite dalla superficie bianca, vedremmo delle cose curiose. Quando entrambi fossero visibili dalla terra e intercettassero la luce solare la luna ci apparirebbe grigia; quando il satellite venisse eclissato alla nostra vista perché ruota dietro alla luna, questa tornerebbe ad apparirci bianca. A scala astronomica, questo riprodurrebbe un classico esperimento percettivo di laboratorio del 1929. Il sistema visivo, in assenza di informazioni ulteriori, decide che l'oggetto più chiaro in vista è bianco, e tutti gli altri sono grigi, a cascata, in base alla loro chiarezza relativa rispetto al primo. La luna è un oggetto strano perché non ha compagni paragonabili nel cielo. Ma anche sulla terra una nerissima cornacchia che intercetta i fari della vostra auto verrebbe presa per una colomba bianca se non vengono illuminati altri oggetti.Paola Bressan (una specialista della percezione dei grigi, ma anche autrice di molti contributi sulla percezione, tra cui un articolo che mostra come le colline "antigravitazionali" siano illusioni percettive) spiega il perché del colore apparente della luna, e con questo molte altre cose: perché i cani non riescono a vedere la televisione, perché gli uomini trovano più attraenti dei volti femminili con le pupille dilatate, con l'eccezione dei dongiovanni che preferiscono pupille piccole, perché i predatori hanno la visione binoculare e le prede quella laterale. È un testo informato e aggiornato, in cui la metà dei lavori citati ha meno di dieci anni. Le illustrazioni curatissime e le splendide didascalie che le accompagnano valgono da sole il prezzo del libro. Ma quello che più colpisce è che finalmente si ha un testo introduttivo alla percezione visiva in cui non ci si limita a fare una o più delle cose seguenti: a presentare illusioni e aneddoti di per sé interessanti ma senza filo conduttore; a selezionare un numero limitato di fenomeni percettivi senza tenere in alcuna considerazione la complessità della visione; a difendere una qualche forma di riduzionismo (come fanno la Gestalt, o le teorie ecologiche alla Gibson). Questo è possibile per via del fatto che le spiegazioni dei fenomeni percettivi sono inquadrate in una cornice evoluzionistica, che a sua volta si appoggia su spiegazioni funzionali (le stesse che sono indispensabili, anche se si tende a dimenticarlo, a far sì che le meravigliose neuroimmagini che popolano ormai le riviste non siano mere decorazioni). E quindi: i dongiovanni mostrano interesse per i volti femminili con pupille contratte perché le pupille dilatate segnalano interesse per il dongiovanni, il quale invece massimizza le sue possibilità riproduttive non facendosi impigliare in relazioni stabili che sono presumibilmente associate all'interesse manifestato nei loro confronti. Gli occhi ravvicinati dei cani, che sono degli ex-predatori, permettono loro di distinguere, grazie alla visione binoculare, delle prede immobili su uno sfondo che le mimetizza. E via dicendo.Di fatto, il paradigma della psicologia evoluzionistica sta emergendo con forza, tanto maggiore in un settore come quello della psicologia della percezione visiva che cerca di spiegare un vasto corpus di fenomeni strani, se non stranissimi. A molti le spiegazioni evoluzionistiche in psicologia continuano a fare l'effetto delle storie del senno di poi, con riferimenti a un mitico ambiente adattativo cui nessuno può accedere.Ma il metodo della psicologia evoluzionistica è diverso: si fa un'ipotesi sufficientemente ragionevole sull'ambiente adattativo, e a partire da questa si fa un'ipotesi su una caratteristica cognitiva cui non si era pensato finora. È la conferma di questa caratteristica a costituire una convalida del processo. Il paradigma emerge perché ormai queste spiegazioni sono molte e articolate, e perché si comincia a intravedere, a medio termine, una promettente unificazione di psicologia e biologia.

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