In breveL'India sfugge a qualunque definizione generale. È un po' come la «Storia di una roccia» in uno dei capolavori della letteratura mistica, lo
Yoga Vasishta: una roccia sembra soltanto una roccia ma contiene invece centinaia di migliaia di mondi che contengono, a loro volta, centinaia di migliaia di mondi. Un modo per riuscire a raccontare frammenti di quei mondi è rubare brandelli di realtà con un colpo di flash.
«Nonostante ciò che si tende a pensare in Occidente, l'India non è per niente scintillante come si dice. È soltanto la vecchia India con un nuovo maquillage. Alle prese, per di più, con la sfida di conciliare passato e futuro, medioevo e Star Trek. Impresa titanica, risolta per il momento in maniera tipicamente indiana: lasciamo correre, qualcosa prima o poi succederà. D'altra parte, in India il concetto di tempo assume connotazioni molto più fluide che da noi. A cominciare dal linguaggio. In hindi, ieri si dice
kal. E anche domani, si dice
kal. Passato e futuro, ieri e domani, sono la stessa parola. È soltanto il verbo, che cambia. E in realtà kal, come sa chiunque si sia trovato alle prese con un documento da ritirare o un sarto che deve consegnare qualcosa, vuol dire semplicemente 'non adesso'.»
Cento frammenti fotografici raccontano una terra dove tutto sempre si muove, cambia e rimane immutabile.
Indice«Non avevo un nome per l’India» - Tra futuro e passato – Città - L’altra India - Storie di donne - Un mondo di minoranze - Confini e conflitti - Feste