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Abolire la proprietà intellettuale

Abolire la proprietà intellettuale
Abolire la proprietà intellettuale
trad. di E. Corbetta e M. Molinari
- disponibile anche in ebook
Edizione: 2012
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842098218
Argomenti: Attualità politica ed economica, Economia e finanza
  • Pagine: 250
  • Prezzo: 18,00 Euro
  • Acquista

In breve

Copyright e brevetti costituiscono un male inutile perché non generano maggiore innovazione ma solo ostacoli alla diffusione di nuove idee.

Negli anni a venire la crescita economica dipenderà, sempre più, dalla nostra capacità di ridurre – e finalmente eliminare – il monopolio intellettuale, liberando la creatività diffusa che esso oggi opprime. Come nella battaglia per il libero commercio, il primo passo deve consistere nella distruzione delle fondamenta teoriche della posizione mercantilista la quale sostiene che, senza il monopolio intellettuale, l'innovazione sarebbe impossibile. È vero il contrario.

«Quando un innovatore ha l'idea di un nuovo prodotto, ne produce delle copie da mettere in vendita: quelle copie dell'idea sono di sua proprietà esattamente come i suoi calzini e decide lui quante venderne e a che prezzo. La vendita riguarda sempre e solamente le copie: le copie di un'idea si possono vendere, non l'idea stessa. In assenza di monopolio intellettuale, una volta che io abbia venduto volontariamente una copia della mia idea ad altri – per esempio una copia di questo libro – costoro diventano i proprietari di quella copia mentre io serbo la mia idea insieme a tutte le altre copie che ho stampato ma non ancora venduto. Effettuata questa vendita, gli acquirenti possono fare ciò che pare loro più appropriato con le copie della mia idea, nello stesso modo in cui possono fare ciò che pare loro con il tritaghiaccio che avevano comprato ieri da qualcun altro. Senza proprietà intellettuale, in particolare, gli acquirenti di questo libro potrebbero dedicare del tempo e delle risorse per farne delle nuove copie al fine di rivenderle: se ne cambiassero il titolo oppure il nome degli autori o se si lanciassero in qualche inganno fraudolento, si tratterebbe di plagio, non di violazione della proprietà intellettuale; ma se cambiassero la copertina, la qualità della carta, la fonte dei caratteri, la catena distributiva, o perfino se modificassero il testo, inserendo un chiaro riferimento agli autori originali – non verrebbe violato alcun diritto di proprietà.»

È la tesi controcorrente e provocatoria di Michele Boldrin e David K. Levine.

Indice

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Commenti  

 
+2 # 31-01-2012 10:37
Il testo in lingua originale può essere preso, liberamente, all'indirizzo web http://www.dklevine.com/general/intellectual/againstfinal.htm
 
 
+1 # 07-02-2012 19:07
Grazie, Giorgio. Era notevolmente ironico che dovessi spendere 18 euro per un testo contro la proprietà intellettuale.
 
 
+1 # 10-02-2012 17:38
Esempio economico-biologico: se io nella vita faccio lo scrittore (e non è il mio caso), e i libri che scrivo li regalo al mondo, il pane (che per la fortuna dei fornai non ha copyright)come lo compro?
Questa è l'abolizione della proprietà intellettuale.
Altra cosa è l'abolizione del MONOPOLIO intellettuale: scrivo il mio libro, nessuno ha l'esclusiva, tutti lo possono pubblicare pagandomi un giusto compenso e rivenderlo al prezzo che loro e il mercato vogliono. Questo non mi vieta naturalmente - se il mio stomaco è d'accordo - di donare la mia opera all'umanità!
 
 
-1 # 11-12-2012 03:29
Io non so se si tratta di superficialità o pazzia... ma come diavolo vi viene in mente un'idea tanto assurda come abolire la proprietà intellettuale?

Ma qua siamo al delirio puro... Io spendo anni e anni della mia vita a creare un progetto e il primo che arriva deve avere il diritto di campare sul mio lavoro? Ma scherziamo?


Ma quanta ignoranza...
 
 
0 # 13-02-2013 14:07
Ma quale incentivo un autore di idee, concetti, musica, immagini dovrebbe avere ad essere creativo in un mercato di prezzi sempre più decrescenti.
 
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